Inter e Marotta, perché sì (?), perché no

#StevenIsHere

La svolta epocale per l’Inter è finalmente arrivata.

Dopo mesi di chiacchiere spesso inutili e fomentate dai media che hanno provato a ridicolizzare l’universo Zhang e Suning con troppa frequenza; dopo mesi di sciocchezzaio lanciato lì a caso da opinionisti-spazattura in trasmissioni-spazzatura trasmesse da canali-spazzatura su Suning che avrebbe voluto mollare l’Inter e cederla al primo a caso trovato per strada; dopo mesi di titoli sui giornali, di carretti cinesi buttati dagli spalti come fossero motorini… insomma, dopo mesi di italico show di bassissima lega, una sorta di lunghissimo Bagaglino consumato a destra e manca, il CDA dell’Inter nomina il suo nuovo Presidente ed è il giovanissimo Steven Zhang.

(se non l’avete vista, fiondatevi sulla produzione di Inter Media House: spettacolare è dire poco.)

Non bastasse questa nomina a chiarire gli orizzonti nerazzurri sotto l’egida cinese, l’uscita di Erick Thohir dal CDA dell’Inter, con sullo sfondo l’ormai certa acquisizione delle sue quote da parte della famiglia Zhang: non sappiamo, al momento, se l’operazione vedrà coinvolti altri attori, pertanto se ci saranno o meno nuovi soci, ma al momento l’obiettivo a breve sembra proprio di una proprietà unica.

Ora, lasciatemelo dire, perché dobbiamo spazzare dubbi.

 

Tra i detrattori (espliciti, impliciti, nascosti o esposti) c’è (stato) chi, genuinamente, senza notizie certe e con una naturale “ansia da tifosi” ha visto della confusione e ha reagito di conseguenza; c’è stato chi, invece, non ha saputo tenere a freno il proprio razzismo, velato o meno.

Perché anche questa verità va detta: in tante cose viste, lette e sentite contro Suning-Zhang c’è stato e c’è del malcelato razzismo.

Sono cinesi. E mangiano riso.

Magari lo cagano anche, scusando il francesismo ma rifacendomi volentieri ai tanto ribattuti “cagariso” letti sui social.

Eh, ma i debiti.

Eh, ma gli investimenti.

Eh, ma i toppleie.

Eh, ma il blocco cinese.

gazzetta inter motorino carretto cinese Immagine 2.jpg

 

Tant’è, il passaggio epocale è arrivato e le evoluzioni degli ultimi mesi stanno chiarendo una cosa che ormai appare inequivocabile: fanno sul serio.

Chi legge ilMalpensante sa che l’ho sempre pensata così, anche e soprattutto nei primi periodi quando sarebbe stato più facile cavalcare l’onda del malconento, magari con l’obiettivo di aumentare click e follower. Teniamocene pochi, purché buoni.

La proprietà fa la mossa giusta per spazzare dubbi e a breve si risolverà il nodo-Thohir, che è stato un freno importante alla rivoluzione che finalmente può proseguire senza i vincoli dei contratti parasociali, come quello che prevedeva una sorta di “diritto veto” di Thohir (o meglio, di International Sports Capital spa) su aumento di capitale sociale (ed è il motivo per cui l’Inter ha ancora un sostanzioso debito verso Suning), budget, business plan, nomina di top manager, magari anche mercato (indirettamente).

D’altra parte lo avevamo sottolineato sempre: la famiglia Zhang ha, sì, promesso di riportare in alto l’Inter, ma non avevano mai fissato date, messo scadenze, parlato di tempistica. Perché, evidentemente, sanno come si fa meglio di noi che stiamo dietro al monitor per giudicarli.

 

Non avete letto male: uno dei vincoli dei patti parasociali riguardava la nomina dei top manager.

 

 

Messa così la situaizone, difficile che oggi, in uscita e con le trattative di acquisizione in fase avanzata, Thohir possa fare resistenza: pertanto è già possibile dire adesso che, con la nomina di Zhang a Presidente dell’Inter, la società può guardarsi attorno anche e soprattutto in relazione a un top manager che sia del mondo calcistico italiano, respiri calcio e abbia quella statura, quella dimensione e quella autorevolezza necessaria, troppo spesso evidenziata (giustamente) come mancanza da parte dei tifosi.

