#InterGenoa: pagelle malpensanti

Da Handanovic a Dalbert

Per un certo periodo avevo fatto al contrario ma mi accorgo che parlare della partita prima di fare le pagelle è quasi necessario, altrimenti non tutto viene fuori così comprensibile.

Alcune valutazioni, pertanto, alla luce del precedente approfondimento, risultano più leggibili di quanto non sarebbero state senza.

HANDANOVIC: SV

L’apprensione maggiore gliela crea Lazovic quando, all’undicesimo minuto, sguscia via a un D’Ambrosio un po’ assonnacchiato e lo spaventa con un tiro che finisce alto.

Ci regala un infarto, e immagino sia venuto anche a lui, quando decide di mettersi in proprio e sbagliare un passaggio che ha attraversato pericolosamente tutto lo specchio della porta: gli va data, però, l’attenuante di un passaggio per niente semplice da parte di De Vrij, pressato da un avversario.

Poi una paratina su tiro di Veloso deviato e uno sguardo disinteressato su un tiro (ancora) di Lazovic.

Se aggiungiamo che per una partita fa meno passaggi di quanti fatti ultimamente, la direzione è chiara: senza voto perché è persino sotto la normale amministrazione.

 

D’AMBROSIO 6

Il più in ombra di tutti ma paga sostanzialmente due cose: la prima è che l’unico vero rischio clamoroso viene su sua leggerezza nell’affrontare Lazovic.

La seconda, e l’abbiamo vista nell’articolo precedente, è che il Genoa dal lato sinistro ha più qualità, con Lazovic e Bessa più performanti e più tecnici di Pereira e Romulo, tra l’altro con la chiara intenzione di attaccare con più rapidità da quel lato, dove in teoria Juric voleva verosimilmente sfruttare le manchevolezze di Politano in fase di rientro. Ripassare un’altra volta, grazie.

D’Ambrosio così si trova con la necessità di doversi cercare Lazovic più alto, mentre alle sue spalle giocano una o addirittura due punte avversarie, nonché Bessa che gira sempre molto al largo di Gagliardini che rientra con qualche tempo di ritardo, visto il bisogno di accentrarsi (se non avete letto l’articolo precedente, rimediate!).

Di suo non è precisissimo, condividendo con Gagliardini la responsabilità di un po’ troppe uscite imperfette, ma corre tantissimo (impressione confermata dalle statistiche di corsa, che vedremo con Gagliardini), vince molti duelli e recupera anche 4 palloni: da qui a parlare di insufficienza ce ne vuole eccome.

DE VRIJ 7,5

I tratti dell’arma illegale si manifestano quando il Genoa sfrutta una ripartenza, entra in area e parte un cross (non chiedetemi di chi, non ricordo): la palla incontra De Vrij e va in angolo.

 

Direte “che c’è di strano? Non è il suo mestiere?”… e in effetti sì, lo sarebbe, se non fosse che quell’intervento è fatto con le braccia dietro la schiena per evitare eventuali tocchi di mano.

Perfetto in regia nei lanci lunghi, sbaglia pochissimo nei corti, sempre lucido e chiaramente leader silenzioso della squadra: cosa chiedergli di più?

Per il resto, il Genoa sbatte dal suo lato come contro un muro e, quelle rare volte che riesce a trovare un varco, si trova l’altro muro, di fattura slovacca.

Sfiora un altro gol di testa: l’impressione è che, per tempismo e qualità di inserimenti possa fare anche più di mezza dozzina di gol.

Qualche sofferenza in più del solito, se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo, nei corpo a corpo, prima con Kouamé e poi con Piatek: ma parliamo di 3-4 azioni in cui poi ha deciso di contenere per non rischiare.

Sapete… è intelligenza anche individuare le occasioni in cui si deve fare un passo indietro.

Che le due prestazioni dei centrali siano super lo testimonia anche il dato statistico degli “expected goals” avversari: 0,17, numero impressionante al di là della qualità dell’avversario. Contro il Milan è stato un 0,38, contro la Juventus uno 0,83…

 

SKRINIAR 7+

Se De Vrij sparge feromoni appaganti e dà sicurezza e serenità ai compagni, Skriniar è quello che invece invita all’aggressione con i feromoni liberatori: ogni suo intervento è una istigazione, fomenta, incita, aizza, dà una scossa emotiva alla squadra evidente anche nel linguaggio del corpo dei compagni.

I creatori di Vikings, insomma, potrebbero farci un pensierino…

Lui, più di De Vrij, soffre la fisicità di Kouamé e poi Piatek, ma quando c’è da togliersi dall’imbarazzo non ce n’è per nessuno, anche quando è necessario andare a mettere una toppa in zone che non dovrebbero essere sue.

Palla al piede prova a “spaccare” la metà campo avversaria un paio di volte ma è talmente… selvaggio nella sua uscita palla al piede che anche i compagni hanno un attimo di sbandamento e lo guardano attoniti chiedendosi “che faccio?” e l’azione sfuma. Per il futuro, però, cosa da esplorare: per referenze, caro Skriniar, rivedersi il Lucio del 2009/10.

 

DALBERT 7-

Ullàllà.

Quando uno dice “dal suo lato non si passa” può sembrare una battuta ma non è così: una partita di incredibile sostanza e solidità, il 75% dei duelli vinti, palle recuperate (7, più di tutti) e intercettate, alcune uscite palla al piede in velocità fermate dal Genoa perché altrimenti sarebbero stati pericoli importanti (tre, di cui soltanto un fallo fischiato).

E tante piccole buone cose in attacco, con scambi rapidi e sovrapposizioni, benché queste ultime siano piuttosto contate… ma va bene anche così, perché in certi casi è meglio tenersi del margine di sicurezza.

L’impressione che ha spesso trasmesso è di un problema di insicurezza, quasi che il lavoro tattico che gli è richiesto da Spalletti sia troppo condizionante per un calciatore che, per caratteristiche fisiche e tecniche, probabilmente darebbe il meglio da esterno nel 3-5-2: solo che adesso è necessario fare lo step ulteriore, anche perché è necessario gestire Asamoah, che di suo qualche partita per acciacco/infortunio la salta sempre.

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