Inter e Marotta, perché sì (?), perché no

Marotta e la Juventus

 

Mi sono impegnato, credetemi, nel cercare altro ma evidentemente ci sono più meriti del campo, dei singoli calciatori, dell’allenatore, della realtà più “libera” di una “provincia evoluta” (mi perdonino i doriani per quella che, al posto loro, riterrei una grave approssimazione al ribasso) che non meriti di Marotta.

Parliamo di Juventus.

Si può discutere un AD che ha nella sua, brevissima, carriera di DG e, molto più corposa, di AD ha portato Pirlo, Vidal, Barzagli, Pogba, Tevez etc…?

Si può se valutiamo il contesto in cui sono accadute queste vicende, perché qui lo abbiamo detto un milione di volte: la principale fortuna bianconera è stata quella di avere necessità di ricostruirsi, e avere la forza (economica soprattutto) di farlo, proprio nel periodo in cui smantellavano i Moratti, i Berlusconi, i Sensi.

Berlusconi ha smesso di investire proprio dopo l’anno del primo scudetto bianconero, quello che probabilmente non sarebbe mai arrivato senza il gol di Muntari, vera e propria enorme sliding door sulla storia del calcio italiano.

Moratti idem: l’allenatore del 2011-2012 è Gasperini, e tanto basta per definirne le ambizioni.

2011-2012 è il periodo in cui nasce la transizione della Roma, con la cessione definitiva a Pallotta che si concretizza solo nel 2014.

Questo è il contesto.

Ora, potrei anche sbagliare qualcosa tra anno e calciatore ma siamo lì tutto sommato: perdonate eventuali inesattezze, ma credo comprendiate ci sia davvero poca voglia di essere pignoli sull’argomento… ma guardiamo ai mercati Juventus negli ultimi anni.

Nel suo primo anno, ancora da Direttore Generale, vero, prende Barzagli e Bonucci, ma ci sono anche i Krasic, i Martinez, i Pepe e i Motta tra gli altri.

Nel successivo c’è la perla Vidal, ma devi anche contare i 15 e più milioni per Matri e la decina per l’incomprensibile Elia, seguiti l’anno successivo da Isla, Gabbiadini, Caceres e persino quel Lucio strappato all’Inter col ghigno e finito per essere un fallimento. Senza parlare della ventina di milioni spesi per Asamoah, per non parlare dell’infinito traccheggio dell’operazione Immobile, chiusa alla fine per appena 8 milioni dal Torino.

Se l’anno successivo c’è il capolavoro Tevez, vanno conteggiati anche gli Ogbonna e i Peluso del caso, che poi l’anno successivo diventano Morata, Sturaro, Rugani e via dicendo.

Lo step vero forse lo fa l’anno successivo, con Dybala, Sandro e Mandzukic, che riesce a “rovinare” con il colpo Hernanes dopo un’estate di chiacchiere su Draxler, Eriksen, Isco, Goetze e Oscar.

 

Potremmo continuare ma non finiremmo mai, anche perché si è sempre fatta tanta, tantissima pubblicità sulla attenzione della Juventus e sulla… oculatezza di Marotta (scusate se sembra una battuta), per via dei tanti “costo zero”. Eppure basterebbe guardare i bilanci della Juventus, che sono pubblici e pubblicati sul sito ufficiale, per verificare quanto sia, all’anno scorso, l’investito da parte dei bianconeri.

+ 51.275,00 anno 2010\2011
+ 62.230,00 anno 2011\2012
+ 65.406,00 anno 2012\2013
+ 46.003,00 anno 2013\2014
+ 134.246,00 anno 2014\2015
+ 156.237,00 anno 2015\2016
+ 252.338,00 anno 2016\2017
+ 101.931,00 anno 2017\2018
—————
+ 869.666,00

Non è un errore: siamo alla soglia dei 900 milioni in 8 anni, in un contesto senza reali avversari (soprattutto economici) in Italia, con le avversarie che hanno fatto a gara a farsi del male e soprattutto con tutta la libertà e la possibilità di concedersi gli Hernanes, i Krasic, gli Ogbonna e i Peluso perché, per come era la Serie A, avrebbero vinto comunque.

