Ma che scemo De Boer, quant’è genio De Boer

È finita Pescara – Inter, una partita che per larghi tratti ci ha fatto credere che non si trattasse della Serie A, ma di essere stati catapultati per scherzo nella Premier League, dove a un certo punto i calciatori e gli allenatori decidono che, vabbe’, siamo stati bravi, s’è fatta tattica, possesso palla, pressing, ora però “menamose” e vince chi le busca di più.

Ma il racconto di una pur bella partita, dai tanti spunti tattici e tecnici (anche dal punto di vista degli errori individuali, di sistema e degli allenatori), non può esaurirsi a questo.

Avevamo anticipato che col Pescara sarebbe stata dura, perché l’Inter ha problemi atavici e contingenti, mentre il Pescara è tra le squadre messe meglio e più organizzate tra quelle di medio-bassa classifica (e non solo), là davanti ha tre che sono sempre in movimento e a metà campo si lavora bene, con grande senso delle spaziature e delle linee. Una bella realtà che ancora deve scoprire tutte le carte inserite durante il mercato di agosto.

LA TATTICA INIZIALE

L’Inter comincia bene il primo tempo, si dimostra ordinata e vogliosa. De Boer stupisce tutti schierando l’Inter con una sorta di 4-3-3 che si adatta a 4-2-3-1 a seconda dei movimenti di Banega: Medel e Joao Mario si adeguano di conseguenza, lasciando all’argentino la libertà di scegliersi ruoli e tempi della giocata. Se l’argentino si sposta sul centro sinistra per fare l’interno, Joao Mario sale e Medel si piazza centrale; se Banega resta alto (soprattutto in fase di non possesso e a difesa schierata), il portoghese e il cileno si mettono in linea in un centrocampo a 2. Per un po’ funziona, ma alla lunga ha l’effetto di annientare fisicamente Joao Mario: non so quanto sia percorribile come strada.

serie-a-interIl Pescara invece è con un 4-1-4-1 bello e ordinato in fase di non possesso, ma che diventa rapidamente un 4-3-3 quando l’azione riparte. E quella del Pescara riparte sempre rapidamente, con molti passaggi a scavalcare il centrocampo (che non significa “lancio lungo sulla testa dello spilungone che non c’è”) e a cercare la velocità di Verre, Benali e soprattutto Caprari che gioca una gran partita (assieme all’altro scuola nerazzurra, Biraghi, che vale non meno di tre Santon); l’Inter, invece, sembra di filosofia opposta, anche se talvolta l’azione riesce a ripartire con estrema rapidità, ma sempre palla a terra e fraseggio vicino. Il problema nasce quando si deve gestire il possesso palla: ormai lo hanno capito tutti, e si lascia iniziare l’azione a Medel, Miranda o Murillo, con notevoli ripercussioni sulla velocità dell’azione. I nerazzurri diventano lenti e prevedibili, con l’aggravante che gli esterni d’attacco non fanno quasi mai i movimenti giusti, mentre Icardi decide di prendersi quanta più pausa possibile.

Il problema è sempre quello: Banega. Come detto in altre occasioni, è e sarà la croce e la delizia di questa squadra. Da trequartista incide relativamente, con in più il fatto che ha meno spazio e meno uomini davanti (e essendo lui il trequartista, uno in meno a prescindere). Quando arretra, invece, riesce a far girare l’Inter con una maestria impensabile per tutti gli altri, ha più opzioni di gioco: è davvero un altro giocatore.

Il problema è che spesso disconnette e perde concentrazione, anche quando ha la palla tra i piedi: molti dei pericoli corsi dall’Inter derivano da palle perse dell’argentino, anche al limite dell’area avversaria. Da una parte il torto è suo, dall’altra c’è da lavorare moltissimo sulla fase di transizione difensiva che è davvero disastrosa al momento. Con Banega più indietro si rischia? Si rischia anche se c’è Medel, paradossalmente di più. La soluzione potrebbe essere provare lì Joao Mario che ha piedi davvero deliziosi.

L’Inter, comunque, comincia a mostrare un gioco migliore delle prime partite, decisamente con più gamba e più organizzazione, un pressing migliore: soprattutto il pressing alto, sulla trequarti o oltre. Qualcosa che non si vedeva da tempo. Non sempre l’Inter è organizzata in questa fase ed è, come già detto, la fase di transizione difensiva a essere tragica: Medel è spesso messo male (a cosa serve un mediano se in transizione non c’è mai? Ripassare le lezioni di Fernandinho), i due terzini non capiscono cosa si debba fare e troppo spesso il Pescara approfitta di praterie. Dopo 4 occasioni da rete (2 per 2 azioni) dell’Inter, è proprio in queste praterie che Caprari si fionda annichilendo Murillo e servendo a Verre una palla che sbatte sulla traversa.

È quello il momento peggiore dell’Inter, che perde le distanze e la concentrazione: il Pescara può passare più volte in vantaggio, ma le fallisce tutte, anche grazie a un Handanovic in giornata di grazia (il migliore dell’Inter, almeno 4 parate miracolose).

Comunque, al di là dei meriti (e dei demeriti) di entrambe le squadre, il Pescara mostra più organizzazione complessiva, mentre per l’Inter i problemi sono i soliti: probabilmente Icardi al momeno ha bisogno di un partner d’attacco vero.

SECONDO TEMPO

Nel secondo tempo si parte a razzo: prima sbaglia Icardi su assist di Candreva, poi è di nuovo Handanovic che salva su tiro di Memushaj. Ma l’azione che può davvero cambiare la partita per l’Inter capita sui piedi di Banega: stavolta è Bizzarri che la salva.

