PSV-Inter: pagelle malpensanti e ragionate

Introduzione

Ogni tanto è meglio ribadirlo: le pagelle malpensanti non nascono solo per dare un “numeretto” alla prestazione dei calciatori. Quelle sono disponibili già dopo 3 minuti dalla fine delle partite in un numero imprecisato di siti sportivi.

Il senso è quello di dare una valutazione completa quanto più possibile della prestazione, basandosi non solo sull’emozione del momento (la lista degli appunti è sempre piuttosto lunga) ma anche e soprattutto su dati oggettivi, statistiche, servendosi di immagini e video.

Le chiamiamo “pagelle” ma sono un approfondimento tattico individuale.

Perché ‘sta solfa? Perché spesso nel rivedere le partite ci si accorge di tante piccole e grandi cose che nella diretta sfuggono. E quando dico “sfuggono” dico “a tutti”: non è raro che i giudizi cambino anche in maniera sostanziale, vedi partita di Borja Valero nel turno precedente di campionato.

Quello che ho letto e sentito nelle ore successive a PSV-Inter ha lasciato un alone di perplessità che è durato a lungo, che è facile riassumere in una frase: ma che partita hanno visto?

Ammetto che mi piacerebbe, un giorno, fare le pagelle dei giornalisti. Magari con i voti online. A 3 minuti dalla pubblicazione degli articoli.

Magari dopo aver fatto l’antidoping. Oppure dopo aver fatto un test scritto per verificare se effettivamente hanno visto la partita.

Queste pagelle partono da due princìpi fondamentali.

Il primo: il peso specifico della fase di non possesso è più “pesante” che in altre partite, perché la squadra si è mossa di più e tutta compatta per gran parte della partita, con una attenzione e una dedizione persino insolite alle nostre latitudini.

Il secondo: alla luce del primo, nessuno merita l’insufficienza. Non dopo una partita così.

HANDANOVIC 6,5

Come dice l’amico Maestro Oldman, ormai la discussione su Handanovic va oltre la realtà, scimmiottando un po’ il grande filosofo, va anche al di là del bene e del male.

Perché ho visto e letto rimproveri al portiere persino per il gol subito, che è un tiro sostanzialmente imparabile per chicchessia.

L’errore grave lo commette nell’uscita, in cui viene graziato dall’arbitro Mazic che giudica l’azione con una attenzione regolamentare ai limiti dell’umana possibilità: tantissimi altri arbitri avrebbero avuto la tentazione di un cartellino rosso, mentre in Italia la tentazione non ci sarebbe stata… rosso automatico, diretto e persino con espressione godereccia sul volto.

Rivediamo l’immagine e focalizzate l’attenzione al centro: nell’articolo precedente abbiamo spiegato che non è rosso perché non si tratta di chiara azione da gol: azione decentrata, calciatore che deve recuperare posizione e pallone, 3 interisti in grado di difendere la porta.

Poi un paio di interventi importanti (vedi tiro di Rosario deviato da Skriniar), persino alcune uscite con buon tempo e quella gran parata sulla rovesciata di Malen, che è venuta fuori anche piuttosto angolata e forte, inattesa: una parata dal quoziente di difficoltà enorme.

 

 

D’AMBROSIO 6,5

Altro fenomeno di costume probabilmente, perché la partita di Danilo è stata non solo di grande sostanza, ma anche molto attenta, concentrata e piena anche di diverse finezze.

Detto che contro questo Bergwijn è facile che soffra più o meno chiunque, è facile che si conceda qualcosa per la qualità tecnica e la velocità a disposizione del calciatore olandese, D’Ambrosio mette in campo alcune attenzioni tattiche che chiaramente sono piaciute, piacciono e piaceranno sempre a Spalletti.

Come quando rimedia a un errore di Brozovic (forse l’unico davvero grave del croato) nell’azione da cui poi parte il lancio di Vecino per Icardi, gol del raddoppio.