Il cosiddetto “uomo forte” in società.

Quante volte ce lo siamo scritti tra noi? Un milione di volte.

Ci sarebbe da discutere su cosa significherebbe “uomo forte”, perché ho proprio l’impressione che parliamo della stessa cosa solo se la osserviamo da lontano ma che ciascuno di noi gli dia delle sfumature, delle sfaccettature talmente particolari da renderla figura estremamente diversa non appena il discorso passa ai dettagli, non appena ci si avvicina alla descrizione della figura nella più onesta pratica della realtà.

Cosa intende ilMalpensante per “uomo forte”? Io parlo di una figura rispettata e rispettabile, dal profilo fortemente europeo, che sia molto poco attratto dai riflettori, abbia anche potere di seduzione (passatemi il termine, senza le virgolette) nei confronti di interlocutori stranieri, che siano società o calciatori.

Avevo il piccolo sogno di un ritorno di Leonardo ma ormai è strada impraticabile, così come quella di uno come Luis Figo, anche questa strada non percorribile. Valuterei una figura come Cantona (sottolineo “come”) o Oriali (proprio lui, non solo “come”), che in nazionale ha anche in qualche modo “trasversalizzato” la sua figura.

 

Anche se, fosse per me, andrei dritto verso la provocazione universale che sarebbe un vero terremoto in Italia e in Europa: una proposta sconcia, non rifiutabile, a Zinedine Zidane.

Insomma, da questi nomi credo si capisca il profilo che intendo io per “uomo forte” ma soprattutto l’ultimo nome mi serve per mettere un paletto: in termini assoluti per me non sarebbe un problema la provenienza dal mondo juventino.

Fissa anche il paletto che reputo più importante.

Ritengo che i personaggi siano (molto ma molto) più spesso creati dalle vittorie che non viceversa. La credibilità, la rispettabilità, il carisma, sono cose che vengono amplificate dalla vittoria. Cosa sarebbe, oggi, Mourinho senza i capolavori al Porto, Chelsea e all’Inter?

Oppure, lo stesso Zidane (credo davvero destinato alla Juventus), inizialmente circondato da sorrisini malcelati, da occhiate sapute e accondiscendenti verso quello che appariva più prosasticamente un raccomandato messo lì per eseguire gli ordini del presidente Pérez.

 

Il mio profilo di AD sarebbe questo, insomma, ed è piuttosto comprensibile come la figura di Marotta non sia granché compatibile: per uno come Marotta, al limite, un ruolo limitatamente al mercato da Direttore Sportivo. Vorrei, però, sottolineare il concetto: “uno come Marotta”, non Marotta.

Un profilo del genere farebbe fare un salto in avanti all’Inter, anche e soprattutto dal punto di vista mediatico, non strettamente legato all’Italia, visto che qui l’Inter è storicamente una società poco mediatica non per natura o per scelta, ma per un ambiente asfittico nei confronti nerazzurri, dove anche chi “parteggia” spesso lo fa per proprio tornaconto, per cui diventa simpatico se perde. A proposito, in questo periodo di maggiore serenità in fatto di risultati quanti opinionisti pseudo-tifosi interisti avete visto alla ribalta?

Ecco.

Chiarito il concetto che afferisce l’aspetto del pragmatismo a cui tanti si appigliano, prima di parlare di idealismo, parliamo dei meriti e dei demeriti di Marotta, parlando anzitutto di Sampdoria.

Nel ruolo dell’ex AD bianconeri, in realtà come quelle della Sampdoria, si valuta anche e soprattutto cosa si riesce a “produrre” in termini di ricavi, cessioni, plusvalenze. Ebbene, nella sua storia doriana il più che abbia prodotto in uscita è costituito da Quagliarella, Campagnaro e Maggio. Con Cassano in ingresso.

(prosegue)

Loading Disqus Comments ...