Pagelle #InterMilan 1-0, parte 2, tutti positivi

Introduzione

Pagelle-fiume quelle di Inter-Milan, partita che non finirei mai di raccontare perché… perché piace, perché è il derby, perché sono qui per questo. Per fortuna (sì, per fortuna) mercoledì c’è la partita contro il Barcellona e quindi sono costretto a sparare tutte le cartucce possibili tra lunedì e martedì.

La prima parte la trovate qui:

Pagelle #InterMilan 1-0: bella come un gol al 92esimo…

Una delle cose più piacevoli dei social, che si accompagna al mare magnum dei difetti che ne minano fortemente l’utilità e la piacevolezza, è quella di potere interagire con una quantità sterminata di persone che, in buona parte dei casi, riesce anche a darti stimoli, momenti di riflessione, necessità di essere ancora più chiaro.

Succede sia nelle bacheche pubbliche che in privato, tramite messaggi.

Qualcuno di quelli ricevuti, da parte milanista, conteneva una lamentela sulla possibile partigianeria nell’evidenziare eccessivi meriti per l’Inter. Ho detto “da parte milanista” ma in realtà c’è stato anche qualche interista che mi ha sollevato la stessa eccezione, cosa che mi lascia sempre piuttosto stordito, ma tant’è.

Seconda questione, la mia possibile aprioristica cattiva disposizione nei confronti di Asamoah: detto in parole commestibili, sarei prevenuto nei suoi confronti.

Terza domanda , quella riguardante la prestazione di Borja Valero (con cambio scelto da Spalletti: perché non Lautaro?) e Vecino, con un interrogativo che è tra i più intelligenti che abbia letto riguardo a questo derby, ovvero: “che ruolo fa Vecino?”

 

Ringrazio l’utente @Albarien per l’occhio attento e perché mi ha dato il “La” per un approfondimento extra: le pagelle del centrocampo verranno in un articolo a parte, in cui si parlerà del ruolo di Vecino, di Borja Valero, di Nainggolan e di Brozovic: pertanto per la risposta dovrete aspettare la parte terza delle pagelle malpensanti.

Riguardo alla prima questione, ci sarebbe ben poco da dire oltre i dati snocciolati: raramente le statistiche dicono una verità inconfutabile, ma in questo caso tutto ci racconta di un Milan largamente rinunciatario, senza coraggio e con un unico manifesto programmatico.

Difendere basso, ripartire rapidamente e puntare sui duelli individuali Calhanoglu/Vrsaljko e Suso/Asamoah.

Ribadisco: se fatto bene, se con i ritmi giusti, se con i calciatori giusti, questo è un calcio che mi diverte moltissimo perché richiede attenzione, precisione, concentrazione, sforzo fisico e tempismo importanti. Il Milan non è, però, capace di incantare da questo punto di vista.

Il Milan ha giocato talmente basso che spesso si è trovato con 11 uomini sotto palla, lasciando all’Inter il pallino del gioco più che volentieri, giocando più sulle linee di passaggio che sugli uomini:

 

Spalletti ha verosimilmente chiesto ai suoi di rischiare il meno possibile, di costringere i rossoneri a correre, magari anche di sbilanciarsi alla ricerca di un pressing (al di qua della metà campo) fatto con i tempi sbagliati.

Prendete il prossimo video e fatelo diventare esplicativo di entrambi i concetti d’attacco e di difesa: Milan bassissimo, 11 sotto palla, che non pressa finché non si arriva sulla trequarti; Inter sorniona che prova a far uscire il Milan dalla sua tana per tentare delle accelerazioni sulla trequarti con scambi rapidi.

 

Volete l’ultimo dato? Guardate la touchmap del Milan: in area di rigore dell’Inter sono 10 tocchi appena, 10 contati.

