Masters1000 Toronto: yawn, vince Djokovič

Si è appena concluso l’ATP Masters1000 di Toronto, ultimo importante appuntamento prima del torneo olimpico. Una finale noiosa, come d’altra parte ci si aspettava. Gli unici a poter dare un po’ di spettacolo — Alexandr Zverev, Dominic Thiem — hanno abbandonato il torneo troppo presto. Restava Gael Monfils, che però non ha potuto far nulla in semifinale: Djokovic vince il masters di Toronto.

Quando Novak Djokovič e Kei Nishikori — che ha battuto in semifinale un irritante Stan Wawrinka, persino fischiato dal pubblico — sono scesi in campo, però, i pronostici erano incredibilmente incerti.

Sì, perché Djokovič — cosa non nuova quest’anno — aveva giocato piuttosto male per tutta la settimana.

Sono bastati pochi minuti per capire che, anche questa volta, l’incisore avrebbe fatto bene a cominciare fin da subito a cesellare la D e la J sul trofeo.

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Sempre più n.1

Djokovič non ha rivali

In questo momento, il tennista serbo è troppo superiore alla concorrenza. Anche quest’oggi ha messo in atto quello che è, un po’ da sempre, il suo game plan: se il suo avversario gioca male, lui gioca un po’ meglio che male; se il suo avversario gioca bene, lui gioca un po’ meglio che bene; se il suo avversario gioca benissimo, lui gioca un po’ meglio che benissimo.

Non è mai lui a “fare la partita”, ed è sempre stato così. Si adatta camaleonticamente al gioco di chi ha di fronte, e alla fine… be’, alla fine vince sempre, perché — come già detto — in questo momento della sua carriera è troppo più forte dei suoi rivali.

Ciapanò

Quella di stasera è stata, per usare un termine caro ai mitici Gianni Clerici e Rino Tommasi, una finale a ciapanò — per chi non conoscesse il milanese, significa “non prenderla” — ovvero uno di quei match in cui i due tennisti fanno a gara a chi spreca più occasioni e che, di solito, si concludono con la vittoria di chi sbaglia di meno, non di chi mette a segno più colpi vincenti.

Dopo cinque game di noia mortale, nel sesto gioco del primo set arriva il break decisivo. Ecco uno screenshot della partita.

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Oops. È un videogame. Ho sbagliato… ma sfido molti a trovare le differenze.

Battute a parte, Nishikori continua a cambiare racchetta, ma è chiaro che il problema non è questo, perché a mancare al tennista giapponese — n.6 della classifica ATP — è la velocità di esecuzione, fatto di per sé gravissimo per un atleta che fa della rapidità negli spostamenti e nella capacità di colpire d’anticipo la base del suo tennis.

E così Djokovič, pur non offrendo un tennis spettacolare — e questa non è certo una novità — porta a casa il primo set (6-3) senza soverchie difficoltà in soli 33 minuti. Per godere di un po’ di spettacolo bisogna aspettare l’ultimo punto del set, in cui i due scambiano a lungo, con una difesa straordinaria del serbo che alla fine risulterà decisiva per il parziale.

Dalle statistiche del primo set emerge chiaramente che, se gli scambi sono brevi (meno di 5 colpi) i due se la possono giocare, ma quando gli scambi diventano lunghi non c’è storia.

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Kei Nishikori

La partita sembra terminare nel terzo game del secondo set, con il break che porta Djokovič sulla strada del titolo — game in cui Nishikori commette tre errori gratuiti decisamente grossolani. Il giapponese è troppo discontinuo, riesce a giocare il suo tennis soltanto a sprazzi.

TUTTO PERDUTO?

Ma, quando tutto sembra ormai perduto, il fantasma di Nishikori esce dal campo e al suo posto entra il Nishikori in carne e ossa. Forse costretto dal punteggio, riprende — anzi, comincia — a giocare il suo gioco: accelerazioni, colpi piatti, posizionamento perfetto. E arriva il contro-break. Dall’1-3 il giapponese sale 4-3.

E’ un fuoco di paglia. Sul 5-5, da buon samurai, Kei Nishikori fa seppuku. Un game al servizio inspiegabile, quello giocato dal giapponese, game che gli avrebbe garantito quantomeno il tie-break. Nishikori commette un doppio fallo sanguinoso sul 30 pari e, sul 40 pari completa la frittata con un assurdo cambio di racchetta — non si cambia la racchetta a metà di un game, lo sanno anche i bambini.

Record (Djokovic vince il masters di Toronto)

Il match termina nel modo più consono al suo svolgimento: una stecca clamorosa di Nishikori regala a Djokovič il trentesimo Masters1000 della sua carriera. Un risultato impressionante per il serbo, che in questa speciale classifica è il recordman all-time — precede Rafa Nadal, fermo a quota 28, e Roger Federer, a 24.

6-3 7-5 in un’ora e 22 minuti. Ecco le statistiche del match.

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Match Statistics

Un’ora e 22 e tutti a casa, Djokovic vince il masters di Toronto ed è sempre più dominatore del circuito: viste anche le assenze, grande favorito per l’oro olimpico.

(Djokovic vince il masters di Toronto)

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