L’Inter soffre ancora, solo pari col Palermo

Raccontare e commentare una partita come quella di ieri è un’impresa difficilissima. L’Inter contro questo Palermo avrebbe dovuto vincere senza se né ma: è una opinione largamente condivisa da tutti i tifosi. Ma quella di ieri è una partita che se si rigioca altre 100 volte l’Inter la vince 99 volte: i nerazzurri tirano 15 volte, di questi 6 vanno in porta e con una decina di occasioni che nascono da azioni di gioco, a dimostrare che un’evoluzione sostanziosa da Chievo a Palermo c’è stata. Le statistiche parlano chiaramente di ben 13 occasioni da rete, 62% di possesso palla e un baricentro altissimo di 58 metri che viene evidenziato chiaramente dalla “heat map” (in rosso le zone più “calpestate” dalle squadre) messa a disposizione dalla Lega:

heat map inter palermo

LE VEDOVE DI MANCINI

Insomma, la partita che ci si aspettava e che avevamo pronosticato, con la differenza che l’Inter ha giocato un pelo meglio e tirato molto più del previsto: guardare solo il risultato è certamente subdolo e ingannevole, e i giornali oggi non le risparmiano così come non le hanno risparmiato dopo il Chievo.
Ma questo è un’altra delle eredità di Mancini: troppi “amici” tra i giornali per non presagire difese d’ufficio all’allenatore jesino, d’altra parte anche Mourinho aveva subito lo stesso fuoco incrociato che sta subendo De Boer, e i tifosi interisti conoscono bene la portata di tiro e di fuoco delle “vedove di Mancini”. Dico, nonostante il Mancio in un anno e mezzo sia riuscito a dare zero gioco a questa squadra, improvvisazione continua, un anno e mezzo di nulla salvato solo da 3 mesi di 1-0 in cui l’unica cosa che funzionava era la coesione di squadra.

Il meglio (che sarebbe il peggio) lo dà il Corriere dello Sport, con una battuta che dimostra, ancora una volta se ce ne fosse bisogno, lo stato di coma avanzato dell’informazione (soprattutto sportiva) italiana: una battuta come nei peggiori bar sport, nel “più pessimo” (errore voluto) degli avanspettacoli. Una roba di una indecenza scandalosa, che definire “giornalismo” è offendere il giornalismo: questo è un paese gravemente malato

Ma tant’è, abituiamoci e torniamo alla partita.

INTER PALERMO, LA PARTITA IN BREVE

Beninteso, Chievo e Palermo sono due realtà molto diverse: tanto organizzata, tosta e quadrata in campo la prima, quanto improvvisata e sparagnina la seconda, che ha anche una qualità globale inferiore ai clivensi. Avversario in teoria più morbido, ma l’Inter ha mostrato comunque segnali di risveglio: De Boer dovrà lavorare molto sull’approccio della gara, perché per mezz’ora non si costruisce praticamente nulla. Ma dopo quella mezz’ora, in cui però il Palermo si difende e basta, in una dozzina di minuti l’Inter prende campo e crea 4-5 occasioni da rete piuttosto nitide, di quelle che a volte basta un niente, una deviazione verso il giocatore giusto, un poco di culo che sposti la palla di quei centimetri necessari (in due giornate di A ne abbiamo visti molti).

inter palermo gol rispoliDea bendata che invece premia il Palermo: l’Inter rientra (di nuovo) molla nel secondo tempo e subisce gol, stavolta non per meriti dell’avversario, ma per due casualità. Un recupero palla che 9 volte su dieci finisce con un fallo, un tiraccio telefonatissimo di Rispoli che somiglia più a una barzelletta che a un tiro, ma deviato da un Santon che, come si fa all’oratorio, si gira come se avesse di fronte la potenza di fuoco di Branco o Roberto Carlos, e invece era solo Rispoli: devia verso la porta di un incolpevole Handanovic. Una punizione eccessiva, fin lì il Palermo aveva semplicemente difeso e nulla di più.

L’Inter subisce gol su palla persa sulla sua trequarti, uno degli aspetti peggiori ieri: ben 31, che fanno il paio con oltre 20 passaggi sbagliati e un rientro in campo troppo molle.