2018 10 21 inter milan touchmap milan.jpg

 

Ho letto di qualche tifoso che sarebbe scontento per il gioco un po’ troppo lento e “senza fantasia”. Il problema è che ci vuole la complicità dell’avversario per fare certe cose: se questo avversario si chiude subito e intasa gli spazi, non hai bisogno di creatività in mezzo, ma hai bisogno che i tuoi solisti abbiano la gamba e la serata giusta per creare superiorità numerica.

Politano un po’ in ombra ha inciso poco, molto più pericoloso Perisic anche se costantemente da solo contro due/tre rossoneri.

Argomento che ci riporta a Asamoah: nel pomeriggio ho rivisto (e siamo a 3, stavolta a velocità tripla) la partita e nell’articolo precedente sono mancati alcuni appunti da fare al ghanese.

Errori gravi e banali che l’Inter poteva pagare carissimo: nel complesso sono 6/7 azioni generate da una distrazione di Asamoah. Se teniamo conto che il Milan ha, sì e no, creato una decina di azioni potenzialmente pericolose è facile far di conto: il pericolo maggiore per l’Inter è stato… Asamoah.

E non lo dico perché sono prevenuto, anzi: l’acquisto a zero è una delle cose migliori fatte negli ultimi anni, ha qualità e può dare quantità sia a sinistra che a metà campo (ho impressione che sia l’unica scelta possibile contro il Barcellona, nel suo ruolo naturale).

Ma se ci sono difetti e si compiono degli errori, il minimo che si possa fare è evidenziarli.

Come in questa situazione, in cui si lascia andare a una insopportabile e inaccettabile leggerezza su rinvio di Handanovic. La cosa più grave, però, non è la perdita del pallone, ma l’atteggiamento molle poco dopo, con un non-rientro che da uno come lui non mi aspetto mai.

 

Oppure, come chiamare questa robaccia qui sotto, recuperata solo per un miracolo da Borja Valero e sulla quale torneremo quando parleremo di metà campo?

Un giocatore dell’esperienza e della qualità (sì, qualità: tecnicamente è migliore di quel che si dice in giro) di Asamoah non può permettersi errori di questo genere. Errori che contro Suso magari recuperi, contro avversari più impegnativi in Champions League no. Neanche contro Juventus, Napoli e Roma, se è per questo.

Il 5, insomma, è tutto più che meritato.

Pagato il conto alle perplessità, ripromettendo l’approfondimento sulla metà campo, torniamo alle pagelle del resto della squadra.

Pagelle-bis

DE VRIJ 7

Avere Skriniar, Miranda e De Vrij è un lusso che pochissime squadre al mondo possono consentirsi. Se teniamo conto che Miranda può fare da “chioccia”, vista l’età, a due ragazzi di 23 e 26 anni, è piuttosto evidente che la società deve solo preoccuparsi di blindarli perché con questi due si aggiunge un capitolo importante alla storia dei difensori centrali in Italia.

Anticipiamo i tempi: a livelli di Samuel+Lucio, per attenzione, ferocia, fisico, forza mentale. Con in più una qualità tecnica che è di una categoria superiore.

De Vrij al posto di Miranda è un upgrade, e già questo assunto fa capire quanto sia importante l’innesto.

Perché l’olandese ha maggior senso della posizione, una qualità in regia decisamente migliore e non soffre di vertigini e quindi niente ansie con tanto campo alle spalle. Insomma, tra lui e Miranda in campo c’è un’Inter diversa, molto diversa.

Un leader silenzioso, poco appariscente, che in fase di non possesso gioca un calcio essenziale, di una intelligenza finissima: arriva spesso prima rispetto alla palla e all’avversario, e questo spesso ti fa pensare che faccia cose facili.

Poi a fine partita, quando ti chiedi “ma cosa ha sbagliato De Vrij, che non ricordo?” ti accorgi che ha fatto una partita di una monumentale silenziosissima bellezza.

In fase di possesso è un piacere per gli occhi e per le esigenze dell’allenatore.

(continua nella seconda parte)

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