#InterBarcellona 1-1: non si molla un centimetro

Introduzione

Ero indeciso sul titolo, perché quello forse più adatto sarebbe stato “ancora troppo presto” oppure “ci va di lusso così”: diversi nel concetto ma simili nella sostanza, apparentemente lontani da quello che alla fine ho scelto, eppure tremendamente veri tutti e tre, in grado di raccontare la partita in tre sentenze inappellabili e inconfutabili.

Perché è vero che è “ancora troppo presto” per misurarsi con squadre come il Barcellona.

Perché è verissimo che il pareggio, un pareggio strappato così, arrivato dopo un Barcellona per larghi tratti straripante, è un lusso che ci mettiamo in tasca con fare gaudioso.

Ed è altrettanto vero che l’Inter ci ha messo quel qualcosa in più che magari durante la partita è stato uno dei problemi, ma alla fine è risultato decisivo per raggiungere il risultato: si può soffrire in campo per troppo cuore e troppa foga? Esattamente, ma ci arriviamo con calma.

 

Partiamo dalla premessa necessaria che è la stessa della partita precedente: non si poteva pensare di giocarla alla pari. L’Inter perdeva una delle sue peggiori partite non meno di 5 mesi fa, contro il Sassuolo, non giocando: oggi è qui a tenere testa al Barcellona, concedendo come è fisiologico fare, probabilmente più di quanto sia fisiologico fare, ma tenendo botta comunque.

Non sono soltanto i 6/7 anni di purgatorio a essere condizionanti, non sono gli anni spesi tra i Jonathan e i Kuzmanovic, tra i Medel e i Rocchi, tra i Melo e i Biabiany… giusto per ricordare chi e cosa siamo stati fino a un paio di anni fa o poco più.

Questione anche di abitudine, di mezzi tecnici, di “progresso” all’interno di un progetto e un contesto di squadra e società… processo in cui l’Inter è chiaramente un infante che pretenderebbe di fare a cazzotti con un adulto: pensare di giocare alla pari col Barcellona, questo Barcellona, è una follia che sarebbe preferibile non esercitare.

Soprattutto dopo 3 e più anni di Settlement Agreement, con annesse illogiche (sportivamente parlando) sanzioni come quella di limitare la rosa iscrivibile in lista A: ieri l’unico cambio a metà campo era Borja Valero… e ci va di lusso, anche questa, che lo spagnolo è in periodo di grazia e che uno degli altri cambi utilizzati è un signor giocatore come Lautaro Martinez, così fondamentale nella giocata che porta al gol di Icardi.

 

L’anno scorso scrissi un articolo su Valverde e il suo “Barcellona under construction”, era settembre 2017: ad Aprile, invece, avevo raccontato la sua “normalizzazione” a opera di Luis Enrique.

Il Barcellona di Valverde ha attraversato varie fasi e oggi, dopo un’intera stagione “di rodaggio”, appare squadra che è riuscita a togliersi di dosso non solo le “scorie” del guardiolismo, ma anche e soprattutto l’eccesso di “resultadismo” di Luis Enrique.

Ne scrivevo così l’anno scorso: “Guardiola ha scelto uno stile per vincere, Enrique ha scelto la vittoria come stile”, oggi Valverde ha sposato una via di mezzo di grande intelligenza e sensibilità calcistica.

Anche pensare di pensare di paragonare queste due partite al turno eliminatorio della Roma dell’anno scorso è follia, persino più folle che pretendere di affrontare il Barcellona ad armi pari: sono contesti diversi, sono momenti dell’anno diversi, c’è una maturità diversa. Nel finale di stagione scorso il Barcellona ha totalizzato 18 punti in 9 partite: 2 punti a partita contro i 2,6 della parte restante di campionato.

 

La partita, è vero, in superficie ci mostra il dato più eclatante, ovvero la disparità tecnica tra Inter e Barcellona: sono sembrate due squadre separate da un abisso, detto che il Barcellona di oggi tecnicamente lo puoi paragonare a 1/2 squadre al mondo, non di più.

Ma quello è solo un lato della medaglia, mentre l’altro racconta un’altra verità: che è soprattutto questione di testa, di sicurezza, di lucidità, di abitudine anche a stare in certi contesti: l’Inter è sembrata come quei personaggi dei film, che poi siamo noi nella vita reale, che devono improvvisare un abito un abito super-elegante (prestato e una taglia più grande) a una festa con convitati ricchissimi: in alcuni contesti di gioco il senso di inadeguatezza è apparso troppo evidente.

E che questo aspetto mentale/psicologico sia stato preponderante ce lo conferma la sensazione che abbiamo avuto tutti, nessuno escluso, nel guardare la partita: ovvero che per loro era un match “normale”, con un livello di tensione a cui sono abituati, mentre per l’Inter non era affatto normale.

Come è giusto che sia.

 

Eppure, giriamola come volete, parliamo anche di inadeguatezza, però l’Inter è riuscita a creare le sue occasioni da gol, un paio clamorose, e benché sia rimasta in piedi anche (diciamo soprattutto? Soprattutto!) per le prestazioni XXXL di Skriniar e Handanovic, si può dire che ha retto, che ha “tenuto botta” (e Ruben non c’entra niente… o forse sì, nel senso che è un passato veramente passato).

L’Inter, insomma, nonostante il vestito più largo da dovere riconsegnare l’indomani (presto presto, perché arriva avversario complicatissimo in campionato), è riuscita nella missione di portare a casa un pareggio che è pesantissimo in ottica qualificazione Champions, lasciando in mano ai nerazzurri il proprio destino.

Non fatevi ingannare dalla prestazione dei blaugrana: Valverde non si è fidato. Se per l’Inter questa partita è stata più complicata di quanto non sia stata quella dell’andata è perché Valverde, nel suo progetto di crescita, ha deciso di adattarsi, come fa spesso e intelligentemente, lavorando sui difetti dell’Inter, mettendoli in bella mostra e aggredendoli con ferocia.

(continua a pagina 2)

 

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