Portogallo campione d’Europa: vince il brutto anatroccolo, perde la spocchia francese

(di Alberto Di Vita)

France's forward Kingsley Coman walks away as Portugal players celebrate their forst goal during the Euro 2016 final football match between France and Portugal at the Stade de France in Saint-Denis, north of Paris, on July 10, 2016. / AFP / FRANCK FIFE (Photo credit should read FRANCK FIFE/AFP/Getty Images)
(Photo credit should read FRANCK FIFE/AFP/Getty Images)

Alla fine è accaduto: la squadra più brutta dell’Europeo, come ci si aspettava, ha vinto. E quando la definiamo “la più brutta dell’Europeo” non intendiamo solo Euro 2016: il Portogallo è la squadra più brutta mai vista vincere in un torneo delle nazionali (almeno nelle competizioni “di rango”). Sì, più brutta ancora di quella Grecia che nel 2004 rubò l’illusione ai portoghesi di poter vincere in casa. Ecco, brutta squadra, ma con criterio e logica.

Lo stadio Stade de France di Saint Denis si colora di verde e rosso appena Clattenburg decreta la fine della partita tra Francia e Portogallo: si colora anche Lisbona e, fatta eccezione per le città francesi, si percepisce un diffuso senso di piacere tra la gente che ha deciso di simpatizzare per il brutto anatroccolo.

Non è stato difficile parteggiare per i portoghesi: mai una parola fuori posto, hanno fatto un campionato onesto e senza mai pretendere nulla di più di quel che avevano ottenuto. Insomma, un Portogallo diverso dalla pavoneggiante squadra che fino a qualche anno fa pretendeva d’essere la più bella d’Europa.

Alla Francia, invece, risulta più facile essere antipatica: accade anche all’Italia, ma in questo i francesi sono professionisti inarrivabili. Se non fosse bastata la naturale inclinazione delle cose, Payet al minuto 8 mette le cose in chiaro: desideriamo farci odiare profondamente. Vero, il calcione preventivo e intimidatorio al miglior attaccante avversario è pratica antica dell’arte pedatoria e ci sono stati dei veri professionisti in questo aspetto sinistro del gioco del calcio: ma una cosa è il calcione che ti fa volare senza farti danno, se non farti paura (è un’arte, non una disciplina di lotta), un’altra è l’atto premeditato, deliberato, intenzionale e brutale di Payet che azzoppa il miglior giocatore in campo della finale.

foul-1024x768Via i formalismi e i buonismi: quel fallo è volontario e premeditato.

Ed è l’ultimo atto che fa pendere la bilancia del tifo imparziale verso i lidi portoghesi. La partita inevitabilmente cambia pelle e avvantaggia la Francia… a meno che non volete sposare le teorie bislacche di certi pseudo-giornalisti sportivi teorizzanti una maggiore pressione psicologica, dannosa, nei confronti dei francesi. Ora, non vogliamo scomodare la mitologica madre dei cretini sempre incinta, però partorire minchiate è sport nazionale sdoganato da commentatori di infimo livello. Per dire: abbiamo sentito anche che sui francesi hanno avuto influenza e peso i disagi e i disordini nazionali delle ultime settimane.

LA PARTITA

In fin dei conti non è stata una finale così brutta come ci si poteva immaginare: vuoi la stanchezza, vuoi i molti errori di entrambi gli allenatori uniti all’indisciplina di certi giocatori, tutto sommato è venuta una partita per larghi tratti godibile, con qualche azione interessante e occasioni da gol.

I due allenatori ne combinano di cotte e di crude, anche se è Deschamps che decide di inventarsi il peggio: dopo un iniziale 4-3-3 che diventa 4-1-4-1 con Pogba davanti alla difesa (!!!), prova a sfruttare la vena di Sissoko posizionandolo sulla trequarti in un 4-2-3-1 osceno. L’effetto? Sissoko aveva fatto benissimo partendo da dietro e prendendo in velocità i troppo statici (in difesa) centrocampisti portoghesi: giocando più avanti, il risultato è stato quello di annullarne le qualità. Bravo Didier!

Fernando Santos, dal canto suo, parte con il solito 4-1-3-2 ma è costretto a cambiare in corsa per il regalo del gentile Payet: dentro Quaresma per Ronaldo (roba che neanche Lercio poteva inventarsela meglio). Il Portogallo sembra disporsi in un 4-1-4-1 con Nani unica punta; ma è l’ignoranza tattica del Trivela a condizionare il Portogallo: raramente sta dove deve stare, quasi mai fa la cosa che dovrebbe fare (allargare il gioco o inserirsi in area), e questo provoca dissesti nella metà campo portoghese, costretta a subire le accelerazioni di un monumentale Sissoko. No, dico, Sissoko: gioca nella serie B inglese e ieri è valso almeno 12 Pogba (quindi almeno metà del PIL francese, stante le quotazioni di mercato nostrane).

