Infinito #InterMilan: il centrocampo dell’#Inter

Introduzione

Siamo al 4° approfondimento sul Derby di Milano.

“E ultimo” aggiungerete voi, magari anche con un sospiro di sollievo. Ma i derby sono così, sanno essere speciali anche senza una causa specifica: e, a dire la verità, era un po’ che volevo passarmi questo sfizio.

Ovvero quello di raccontare le varie sfaccettature di un match analizzandone pezzetto per pezzetto: siamo a 11mila parole, l’equivalente di circa 40 pagine di un libro standard.

Qui tutti gli altri approfondimenti:

Presto o tardi l’obiettivo sarà di raccontare i 90 minuti proprio come fossero un racconto.

Torniamo a noi, anche se prima devo aggiungere una cosa su Guida, sfuggita nell’articolo precedente.

 

Uno dei motivi del 3 è quella straordinaria invenzione del “tempo effettivo di recupero” dopo il gol di Icardi: si è perso circa un minuto, l’abbiamo recuperato. Al 94esimo fischi. E invece no, non solo è andato oltre ma sul calcio di punizione del Milan ha consentito che si battesse nonostante il 94esimo fosse stato raggiunto già da tempo. Quando fischia il finale ci sono altri 44 secondi aggiunti all’extra-recupero:

Parliamo di centrocampo, che è meglio.

Avevamo lasciato in sospeso la metà campo: su istigazione di un utente Twitter avevo destinato alla metà capo nerazzurra alcuni spezzoni speciali, solo che poi il resto ha valicato i limiti e mi sono ritrovato con la necessità di dividere tutto… altrimenti non avreste letto niente.

Che ruolo fa Vecino nell’Inter?

La domanda in sé potrebbe essere fuorviante e accattivarsi una risposta sin troppo banale: che ruolo vuoi che faccia? Gioca accanto a Brozovic!

Calma.

Calma e sangue freddo.

Perché Spalletti ha finalmente mostrato alcuni aspetti nuovi proprio in una di quelle partite in cui era lecito aspettarselo di meno.

Beninteso, il concetto su cui ha fondato i movimenti della metà campo nerazzurra non sono nuovi per l’Inter, visto che su questo sito lo abbiamo raccontato più volte. La differenza, però, è che mentre nel (più recente) passato certe cose si erano viste saltuariamente, quasi per necessità contingenti rispetto alla partita giocata piuttosto che per assecondare un disegno tattico pensato durante la settimana, in questa occasione l’Inter si è mossa con frequenza seguendo questo binario.

Sta diventando più frequente, insomma, e nel derby è diventata prassi per scelta e, probabilmente, anche per necessità di contrapporsi numericamente alla metà campo del Milan e creare difficoltà agli interni di metà campo, costringendoli a correre di più.

Abbiamo detto molte volte qui che l’ideale per questa metà campo, formata da Vecino, Nainggolan e Brozovic, avrebbe la naturale predisposizione per il 4-3-3: Spalletti ci sta lavorando e, benché parta con un 4-2-3-1 in fase di non possesso, quando l’Inter ha la possibilità di giocare la palla superando il primo pressing avversario si schiera nettamente con un 4-3-3.

Il Milan ha rinunciato sistematicamente al pressing alto e, pertanto, questa variazione è stata una costante: l’aspetto tattico più interessante della partita.

 

Tutto si fonda su Vecino e sulla sua straordinaria qualità nel muoversi senza palla, cercare la profondità, attaccare lo spazio. Il suo movimento in avanti consente a Brozovic (che ne ha necessità, tra l’altro) di accentrarsi da regista/mediano vero, mentre Nainggolan si adegua a seconda delle necessità: nel caso in cui ci sia Borja Valero al suo posto, è persino più accentuato.

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Inizialmente sembrava una casualità, mentre invece con il passare dei minuti si è visto chiaramente che era aspetto programmatico.

