Bologna Inter 1-1: impressioni a caldo

La partita comincia con Frank De Boer che deve fare di necessità virtù: prima della partita si fermano sia Murillo (lombalgia) che Joao Mario (risentimento al polpaccio). Non sappiamo cosa fosse in programma, se era previsto qualcosa come turnover, ma tant’è, si comincia giocoforza con Ranocchia e Kondogbia come sostituti.

L’inizio è traumatico perché, al di là di carenze, sfiducia e eventuali incapacità individuali, è chiaro che i due subiscono anche l’atmosfera di San Siro: la soffrono un po’ anche Miangue (giustificato) e Santon (meno). Per una dozzina di minuti sono in totale balia dell’emozione e l’Inter paga. Kondogbia è anche sfortuanto, perché perde palla, forse anche subendo fallo, e l’Inter la paga carissima, mentre Medel ne perde almeno 3 e l’Inter riesce sempre a salvarsi. Il che non è una giustificazione per il francese, anzi.

Per la parte più tecnica e tattica, i problemi sono soprattutto di due ordini. Il primo è la fase di impostazione, con Banega marcato costantemente a uomo e la manovra si fa lentissima nei primi minuti; il secondo le coperture preventive e la posizione della difesa, troppo timorosa: sia Bologna che Inter giocano su oltre 40 metri di campo e sono proprio i nerazzurri a subire di più. Anche perché il Bologna è deciso e attacca in velocità, riparte senza perdere tempo, così come quando Kondogbia perde palla in mezzo al campo, Verdi riparte, attira tutta la difesa interista e poi serve Destro liberissimo: il tocco non è felicissimo ma basta per insaccare alle spalle di Handanovic, colpevole anche di indecisione.

Piccola parentesi su Verdi, che parte molto bene salvo poi afflosciarsi un po’. Un giocatore “regalato” dal Milan al Bologna per 1,5 milioni, quando invece sembra essere un ottimo prospetto. Il problema è che nessuno lo rimprovera al Milan, anzi: Bargiggia in tv ha il coraggio di dire che Verdi a 1,5 è un fenomeno, Gabriel Barbosa a 29 deve ancora dimostrare tutto. Ma se Verdi è un fenomeno, perché il Milan l’ha venduto?

Tornando alla partita, dopo il gol ci sono altri 3-4 minuti di sbandamento, soprattutto perché Kondogbia perde completamente ogni forma di razionalità, vuoi per l’errore, vuoi per i fischi. De Boer cambia e Banega, che partiva da interno, si piazza costantemente sulla trequarti: la mossa ha la logica impeccabile perché, essendo marcato a uomo, Banega portava un avversario nelle zone importanti del campo, sulla trequarti nerazzurra. Così, invece, il suo marcatore è costretto a stazionare davanti alla difesa: l’effetto è che l’Inter riprende campo, con o senza Kondogbia, che è l’unico del “quartetto emozionato” a non riprendersi più.

Almeno tre le occasioni da rete per i nerazzurri, che riprendono il volo grazie ai due esterni cercati con più continuità. Frank De Boer dimostra di non essere un tipo che ci va giù piano: comprende che Kondogbia così non serve, e lo tira fuori al 28esimo, facendo entrare Gnoukouri.

Il centrocampista ivoriano ci mette meno di trenta secondi per mettersi in mostra, lasciandoci un dubbio atroce: perché con Mancini non ha mai avuto chance con continuità? Contrasti, aperture, appoggi continui, coraggio e corsa da vendere: l’Inter ha un centrocampista vero nelle fila di chi aspetta il suo turno.

Il messaggio di De Boer è chiaro: un allenatore italiano, uno dei tanti maghi di Coverciano (tra quelli che stanno spopolando in Inghilterra, per esempio), avrebbe aspettato la fine del primo tempo per “non bruciare” il ragazzo. Il rischio psicologico c’è, ma il messaggio di De Boer è rivolto anche a tutta la squadra, non c’è alibi, si gioca tutti con convinzione e voglia oppure c’è gente che in panchina aspetta volenterosa (vero Brozovic?).