 

Pretenderemmo un Marotta infallibile? Certamente no, non esistono le infallibilità, ma l’impressione è che attorno al dirigente italiano si sia creata una sorta di mitologia fiancheggiata da tanta stampa amica/compiacente che è passata sopra a tanti errori: perché comunque la Juventus ha vinto, perché comunque era la Juventus, perché comunque meglio tacerle certe cose.

E, sì, le vittorie creano i personaggi, non viceversa: in un contesto diverso quegli errori avrebbero pesato come macigni terribili. Per dire, un’operazione come quella di De Sciglio si giustifica solo in una squadra che ha le potenzialità per vincere e ammortizzare la minchiata: perché questa è e questa rimane, descritta nel linguaggio più tecnico possibile.

Così come lo è quella di Higuain: 90 e più milioni per rendere certo quel che era già certissimo.

Va anche detto, per onestà, e in questo caso l’onestà è sia in un verso che nell’altro, che eventuali meriti e demeriti andrebbero spartiti con Paratici, che non è stato mai soltanto il “braccio armato” di Marotta. Anzi.

E di quei meriti andrebbero anche valutati i cosiddetti “contro”: per esempio come sono state gestite le uscite degli stessi.

 

Poi possiamo anche pensare che i Vidal, i Pirlo, i Tevez, i Barzagli, gli Emre Can siano andati alla Juventus per merito esclusivo di Marotta o perché l’appetibilità stava nel dirigente piuttosto che nella Juventus senza avversari in Italia. Oppure, visto che si tratta di Amministratore Delegato, che la realtà juventina sia frutto della sua bravura più che della forza degli Agnelli e del contesto in cui è maturata, con tutto quello che ci diciamo ogni santa volta sui media compiacenti, conniventi oppure semplicemente opportunisti.

Cioè, dico… il silenzio sui problemi juventini non ce lo inventiamo qui noi sul Malpensante. La questione ‘Ndrangheta è stata trattata dai media sportivi con un ritardo che ha del clamoroso, così come gli attriti tra Marotta e Agnelli.

Fateci caso: Marotta esce dal mondo juventino e improvvisamente tutti i giornali e tutti i giornalisti sono a conoscenza di attriti, di frizioni, di mancata condivisione di certe scelte e di un rapporto che non era più solido da tempo.

Solo che ce lo dicono dopo mesi e mesi. Quando ormai la voce in sé è innocua, non è più neanche una “notizia”.

 

Oppure la questione Buffon, ricordate? Quella della ramanzina dell’ex capitano bianconero sul “in Italia si scansano”, ricordate?

Ebbene, tu giornalista senti/sai una cosa del genere, e a quanto pare la notizia era di primissima mano, e questa notizia sarebbe anche una bella bomba clamorosa, nel bene o nel male che la si voglia interpretare: il capitano che striglia i suoi compagni oppure la rivelazione di qualcosa che non torna in Serie A. Fate vobis.

Juventus-Napoli è del 29/10/2016, la notizia viene pubblicata solo giorno 4 novembre.

Due giorni dopo la sfida di Champions League.

Ed è stato persino tanto l’imbarazzo nel doversi difendere che si è arrivati a leggere robe del genere:

“[…] conferma in toto la veridicità dell’articolo pubblicato oggi a proposito del discorso pronunciato da Buffon nello spogliatoio della Juve. In quanto al verbo “scansarsi” che ha generato molte reazioni, era usato esclusivamente per fare riferimento alla scarsa convinzione di vittoria da parte di altre squadre quando queste affrontano la Juve, a causa di una superiorità dei bianconeri che spesso viene inconsciamente riconosciuta dagli avversari.

 

[,,,]

La realtà è più semplice: cosa fate se vi punta un treno diretto, un carrarmato, uno schiacciasassi, una pullman carico di cannibali capaci di divorarsi cinque scudetti a fila? Vi scansate per non essere arrotati, cercate di limitare i danni, vi disponete psicologicamente ad attutire l’urto, ad aggirare il nemico, a non cadere dritti nel suo pentolone. Cautele che nel calcio corrispondono solitamente a coprirsi e ad accettare l’iniziativa dell’avversario giocando di rimessa. Purtroppo la storia insegna che, con questa Juve, il trucco non funziona e otto volte su dieci tu prendi gol e loro fanno tre punti senza neppure dannarsi l’anima. Tutto qui.

Ci rendiamo conto?

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