#InterFrosinone 3-0: tattica e pagelle malpensanti

Introduzione

Nel precedente articolo ho insistito su un concetto: benché l’avversario fosse di caratura inferiore, nonostante una vittoria netta e senza alcuna discussione possibile, nonostante una vittoria apparente scontata, quella contro il Frosinone è stata una partita da più strati di lettura, emotivi e anche tattici.

Ci piacerebbe dire che, sì, il più forte vince sempre, ma questo non è sempre vero, almeno non in un campionato come il nostro dove il peso arbitrale è sempre enorme e dove ci sono inspiegabili sproporzioni di impegno e combattività delle “medio-piccole” quando affrontano le squadre più blasonate.

A maggior ragione se di mezzo c’è l’Inter, squadra incapace di concepire il semplice concetto di “normalità”: ma la si ama anche (e forse soprattutto) per questo, no?

I nerazzurri hanno affrontato il Frosinone inizialmente disposti in campo con un 4-2-3-1 che finalmente fa felici i giornalisti e i grafici pallonari che da settimane insistono su questo modulo nonostante un 4-3-3 piuttosto chiaro:

2018 11 inter frosinone 4-3-3 o 4-2-3-1 1

Tutto giusto all’inizio, perché Nainggolan parte da trequartista vero, caratterizzato dal solito pressing da seconda punta vera, spesso più accanto a Icardi che non in mezzo alle due ali: 4-4-1-1 diremmo se non fosse che la disposizione del Frosinone era tale da consentire sia a Politano che a Keita di giocare piuttosto alti per tutto l’arco della partita.

 

Zampano da un lato e Beghetto dall’altro erano gli unici ad attaccare sugli esterni, visto che Pinamonti e Ciofani sono rimasti piuttosto centrali in attesa del solito pallone lungo, mentre Chisbah e Cassata hanno giocato a rincorrere i dirimpettai senza concedersi grandi divagazioni al di là di quella fetta di campo disegnata dal modulo 5-3-2: questo è, visto che i due esterni hanno fatto sostanzialmente i difensori.

Inizialmente, quindi, il pressing dell’Inter era portato da 4 uomini, con Lautaro Martinez vertice alto, mentre Gagliardini e Borja Valero hanno portato una pressione parallela piuttosto alta:

Sono bastati pochi minuti, però, perché Spalletti si accorgesse del cortocircuito tattico: con Ciofani piuttosto bravo a fingere l’attacco in profondità e poi accorciare, con la difesa dell’Inter insolitamente (l’avverbio dipende dagli interpreti, De Vrij e Skriniar) tendente a stare un po’ troppo sganciata dai centrocampisti, il rischio era che il lancio lungo del Frosinone trovasse Ciofani libero, con Pinamonti ad attaccare la profondità e i due interni avversari che si portavano a rimorchio.

L’evoluzione dell’immagine precedente, infatti, racconta proprio questo rischio:

Distanze ovviamente sbagliate, con Gagliardini e Borja Valero troppo alti, nessuno disturbo in mezzo, due terzini sottoutilizzati e due centrali in costante agone nel duello uno contro uno.

 

Va bene che di fronte non ci fossero Kane e Alli, però meglio non rischiare: dopo 5 minuti l’Inter cambia disposizione e passa a 3 in mezzo, con Borja Valero centrale e Gagliardini-Nainggolan ai lati.

La mossa ha due logiche: Borja Valero più libero di giostrare in fase di possesso, con la possibilità di rimanere lì in zona a dar fastidio: di testa non ne prende una neanche da solo (bugia: l’azione del primo gol parte da un suo recupero proprio di testa), però almeno presidia la zona e impedisce agli avversari la vita facile lì in mezzo.

Quelle due apprensioni iniziali svaniscono via in un istante, con una mossa: non sono solo movimenti di adattamento del 4-2-3-1, è proprio un cambio di modulo vero e proprio.

A raccontarcelo è la fase di pressione dell’Inter che porta al primo gol di Keita: mentre in una delle immagini precedenti era chiarissimo il “2-3-1” che segue al “4” della difesa, nelle due che seguono è altrettanto evidente la disposizione “3-3” dei reparti di metà campo e attacco.

Nettamente diverso.

 

 

Se non bastassero i tre attaccanti, facciamoci bastare i centrocampisti:

Riguardiamo l’immagine del primo pressing che abbiamo visto e notiamo la differenza:

 

Dal recupero di cui sopra partirà il gol, e non è un caso che a recuperare sia proprio Borja Valero centrale. Interessante notare la posizione di D’Ambrosio, altissima, che approfondiremo fra poco.

L’Inter ha giocato sostanzialmente col 4-3-3 per quasi tutta la partita, anche nel secondo tempo:

2018 11 inter frosinone 4-3-3 o 4-2-3-1 9.jpg

Importante notare che la presenza di un calciatore come Nainggolan porti i nerazzurri ad adeguamenti in corsa sia che giochi col 4-3-3 che con il 4-2-3-1. Nel secondo caso, abbiamo visto come spesso sia 4-4-1-1 in fase di non possesso e 4-2-3-1 in fase di possesso, in qualche caso addirittura Nainggolan proprio accanto a Icardi.

 

Nel caso del 4-3-3, invece, soprattutto contro avversari che “abusano” del lancio lungo, Spalletti chiede a Vecino o Gagliardini (ed è il motivo per cui il ballottaggio è tra questi due) di scalare sui rinvii della difesa o del portiere, come mostrato nella foto seguente:

In questa immagine, tra l’altro, è abbastanza agevole comprendere il perché del cambio in corsa operato da Spalletti.

In fase offensiva, invece, l’Inter ha mostrato per larghi tratti un piacevole possesso palla che ha disinnescato spesso la pressione del Frosinone. Moreno Longo ha scelto di non pressare alto, se non in specifiche situazioni in cui si è manifestata la difficoltà individuale di qualche difensore interista. Una tattica attendistica che in altre situazioni ha dato risultati all’avversario dei nerazzurri, ma non stavolta.

L’idea di fondo è quella che abbiamo visto operare dal Genoa e dal Barcellona, come avete avuto modo di leggere su queste pagine: primo possesso relativamente “comodo”, attacco alla seconda o terza ricezione, soprattutto se l’azione si sviluppa sul duo terzino-interno della catena laterale: in quel contesto si sviluppa anche il rientro degli attaccanti su Borja Valero per impedirne la ricezione.

 

Riproponiamo una sola immagine a summa di tutte le altre perché tanto sarebbero uguali:

Se le cose non sono andate benissimo è anche perché i nerazzurri hanno fatto un’ottima partita, sbagliando pochissimo e muovendosi moltissimo, potendo contare sul continuo movimento dei tre attaccanti e di Nainggolan, che hanno offerto un costante appoggio ai difensori e a Borja Valero.

L’immagine che segue è la “touchmap” aggregata di Lautaro, Keita, Politano e Nainggolan:

(continua nella seconda pagina)

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