Aggiungiamo anche diverse buone cose in attacco, come un assist sprecato da Icardi di testa, e dovremmo trovare una buonissima prestazione.

Allora perché da più parti è indicato come “il peggiore” o addirittura “inguardabile”?

Fa un solo grande errore, che è il movimento sbagliato nell’azione del mani di Handanovic (se non lo avete notato, tornate alla pagella di Handanovic e guardate D’Ambrosio): con un attaccante così veloce devi essere sempre perfetto.

Per il resto, quando va in sofferenza non è per colpe sue specifiche, visto che se ne trova spesso due, se non tre o quattro, senza che Politano riesca quasi mai a dargli assistenza coi tempi giusti.

Qualche tempo fa sui social si discuteva con alcuni lettori su questo concetto ma applicato a Dalbert, ma è valso anche per Skriniar quando ha giocato a destra così come per Asamoah quando ha sofferto: i terzini non giocano da soli, probabilmente sono i più esposti di tutta la squadra.

In mancanza di sostegno dei compagni è facile che vadano in sofferenza, tutti. Per sfruttare al massimo Maicon e dargli “agio” di partite meno in sofferenza sia Mancini che Mourinho adottarono soluzioni tattiche particolari: e nonostante questo, le partite in cui Maicon soffriva terribilmente in difesa sono state un’infinità.

Vuoi che non soffra D’Ambrosio? Certo che soffre.

Come vedremo nella pagella di Politano, la gran parte della sofferenza del difensore italiano è dovuta alla mancanza di sostegno, o di sostegno in ritardo.

Ha comunque il merito di restare molto alto e di tenere lontano il più possibile il suo avversario, per dare il tempo alla squadra di poter intervenire in caso di necessità: lo vedremo nella prossima pagella.

ASAMOAH 6,5

Migliore è la vita, indiscutibilmente, se dal tuo lato ci gioca una delle pochissime vere ali rimaste in circolazione, “ali” intese come interpretazione del ruolo, doppia fase coi tempi giusti, senso dell’attacco ma anche della difesa.

Ma Asamoah non ha compito meno facile di D’Ambrosio, visto che si trova dal suo lato quello che da tutti è indicato come l’arma principale del PSV: quel Lozano che farebbe comodo al 99% (dovremmo aggiungere anche i decimali a dire il vero) delle squadre europee.

Lui comincia a soffrire soprattutto nel secondo tempo, quando la prestazione di Perisic cala inevitabilmente, e si trova più esposto agli uno contro uno.

Lui, però, regge l’urto tutto sommato, scegliendo stavolta una interpretazione più difensiva del ruolo, giocando più basso e non lasciando campo al suo avversario: questa è la “heatmap” di D’Ambrosio e Asamoah, con l’italiano nella parte alta e il ghanese in quella bassa, solitamente sono invertite: qui è Danilo a giocare più in alto.

La prestazione di Asamoah sarebbe anche da premiare con mezzo voto in più se non fosse che in alcuni frangenti del match sembra disconnettersi e fare errori banali, a volte l’Inter li paga in termini di pressione avversaria, a volte no come nel caso specifico di questo video:

Il numero di passaggi sbagliati o di palle comunque perse in situazioni potenzialmente pericolose sono più di quanto sia lecito attendersi, non solo da un giocatore come Asamoah, ma proprio in senso generale.

Ha una fortuna, che è quello di uno strapotere fisico (nonostante le apparenze) che a volte fa davvero impressione e riesce spesso a metterci lui una pezza ma, con avversari di altro calibro, certi errori si pagheranno e si pagheranno carissimi, vedi immagini che seguono, e siamo al terzo minuto:

Ed è un peccato, perché difensivamente regge bene l’urto, mentre in attacco si fa vedere appena può, giocando una partita centellinata nelle sortite offensive ma quasi tutte di buona qualità, o addirittura ottima come nell’occasione del tiro che porta al gol di Nainggolan.

Quello che è certo è che si tratta di un valore aggiunto non indifferente a questa squadra.

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