#TottenhamInter: conosciamo l’avversario

Introduzione

La premessa è d’obbligo: ho visto il Tottenham per qualche partita e in tutta la mezza dozzina di partite (compresa andata con l’Inter) ci sono state diverse variazioni sul tema. Pertanto l’analisi che segue non nasce per dare una chiave di lettura universale a una squadra il cui allenatore è bravissimo nel cambiarle pelle con pochi aggiustamenti, regalando all’osservatore diversi spunti tattici diversi da patita a partita.

Quello che segue si basa anzitutto sul primo tempo della partita contro il Chelsea e comunque vanno fatte due tare.

La prima è che la squadra di Sarri sembrava davvero ferma sulle gambe, completamente fuori registro, con parecchia confusione in mezzo al campo e una insolita arrendevolezza difficile da spiegare.

La seconda è che entrambi i due gol d’apertura nascono da letterali sciocchezze in difesa: sul primo il fallo di David Luiz, su entrambi c’è l’aggravante della mancata reattività di Kepa, paradossalmente più determinante nel primo che nel secondo gol.

 

Aggiungiamo una terza e una quarta tara: sull’1-0 c’era un rigore per il Chelsea per chiaro fallo di Foyth su Hazard (in generale tutta la direzione di Atkinson è sembrata molto, ma molto, casalinga, riallineata dopo il 2-0); inoltre, il Chelsea ha comunque prodotto, nella prima mezz’ora, non meno di 5-6 occasioni buone che sono state sprecate malamente soprattutto da un Morata da cui credo che Sarri sarebbe felicissimo di liberarsi: è esattamente l’opposto del suo attaccante ideale.

Queste le dovute premesse, ma voglio sottolineare che la scelta di approfondire il primo tempo contro il Chelsea non è solo perché trattasi dell’ultima partita giocata: per molti versi questa Inter, nella versione 4-3-3, somiglia molto al Chelsea di Sarri, soprattutto per la specificità di due calciatori: Jorginho e Brozovic, stesso mestiere, stesso peso all’interno della squadra, stessa importanza, e pertanto diventa un’importante cartina di tornasole del Tottenham che Spalletti & co. potrebbero trovarsi a fronteggiare.

Dati gli strumenti di lettura necessari per affrontare l’articolo, cominciamo.

Opinione comune e diffusissima, come la leggo ormai da tempo sui giornali e sento alla tv, è che il Tottenham di Pochettino gioca con il 4-2-3-1… e mi sembra la stessa storia con il 4-2-3-1 di Spalletti: ovvero è un modulo che spesso e volentieri esiste solo sulla carta.

Di partenza, e in apparenza, tutto porta a credere che sia un 4-2-3-1 con Son e Eriksen larghi e, in effetti, quando ha comodità di abbassarsi, a possesso palla avversario consolidato, diventa il modulo a cui approda la squadra. Solo che in realtà Pochettino sembra avere sposato quasi definitivamente una linea diversa, a maggior ragione se si trova ad affrontare squadre dall’impostazione molto “centrale”, come l’Inter e il Chelsea di Sarri.

 

Lo fanno di solito ma in questi casi ancora di più, sia Son che Eriksen, infatti, si accentrano molto: il primo per fare la punta aggiunta, il secondo per aggregarsi ai centrocampisti, essendo il vero cervello della squadra, figuriamoci poi in assenza di Dembélé. Quando parlo di punta aggiunta forse commetto un errore, perché non è raro trovare Son come primo attaccante, con Kane e Alli a smazzarsi il lavoro sporco alle sue spalle, lui lasciato lì per sfruttare la sua velocità.

Sostanzialmente ci si può trovare di fronte a un tridente d’attacco molto stretto (sia con il solo Alli alle spalle dei due, sia con Kane supportato dai due trequartisti) e un triangolo a metà campo che si muove molto, adeguandosi alle necessità della squadra: a volte è con il vertice basso (in quel caso è Dier), più spesso col vertice alto costituito da Eriksen: la posizione del danese dipende molto dall’avversario.

 

Tradotto in parole povere, il Tottenham pendola tra un 4-3-3 molto stretto e un 4-3-1-2 a rombo in cui la seconda punta è Son, il trequartista Alli.

Occhio, però, che Son e Alli sono molto bravi a scambiarsi la posizione, con il centrocampista inglese davvero molto bravo a buttarsi in area senza palla e risultando spesso un problema illeggibile per l’avversario.

 

In questo contesto, il ruolo di Kane è vitale perché svaria moltissimo e diventa sostanzialmente immarcabile: la punizione da cui nasce il gol di Alli contro il Chelsea nasce proprio da una sua divagazione sul tema, verso destra, con lo stupido fallo di David Luiz a fare da cornice.

In fase di pressione, sono interessanti le scelte di Pochettino che, se gioca Son, come dicevamo prima in generale preferisce lasciarlo molto avanzato, quasi da prima punta, chiedendo a Dier (soprattutto) o Sissoko di compensare: non è insolito trovare Eriksen e Sissoko in mezzo come se fossero loro i due centrali di metà campo (per il calciatore danese sarebbe il ruolo originario), Dier che si alza in pressing e Kane che scala come fosse lui l’esterno: in questa immagine si nota Dier più alto su Kovacic, Son prima punta, Kane largo a sinistra mentre Eriksen è sostanzialmente centrale con Sissoko.

Focalizzate l’attenzione su Alli (in mezzo a Dier e Kane cerchiati di rosso) perché ci torniamo più tardi.

Con questa disposizione, il Tottenham riesce a giocare con un baricentro più basso che gli consente di sfruttare le ripartenze rapide: Son contro il Chelsea è stato un’iradiddio immarcabile da chiunque, roba che ha ricordato a molti il miglior Salah visto a Liverpool.

 

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