I nerazzurri spingono sull’acceleratore, rischiando anche qualcosa in contropiede, ma è l’ingresso di Candreva che sbilancia la partita: sulla destra per 10 minuti fa l’iradiddio, dà due palle straordinarie a Icardi che prima spreca e poi segna. Il problema è che Candreva dura sì e no 15 minuti, dopo di che annaspa senza fiato: la stessa situazione di Perisic, ed è il motivo per cui De Boer li alterna.

Nella partita precedente gioca Candreva e non gioca al meglio, entra Perisic e cambia registro; ieri l’esatto contrario. Evidentemente lo stato di forma è quello che è, e i due sono i grado di incidere nella partita con avversario più stanco.

De Boer a fine partita si sbilancia, si poteva vincere 4-1, e in verità se fosse finita così non ci sarebbero state recriminazioni, viste le occasioni da gol.

LE INDICAZIONI DI INTER PALERMO, DIFESA

palermo inter santon rispoliNon che l’Inter abbia dato spettacolo, ma questo è anche un merito del Palermo e di come si è difeso. Ma è soprattutto, inevitabilmente, un demerito dell’Inter: se il giocatore più pericolo è Medel (3 occasioni) c’è qualcosa che non torna, anche se dalle sponde torinesi non si sentono lamentele se segna Khedira (giocatore di intelligenza rarissima) piuttosto che Dybala o Mandzukic.

Se in difesa le cose sono andate meglio (e te credo…), ci sono indicazioni precise sul fatto che Santon non è proponibile a questi livelli, così come non lo è Nagatomo: Miangue è un 97 che si muove male e che è ancora scoordinato, eppure ha giocato meglio dei due veterani. Quello è un ruolo che va coperto con rapidità e senza indugi: dall’altra parte si possono giocare un posto Ansaldi e D’Ambrosio.

CENTROCAMPO

A metà campo l’Inter ha sofferto, vuoi per le caratteristiche dei singoli, vuoi per le distanze tra i reparti (ancora troppo evidenti), vuoi anche per la prestazione di chi sta davanti, soprattutto Icardi che di movimenti ne fa poco e male (ci torneremo più avanti).
In molti hanno criticato la scelta di mettere Banega in mezzo, ma abbiamo più volte raccontato come sia la sua collocazione naturale: è tutto il resto della squadra che deve adeguarsi. Spostarlo più avanti avrebbe poco senso: per tendenza naturale lui cercherebbe spazi dietro e palla, non avendo quella predisposizioe per attaccare lo spazio e cercarsi palla tra le linee, né per dare profondità alla squadra quando necessario (avevamo già anticipato i problemi che avrebbe dovuto affrontare De Boer). Di più, spostarlo avanti significa autorizzarlo all’anarchia tattica che abbiamo illustrato e quindi perdere un uomo, è anche per questa ragione che abbiamo ipotizzato Joao Mario (più utile, più corsa, più inserimenti) trequartista nella possibile Inter del futuro col 4-2-3-1.

inter palermo banega.jpgBanega in mezzo è nella sua collocazione naturale, non c’è alcun dubbio: deve guadagnare forma e stare sempre nella partita, ma già ieri ha recuperato più palle lui di quante non ne abbia recuperato Medel contro il Chievo. Purtroppo ha perso più palloni di tutti, ovvero 7 come Kondogbia, ma i due sono stati anche quelli più impegnati nella corsa (oltre 10km) con D’Ambrosio: se ce ne fosse bisogno, l’ennesima dimostrazione di troppa distanza tra i reparti.

Kondogbia e Medel dimostrano ancora che insieme non possono giocare insieme nello stesso centrocampo, in futuro sarà necessario scegliere o l’uno o l’altro: Brozovic ieri non ha giocato perché probabilmente è davvero a un passo dalla cessione, anche se oggi Ausilio dice che resta. Il francese è probabilmente quello più facile da contestare, ma anche perché ha giocato molti più palloni degli altri e si è preso responsabilità talvolta non sue (Deschamps non legge i giornali italiani e lo convoca), avendo quasi mai appoggio dei compagni più avanzati né di Santon.