La mossa funziona, perché da quel momento il Bologna non s’affaccia più, costretto ad arretrare dal forcing dell’Inter che riprende a macinare gioco con logica e velocità, azionando spesso gli esterni. Un’Inter che, dai e dai, dai e dai, arriva infine al meritato gol con una combinazione eccellente tra Candreva e Perisic che al volo insacca.

In campo c’è una sola squadra che attacca e l’altra che si affanna sulla sua area, ma il tempo è tiranno e finisce il primo tempo.

Nel secondo l’Inter, in controtendenza alle prime gare della stagione, parte alla grande con un quarto d’ora di altissimo livello senza però riuscire a trovare l’ultimo passaggio decisivo o un tiro convincente.

L’Inter si siede un po’ e De Boer se ne accorge: a farne le spese è il più “seduto” di tutti, cioè Banega che aveva spento la luce da qualche minuto. Dentro Eder alle spalle di Icardi per un 4-2-4 iper offensivo. L’Inter riprende campo dopo qualche minuto di assestamento, soprattutto grazie ad una regia illuminatissima di Gnoukouri che fa un figurone, mentre la squadra si sbilancia di più a sinistra, sia per l’intraprendenza di Miangue (più coraggioso di Santon) sia per la forma di Perisic, che dura più di un Candreva che, va detto, nel primo tempo aveva speso tantissimo.

Ed è proprio lui a fare spazio a Gabriel Barbosa al 74esimo con l’ovazione di tutto San Siro. Da questo momento in poi si perdono tutte le distanze e le misure, da parte di entrambe: è un assalto all’arma bianca, che fa molto “british”, in cui si rischia tutti senza differenze. Handanovic para su Dzemaili, ma l’Inter ci prova con Perisic e Icardi, c’è anche una possibile occasione per Gabigol che però non segue.

In questo contesto emerge prepotentemente Andrea Ranocchia, che ha smaltito ogni emozione e nervosismo, facendo non meno di 4 interventi di altissimo livello su buco della parte sinistra dove Miangue non sempre è perfetto. Ma il dio di San Siro ha un suo straordinario sarcasmo: all’ultimo minuto, la migliore palla del secondo tempo capita proprio sulla testa di Ranocchia che salta bene, è liberissimo, ma indirizza di testa a lato. Sbaglia l’occasione della vita proprio nella migliore partita da qualche anno a questa parte.

La partita finisce con un pareggio che scontenta l’Inter che avrebbe meritato certamente di più, nonostante una buona partita per il Bologna che ha avuto le sue dignitose occasioni.

Buone le risposte per l’Inter, con Gnoukouri e Miangue autori di una prestazione di buonissimo livello, nonché per la capacità emotiva di Ranocchia di risollevarsi e fare un secondo tempo confortante. Sufficiente, e nulla più, l’esordio di Gabriel Barbosa, da rivedere soprattutto in fase di non possesso e quando è necessario seguire l’azione.

Da capire cosa accadrà adesso a Kondogbia, “scaricato” dal tecnico nel dopo gara: “Abbiamo parlato stamattina ma se uno non vuol capire lo devo togliere“. Il rischio, per lui, è quello di fare lunga compagnia a Brozovic. Troppi tocchi, troppa indecisione, troppa timidezza, troppi rischi: tutto l’esatto contrario di ciò che serve. Qui si potrà vedere il vero valore anche caratteriale del giocatore: se reagirà, bene, altrimenti gennaio è un mese buono per partire.

Nonostante le incertezze iniziali e il risultato deludente, l’Inter dimostra di avere gioco, idee, di saper creare moltissimo: probabilmente paga fisicamente anche gli impegni ravvicinati e una forma che ancora non consente sforzi così continuativi. Paga dazio anche per l’assenza di Joao Mario, diventato in pochissimo indispensabile anche per sgravare di attenzioni la partita di Banega.

