Sul ruolo del trequartista e il contro-equivoco Banega

In questi giorni si è infuocata la discussione su Frank De Boer e le sue scelte. O meglio, i giornali l’hanno alimentata al di là del fatto che, per condizione naturale, il tifoso interista troverebbe motivo di malcontento in qualunque situazione (sì, è successo anche con Ronaldo, Eto’o, Milito, Sneijder, il Triplete, Mourinho etc… vuoi che non accada a De Boer?). Sul banco degli imputati è finita più di tutti la scelta di schierare Ever Banega non da trequartista ma da play in mezzo in un centrocampo a tre.

Apriti cielo.

Si sono viste schiere e orde di giornalisti rimbrottare il novello olandese… poca esperienza, vuoi mai che sia intelligente un olandese? Suvvia, non capisce neanche di calcio se schiera Banega regista. Banega, ci rendiamo conto? Banega regista!

Su ilmalpensante.com ci eravamo schierati praticamente da subito: Banega è, per tendenza naturale, per caratteristiche fisiche e tecniche e per storia un centrocampista che ama avere spesso la palla tra i piedi, dettare i ritmi di gioco, fare il playmaker insomma.

banega non è un trequartista.jpg

Il problema di chi lo giudica un “trequartista” è quello di averlo visto poche volte (in qualche caso ne abbiamo certezza: nessuna volta), probabilmente solo con il Valencia o qualche rara, rarissima partita con la nazionale argentina. Perché parliamo di quello che in patria era considerato il nuovo Redondo, ovvero il più classico dei registi davanti alla difesa. Che se ve lo dice Alberto Di Vita magari potreste avere qualche giustificata perplessità, ma come diceva Manu Sainz, uno dei cronisti più conosciuti in Spagna…

Manu sainz Banega

La Gazzetta dello Sport a Gennaio ne parlava in questo modo: ““Banega nel Siviglia gioca da trequartista nel 4-2-3-1 con Krychowiak e uno tra Cristoforo e N’Zonzi alle sue spalle. L’argentino è il regista avanzato, ma si abbassa molto per recuperare palla tra i due mediani e giocarla“.

Riportiamo anche le parole di ultimouomo.com che lo descrive, pur non trovandomi d’accordo al 100% (Krychowiak e l’altro centrocampista più spesso si alzavano e si allargavano):

Con Emery, Banega partiva da trequartista, ma in realtà era a tutti gli effetti il regista della squadra. Il set di movimenti classico del Siviglia prevedeva l’abbassamento di uno dei due mediani (solitamente Krychowiak) sulla linea dei difensori, quello di Banega in mezzo al campo per ricevere il primo pallone dalla difesa, con l’altro mediano sulla sua stessa linea o più avanti per dare la possibilità alla squadra di risalire il campo. Un modo per far convivere le due anime di Banega, che non è né un volante classico nel senso in cui lo intendono gli argentini, né un trequartista, pur avendo grande visione di gioco e la qualità per dare l’ultimo passaggio.ultimouomo.com

Oppure qui:

In alternativa, a Banega si potrebbero affidare le chiavi della squadra, impostandolo stabilmente da regista, magari affiancato da un altro ex Siviglia da scegliere tra Kondogbia e Medel, senza rinunciare quindi ai due attaccanti. È la soluzione più rischiosa, ma anche la più affascinante. Dopo aver rifiutato per anni il ruolo di leader, limitandosi a regalare estemporanei momenti di bellezza, Banega potrebbe finalmente diventare ciò che è in potenza: il giocatore attorno a cui ruota la squadra, che sa darle un ordine piegando il tempo al proprio volere, accelerando o rallentando a seconda dell’occasione, senza mai perdere la calma, anche nelle situazioni più complicate.ultimouomo.com

Marca ne scriveva così:

But Banega was Valencia’s outstanding player, running the game from deep – quick in the tackle, smooth on the ball, always available. He robs like an Italian, shoots like a German, and plays like the Argentinian he is.Marca.com

Mentre Amedeo Carboni, suo DS a Valencia, lo descriveva in questo modo:

Banega is the most important player in the squad. He dictates the pace of the game, he gives assists, he organises the play from deep, he runs the gameAmedeo Carboni

Insomma, chiunque abbia visto con una discreta frequenza Banega, sa benissimo cosa fa in campo, quello che faceva il suo predecessore (altro “non trequartista”) Ivan Rakitic: stazionare alto in fase di non possesso, per abbassarsi spesso e giocare palloni liberi da marcature. Una esigenza tattica di squadra, alla quale mancava un vero regista e che, per convinzioni dell’allenatore, aveva bisogno di qualche faticatore in più.