ATTACCO E ICARDI

E sono proprio i movimenti degli attaccanti forse la nota più dolente. La forma è precaria per tutti e vedere Eder, Perisic e Candreva (in sofferenza dopo 15 minuti) così in difficoltà a stupire. Icardi, oltre alla forma, ci mette un’indolenza eccessiva che lo esclude dal gioco per una quantità spropositata di partita, con il primo movimento in appoggio solo nel secondo tempo e in svantaggio: gli arrivano pochi palloni, ma lui non fa niente per meritarseli e, quando gli arrivano, è spesso impreciso negli appoggi e non supera un uomo neanche se ha un vantaggio nella direzione di corsa.

palermo inter gol di icardi2È un problema, perché così costringe l’Inter a giocare in un determinato modo, facenola diventare anche prevedibile in molti contesti: segna solo lui perché il suo stare così fermo in mezzo porta l’Inter a “imbucarsi” (vedi heat map di cui sopra), con tutti i difensori e centrocampisti avversari che fanno densità centrale e stoppano ogni velleità d’attacco. L’ho difeso spesso, notandone i miglioramenti, ma adesso sembra involuto e svogliato: avevamo anche pensato che cederlo fosse una buona soluzione per risolvere altri problemi: ma vederlo come ieri, a mostrare una tecnica deficitaria (in una occasione, stoppare meglio la palla lo avrebbe portato davanti alla porta: sbagliato) incapace di partecipare al gioco, zero dribbling, zero propositività, è uno strazio che neanche il gol ripaga più.

Se gioca così è un problema e un equivoco tattico: rischia il posto. Le alternative sarebbero un Eder non convincente a certi livelli (ma la domanda è: a che livello è l’Inter?) e Gabigol, che è un punto interrogativo nonostante le ottime aspettative.

SAN SIRO, TRA OTTIMISMO E PESSIMISMO

presentazione joao mario inter.jpgIn più, San Siro non ha aiutato. Dispiace dirlo, ma è chiaro che l’ambiente allo stadio influenza i calciatori: il “dalla” spazientito a Kondogbia nel secondo tempo gli è costato 10 minuti di confusione e di timidezza, ha pur sempre 23 anni. Senza rendersi conto, poi, che essere in campo è più difficile perché non vedi tutto il contesto. Ieri i calciatori hanno dato quello che potevano dare, non si sono visti soggetti penzolanti e svogliati: è proprio che fisicamente non vanno oltre quello che abbiamo visto.

Ma, tutto sommato, non credo ci siano elementi per essere soltanto pessimisti: già ieri si è visto un’Inter più propositiva e con sprazzi più interessanti della gran parte delle partite della seconda Inter di Mancini; la società si sta ancora muovendo sul mercato e ha già preso due prospetti che non sono soltanto interessanti, ma potranno già essere determinanti.

classifica serie a 3° giornata 2015-2016.jpgC’è ancora moltissimo tempo per impostare un campionato, se non di vertice, quantomeno da 3° posto: l’anno scorso il Napoli perse contro il Sassuolo e pareggiò con Sampdoria e Empoli; la Juventus perse con l’Udinese e Roma, pareggio col Chievo. Si trovarono a 1 punto e 2 punti dopo 3 partite mentre l’Inter volava a 9 punti con già il derby in tasca. La Juventus vinse col Genoa in trasferta, ma pareggiò col Frosinone e perse col Napoli nelle due successive: fu l’Inter stessa a darle chance alla ottava giornata, poteva “matarla” e invece fu solo 0-0. Prima e seconda a fine campionato, ma l’inizio fu complicato.

Vero, c’è tanto da lavorare e da aggiustare, ci sono alcuni “improponibili” in questa squadra, ma quello che De Boer sta pagando come inesperienza sarà anche un aspetto positivo per non rivedere certe cose e certe situazioni: difficile che si lasci condizionare. E i momenti di svolta di Juventus e Napoli arrivarono con le scelte chiare e definitive dei due allenatori, sia in termini di moduli che di uomini.

Ora c’è la pausa, purtroppo dovranno partire in troppi (Candreva, Eder, Brozovic, Perisic, Banega, Medel, Miranda, Murillo tra i titolari, Gabigol e Joao Mario, più altri), ma è un periodo che serve a questa squadra. La prossima, a Pescara, è abbordabile, ma alla quarta c’è già la Juventus ed è necessario trovare la quadratura in pochissimo tempo.

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