Pagelle all’arbitro di #InterMilan 1-0: Guida, un disastro

Introduzione

Eccoci al terzo dei quattro approfondimenti previsti e promessi per il Derby di Milano, quello dedicato all’arbitro Guida.

Prima di addentrarci nella selva di errori, alcuni dei quali sono vere nefandezze, del 37enne di Pompei, credo sia doveroso fare delle premesse.

Su queste pagine ho discusso spesso di singoli casi da moviola provando, al tempo stesso, a raccontare la partita in termini di condizionamento globale più che in termini di singoli errori. Questo perché l’assunto è molto facile da esprimere: se un arbitro vuole danneggiare una squadra può farlo anche con piccole scelte sapientemente disseminate lungo tutto l’arco dei novanta minuti più recupero.

Quanto pesa un arbitro nell’economia di uno sport come il calcio, sport di contatto?

Nel calcio ha un peso enorme, troppo spesso sottovalutato.

 

Nella Nba, in cui il livello di scontro fisico è decisamente più elevato, un arbitro può intervenire anche più di una volta per minuto giocato (48 minuti): ci sono arbitri che chiudono match anche con 70 e più fischi, dipende ovviamente dalla partita. Diciamo che la media si aggira attorno ai 50 fischi per 48 minuti.

Nella Serie A di quest’anno siamo attorno ai 25 falli per 90 e più minuti: pertanto l’incidenza arbitrale può sembrare meno importante.

Ma è una semplice apparenza, perché col diminuire degli interventi, le singole scelte fischio/non fischio pesano in maniera più consistente nell’arco di un match: il rapporto diminuisce se diminuisci il numeratore o aumenti il denominatore; il rapporto aumenta nei casi contrari. 1 fischio su 25 “pesa “più di 1 fischio su 50.

Se poi questo fischio si spalma su 48 minuti o su 90 è chiaro che assume una valenza ancora maggiore.

Appare chiaro che il cosiddetto “errore arbitrale grave” salta di più all’occhio, anche se in tempi di Var la casistica si è leggermente assottigliata, anche se eravamo un po’ più felici l’anno scorso (almeno fin quando l’hanno fatta funzionare) quando il divario era ancora meno consistente.

 

Si può arbitrare male anche senza errori gravissimi? Sì, eccome!

Abbiamo parlato molte volte della cosiddetta “inerzia del match”: l’avete sentita, no?

Quella fase di gioco in cui sembra chiaro che una delle due squadre sta prendendo il sopravvento sull’altra, magari costringendola di più sulla difensiva. Ogni tanto sentiamo “X adesso è padrona del gioco, Y è alle corde” e frasi simili. Nello sport non è insolito che un incontro si suddivida in segmenti di questo genere.

Ecco perché segnare per primi può risultare fondamentale, anzi, nel calcio moderno è diventato vitale: perché chi segna per primo può concedersi il lusso di adeguare i propri ritmi secondo gli andamenti della gara, senza necessità di sbilanciarsi.

Su questo aspetto incide moltissimo quello che si chiama “metro arbitrale”: sentito anche questo, no? Ovvero la predisposizione dell’arbitro a fischiare certi contatti, ignorarne altri.

 

Quando discuto di “metro arbitrale” prendo sempre come riferimento questo testo della Federazione Italiana Pallacanestro:

  1. Si misura la capacità dell’arbitro di avere un approccio consistente alla gara fin da subito e mantenere un metro coerente al gioco sia nel suo complesso (metro) che in relazione alle singole situazioni tecniche (giudizio), il più uniforme possibile per tutto l’arco della gara;
  2. Un metro ondivago non motivato da cambiamenti di intensità del gioco, o mutamento di atteggiamento tecnico tattico, da parte delle squadre deve essere considerato con maggiore severità rispetto ad un metro che può essere fiscale o tollerante ma costante per tutto l’arco della gara;
  3. La capacità o meno di mantenere un metro uniforme si traduce in una maggiore o minore credibilità dell’operato arbitrale;
  4. Necessità di individuare la differenza tra un metro arbitrale accettato (anche sbagliato) e/o accettabile (tecnicamente corretto).

Qualcuno può credere (libero di farlo, ovviamente) che un arbitro viva all’interno di un mondo di cristallo, immune ai condizionamenti, allo stress, tensioni, critiche, “trend” sui media e dei tifosi, social etc…

Liberi di crederlo, ma non è così.

 

Un ex arbitro tempo addietro mi rivelò che non erano pochi gli arbitri che erano supportati da personal trainer, psicologi o comunque figure che consentissero di lavorare non solo sull’autostima, ma anche e soprattutto per la gestione dello stess: periodo prediletto il post partita. E stiamo parlando di un periodo (quello di questa “confessione”) in cui non c’erano social di sorta: figuriamoci adesso, quando fai un errore e parte la caccia all’uomo con le minacce che si propagano fino alla settima generazione, peggio delle condanne del dio dell’Esodo.

In più, l’arbitro conosce il match che deve arbitrare già da qualche giorno, passaggio necessario perché anche l’arbitro deve prepararsi: la preparazione è fondamentale. C’è quella fisica, con un preparatore atletico, più allenamenti a settimana, palestra per aumentare forza e resistenza, perché l’arbitro deve muoversi velocemente e mantenere la lucidità.

Ovviamente liberi di pensare che l’arbitro Guida sia arrivato a San Siro così, un po’ sprovveduto, con l’idea di adeguarsi: entra a San Siro e dice “mo’ che faccio?”

 (continua nella seconda parte, con una ventina di video, e c’è anche un rigore non assegnato all’Inter)

Loading Disqus Comments ...