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Oddo decide di mettere Bahebeck, che si dimostra un’iradiddio: su palla persa, l’ennesima, sanguinosa, di Banega a metà campo, sbagliano movimenti sia Medel che D’Ambrosio sulla discesa di Verre, mentre sul cross di Zampano è D’Ambrosio che decide di marcare in maniera naif il giocatore francese: è l’uno a zero per il Pescara.

L’Inter si disunisce, si apre come una cozza, zero filtro a centrocampo e spaziature esagerate: Verre in contropiede spreca tirando su Handanovic.

Ma è quello che serve all’Inter per svegliarsi. Ed è il momento in cui la quasi totalità del popolo interista ha pensato che Frank De Boer è un deficiente, dimenticandosi di quante volte Mancini ha tardato i cambi o addirittura se ne conservava qualcuno per chissà quale ragione.

icardi-interL’olandese decide di toglierne 3 contemporaneamente: e ne toglie 3 perché non può toglierne 5 o 6, ma certamente toglie quelli che non gli garantiscono (più) nulla per la rimonta: Candreva, uno spento Perisic e l’inevitabile Medel. È un 4-2-3-1 con Banega e Joao Mario in mezzo, Jovetic a sinistra, Palacio in mezzo con Icardi, a destra Eder. Improvvisamente l’Inter comincia a provarci, a tentare le verticalizzazioni e la velocità.

Banega ha finalmente qualche metro libero (e ce l’ha se gioca più indietro!) e mette in mezzo un assist delizioso per Icardi che stavolta non sbaglia. Sono bastati due minuti per cambiare giudizio: De Boer non è un deficiente.

Il Pescara non ne ha più, ma basta il solo Bahebeck a tenere tutti in apprensione. Sembra una partita maledetta fino al 91esimo, sedici minuti dopo l’aver pensato che De Boer è un deficiente: Banega prova la verticalizzazione su Eder, un rimpallo mette in difficoltà i difensori del Pescara, la palla finisce a Icardi che non sbaglia e segna il suo 50esimo gol in 94 partite.

NON GENIO NÉ DEFICIENTE

16 minuti e Frank De Boer diventa genio, magari pazzo, ma genio, soprattutto per avere rispolverato un tuttepunte che all’Inter non si vedeva dai tempi di Mourinho (invero, anche Leonardo lo propose). Ecco, non credo sia un deficiente e probabilmente non è neanche un genio, ma Frank De Boer è persona e allenatore più intelligente di quel che molti, soprattutto media, lasciano passare: la partita di oggi è, in piccolo, una dimostrazione. Una di quelle partite che sembrano stregate e dove magari ti serve un errore degli avversari (ed è successo) o degli arbitri (vedi la Roma, che in 3 giornate ha più rigori di 2 stagioni interiste).

Ci si chiedeva che letture potesse avere durante la partita e se non fosse troppo “ingessato” nei suoi schemi: la risposta è arrivata ed è un semplice “no”.

Nel complesso, l’Inter ha giocato un calcio migliore delle prime due partite, soprattutto per lunghi tratti del secondo tempo, che se è quello l’obiettivo, i tifosi possono stare tranquilli: la strada è buona. Certo, deve dir grazie a San Samir che decide di parare tutto il parabile, ma quel triplo cambio ha costretto tutti a un surplus di impegno, grinta e cattiveria necessarie per portare a casa i tre punti. Sono segnali importanti.

Eredita una situazione difficile, dopo un anno e mezzo di schema improvvisazione e un nulla cosmico dal punto di vista del gioco e dell’organizzazione, per la quale è più importante l’aspetto fisico che non i singoli interpreti; mentre è l’esatto contrario in fase di impostazione, dove Banega e Joao Mario parlano la stessa lingua ed è un bel vedere.

Il vero problema è che ora c’è l’Europa League e poi la Juventus, l’avversario peggiore possibile con questa fase di transizione difensiva. Sarà necessario giocare molto più corti e stretti, soprattutto perché la Juventus copre benissimo la parte centrale del campo. Non si potrà sistemare molto in pochi giorni e con la coppa in mezzo, però almeno abbiamo una certezza: la strada sembra essere quella buona. Tante cose da sistemare, ma la direzione è giusta. 

 

LE PAGELLE DE ILMALPENSANTE

Handanovic 7,5
D’Ambrosio 5,5
Miranda 6
Murillo 5
Santon 5-
Medel 5
Joao Mario 6,5
Banega 7
Candreva 6
Perisic 5,5
Icardi 7,5
Palacio 6,5
Eder e Jovetic non pervenuti

TABELLINO

PESCARA-INTER 1-2
(primo tempo 0-0)
MARCATORI Bahebeck (P) al 18′, Icardi (I) al 32′ e al 46′ s.t.
PESCARA (4-3-2-1) Bizzarri; Zampano, Campagnaro, Gyomber, Biraghi; Cristante, Brugman, Memushaj; Verre (dal 23′ s.t. Aquilani), Benali (dal 12′ s.t. Bahebeck); Caprari (dal 35′ s.t. Pepe). (Fiorillo, Coda, Fornasier, Bruno, Zuparic, Crescenzi, Mitrita, Vitturini, Manaj). All. Oddo.
INTER (4-2-3-1) Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Santon; Joao Mario, Medel (dal 29′ s.t. Palacio); Candreva (dal 29′ s.t. Eder), Banega, Perisic (dal 30′ s.t. Jovetic); Icardi. (Carrizo, Berni, Miangue, Nagatomo, Ranocchia, Melo, Brozovic, Kondogbia, Gnoukouri). All. De Boer.
ARBITRO Damato di Barletta.
NOTE Ammoniti Gyomber (P), Joao Mario (I).

 

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