13600341_1138594942871629_1698277091343070945_nEcco, Pogba. Diciamolo subito: a meno che non ti chiami Massimo Mauro e sei sotto effetto di allucinogeni pesanti (ringraziamo Diego Sgambati per il video), puoi definire l’Europeo di Pogba in un solo modo: disastro. E ieri è stata la controprova che il ragazzo, di grandi doti fisiche e tecniche, tatticamente è uno sprovveduto e moralmente non è e non sarà mai un trascinatore, un leader, troppo preso com’è a fare svolazzi e pensare a sé stesso: qualcuno gli ricordi che anche Michael Jordan ha avuto bisogno dei Paxson e dei Kerr. Ha una sola chance di diventare grandissimo ed è… portoghese: José da Setúbal.

La partita vivacchia così, con aspetti tattici che forse analizzeremo con calma, pur essendo più gli errori e i difetti che non i pregi.

13643961_1057453204292270_1831093561_nIl Portogallo la vince perché fa la mossa giusta, mentre Deschamps pensa di trascinarla così come l’ha iniziata, pur essendo chiari che gli avversari potevano essere attaccati con più velocità e determinazione. Fernando Santos la vince con l’unica mossa che gli era rimasta, quella della disperazione: dentro Eder… no, dico, al momento dell’ingresso sembrava di vedere Venus Williams con qualche muscolo in meno e per un attimo ti riscopri col dubbio che fosse un torneo open. Poi lo vedi in campo e ti rassicuri: non usa la racchetta e i piedi sono ferri da stiro (bene, è un centravanti portoghese, è certificato). Lo guardi e hai la certezza che, in campo, sia in assoluto il più scarso e il più ignorante di tutti: quindi ti viene naturale pensare che sia proprio lui a deciderla.

La vince non perché pensa di poterla vincere, ma perché Eder è l’unica risorsa che gli è rimasta per dare fiato ai suoi: l’attaccante si lancia su ogni palla buttata in avanti come se non avesse un futuro, mettendo alla frusta i due centrali francesi. Randella, si fa randellare, allenta la tensione, “fa salire la squadra” (come si dice in gergo): per un Portogallo stremato, una manna. E se qualcuno si aspettava quantomeno un colpo di testa (che c’è stato, su calcio d’angolo), il gol arriva nel più inaspettato dei modi, come se fosse un Cristiano Ronaldo (parentesi: ottimo CT, grande grinta. José cominci a preoccuparsi di un nuovo avversario futuro).

VINCITORI E VINTI

Punita la spocchia della Francia (no, dico: non vi sembra di esagerare nel preparare persino il pullman con scritto “campioni d’Europa”?), l’immobilismo di Deschamps… Dico, poi la Francia avrebbe vinto dopo avere affrontato Albania, Svizzera, Romania, Irlanda, Islanda, una Germania azzoppata (mancanti Hummels, Gomez, Khedira, Boateng a mezzo servizio e poi infortunato, Reus e Gundogan)… e avere messo k.o. volontariamente Ronaldo: dài, c’è un limite alla decenza. Con buona pace di tutti i commentatori italiani (ma perché devono tifare Francia?): bocciati senza pietà sia Caressa (ai minimi storici… sempre che abbia avuto dei massimi) e Walter Zenga, inascoltabile, “ultrà” nel peggiore dei significati, quasi si sentisse costretto a non parlare di Inter (“Joao Mario? Finalmente un’idea geniale!!! No no, scusatemi, mi sono lasciato prendere la mano, non accadrà più”), quasi si sentisse costretto a piacere a tutti diventando facinoroso e fazioso come mai si era sentito in tv. Ritengo sia un ottimo allenatore: torni in campo, ché davanti al microfono è senza futuro.

CnBx-x5WEAAAo2R-400x260Premiata l’umiltà del Portogallo. Dismessi i panni della (presunta) bella d’Europa, vince a dispetto dei pronostici e della storia. Ricordate il 2004? Ricardo, Miguel, R. Carvalho, Andrade, Nuno Valente, Costinha, Maniche, Figo, Deco, C. Ronaldo Pauleta con Rui Costa in panchina. Una squadra che potenzialmente aveva pochi avversari e invece si arrese alla  brutta Grecia di Otto Rehhagel e di Angelos Charisteas (curioso il filo conduttore da Charisteas a Eder). Chissà cosa sarebbe stato quel Portogallo (e questo) se avesse avuto centravanti degno di questo nome…

Nota a margine. Ronaldo vince il suo primo torneo nazionale nell’anno in cui vince la Champions League, in cui Messi perde l’ennesimo torneo nazionale e lascia la maglia dell’Argentina… e a pochi giorni dalla sua condanna a 21 mesi per evasione fiscale. Che tempismo!

Si chiude così il torneo di nazioni più brutto della storia, senza grandi dubbi. E vince anche la squadra più umile, più pragmatica e fortunata: così come sempre avviene quando in giro non ci sono squadroni imbattibili.