#Atalanta-Inter 4-1: l’#Inter in gita (infernale) a Bergamo

Inter in gita…

A volte basta un tweet per raccontare una partita prima ancora di vederla.

 

 

 

Poco prima del fischio di inizio decido di lasciare traccia di quel che penso, visto che il tempo di “presentare” l’Atalanta non c’è… ma, d’altra parte, cosa vuoi presentare? Come gioca Gasperini lo sa il mondo intero e ha sostanzialmente sempre giocato così senza grandi variazioni, quindi anche fare un approfondimento pre-partita sarebbe stato superfluo.

Ma se lo era per l’Atalanta, non lo stesso si può dire per l’Inter. Ne avevo scritto post-Genoa e post-Barcellona, stavolta senza adagiarmi sull’aspetto psicologico relativo all’Inter e che conosciamo tutti, ovvero che la partita più complicata è sempre la prossima.

No, non stavolta.

Perché contro l’Atalanta a Bergamo l’Inter si gioca una di quelle partite “maledette” che andarle a vincere sembra davvero un’impresa, tanto che mi sono sbilanciato in maniera talmente lampante da non lasciare adito ad alcun dubbio: quella contro i bergamaschi, in trasferta, è una delle 3/4 sfide più difficili del campionato.

 

Prendendo il periodo che va dal 2006 in poi (post-Calciopoli, quindi), lo score è impressionante: con le squadre con cui si è giocato almeno 10 partite, la classifica delle più rognose è lampante:

  • Contro il Napoli 0 vittorie, 4 pareggi e 7 sconfitte: 0,36 punti a partita;
  • Contro la Juventus 1 vittoria, 4 pareggi e 6 sconfitte: 0,64 punti a partita;
  • Contro l’Atalanta 2 vittorie, 6 pareggi e 3 sconfitte (oggi diventano 4): 1,1 punti a partita;

Facciamo meglio persinocontro Milan, Roma e Fiorentina (4 vittorie in trasferta), si soffre sempre contro Sassuolo (solo 2 vittorie su 6) e Genoa (non è una battuta, visto l’ultimo risultato: 4 vittorie, 2 pareggi e 5 sconfitte: 1,27 punti a partita), ma come si soffre a Bergamo è una rarità incredibile:

Se consideriamo il post-Triplete, ci abbiamo vinto 1 sola volta.

Poi, attenzione, fa di certo impressione che la stessa squadra che contro l’Inter sembra avere il demonio in corpo… anzi, che si trasforma direttamente nel peggiore dei demoni infernali, di fronte alla Juventus si squaglia come un pezzo di burro buttato dentro il forno a 220°: in totale 0 vittorie, 3 pareggi e 17 sconfitte dal post-Calciopoli, che diventano 2 pareggi e 8 sconfitte a Bergamo.

Ma non soffermatevi troppo su questa faccenda: sono solo divagazioni di un malpensante.

 

A prescindere dal grado di inchinazione nei confronti della Juventus, l’Inter sa, deve saperlo che contro gli orobici è sempre una partita come l’ho descritta in un tweet: un inferno.

A maggior ragione se si arriva da una partita folle, dai ritmi folli, come quella giocata martedì contro il Barcellona.

Invece no, sembra che non lo sapessero, né i calciatori in campo né Spalletti.

Per la seconda partita consecutiva il mister è il primo indiziato del “misfatto”, anche se in questo caso non è certo il più responsabile, dato che in campo si è vista una squadra talmente fuori giri (mentalmente) che l’impressione di ineluttabilità era tale e tanta che anche cambiandone 5 o 6 probabilmente non sarebbe cambiato nulla. Forse neanche giocando in 12 col 5-5-5 di Oronzo Canà.

Non è solo un problema di stanchezza fisica, cosa già evidentissima dopo i primi due minuti e diventata lampante dopo 15:

 

Una delle caratteristiche delle grandi squadre, ovvero quello che l’Inter vuol diventare al più presto, è quella di saper fare il “salto” del gradino… che in realtà non è un gradino e non sono due, ma un’intera scala: ovvero quello che separa un impegno mentale totalizzante come quello di una partita di Champions League e la partita successiva, fosse anche nel più sperduto campetto di periferia di una provinciale che non fa neanche provincia.

E chiaramente non stiamo neanche parlando di Bergamo, la cui formazione ha subito il contraccolpo dell’inizio (e non è raro) con le sconfitte contro Cagliari e Spal che “coronano” un inizio salvato solo dalla prima partita contro il Frosinone (dalla seconda all’ottava giornata 3 pareggi e 4 sconfitte), ma che nonostante questo oggi è ottava in campionato a -7 dai nerazzurri di Milano.

Questo gradino, questa scala di separazione tra un impegno condizionato da riflettori, attenzioni, ansia, attesa, e la partita successiva dove la vedi con 90 secondi di ritardo causa piattaforma-spettacolo di nome Dazn, in mezzo alla pioggia battente sotto lo sguardo attento di appena 20mila spettatori, è probabile che sia una delle maggiori cause della sconfitta dell’Inter.

Insomma, partite come quella di martedì ti prosciugano, letteralmente, testa e corpo.

Ne volete una dimostrazione? Eccola:

(il Betis era in zona retrocessione, adesso è 12°)

La partita è stata tremenda per entrambe le squadre e su queste pagine lo abbiamo scritto a chiare lettere: ritmi folli… e il Betis ha giocato giovedì, l’Atalanta ha avuto una settimana per prepararsi.

Spalletti gioca ancora sulla psicologia e su una valutazione che appare sbagliata, anche se col senno di poi è facilissimo dirlo: è l’ultima partita prima della sosta, limitiamo il turnover, tanto da vedere in campo gente che avrebbe anche bisogno di rifiatare come Brozovic, Politano, Perisic e Vecino.

Benintesi, non sono neanche i peggiori in campo: quindi nessuno ci assicura che i possibili sostituti avrebbero fatto meglio.

In più fa altre due valutazioni, col senno di poi una giusta e una sbagliata.

Il campo è pesante e, pertanto, forse è meglio mettere dentro i corazzieri: sbagliato (ma lo dico da sempre, quindi niente “senno di poi”), perché soprattutto in condizioni più complicate, più tecnica hai e comunque meglio giochi.

(continua a pagina 2)

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