Inter e Marotta, perché sì (?), perché no

Marotta e il #GodMode

 

Nella migliore delle ipotesi dobbiamo parlare di “trattamento coi guanti bianchi”, quasi deferenza.

A proposito di deferenza: come è stata trattata la fuoriuscita di Buffon? Provate a pensare cosa sarebbe accaduto in un’altra squadra… qui no, per settimane a celebrare un addio che non c’è, un idillio che non c’è, perché alla fine il grande capitano vola altrove per provare a vincere.

Rendiamoci conto del contesto in cui ha operato Marotta in questi anni: in quale bambagia, in quale serenità, in quale empireo celeste ha potuto commettere i suoi sbagli, mai pagati e mai evidenziati. Anzi.

Quando penso a Marotta all’Inter mi viene da pensare alle sfide che facevamo una volta tra amici con i giochi di calcio su computer o console: per settimane ci allenavamo con il “god-mode” pensandoci immortali, vincendo 15-2 le sfide più difficili, portando nell’Olimpo dei grandissimi anche i giovani più sconosciuti (il “mio” Fernando Torres faceva 1500 gol a stagione), salvo poi sfidare gli amici nell’uno contro uno e prendere mazzate a destra e manca.

Ecco, Marotta verrebbe all’Inter senza tutti i “god-mode” che aveva alla Juventus, come ho avuto modo di scrivere al buon Fulvio Santucci su Twitter (beninteso, Santucci è uno di quello che leggo sempre volentieri, anche quando la pensiamo diversamente. Anzi, soprattutto quando la pensiamo diversamente, e vi consiglio di seguirlo perché si trovano spesso cose interessanti):

 

Se parliamo di meriti, la domanda da porsi è quindi questa: Marotta, a livello dirigenziale, com’è fuori dalla Juventus? Com’è fuori dal “sistema-Agnelli”? Com’è senza (scegliete voi il termine che più vi aggrada) l’amicizia, il pudore, la connivenza, la complicità, la sudditanza, il rispetto dei media?

Stiamo qui a lamentarci ogni anno, ogni dannata giornata per le nefandezze che vediamo, eppure poi dobbiamo perdere di vista la (legittima) recriminazione pensando che un uomo abbia tutto questo “potere” da trasfondere nel sistema-Inter?

Perché vincono? Perché hanno la “società forte”? O è il contesto che consente a questa società di essere tale?

 

Per dire, Lippi era considerato un top-top-top, l’Inter gli ha dato una squadra formidabile: eppure è andata a finire come sappiamo. Ma in quel caso era tutta colpa di Moratti, della dirigenza, della società, della mancata programmazione, dell’ambiente… Lippi non c’entrava niente, eh, mi raccomando.

Infine, considerazione sempre sui meriti e sui demeriti, ci troviamo nella paradossale situazione di una Juventus che vuole fare il salto di qualità aggiuntivo e, per questa ragione, rinuncia a Marotta. Per la stessa ragione della Juventus, ovvero fare il salto di qualità, l’Inter cercherebbe disperatamente Marotta.

Io entro in loop lisergico e dopo due minuti mi si annebbia tutto.

Vogliamo parlare di idealismo?

Dico, dell’idealismo mio, da tifoso.

Ammetto  la mia colpa: in Zidane ci troverei una superba provocazione da tifoso, mentre per gli altri nomi spesi c’è, oltre al pragmatismo, anche una forte componente da tifoso (in Oriali e Figo).

 

Raramente faccio sconti al mio idealismo: il momento di maggiore sofferenza calcistica l’ho avuta quando Moratti decise di affidare l’Inter a Marcello Lippi. Non ce l’ho fatta: il mio distacco emotivo è stato netto, involontario: una delusione e una amarezza umane e sportive come difficilmente ne rintraccio in altri casi, neanche in Ronaldo (quel Ronaldo ormai così diverso) al Milan.

Quindi quel lato di me vede malissimo Marotta, e non è una freddura sul noto difetto del dirigente.

Una delle migliori scelte (sempre che di scelta si possa parlare) operate da Moratti fu di rinunciare alla tentazione di portare Moggi all’Inter. Non mi interessa perché o percome andarono le cose, se il contratto fosse stato firmato o meno, quale fu l’impedimento: sarò sempre grato a Moratti di non averlo fatto, quale che ne sia la causa.

Ecco, mi trovo quasi nella stessa situazione oggi, consapevole che tra Marotta e Moggi c’è un abisso di detestabilità indescrivibile.

Ma il tifoso, quello idealista, non dimentica.

Non dimentica l’arroganza di certe dichiarazioni su Berardi e Politano, come se fosse lui il DG/AD del Sassuolo; non dimentica il capolavoro cubista mentre ammira estasiato il 36 stampato sulla bottiglia durante i festeggiamenti nello spogliatoio; non dimentica le lezioni sulla “cultura della sconfitta”; non dimentica neanche le accuse di mancanza di serietà e tante altre.

 

Questa foto me l’hanno mandata, mi piacerebbe rendere merito a chi ha fatto il lavoro:

Non basta?

Allora vi faccio vedere il Marotta A (alla Sampdoria) e il Marotta B (alla Juventus), che vi avevo illustrato due anni fa:

Ben venga la tecnologia, ma se utilizzata per determinati obiettivi: fuorigioco, gol non gol e sostituzione di persona. Non si deve però togliere soggettività e discrezionalità dell’arbitro, altrimenti verrebbe meno l’essenza del calcio Beppe Marotta, AD Juventus

Noi siamo una ‘provinciale’ e facciamo fatica a puntare grandi traguardi, evidentemente anche a livello mediatico abbiamo uno spazio limitato, che porta ad una sudditanza psicologica da parte degli arbitri e li condiziona. Quella esiste sempre, perché il giudizio negativo di un giornale e’ diverso se l’errore lo subisce una grande, rispetto allo stesso errore a danno di una squadra medio-piccola. Sicuramente la Sampdoria non e’ trattata come Juve, Milan o Inter. Ma non da quest’anno Beppe Marotta, 2009 (Sampdoria)

C’è molto da recriminare, credo non si possano subire situazioni del genere. È un errore che incide pesantemente, nessun commento da parte mia se non questo: speriamo che il calcio italiano venga protetto, speriamo a livello internazionale di farci tutelareBeppe Marotta, post eliminazione Bayern, AD Juventus

 

Ci piacerebbe rigirare le stesse considerazioni e vedere la reazione di oggi. Perché a quel tempo la “discrezionalità” dell’arbitro era chiamata in un altro modo, ovvero “sudditanza psicologica”?

Oppure quando ci raccontava che “Ogni volta la Juve è additata di situazioni poco chiare, ma nell’arco di un campionato gli episodi si compensano” salvo poi trovarsi qualche anno prima sul lato oscuro della sofferenza arbitrale:

Per un arbitro come Guida di Torre Annunziata ci sono difficoltà a venire ad arbitrare la Juventus. Non parlo di malafede ma di difficoltà. Al 94′ un arbitro della provincia di Napoli si è trovato in difficoltà. La designazione di Guida è stata infelice. Non metto in dubbio la buona fede, ripeto ma non si designa un arbitro di Torre Annunciata ad arbitrare la Juventus.Beppe Marotta, dopo Genoa-Juventus

(prosegue)

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