Ci si rassegni: Banega è un regista nella testa, ama giocare molti palloni, far girare la squadra, un playmaker a prescindere dalla posizione. Lo puoi schierare trequartista per necessità tattiche, ma non è quello il suo ruolo perché, ne parliamo nella seconda parte, le “tendenze naturali” dei calciatori prendono sempre il sopravvento: Frank De Boer, che di calcio ne capisce più dell’intero orizzonte italiano dei giornalisti sportivi, lo sa ed è giusto che provi a farlo giocare lì per vedere se la sua anarchia di fondo, le sue tendenze a distrarsi o isolarsi possano essere limitate, anche grazie all’aiuto dei compagni di squadra.

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IL CAMPO DÀ RAGIONE A DE BOER

Il buon Frank aveva schierato Medel in mezzo: apriti cielo anche qui, Medel non può giocare in mezzo, ne risente la manovra, troppo lenta, troppo orizzontale (tutto vero).

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una manovra che non può nascere né da Kondogbia né da Medel, i quali registi non sono e non potranno mai esserlo. Corriere dello Sport

Tutto vero: Medel non è e non può essere un regista, non può esserlo Kondogbia e neanche Brozovic. Forse ha qualche chanche Melo, ma significherebbe ripiombare nel medioevo manciniano dove il concetto di gioco era un’utopia irraggiungibile.

E quindi? I geniacci che si sono scagliati contro l’allenatore olandese ci spieghino chi deve giocare lì, lì nel mezzo. Anche schierando un centrocampo a 2 (4-2-3-1), uno dei due dovrebbe essere Medel e Kondogbia, non essendo la squadra al momento in grado di sopportare un duo Joao Mario – Banega: futuribile e affascinante un 4-4-2 così, ma al momento irricevibile. E in un centrocampo a 2, l’unico che costruirebbe l’azione con continuità sarebbe l’argentino.

Leggendo la partita anche nei numeri, per Whoscored.com, Banega è stato il “man of the match”; in due partite ha fatto più tackles di tutti, solo Ranocchia ne ha fatti di più (ma giocandone una sola), mentre Squaqwa.com registra una precisione del 90% nei passaggi e una media di 21m per passaggio (che è tantissimo). Il suo “whoscored rating” (è un voto che somma tutta una serie di parametri di cose fatte in campo) di 7.47, il migliore dell’Inter e, sembra paradossale, i due siti registrano una pericolosità offensiva aumentata tra Chievo (dove giocava più avanti) e Palermo (dove giocava davanti alla difesa).

Questo è il suo flusso di gioco contro il Palermo (in rosso i passaggi sbagliati, in giallo i passaggi importanti), partita in cui ha provato 9 tackles:

Banega passaggi palermo

Questo invece il suo flusso contro il Chievo, partita in cui ha provato soltanto 2 tackles:

Banega Chievo passaggi

Sostanzialmente sembra di vedere due giocatori simili tra loro, con la differenza che contro il Palermo ha giocato una pletora di palloni in più, si è passati da 62 a ben 98! La quantità di palloni giocati sulla trequarti è moltissima (e dipende, ovvio, anche dalla disposizione del Palermo), ma è inevitabile pensare che più abbia la palla tra i piedi lui e meglio gioca l’Inter: se non bastasse come considerazione basata sulla semplice conoscenza dei calciatori, guardiamo che “regista” è stato Medel contro il Chievo:

Medel Passaggi Chievo.jpg

La semplice direzione media dei passaggi fa capire il motivo delle difficoltà contro il Chievo: con l’argentino in mezzo al campo, invece, l’azione va più in profondità e con più facilità. Non è la soluzione migliore in assoluto, ma Banega regista è la migliore situazione possibile nell’Inter di oggi.

