Joao Mario, Banega e quella prestazione da 7

Nella analisi post-partita, inevitabilmente a caldo, abbiamo abbozzato delle pagelle: lo facciamo per puro divertimento, ben sapendo che lasciano esattamente il tempo che trovano (non sempre: il refuso del 7 a Candreva ha stupito, era un 6 stiracchiato). Tra le prestazioni positive abbiamo evidenziato quella del portoghese Joao Mario, al quale abbiamo dato un 6,5 corposo e convinto.

L’indomani abbiamo verificato le pagelle un po’ in giro, tra web e giornali e abbiamo potuto verificare una enorme confusione: sia per Banega che per Joao Mario i voti vanno dal 5 al 7, in un caso Banega 7,5. Come è possibile che ci siano tutte queste disparità di trattamento?

http://www.ilmalpensante.com/wp-content/uploads/2016/09/banega-gol-sbagliato-PEscara.jpgSappiamo bene, soprattutto per chi ha giocato o gioca spesso al fantacalcio (ed è proprio il motivo per cui molti anni fa ho smesso), ci sono squadre e calciatori che riescono a attirare buoni voti per diverse ragioni, al punto che nelle discussioni fantacalcistiche ci sono sempre le considerazioni sul “questo è uno da sufficienza sempre”.

I motivi sono tanti. Ci può essere la “simpatia” del giornalista per quella squadra o quel giocatore, ci può essere anche una forma di “battage pubblicitario” (Pogba principe dei voti alti immeritati nelle scorse stagioni) molto vivo e attivo in Italia; così come l’esatto contrario quando si parla di voti negativi. Poi ci sono altri casi, quelli più gravi: c’è chi non vede neanche le partite, o le guarda molto distratto (succede, anche tra i giornalisti di testate nazionali: c’è persino chi si lascia suggerire i voti da chissà chi), oppure quelli che, semplicemente, ne capiscono molto poco e guardano solo la parte immediatamente visibile e comprensibile della partita e delle prestazioni.

Chi legge un giornale o un articolo, invece, molto spesso avrebbe il diritto a un maggiore approfondimento.

esteban-cambiasso.jpgSono sempre stato un innamorato di quelli che si definiscono “intangibles”, termine mutuato dall’economia per indicare tutto ciò che non è facilmente traducibile nell’immediatezza, nei numeri, nelle statistiche e nella visione e che per i quali non c’è un metodo universalmente riconosciuto per la sua valutazione. Nel basket NBA, per esempio, uno dei più grandi difensori della storia NBA non ha mai ricevuto il premio come miglior difensore dell’anno: è quel Tim Duncan, da poco ritirato, che impreziosiva ogni singola prestazione con una indefinibile quantità di intangibles… oltre che essere uno straordinario difensore a prescindere. Nella pallacanestro è, però, più facile individuare l’apporto non direttamente riferibile alle statistiche e all’evidenza: il campo è più piccolo e l’azione è ristretta in pochi metri; nel calcio è decisamente più complesso.

Nell’Inter ci sono stati due calciatori, tra i tanti, che sono stati un osanna all’intangible: Stankovic e soprattutto Cambiasso. Ho perso il conto di tutte le volte che mi sono stropicciato gli occhi nel vedere Esteban giocare nel suo modo, tutto suo, di intelligenza straordinariamente superiore, eppure il giorno dopo 5,5 d’ordinanza in pagella.

Nell’Inter di oggi c’è di certo Joao Mario. Quando lo abbiamo presentato a metà agosto, scrivevamo un passaggio che diventa chiave per leggerne le caratteristiche:

Non è un centrocampista che ama i fioretti, i frizzi e i lazzi, pur avendo mostrato doti tecniche di rilievo: è molto pragmatico in campo, preferisce giocarla di prima, calcio semplice ma scelte giuste. Difficilmente vedremo lanci di 30-40 metri ogni 5 minuti (abbiamo già Banega per questo), ma vedremo comunque un calciatore che ama stare nel vivo dell’azione (diversamente da Guarin, per fare un nome noto e comprendere la precisazione), molto preciso nei passaggi che improvvisamente inventa il corridoio giusto o l’accelerazione giusta al momento giusto. Nell’ultimo anno è stato un po’ meno preciso, ma soprattutto perché ha alzato il tasso di responsabilità della giocata, rischiando qualcosa ma ottenendo di più in termini di passaggi chiave.articolo de ilmalpensante.com 16/08/2016

Ecco, la partita di Pescara rientra in questo contesto, pur avendo avuto anche la dimostrazione che il giocatore ha piedi per fare tutto: sono ben 5 i lanci lunghi, di cui uno memorabile… al 56esimo, un’apertura di 40 metri sul limite dell’area a Perisic da cui nasce l’azione più pericolosa in zona gol da parte di Banega. Vi proponiamo due immagini prima del lancio e a passaggio ricevuto:

Joao Mario apertura

Joao Mario apertura

Un lancio che è impreziosito dal fatto di essere “sulla corsa” di Perisic e non sui piedi. Questo, però, rientra nella statistica. Poi ci sono tutta una serie di movimenti, spazi creati, posizionamenti fatti bene, che danno conferma che ci troviamo di fronte a un giocatore di intelligenza finissima, dai piedi educati, che ama andare al sodo, essenziale, forse poco spettacolare (nel senso attribuitogli nella sua accezione più semplice) ma certamente efficace.

