L’Inter e la (non) vergogna della Gazzetta dello Sport

La partita di ieri tra Inter e Hapoel è stata una brutta partita, niente da ridire. L’abbiamo analizzata a caldo anche usando una parola piuttosto forte “ignoranti”, ma con l’intento di sorriderci un po’ su: il titolo richiama quella “squadra ignorante calcisticamente” che abbiamo provato a spiegare all’interno dell’articolo. Volevamo usare un più milanese “‘gnurant”, ma poi abbiamo desistito.

Su tutti gli altri media, invece, ovviamente il grande imputato è Frank De Boer: poi che importa se all’Inter si è dato tempo un anno e mezzo a Mazzarri che, non me ne voglia il professionista, in nerazzurro è stato tragico; che importa se ancora oggi si difende a spada tratta Mancini nonostante un anno e mezzo di nulla cosmico in fatto di gioco e identità calcistica, il tutto per il semplice motivo di essersi ritrovato primo miracolosamente a dicembre nonostante si facesse un tiro a partita anche con la Salcazzese di turno, mentre in 3 partite di De Boer siamo a 53 (!!!) occasioni da rete.

Per Frank De Boer, invece, nessuna pietà, soprattutto da parte dei media, sin dal primo giorno, è sempre umiliato da qualcuno. Un vile e vergognoso attacco anche all’uomo, spesso descritto tra le linee come una sorta di babbeo che non sa nulla di calcio e che si tratta quasi di un marziano rimbecillito calato in una realtà superiore, di quelle del tipo “ma noi abbiamo Coverciano”. Come se il calcio italiano ormai non fosse lontano anni luce da quello tedesco, spagnolo e inglese, vicino ai livelli di Ligue 1 e persino della Eredivisie stessa. Ci vuole il patentino speciale per allenare in Italia, dove ci sono i draghi, i mostri e i supereroi in panchina. Poi guardi i migliori allenatori al mondo, fai la conta e ti accorgi che ci fanno entrare un po’ a stento il solo Conte.

Ma tant’è.

Quello che fa più ribrezzo della serata di ieri è proprio l’attacco vergognoso dei media, sia all’Inter ma soprattutto a De Boer, “reo” di non avere amici tra i media. Il top si è scalato con la peggiore prima pagina della storia, persino peggiore di quel “Frank di Burro” del Corriere dello Sport. Al punto che persino Sandro Piccinini si sentì costretto a intervenire:

Il parossismo della Gazzetta dello Sport di ieri è imbarazzante. Non per l’Inter, che ha già fatto la sua brutta figura: ma per tutto il mondo giornalistico sportivo italiano. Roba da chiedersi se l’Ordine dei Giornalisti non debba anche intervenire… anche se in effetti non è mai intervenuto per episodi di razzismo e insulti di vario genere in prima pagina, figuriamoci per una prima pagina della GDS.

inter-gazzettaGiocatori e tifosi dovrebbero memorizzare questa prima pagina e comprendere che l’ambiente che ti si crea attorno fa tantissimo: a molti è concesso sbagliare, critiche sì e no col contagocce. Per cui in settimana abbiamo avuto il caso Kondogbia, il caso Brozovic, persino il caso Icardi nonostante la doppietta.

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La Gazzetta continua con un “solito approccio” giustificando il 4 in pagella: evidentemente hanno visto finora un’altra squadra, e l’approfondimento video che pubblicheremo oggi ne sarà dimostrazione. Su Repubblica si fa circolare l’invenzione di Pedullà che sarebbe già all’ultima spiaggia, pronto Fabio Capello: è già diventata notizia e il bello è che molti blog interisti abboccano e rimbalzano.

La partita di ieri non ha scusanti. Ci sono, di certo, delle contingenze che motivano le scelte tattiche: se non fai giocare gli esclusi di campionato in Europa League, quando? Se vuoi dargli una chance per convincerti, quale migliore occasione? E soprattutto, domenica c’è la Juventus e l’Inter non ha la brillantezza fisica né la profondità per rischiare un infortunio: già avere messo per un tempo, o parte di esso, Candreva, Banega e Icardi è stato, a mio avviso, un rischio che non valeva la pena correre.

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Ma questo non lo leggerete sui media ufficiali, perché tanto il problema è Frank De Boer, allenatore olandese che non ha amici tra i giornalisti italiani e soprattutto è arrivato all’Inter dopo Mancini: la vedovanza manciniana è una roba patologica, che diventa straordinaria in quei tifosi che non aspettano altro che il primo passo falso per dire “Era meglio Mancini!” oppure “ma perché mandare via Mancini?” dimenticando che sostanzialmente è stato lui a volere andare via.

Ma tornando ai media, la storia delle débâcle clamorose delle squadre italiane è lunga e articolata, compresa quella dell’Inter. Eppure, nonostante titoloni spesso fastidiosi, non si era mai arrivati all’idiozia di un “Ma non ti vergogni?” che è tutto fuorché giornalismo: il giornalismo dovrebbe spiegare, descrivere, analizzare, e non parlare alla pancia dei tifosi e aizzare. Questo non è fare giornalismo, questo è fare proselitismo da blog, “clickbaiting” esportato sul cartaceo: monnezza, per dirla in parole povere.

Alcune delle sconfitte peggiori dell’Inter:

Tardelli, Inter-Milan 0-6, Campionato 2000-01
Tardelli, Parma-Inter 6-1, Coppa Italia 2000-2001
Zaccheroni, Inter-Arsenal 1-5, Champions League 2003-04
Mancini, Roma-Inter 6-2, Coppa Italia 2006-07
Leonardo, Inter-Schalke 2-5, Champions League 2010-11
Gasperini, Novara-Inter 3-1, Campionato 2011-12
Mancini, Inter-Fiorentina 1-4, Campionato 2015-2016

Poi alcune delle sconfitte peggiori delle squadre italiane:

Lens-Lazio Coppa Uefa del 1977-1978, la partita finisce 6-0
Ajax-Milan Supercoppa Europea 1973, la partita finisce 6-0
Wiener Sport Club – Juventus Coppa dei Campioni 1958-1959, la partita finisce 7-0
Milan – Liverpool, finale di Champions League 2004-2005, il Liverpool rimonta il 3-0 e vince la Coppa
Panathinaikos-Juventus, gironi di Champions League 2000-2001, la partita finisce 3-1, Juve ultima e fuori da tutto
Celta vigo- Juventus, Coppa Uefa 2000, la partita finisce 4-0
Deportivo La Coruna – Milan 4-0, Champions League 2003-2004, rimonta dal 4-1 dell’andata e Milan eliminato
Manchester United – Roma, Champions League 2007-2008, la partita finisce 7-1
Roma-Bayern Monaco, Champions League 2014-2015, la partita finisce 1-7

E, infine, l’ultima chicca ben presto dimenticata dai media italioti. Perché è giusto anche analizzare il linguaggio dei media, come viene cambiata la profondità del messaggio se utilizzato in maniera diretta o indiretta. Perché dire “che vergogna” non è come dire “Ma non ti vergogni?”, il secondo è molto peggio.

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Rimaniamo in attesa che la società dia un segnale forte e chiaro, perché non è possibile abbandonare un allenatore nuovo e che non conosce l’ambiente mediatico in Italia solo e in balia di questo tiro a segno senza pudore. Nel frattempo, un bentornato al “rumore dei nemici”:

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