Tattica #InterGenoa: quello che non vi racconta nessuno

La partita che non ti hanno raccontato…

Quante volte lo abbiamo detto qui, su queste pagine? Tantissime.

Rivedere una partita non è (quasi) mai operazione priva di sorprese, anzi: in generale l’impressione è che l’emozione del momento abbia un potere di suggestione tale da indurre a pensare (addirittura!) che la visione sia un elemento della partita stessa, quasi si potesse arbitrariamente applicare il principio di indeterminazione di Heisenberg: osservare significa interagire… ma qui esondiamo di molto e manteniamoci sull’emozione che altera la percezione degli eventi.

La sostanza più cruda e grossolana della partita non cambia: l’Inter ha fatto una gran partita, giocata con estrema disinvoltura e applicando in campo un dominio mentale, fisico, tecnico e tattico quasi indiscutibile.

 

Ecco, ma se fosse davvero indiscutibile, perché utilizzare quel l’avverbio “quasi”?

Perché da una seconda (e poi terza) visione del match è apparso chiaro che il Genoa ha fatto la partita che doveva fare, che probabilmente è stata punita ben oltre i propri demeriti, che il primo tempo dei genoani è paradossalmente migliore del secondo, dove però l’impressione è stata di una squadra che ha provato a mettere in difficoltà l’Inter.

Il Genoa ha cominciato la partita a gran ritmo, soprattutto in fase di non possesso di palla: Juric ha fatto in modo di alternare un pressing molto alto a una mancanza di pressing fino alla metà campo, facendo sì che l’aggressione non arrivasse nella fase di passaggio ma in quella di ricezione.

Il risultato è stata di una squadra che nel primo tempo raramente si è sfilacciata: spazi intasati, pressing intelligenti e marcature rigide sono state fatte con tempi e intensità elevatissimi, che l’Inter non sempre è riuscita a superare con facilità: in molte occasioni i calciatori interisti hanno preso dei rischi tecnici e tattici non indifferenti per uscire da situazioni complicate.

 

Si tratta di uno di quei casi in cui è emersa davvero la differenza di cifra tecnica, acuita dalla sicurezza con cui i nerazzurri sono stati in campo e hanno dipanato la trama studiata da Spalletti, di fatto poi agevolata prima dal vantaggio e poi dal raddoppio dopo pochissimo. Anche se, beninteso, in altre condizioni, con altre squadre, la partita sarebbe scivolata via senza patemi e senza difficoltà, ma il Genoa non si è mai arreso, non ha mai ammainato bandiera bianca se non quando i minuti rimasti erano talmente pochi da rendere impossibile ogni speranza.

Non dico che è stato sul 4-0 però non ci andiamo così lontani.

L’avete già vista nella precedente analisi ma rivediamo l’azione del gol di Politano: provate a non guardare la palla e, tanto sapete dove va, focalizzate l’attenzione sulla ricezione e sui movimenti del genoano. Anticipate l’azione, insomma.

 

Nella sostanza c’è un solo errore individuale, anzi, in realtà sono due e entrambi di Lazovic: il primo è nel non tenere adeguatamente la linea difensiva e fare una pessima diagonale, la seconda è di sottovalutare la velocità di Politano.

Ma mentre il secondo è un errore ascrivibile esclusivamente al calciatore, il primo è più vicino alla natura tattica della difesa impostata da Juric, orientata sull’uomo: Lazovic sa che in quella situazione è lui che deve prendere Politano, anche se la marcatura è stata impostata per essere di Gunter proprio perché il movimento di Politano è stato più spesso da seconda punta che si accentra che non da esterno puro come ha giocato nelle gran parte di questa stagione.

In questa immagine vediamo l’applicazione di queste coppie sparse per tutto il campo, ed è apprezzabile notare che i genoani non lasciano mai molto spazio ai nerazzurri, quasi sempre costretti agli “straordinari” in fase di possesso palla:

 

L’immagine è importante soprattutto perché mostra come Gunter e soprattutto Biraschi hanno scientificamente seguito i due esterni nerazzurri, Perisic e Politano, anche sulle uscite verso la metà campo, andando a intasare gli spazi della manovra nerazzurra.

Un po’ meno asfissiante, ma certamente di grande piglio, anche la gestione delle marcature sui centrocampisti: Romulo su Joao Mario e Bessa su Gagliardini hanno provato a dare fastidio continuo, il secondo riuscendo nettamente meglio sul primo.

Ho letto di un Genoa che si sarebbe disposto con un 3-4-1-2 e Bessa trequartista: il modulo genoano è stato il 3-5-2 con Bessa e Romulo ai fianchi di Sandro.

Caso diverso per Brozovic, preso alternativamente da una delle due punte (più spesso Pandev, inizialmente) anche se Juric si è preso un gran rischio, calcolato e anche di buona riuscita teorica, nel far salire Sandro sulla ricezione di Brozovic sopra la metà campo.

Quando il possesso nerazzurro è defluito verso gli esterni di difesa, la pressione è stata degli interni di metà campo, soprattutto con Bessa su D’Ambrosio: in questo caso Pandev ha preso Brozovic, mentre Sandro ha preso Gagliardini, cosa accaduta spesso perché Spalletti ha provato a “far saltare il banco genoano” accentrando spesso il centrocampista italiano e togliere centralità a Sandro; stesso discorso dall’altro lato, con Romero su Dalbert e Sandro su Joao Mario.

 

Anche se su questa fascia l’Inter ha creato un meccanismo più interessante che vedremo più avanti, probabilmente quello che più di tutti ha messo in difficoltà il Genoa.

Nella teoria l’idea era anche buona e l’applicazione, dal punto di vista fisico, è stata notevole. L’Inter ha avuto la meglio solo perché ha avuto tanta pazienza nel possesso palla, lo ha gestito con grande qualità, spessissimo con tocchi di prima a far correre gli avversari, riuscendo a reagire all’aggressione avversaria grazie a scambi veloci e alla precisione di alcuni di questi, gestiti con personalità e sicurezza: vista la scelta di Juric di giocare uomo su uomo, il risultato è stato che quando l’Inter è riuscita a superare il primo pressing è arrivata spesso in rapidità in area avversaria.

Ma è stata cosa molto meno facile di quanto si può immaginare e di quanto non lasci pensare il 5-0 finale.

E, ribadisco, fondamentale è stato sbloccare subito il risultato e bissare poco dopo.

(a pagina 2 partiamo con video e immagini)

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