Attenzione all’aspetto fondamentale: cosa definisce un ruolo? Non certo la posizione di partenza. Nel calcio di oggi è possibile calcolare una statistica che utilizza la “densità di gioco” di ogni singolo calciatore, calcolandone la posizione al momento della ricezione della palla e il tempo trascorso (con e senza) per ogni giocata. Questa statistica oggi è in grado di definire il “reale ruolo” di un calciatore, con numeri che diventano tanto più interessanti quanto più partite si giocano: quindi a fine campionato sono più credibili. Statistica che non sempre (mi) convince, ma che è comunque una buona base di partenza: anche secondo questa metrica, Banega non è un trequartista, almeno non nell’accezione che dà Frank de Boer a questo ruolo.

LE PATURNIE E LE FISIME DEGLI ALLENATORI

Il problema di Banega è lo stesso di tantissimi giocatori: di quei centrocampisti che non sono riusciti a disciplinarsi e, pur di schierarli perché bravi, l’allenatore li metteva più avanti; o di quelle mezze punte non sempre decisive in zona gol, ma con straordinaria capacità di far segnare i compagni. La storia ne è piena: ci sono i “trequartisti trequartisti”, i trequartisti attaccanti, i trequartisti centrocampisti.

Dalmat Inter.jpgPerché non conta dove ti schierano gli allenatori, molto spesso in un ruolo che non è tuo e non è fatto per farti rendere al meglio. Quante volte abbiamo visto Stankovic messo sugli esterni? Non per questo l’avremmo definito un esterno, così come lo abbiamo visto schierato molto sulla trequarti, lui che era nasce centrocampista dai piedi finissimi, corsa, regia e intelligenza (oggi sarebbe oro colato); Dalmat ha giocato moltissime partite da esterno, ma non era esterno; idem vale per Emre; Mourinho schierò molte volte Essien come terzino destro (ci fece pure una finale con Grant); dopo anni, ancora non si è capito se Ramos sia meglio da terzino o da centrale… insomma, dove ti schiera l’allenatore non fa testo. Se prendiamo le due stagioni precedenti all’ultima (quindi 2013-2014 e 2014-2015), Banega è stato utilizzato 40 volte sulla trequarti, 33 sulla mediana.

E non importa perché gli allenatori raramente fanno scelte tattiche per sfruttare al meglio la posizione dei singoli, ma perché pensano che siano funzionali al loro modo di vedere il calcio. Chi avrebbe scommesso un euro su Eto’o e Pandev esterni? Solo la lucida follia di Mourinho vide ciò che nessuno in Italia (ricordate le critiche?) era riuscito a vedere: prima di Chelsea-Inter scrissi “il risultato ci dirà se è un genio o è un pazzo”. Sappiamo com’è andata a finire.

Roberto-Baggio-Arrigo-Sacchi.jpgQuesto non significa che l’allenatore abbia sempre ragione: è solo che non tutti sono geniali come Mourinho, anche se vincenti, perché troppo schiavi dell’idea di sé stessi, del loro integralismo. Ricordate Sacchi con Zola, Mancini, Baggio? Ecco, quelle sono paturnie e fisime, convinzioni e principii che esondano e sfociano nel dogma sopra ogni cosa (vedasi Ventura con Berardi). Veron alla Lazio giocava centrale nel 4-4-2, ma la libertà d’azione e la straordinaria organizzazione di quella squadra gli consentiva di giocare 10 metri avanti con continuità, facendo di fatto il trequartista (lui che per natura non lo era).