Le caratteristiche del ragazzo sono uniche, ma se prendiamo come metro di valutazione gli intangibles, il “tuttocampismo”, la capacità di distribuire gioco, inserirsi, adattarsi, ecco, mi sento di sbilanciarmi già da adesso: l’Inter ha trovato un degno erede di Dejan Stankovic.

DA 7 ANCHE NELLE STATISTICHE

La bellezza dell’eleganza essenziale di Joao Mario, però, non sfugge al suo “peso” dentro il campo.

La sua posizione è stata particolare e, nelle consegne tattiche e nell’interpretazione, molto dispendiosa. Lo schema tattico era un 4-2-3-1 solo sulla carta perché, come vedremo nel prossimo video di approfondimento, De Boer ha escogitato un sistema per far convivere la tendenza di Banega ad arretrare e prendere palla con la sua anarchia e necessità di rifiatare più spesso: in fase di non possesso, l’Inter era spesso con un 4-4-2 e Banega primo portatore di pressing; in fase di possesso, Banega tendeva a scalare, ma senza le esagerazioni viste contro il Chievo, e durante questa fase, Joao Mario “saliva” e Medel si accentrava, diventando un 4-3-3 vero e proprio. Questo aspetto ci viene chiarito da quelle che si definiscono “posizioni medie” e utilizziamo quelle ufficiali della Lega Serie A e di whoscored.com per esemplificazione (Joao Mario è il 6, Medel il 17):

 

Posizioni medie Pescara Inter

La Lega Serie A ci dà ulteriori indicazioni:

Posizioni medie generali:

Posizioni medie Pescara Inter

Posizioni medie in possesso palla proprio:

 

possesso palla inter

Posizioni medie in possesso palla avversario:

Possesso palla avversario

Un centrocampo dalla conformazione a 3, con due interni di cui uno più “alto” dell’altro: in Europa si vede spesso. Questo ha portato il portoghese a correre molto, come dimostra la tabella qui sotto:

corsa inter

Oltre a raccontarci della tanta corsa di Joao Mario, questa tabella è stupefacente per tante ragioni. Intanto ci smentisce due leggende metropolitane: Banega e Icardi si muovono poco, soprattutto il secondo. Vero, l’argentino ha “camminato” più di tutti, ma indubbiamente fermo non è stato. I due terzini hanno corso molto, soprattutto D’Ambrosio e approfondiremo perché.

Tornando al portoghese, ha speso molto per concedere a Banega questa libertà, “pagata” anche con la corsa dell’argentino stesso: la qualità, però, non è diminuita.

joao-mario-interIl possesso palla dell’Inter è salito alle stelle, Banega ha superato i 100 passaggi (107) e Joao Mario si è attestato 94, con molti tentativi di verticalizzazione (15 errori, ma “giustificati” dalla chance creabile: rientra nell’evoluzione avuta dal portoghese negli ultimi anni). Ma in genere tutta la squadra ha giocato molto con la palla che ha provato a scorrere più rapida, compreso Miranda (91) e Murillo (80), con l’eccezione del solo Icardi che incredibilmente tocca un pallone in meno di Samir Handanovic: 25 a 26. Approfondiremo anche questo.

Il portoghese ha anche recuperato un buon numero di palloni, superando persino Medel: 5 intercetti non sono niente male per chi in teoria doveva essere più deputato alla costruzione del gioco. Curiosità: avanzando la posizione di Banega si diminuisce la sua (assolutamente buona) propensione al contrasto, in netto calo rispetto alla partita precedente: zero, anche se non sarebbe (per qualcuno) nel suo mestiere.

A colpire, comunque, rimangono quelle 5 aperture, quei 5 lanci su 5 azzeccati.

E se non si trovassero numeri e statistiche a definirne la bontà della prestazione, rimangono i tanti intangibles sparsi per tutti i 94 minuti di campo. Come detto su Twitter, però, temo che la stampa non sarà tenera con il portoghese, così come non lo è stato con Kondogbia.

Rivedendo la partita di Joao Mario ho pochi dubbi: il mio, personalissimo, voto sale da 6,5 a 7.

