#RomaInter 2-2: che spreco!

Introduzione

Il post Roma-Inter si vive tra rammarico e realismo, in una cornice di polemiche che in questa partita non mancano mai. Polemiche, giusto sottolineare, per nulla “bipartisan”, anzi: improvvisamente, per tutti, nascono dubbi sul nuovo protocollo Var che ha reso incomprensibile l’utilizzo dello stesso, portandolo su un piano di realtà che non coincide né con quello della partita né con quello di chi guarda.

D’altra parte durante Milan-Parma è stato Guidolin a raccontarci cosa pensa il mondo del calcio sull’argomento, con molta sincerità, quella che manca a tanti protagonisti: il Var non deve raccontare tutta la verità per forza, anzi. A gran parte del mondo del calcio piace che le partite siano decise da elementi estranei al merito delle squadre.

Ma tant’è, ci torniamo più tardi.

Nella lotta tra realismo e rammarico, invece, difficile che una delle due tesi venga fuori dal confronto vincitrice: 2-2 anche in questo caso…

29 punti in 14 giornate danno un’ottima proiezione sulle 38 di Serie A: si arriverebbe a 78/79 punti che negli ultimi anni ha valso più secondi e terzi posti che non quarti.

 

Grazie al pareggio in casa della Roma, l’Inter oggi ha 29 punti e, pertanto, rimane solidamente attaccata alla possibilità del secondo/terzo gradino del podio in proiezione, dato che la Juventus fa gara a sé e qualunque cosa non vinca quest’anno è esclusivo suo demerito.

Non ci sarebbe nulla da lamentarsi guardando la situazione dall’esterno e guardando esclusivamente all’oggi.

Poi, è chiaro, le proiezioni servono relativamente, perché 14 partite possono raccontare tutto e il contrario di tutto: l’anno scorso la classifica recitava Napoli 38, Inter 36, Juventus 34, Roma e Lazio 32. La Sampdoria aveva 27 punti e sembrava un puntino lontano.

L’anno scorso raccontava una proiezione, per l’Inter, di quasi 98 punti, ne ha fatti 72. Va anche detto che l’anno scorso era evidente che stesse raccogliendo più punti di quanto non ci si aspettasse.

Al tifoso interista del dicembre 2018, però, manca questa sensazione e lascia che il rammarico pareggi contro il realismo pensando agli arbitraggi contro Sassuolo, Torino e Parma che costituiscono un peso non indifferente in questa fase della stagione: tre/quattro punti in più oggi darebbero altro valore alla classifica, racconterebbero una storia diversa prima di Inter-Juventus.

Rammarico anche pensando a come si è sciupata un’occasione clamorosa come quella contro una Roma rimaneggiata dall’assenza improvvisa di Fazio, nonché quelle attese di Dzeko, De Rossi e El Shaarawy, con Perotti e Pastore appena recuperati.

 

Alla lettura della formazione con Cristante, Santon, Juan Jesus e (il pur buonissimo!) Zaniolo è venuta l’acquolina in bocca ai tifosi nerazzurri: è l’occasione giusta per “matare” un avversario diretto spedendolo a -12 e decretando la fine di Di Francesco. Ai calciatori evidentemente non così tanto, o almeno non in tutti i 90 minuti.

Non c’è stato nulla da fare: la Roma resta a -9 e l’alibi del rigore non dato per fallo su Zaniolo è perfetto per la Roma e le ambizioni di Di Francesco. Poi ce n’è uno clamoroso su Icardi a fine partita ma la narrativa mainstream sulla partita non prevede che si parli di eventuali torti subiti dall’Inter.

Per dire, questa è la prima pagina della Gazzetta dello Sport di oggi:

 

Questa è invece quella dopo la partita contro il Parma, con il fallo di mano di Di Marco non visto né rivisto al Var: trova le differenze.

 

Tranquilli, non vi faccio vedere quella del Corriere dello Sport perché quello è tifo spudorato, non giornalismo: in confronto, quello che si fa su queste pagine è per loro equilibrismo tra tifo e imparzialità.

Pendoliamo ancora tra gli argomenti e viene fuori “Sei quello che riesci a portare a casa” dice Spalletti a fine partita e a casa si porta un pareggio che, nella sostanza, non racconta tutta la verità della partita, almeno non la verità delle occasioni: racconta quella delle emozioni e della voglia delle squadre messe in campo.

Di Francesco deve fare di necessità virtù, schierando quello che ha: nonostante questo, l’atteggiamento della Roma rimane quello di sempre, con un pressing troppo alto e distanze troppo importanti tra i reparti.

 

Spalletti lo sa e, per provare a sfruttare questa debolezza, decide di sacrificare uno dei suoi dogmi: via dalla metà campo un giocatore prettamente fisico (Vecino e Gagliardini entrambi in panchina), dentro solo piedi buoni con Brozovic, Joao Mario e Borja Valero. Che sia un 4-3-3, stavolta, è chiaro anche ai giornalisti e ai grafici di Sky.

La mossa ha una sua logica, totalmente persa nella narrazione durante e post partita. Nelle occasioni più importanti, vedi Barcellona e Tottenham, l’Inter ha mostrato di patire un certo tipo di aggressione, ovvero quella che rende necessario tenere alta la concentrazione e la precisione per lasciare “palla pulita” in mezzo al campo finché non arriva sulla trequarti avversaria.

È probabilmente questa la ragione per cui l’allenatore dell’Inter va dritto su questa formazione: gestire la palla durante le fasi di pressione della Roma.

Soprattutto nel primo tempo il meccanismo ha funzionato: il pressing della Roma è sempre stato molto alto e molto aggressivo, ma i piedi buoni della metà campo interista hanno fatto sì che qualcosa di questo pressing risultasse stridente, fatto con quell’attimo di ritardo che ha consentito all’Inter di ritrovarsi spesso e volentieri a superarlo e trovarsi con tanti avversari sopra la linea della palla.

Purtroppo la gestione del pallone tra trequarti e portiere, spesso in velocità e nelle migliori condizioni per poter fare male all’avversario, è stata più che insufficiente, nonostante nel primo tempo le occasioni non siano mancate, anzi.

 

Dopo un primo iniziale mezzo spavento sul cross di Zaniolo, è Icardi che ha una palla buona: invece di tirare in porta o, ancora meglio, appoggiare all’accorrente Borja Valero, decide di fare una specie di pallonetto incomprensibile che ancora non è chiaro se fosse un tiro (tesi più probabile) o un assist per Perisic.

Da quel momento, se si prova a estrarre il succo della partita, si può dire che le due squadre hanno un attimo abbassato i ritmi, eccezion fatta per un paio di sortite di Asamoah sulla sinistra, ma con una sola squadra padrona del campo, ed è l’Inter.

Padrona del possesso, padrona del gioco, tanto che nel primo quarto d’ora la Roma si rifugia molto spesso sul rinvio lungo verso Schick, molto sollecitato dai compagni e efficacissimo nella protezione della palla. Per chi avesse dubbi sulle scelte che fa di solito Spalletti, basta rivedere quante volte la Roma riesce a risalire il campo con un lancio lungo: i duelli di testa li ha vinti quasi tutti la Roma e quelli che ha perso sono comunque più spesso finiti tra i piedi dei romanisti.

(Continua nella seconda parte)

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