Ma al di là degli allenatori e delle loro scelte, i calciatori hanno delle “tendenze naturali” che vengono fuori sempre appena possibile. Tendenze che non sono fisse e statiche, ma possono anche evolversi: lo fanno per necessità individuale, crescita personale, esigenze tattiche della squadra, necessità dell’allenatore. Chi poteva dire ai tempi che Aguero sarebbe diventanto un vero centravanti? Messi ha fatto quello che poi è stato definito “falso nueve”, ma era un 9 nella disposizione del Barcellona: per questo avremmo dovuto considerarlo un centravanti? Il primo a capire che Totti era un vero attaccante fu Trapattoni: eppure, nonostante nasca trequartista, il suo miglior rendimento lo ha sempre dato da attaccante.

Il mondo è pieno di giocatori schierati costantemente fuori ruolo. Hamsik nel Napoli di Mazzarri partiva da interno, ma in realtà giocava sulla trequarti, praticamente da attaccante, libero di muoversi nelle praterie davanti a lui (il Napoli era squadra piuttosto lunga): nonostante sia da sempre un interno coi fiocchi (spiegatelo a Benitez). Diego alla Juventus fu preso come trequartista, in molti pensavano che fosse addirittura un attaccante: eppure sarebbe bastato guardare i suoi anni nel Porto per vederlo giocare spesso da centrocampista.

cambiasso-e-sneijder.jpgChi ricorda la storia di Cambiasso? Nell’Independiente, ma soprattutto nel River e nel Real Madrid giocava da trequartista e quando arrivò c’erano molte perplessità perché Mancini non giocava col trequartista: è rimasto nella storia dell’Inter come uno dei mediani tatticamente più intelligenti della storia.

Per dire, anche Perisic fece un anno da trequartista nel Bruges, e fece anche moltissimi gol e assist: oggi chi di noi lo toglierebbe dalla fascia? Credo nessuno… a parte Mancini che ci ha provato, fallendo miseramente perché le tendenze naturali (in questo caso quella di andare sugli esterni) prevalgono sempre prima o poi.

E la lista non si fermerebbe qui: oltre a Totti, Cambiasso, Stankovic, potremmo parlare di Zidane (più centrocampista?), Kakà (più attaccante?), Iniesta (che ha giocato ovunque), Deco, Rui Costa… per arrivare a Sneijder, il cui ruolo naturale era quello del centrocampista, salvo poi rendere di più da trequartista, anche se Mourinho e Benitez lo interpretavano diversamente: per Benitez era un attaccante aggiungo che non doveva mai rientrare, per Mourinho no, era un uomo libero  di muoversi tra le linee… e Sneijder con Mourinho faceva il trequartista “vero”, non come quando era con Benitez (un attaccante), o come fa Banega (un centrocampista). Arretrare sì, ma senza le esagerazioni dell’argentino.

SUL RUOLO DEL TREQUARTISTA

Ma cosa è un “trequartista”? Di più, cosa è un “vero trequartista”? Cosa li distingue?

Il trequartista è solitamente indicato con il numero 10, il numero più affascinante perché in genere posto sulle spalle dell’uomo più fantasioso, forse più decisivo di tutti. Quello che poteva inventarti la giocata da un momento all’altro. C’è stato un periodo, non troppo lontano, in cui sembravano essere in fase di estinzione: diventavano seconde punte o andavano sugli esterni.

L’evoluzione del calcio moderno, però, li ha riportati in auge, soprattutto con il modulo del 4-2-3-1 in cui il centrale dei 3 avanzati è spesso un giocatore con le funzioni di trequartista: posizione, però, che porta con sé innumerate differenze di impostazione da calciatore a calciatore, da allenatore a allenatore. Negli ultimi tempi, detto che su Deco del Porto ci si dovrebbe soffermare a parte, tre in particolare sono stati i calciatori che ne hanno espanso le potenzialità e in parte rivoluzionato: Mesut Ozil, Thomas Muller e Christian Eriksen.

Per descrivere, sommariamente, cosa è e cosa faccia, usiamo le parole di Roberto Mancini, proprio lui, che su quel ruolo ha fatto la tesi a Coverciano.