LA PARTITA DI BANEGA

Più difficile, non lo nascondo, la valutazione di Banega, che va inquadrata in tutto il contesto della partita. Certo, il 5,5 della Gazzetta è da testate al muro, al punto che la rosea ha chiesto al’inviato, Sebastiano Vernazza, di spiegare il perché in un video.

ever banega.jpgCertamente la sua posizione in campo ha aiutato a far circolare meglio la palla là dove poteva essere più pericoloso, anche se non sempre è significato diventare pericolosi. Questo anche per le qualità del Pescara, che si è reso protagonista di una partita accorta in difesa, ripartenze rapide (ben 24 i lanci a scavalcare il centrocampo e 6 azioni di ripartenza), mentre l’Inter ha finalmente mostrato un pressing più alto, che le ha consentito ben 7 ripartenze in transizione alta rapida e 7 azioni nate da recupero. Tanti i passaggi sbagliati (ben 35) ma perché si è cercato più spesso una profondità più rischiosa: scelte non sempre felici ma che sembrano il viatico di un gioco migliore.

I numeri del possesso palla sono impressionanti e raccontano in maniera chiara, stavolta, la partita. Per spiegarla, non useremo le percentuali ma i numeri:

  • Il Pescara ha tenuto palla per minuti 17:32 su un totale di 45:40 (38%), l’Inter 28:08 (62%)
  • Il Pescara ha utilizzato per soli 6:21 minuti la palla nella metà campo interista
  • L’Inter, invece, ha tenuto troppo palla nella sua 13:29.

Il possesso palla interista è stato spesso troppo basso nonostante un baricentro altissimo di quasi 59 metri (quello del Pescara bassissimo, per 49 metri). Questo ha comportato tanti palloni a Banega, ma lontano dalle zone che contano: l’esatto contrario di quel che ci si aspettava con il suo avanzamento, anche se ha avuto ben 3 occasioni da rete di cui una davvero clamorosa. Un assist, due cross e ben 7 palle perse.

Le palle perse. Perdere 7 palloni sui cento e passa giocati sono un’inezia: significa avere un tasso di precisione vicino al 94% che, a questi volumi di gioco, dovrebbero fare gridare al miracolo. Il problema è che per adesso l’Inter ha una transizione difensiva che è davvero tragica: la causa è individuabile nella strana, quando non sbagliata, posizione dei terzini in fase di attacco e nella imprecisione di Medel nel coprire la parte centrale del campo. Con questa transizione difensiva, quando Banega perde palla diventa un’occasione d’oro per gli avversari: questo è l’aspetto che ha inciso di più in alcune delle valutazioni negative.

Essere punito per il 6,5% di errori è da inquisizione pura: se la squadra non è disposta bene per reagire alle transizioni non è colpa sua, soprattutto se gioca davanti. E Vernazza si “giustifica” così, dicendo che ha valutato la sua “prestazione difensiva”. Peccato che la storia di questa serie A racconti di giocatori (uno su tutti, Pirlo) che perdevano palloni pericolosissimi, eppure non si era mai così “cattivi”: evidentemente Banega rientra nella casistica dei “visti male” (fantacalcisti di tutto il mondo, sintonizzatevi). Ovviamente non siamo d’accordo.

Vero, l’abbiamo detto sin dal primo giorno (qui tutto l’archivio delle nostre discussioni su Banega): sarebbe stato la croce e la delizia di Mancini (ma per lui più un rompicapo), e la croce e la delizia per De Boer. Nessuno dei due allenatori vede in lui un giocatore ideale per i propri schemi, ma nessuno dei due ci avrebbe rinunciato né De Boer lo farà. Ma già oggi è il miglior passatore della Serie A dopo Hamsik, anche se produce di più in termini di pericolosità. Ricorriamo all’ottimo http://www.squawka.com/ per i dettagli:

confronto hamsik Banega.jpg

Un giocatore che, nonostante sia stato sballottolato per il campo, ha già trovato il modo di essere il fulcro del gioco interista, uno dei giocatori più “influenti” della Serie A (solo Salah, attaccante, ha creato più occasioni) e certamente il più influente in casa Inter: con queste prospettive, la speranza è che non gli venga neanche un raffreddore perché non c’è alternativa alla regia (alta, bassa, da interno: quello che volete) di Banega.

Rivedendola nuovamente, non c’è dubbio alla prestazione dell’argentino e l’impressione iniziale viene ampiamente confermata: da 7 a 7+, con buona pace di Vernazza. Roba che se non fosse per due palle sanguinose ( che ci sono, sì… la traversa di Verre e il gol di Bahebeck… sul quale discuteremo, perché lui perde palla ma c’è chi copre malissimo ed è il resto della squadra che è disposto male) sarebbe 8 pieno e man of the match.

Infine, mi piace sottolineare la bella prova del Pescara che ha provato a sfruttare tutte le debolezze dell’Inter, giocando una partita di ottimo livello (se continua così si salva con largo anticipo) e molto corretta: in due squadre, 24 falli totali. Una partita da Premier League sotto quasi tutti i punti di vista.

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