#LazioInter: analisi tattica malpensante

Inter e il Graal del 4-3-3

Prima di redigere le pagelle mi sono accorto che (mi) era necessario approfondire alcuni argomenti tattici generali per motivare (più approfonditamente) le valutazioni che leggerete tra domani e dopodomani (tanto che avete da fare?): pertanto per questa occasione invertiamo la cronologia tra analisi e pagelle.

Alla fine si sono arresi: dopo Lazio-Inter finalmente si è parlato di una squadra, l’Inter, che ha gioco e identità, che sa essere anche piacevole a tratti e non è soltanto “muscolare e fisica” come ci hanno recitato, fastidiosa litania, per mesi. Litania fattasi intollerabile, nei toni, nel volume e nell’insistenza, all’approssimarsi del derby di Milano.

Eppure la squadra di Spalletti già l’anno scorso aveva mostrato quella che è la caratteristica principale che deve avere una squadra: l’obiettivo finale di come vuole essere un giorno. Idea che ha mostrato più e più volte, paradossalmente in maniera più piacevole nella prima parte della stagione e, ancora più incredibile, con toni più accentuati quando sono venuti a mancare gioco e vittorie.

Qua dentro ne abbiamo fatto la nostra litania: insistere sugli stessi concetti è strategia vincente, anche se nella contingente difficoltà può sembrare presunzione o mancanza di adattabilità.

I concetti di gioco espressi contro la Lazio non sono improvvisamente piovuti lì per caso: sono il frutto di un lungo lavoro.

Tra questi lavori c’è, pur mantenendo la stessa identità di gioco, il passaggio al 4-3-3: netto, chiaro, indiscutibile, talmente lampante che sentir parlare ancora di 4-2-3-1 nelle ultime due partite (se avete letto ilMalpensante, lo sapete, l’abbiamo fatto anche contro il Milan).

Col Milan c’è stato il ricorso di un adattamento in corsa: dovendo pressare Biglia o i centrali di difesa (più bravi nell’impostazione dei corrispettivi laziali), inizialmente Nainggolan rimaneva decisamente più alto in fase di non possesso, disegnando l’Inter ancora con il 4-2-3-1, modulo tra l’altro più “comodo” per il Ninja che ancora deve trovare la forma ideale.

Con la Lazio no.

E fa ancora più impressione, però, sentire che si è trattato di primo “4-3-3” di Spalletti. In realtà il modulo in questione è stato spesso un riferimento per i nerazzurri, soprattutto “in corsa”, durante il match, per adeguare la metà campo a situazioni di inferiorità numerica e quando non c’è stata stretta necessità di pressare uno dei due centrali di difesa o il mediano/regista avversario.

 

A gennaio, contro la Roma, per esempio, fu un 4-3-3 piuttosto chiaro, con Gagliardini riferimento centrale e Borja con Vecino a fare da mezze ali.

Ne ho presa una a caso ma ci sarebbero altre casistiche analizzabili: in quel caso, però, il vero “peso” era dovuto al fatto che Gagliardini non ha i tempi, la visione né la qualità tecnica per poter svolgere quel ruolo in un’Inter come quella di Spalletti che punta molto sul possesso palla. In questa Lazio, per esempio, ci starebbe benissimo.

 

Una soluzione, quella del 4-3-3, che proprio su queste pagine abbiamo più volte invocato, come scritto in questo passaggio di un articolo scritto poco più di un anno fa quando, mancando Brozovic e non essendoci altri trequartisti utilizzabili in rosa, c’era semplicemente da assecondare le caratteristiche tecniche e tattiche dei presenti:

La differenza, reale, è che stavolta sembra essere una scelta più a lungo termine. Spalletti non rinuncerà al suo 4-2-3-1, ma il 4-3-3 visto contro il Milan e la Lazio è più di una improvvisazione dettata dalle necessità del momento.

A darci conferma di questa sensazione è la presenza di Joao Mario, che si “giustifica” anche e soprattutto con le caratteristiche del portoghese, portato per natura a quel ruolo, visto che non è mai stato proprio a suo agio da trequartista (e finalmente l’ha capito anche lui, pare).

Ma se quella di Joao Mario è una sensazione, tutte le statistiche consultabili sulla partita confermano il modulo, come si discuteva ieri su Twitter:

 

 

Prendiamo, ad esempio, altre statistiche sulle cosiddette “posizioni medie:

2018 10 lazio inter statistiche 4-3-3

Sui calcoli delle posizioni medie è sempre necessario fare la tara, perché appare evidente (benché non ce lo dicano) che alcune sono calcolate in base a eventi particolari (assist, contrasti etc…), come nel caso delle heatmap; altre, invece, sembrano vere e proprie riproduzioni di moduli visti in campo, vera e propria “media di posizione”, come quella che abbiamo appena viso, che ci conferma, tra l’altro, che il 3-5-2 di Inzaghi è uno dei pochissimi veri “3” (quindi con gli esterni sempre piuttosto alti) visti in Italia.

E, no, non ha giocato in 10: la posizione media ha inserito Caicedo e Immobile nella stessa “casella”, ci torneremo più avanti.

 

La Lega Serie A, in maniera più interessante, ci fornisce tre dati. La prima è la posizione media generale, ho estrapolato solo il primo tempo:

Poi ci fornisce la posizione media in fase di possesso palla proprio e avversario, interessante per valutare eventuali variazioni in corsa. Se il concetto non fosse chiaro, queste statistiche vanno prese con le pinze (belle grosse) ma riescono comunque a fornire una buona indicazione soprattutto quando riproducono, con una certa affidabilità, quello che si è visto in campo.

Possesso palla proprio e avversario una immagine di seguito all’altra:

Anche qui bello da vedere schematizzato come le squadre, in fase di possesso, tendono spesso ad “aprire il campo”, mentre c’è chiara e netta propensione a chiudersi in fase di non possesso.

 

 

Nella partita contro il Milan, invece, in fase di non possesso era abbastanza evidente come la posizione di Nainggolan fosse da trequartista/seconda punta, mentre per Borja Valero ci si è adattati a seconda delle situazioni di gioco: più 4-2-3-1, quindi, col Ninja (cerchiato di rosso perché uscito), più 4-3-3 con lo spagnolo (cerchiato di rosso con sfondo verde perché subentrato).

Contro la Lazio nessun adattamento, se non quando era necessario alzare il pressing uomo su uomo sui centrocampisti, soprattutto su Badelj/Cataldi da parte di una delle mezze ali, a seconda che l’azione partisse dalla sinistra laziale (si alzava Vecino) o dalla destra (si alzava Joao Mario.

Estraiamo alcune immagini a chiarimento.

 

Parliamo, tendenzialmente, delle stesse posizioni in fase di possesso palla anche se (è naturale) l’interpretazione di Vecino e di Joao Mario in contesti simili è diversa: questione di caratteristiche fisiche, tecniche, mentali.

Vecino ha una “forbice di movimento” decisamente più ampia in verticale, come vedremo più approfonditamente nella sua pagella; Joao Mario è più portato al movimento orizzontale.

Nessuno dei due, comunque, ha “prevalso” in termini di posizione avanzata, dettata dalle necessità di gioco del momento:

In fase di non possesso si sono viste diverse cose che proviamo a estrapolare.

(continua a pagina 2)

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