– capacità eccelse di smarcamento;
– grandi qualità tecniche di base e buona qualità di tecnica applicata;
– imprevedibilità;
– capacità di mandare in gol con disinvoltura gli attaccanti in vari modi;
– predisposizione al dribbling e alla giocata individuale;
– scarsa attitudine alla fase difensiva.Roberto Mancini

Inevitabile che il Mancio abbia descritto sé stesso, ma è chiaro che i trequartisti non sono tutti così, e negli ultimi anni sono stati molto più presenti in fase difensiva. “Colpa” del Porto di Mourinho e, successivamente, del Barcellona di Guardiola (squadre caratterizzate dall’esaltazione del “pressing profondo”, diverso da quello, per esempio, dell’Inter del Triplete che era molto più orizzontale) che hanno imposto una nuova realtà a tutte le squadre in fase di pressing, con conseguente adeguamento anche del trequartista, inevitabilmente coinvolto anche nella fase di pressing, al punto che spesso è quello che lo fa per primo e ne detta i tempi.

c’è chi dice che i giocatori più creativi devono essere svincolati da compiti difensivi. Io credo che chi dice questo conosce poco il calcioJosé Mourinho

L’aspetto tecnico è fondamentale, e le squadre di medio-bassa classifica sono spesso sfornite di trequartisti perché non hanno giocatore dai piedi così buoni: ciò nonostante, però, ultimamente le cose stiano cambiando e sulla trequarti si sposta un uomo bravo negli inserimenti… ma quello è un interno reinventato trequartista.

Più interessante, invece, la citazione sulla posizione in campo, che è invece universale:

Il trequartista è un giocatore che si pone in zona centrale tra la linea dei mediani di centrocampo e la linea degli attaccanti.Roberto Mancini

Abbiamo, quindi, già un’indicazione sulla posizione in campo. Ma questo non basta, perché quello che individua meglio un trequartista è la sua costante ricerca della posizione tra le linee di centrocampo e attacco, quello spazio di nessuno in cui potere inventare una giocata, un assist, un dribbling.

ATTENZIONE ALL’ATTACCO

mesut-ozil.jpgFissiamo un altro paletto: per descrivere il ruolo del trequartista dobbiamo guardare quasi esclusivamente la fase offensiva. Il perché è anche abbastanza semplice: le consegne tattiche degli allenatori in fase di non possesso possono essere molto diverse, dal restare come punta centrale (lo faceva Totti quando aveva Delvecchio che correva per lui) al fare la seconda punta (come Banega e Sneijder), spostarsi largo su una delle fasce oppure aggregarsi alla linea dei centrocampisti (se, per esempio, è a 3, diventa a 4: lo faceva spesso Zidane nella Juventus), oppure di spostarsi là dove ce n’è bisogno. La posizione dipende da molti fattori, tra cui anche la predisposizione dei compagni di centrocampo, le loro qualità in fase di indietreggiamento e scivolamento, le scelte dell’allenatore, l’avversario etc… Non sempre arretra, però: abbiamo, per esempio, visto Birsa in Chievo-Inter aggregarsi stabilmente ai 2 attaccanti e scegliere lui i tempi del pressing.

La fase offensiva è quindi determinante: tecnica individuale di base di grandissimo livello, ma anche intelligenza tattica, senso della posizione, spazi cercati con continuità. Quello che li distingue, come dice Mancini, è la capacità di “destabilizzare le varie organizzazioni difensive grazie ad intuizioni imprevedibili”: per farlo, deve:

stazionare tra la linea dei mediani e gli attaccanti in zona centrale, cercando spazi e luce per dettare verticalizzazioni basse e di media lunghezza. Il suo tentativo (specialmente quando gira la palla ai suoi mediani) è di rimanere in zona centrale smarcandosi in spazi stretti. Se da una parte, infatti, è difficile per i suoi compagni servirlo lì davanti, è anche vero che se il trequartista riceve palla in quella zona diventa pericoloso per gli avversari. Il trequartista, pur ricevendo palla con le spalle alla porta nemica, prima che tocchi palla ha già letto tutta la situazione intorno a lui: capisce quando può stoppare e voltarsi subito in un movimento unico. Roberto Mancini

Abbiamo detto che nel corso del tempo alcune cose siano un po’ cambiate in fase di non possesso, ma anche in fase di possesso: il trequartista ha imparato a svariare per cercare libertà, ma è nel mezzo, tra le linee, che “fa il trequartista”. Nel bagaglio tecnico e tattico del trequartista deve esserci quello di abbassarsi e prendere palla, perché il suo carisma così è palpabile anche quando gli si appioppa una marcatura a uomo: ma quella è una delle armi tattiche del “10”, non la sua principale risorsa, come nel caso di Banega.

