#JuventusInter 1-0: giocata più che alla pari

Introduzione

Per il tifoso interista ci sarebbe da scindere quella che è la realtà dei fatti e quella che è la naturale aspirazione di un tifoso ambizioso che vorrebbe rivedere la propria squadra ai fasti che le competono.

La premessa è d’obbligo perché se oggi fa impressione parlare di Juventus a +14 lo si deve più allo strapotere dei bianconeri che non a demeriti dell’Inter, che per stare al passo della Juventus avrebbe dovuto fare un campionato sopra le righe: impossibile stare al passo di 14 vittorie e 1 pareggio, partenza che è condivisa con appena 3 squadre da quando ci sono i 3 punti in gioco: il PSG di questa stagione, il Barcellona del 2012-13, il City dell’anno scorso, ovvero squadre che hanno vinto i rispettivi campionati con distacchi abissali nonostante squadroni del calibro di Real e Atletico Madrid, oppure Liverpool, Chelsea, United etc…; a cui si aggiunge il PSG in un campionato senza appetibilità come quello francese e il Tottenham del 1960-61, vittorioso con 8 punti di distacco ma non c’erano i 3 punti: 8 vittorie di differenza (per l’avversario 8 pareggi) ieri erano 8 punti, oggi sarebbero 16.

Insomma, nei 7 anni in cui Inter, Milan e Roma hanno smantellato contemporaneamente, in cui si è dato il via a questa aberrazione legale che è il Fair Play Finanziario, in cui è stato complicato trovare altre proprietà solide e senza libertà di spendere (oggi si può spendere solo ciò che si produce…), la Juventus ha saputo costruire un divario enorme, a partire dallo stadio di proprietà, in un momento storico preciso, pre-FPF, con oculatezza e anche quella dose di fortuna che devi essere bravo a sfruttare.

A macchina in moto, la conduzione è stata esemplare.

Pensare di potersela giocare alla pari è una utopia che non è concepibile da una mente perfettamente legata alla realtà. O almeno, giocarsela alla pari sul lungo percorso: se è vero, come ho scritto molte volte, che l’anno zero è stato l’anno scorso, quest’anno è il primo vero anno di progetto nerazzurro, al momento non raffrontabile a quello bianconero, che ha solide radici nel passato e… nel prossimo futuro.

Ho volutamente sottolineato “sul lungo percorso” perché sul singolo confronto l’Inter ha dimostrato non solo di potersela giocare alla pari, ma anzi di essere talmente solida e quadrata da strappare la considerazione che la sconfitta non solo sia ingiusta, ma che per larghi tratti la squadra che ha meritato di più era proprio quella di Spalletti.

 

Tweet che nasce polemico perché reputo inconcepibile criticare Spalletti dopo la partita di ieri, tra l’altro sulla base di un assunto che non condivido ma che mi concedo di analizzare più avanti.

Non sono mai stato uno spallettiano, anzi: pur ammettendo che in quel determinato momento storico era l’unica scelta logica dettata dalla necessaria realpolitik, pur avendo comprensione che dopo De Boer e Pioli era un netto upgrade, io avrei fatto altre scelte: magari più rischiose, magari fallimentari, ma con la convinzione di portare questo progetto a una più solida determinazione.

 

Mi sbagliavo, perché Luciano è riuscito a trasmettere a quella banda di scalmanati l’idea di essere squadra, di poter essere squadra: nonostante la differenza tra i singoli sia enorme, l’Inter ha giocato più che alla pari contro la Juventus, allo Stadium. E lo ha fatto nonostante un dato abbastanza lampante: dell’11 nerazzurro, anche in considerazione dell’attuale stato di forma, in bianconero avrebbero giocato titolari solo Skriniar e Vrsaljko, ma solo se a destra si considera De Sciglio e non Cancelo. Altrimenti solo lo slovacco… ma non ditelo agli juventini perché non sarebbero neanche d’accordo.

La differenza tra Inter e Juventus è racchiusa in questo concetto: che il collettivo funziona, eccome se funziona, ma che i collettivi sono fatti da individualità che ti consentono di prevalere se sono eccellenze… o in assoluto o nel metro dei confronti diretti.

E in questa partita la sensazione è stata chiara: l’Inter come squadra ha giocato alla pari, addirittura per certi versi si è fatta preferire; la Juventus l’ha vinta con la qualità dei singoli e la capacità di non sbagliare il colpo del ko, mentre l’Inter ne ha sbagliati almeno un paio.

Certo, per arrivare a questa considerazione c’è anche da dire che l’Inter ha probabilmente espresso un livello che si avvicina al suo massimo attuale: non il 100%, perché manca Nainggolan, perché Perisic non è ai suoi livelli, perché a metà campo Gagliardini non vale Vecino, ma per intensità, concentrazione e applicazione è tra le prestazioni migliori dell’anno e mezzo con Spalletti… e quindi possiamo allargare la forbice anche a diversi anni più in là. Se non è 100% poco ci manca.

 

La Juventus, invece, ha dato l’impressione di volerla gestire, in parte per gli errori di Allegri, in parte perché in calando fisicamente: di certo non ha espresso tutto il suo potenziale… anche se per questo va dato merito all’Inter.

Il tutto per dire che la distanza con i bianconeri c’è ed è ancora tanta, ma la strada è quella giusta: non ci sono dubbi, non possono essercene.

La partita

Le due squadre inizialmente si affrontano con lo stesso modulo di base, che è un 4-3-3 almeno formalmente. Nella realtà, invece, le cose sono piuttosto diverse perché cambiano le interpretazioni.

Mentre l’Inter si disegna presto, sia in attacco che in difesa, con un 4-1-4-1 molto più evidente del 4-3-3 (concettualmente potrebbero essere la stessa cosa ma non lo sono), dall’altra parte Allegri lascia molta libertà agli attaccanti, chiedendo a Mandzukic e Dybala di fare da trequartisti e Ronaldo unico riferimento davanti, ma molto diverso da Icardi: se l’argentino vive di e nel mezzo, Ronaldo è piuttosto refrattario a rimanere in quelle zolle.

Non è solo una questione di tendenze: dopo pochi minuti di partita, Allegri inverte i due terzini (prima c’era Cancelo a destra e De Sciglio a sinistra), chiedendo sia a Mandzukic che a Ronaldo di decentrarsi verso sinistra. Con l’aggiunta di Matuidi, sulla destra dell’Inter c’è una potenziale costante inferiorità numerica 3 contro 2, a volte anche 4 contro 3 che, però, “esploderà” solo a tratti nel primo tempo e nei primi minuti del secondo tempo.

 

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