Rimane l’amaro in bocca, ma la sensazione di fiducia c’è: l’anno scorso, l’Inter avrebbe perso questa partita.

IL TABELLINO

INTER-BOLOGNA 1-1
RETI
: 14′ Destro (B), 38′ Perisic (I)
INTER: 1 Handanovic; 21 Santon, 25 Miranda, 13 Ranocchia, 95 Miangue; 17 Medel, 7 Kondogbia (28′ 27 Gnoukouri); 87 Candreva (74′ 96 Barbosa), 19 Banega (65′ 23 Eder), 44 Perisic; 9 Icardi. In panchina: 30 Carrizo, 5 Melo, 8 Palacio, 10 Jovetic, 15 Ansaldi, 33 D’Ambrosio, 55 Nagatomo, 94 Yao.
Allenatore: Frank de Boer
BOLOGNA: 1 Da Costa; 4 Krafth (80′ 25 Masina), 28 Gastaldello (63′ 2 Oikonomou), 20 Maietta, 35 Torosidis; 16 Nagy (53′ 5 Pulgar), 8 Taider, 31 Dzemaili; 9 Verdi, 10 Destro, 11 Krejci. In panchina: 34 Ravaglia, 97 Sarr, 7 Mounier, 15 Mbaye, 17 Donsah, 18 Helander, 22 Rizzo, 24 Ferrari, 26 Floccari.
Allenatore: Roberto Donadoni
Arbitro: Celi. Assistenti: Cariolato, Alassio. IV uomo: Lo Cicero. Assistenti addizionali: Giacomelli, Saia
Ammoniti: Gastaldello (B), Da Costa (B)

PAGELLE

Handanovic: 5. Fa due parate importanti, ma l’impressione è che sul gol potesse di più.
Santon: 6. Se non fosse per diversi errori di posizionamento sarebbe una partita almeno da mezzo voto in più.
Miranda 7. Costretto a intervenire ovunque, lo fa sempre con la solita eleganza.
Ranocchia 6,5. Se togli i primi 15 minuti è partita da 7. Poi si mangia anche quel gol nel finale: sarebbe stato il delirio.
Miangue 6,5. Sbaglia e ci mancherebbe, ma fa tantissime cose importanti, recuperi, lanci, sovrapposizioni. Coraggioso e intelligente, merita la riconferma a prescindere da Ansaldi.
Medel 5,5. Sbaglia molto nel primo tempo, almeno 3 palle sanguinose. Tanti pressing sbagliati. Meglio in fase di impostazione, ma un passo indietro rispetto alle precedenti.
Kondogbia 3. Partita disastrosa.
Gnoukouri 7. La sua è invece eccellente. Recuperi, lanci, aperture, regia, presenza: sembra un veterano. Perché lo abbiamo aspettato tanto?
Banega 6. Si deve abituare alla marcatura a uomo, la rivedremo spesso. Accende la luce a intermittenza, meno attento in fase di pressing.
Candreva 7. Primo tempo da urlo, protagonista assoluto. Nel secondo si siede un po’, ma la maggior parte dei pericoli vengono dal suo lato.
Perisic 7. Non è solo per il gol, ma per il moto continuo e le accelerazioni che tagliano a fette tutta la difesa avversaria.
Icardi 6. Passo indietro soprattutto in fase di non possesso. Soffre anche se nel primo tempo riesce a trovare qualche occasione per muoversi. Stavolta non è l’infallibile cecchino.
Gabriel Barbosa 6. Si muove tanto, ma solo quando c’è la palla. In assenza è troppo fuori dal gioco: da rivedere.
Eder 6. Si muove tanto ma troppo lontano dalla porta: almeno è utile.
De Boer 6,5. La formazione iniziale presenta troppe incognite per potere essere rassicurante. Aggiusta le cose con cambi coraggiosi, cambi di pedine durante la gara: l’Inter comunque dimostra di avere idee e personalità, oltre che una filosofia che non cambia.

 

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