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Con Borja Valero la cosa si è fatta più accentuata perché lo spagnolo ha la naturale predisposizione mentale a fare il regista, quindi a cercare palla costantemente.

 

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Non è un caso che buona parte delle azioni si svolgano a destra, dove si crea un meccanismo interessante tra Vrsaljko, Vecino e Politano, decisamente più “insieme” di quanto non siano (stati) dall’altro lato Asamoah, Perisic e Nainggolan/Borja Valero: a sinistra tutta l’azione offensiva è gravata sulle spalle di Perisic (e avete voglia di criticarlo, mannaggia a voi!), mentre dall’altro lato si è attaccato costantemente con tutta la catena di destra, nonostante la giornata “ni” di Politano.

Guardate queste due immagini e guardate come sia nettamente diversa la disposizione dell’Inter, nel suo complesso) a seconda che la palla sia a destra o sinistra, anche se a metà campo la disposizione rimane la medesima:

 

2018 10 21 Inter Milan Vecino e Borja Valero 7

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Metteteci anche che, con palla a De Vrij, la tentazione è sempre quella di creare superiorità a destra ma di attaccare, con un cambio di campo, il lato debole, cosa che non accade nel caso la palla vada sul centro sinistra da Skriniar, perché lo slovacco non ha la stessa visione del compagno di reparto e non ha quel lancio, soprattutto se deve girarsi con palla in direzione Handanovic per poterlo fare.

Queste immagini ritraggono momenti di gioco diversissimi, eppure la disposizione è la medesima: l’intento è chiaramente quello di costringere Kessié e Bonaventura a correre all’indietro, oppure Biglia a uscire costantemente dalla sua zona di comfort, cosa che è accaduta davvero moltissime volte.

In queste fasi dell’azione, Vecino è ancora un interno puro che non si è sganciato perché serve ancora lì: quando Vrsaljko sale e non c’è possibilità di uscire subito dal possesso in quella fascia di campo, Vecino scala tra il terzino e Brozovic, in diagonale, per prendere palla e fornire punto d’appoggio ai centrali difensivi.

Appena l’azione sale di qualche metro, l’uruguaiano si butta in avanti, spesso diventando persino attaccante aggiunto, più avanti di Nainggolan (o Borja Valero), giocando persino alle spalle di Icardi se l’azione arriva da sinistra: Vecino lo trovate spesso in area, in quel movimento che tanti giornalisti di settore amano chiamare “a fari spenti”.

Per evidenziarla, ho scelto 4 immagini che Vi ripropongo senza commento perché auto-esplicative: ho solo evidenziato con un ellisse/cerchio la posizione di Vecino e Borja Valero per comodità di visione. Da notare che l’uruguaiano si configura più come un attaccante aggiunto, un trequartista più d’attacco rispetto a Nainggolan/Borja Valero, visto che lo ritrovate costantemente accanto a Icardi:

2018 10 21 Inter Milan Vecino e Borja Valero

2018 10 21 Inter Milan Vecino e Borja Valero

 

2018 10 21 Inter Milan Vecino e Borja Valero

2018 10 21 Inter Milan Vecino e Borja Valero

È abbastanza semplice notare che il movimento di Vecino è più probabile che sia questo quando l’attacco è “sinistrorso”, ovvero quando Vecino occupa il cosiddetto lato debole.

Se l’attacco rimane “centrale”, l’uruguaiano si “offre” al portatore, soprattutto Brozovic, sulla verticale, tra le linee.

Nel caso in cui si attacchi da destra, le possibilità restano due: la prima è che Vecino comunque attacchi la profondità quando Politano e Vrsaljko si avvicinano reciprocamente, per creare superiorità. In questo caso si crea spazio alle spalle tra Politano e Icardi, e Vecino ci si fionda, cosa che non accade praticamente mai dall’altro lato nel caso in cui ci sia Nainggolan.

(continua nella seconda parte)

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