Oggi esistono tanti atipici utilizzati da “10” pur partendo da mattonelle diverse: Brozovic, per esempio, è stato utilizzato lì perché facesse un po’ “l’Hamsik”, ovvero partendo da dietro non per giostrare e creare gioco, ma per inserirsi negli spazi che si creano in assenza di marcature. Uno degli esempi più illuminanti in tal senso è Thomas Muller, che è assolutamente carente in moltissime delle qualità tipiche del trequartista, ma che ha giocato in quella zona, soprattutto con Van Gaal ma anche con Low alternato a Ozil (che, a mio giudizio, è quello che oggi mantiene più intatto il legame col vecchio ruolo di “10”). Abbiamo già preso confidenza con le “heat map”, vediamone un paio per inquadrare la zona di campo di Ozil:

Ozil Heat Map2

Insomma, oggi definire un trequartista non è più così facile come una volta, tanto sono cambiate le necessità tattiche, le caratteristiche fisiche e tecniche, il tipo di gioco, la distanza tra i reparti. Una volta, trovare “spazio tra le linee” non era complicato: oggi le squadre hanno quasi tutte imparato a giocare con linee molto compatte, che si “aprono” solo in caso di errori individuali o scarsa forma (talvolta, più raro, per precise scelte tecniche). Il trequartista, quindi, non fa più le stesse cose di una volta: ne fa molte di più, ma la sua caratteristica di cercare spazio tra le linee è rimasta, con delle differenze che riguardano la posizione di partenza (più esterno, più avanti, meno spesso più indietro).

Banega, rispetto a un trequartista moderno, ha moltissime mancanze: raramente si sposta sugli esterni, non ha i tempi del pressing alto, non attacca quasi mai la profondità. La sua tendenza naturale è quella che abbiamo illustrato in precedenza: arretrare e giocare il maggior numero di palloni possibili, dettare il tempo del gioco, far girare la squadra, essere il perno su cui ruota tutto l’impianto. Il suo vero equivoco è essere stato schierato lì per molto tempo, cosa che gli ha impedito anche di crescere calcisticamente e di diventare un vero top player, cosa che potenzialmente poteva essere. Con una aggravante: schierato più avanti, con troppa facilità e troppa costanza “esce” dalla partita, cosa che invece gli accade molto più raramente nel suo ruolo naturale.

È un po’ la storia (lo abbiamo conservato di proposito all’ultimo) di Pirlo, schierato per moltissimo tempo da trequartista perché si credeva  (versione ufficiale) che lì potesse inventare meglio, ma anche perché così (versione ufficiosa) avrebbe fatto meno danni. Grazie all’intuito di Carletto Mazzone (fu lui a suggerirlo a Ancelotti, che era sul punto di arrendersi con Pirlo), Andrea scopre la sua vera natura, costruendo su questa una carriera che nessuno, compiuti i 22 anni, gli pronosticava più.

Banega può essere schierato sulla trequarti? Certo che sì, diamine, chi lo impedisce? Se De Boer volesse potrebbe metterci pure Medel o Nagatomo. I problemi sono due: il primo è quello di avere una bilancia positiva tra pericolosità offensiva e equilibrio difensivo; il secondo è quello di far collimare l’interpretazione del ruolo che ne fa Banega e quella che vuole l’allenatore olandese: e le due cose, al momento, non sembrano affatto coincidere. Così come non coincideva con l’idea di trequartista che ha Mancini, che infatti non era per nulla felice del suo acquisto e non l’ha mandato a dire.

 

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