Se Sky russa, noi russiamo di più

Chi ci segue dall’inizio sa come la pensiamo e sa che l’attuale mondo giornalistico italiano non ci piace granché né ci rappresenta, così come, crediamo, non rappresenti neanche la parte buona di chi segue il calcio.

Abbiamo tutta una sezione dedicata ai “media” e alle loro malefatte e alle loro maleparole, che noi proviamo a contrastare, nel nostro piccolo, con i nostri malpensieri.

I casi di “prostituzione intellectuale” sono tanti, infiniti, ma la nuova proprietà cinese, che sta facendo sul serio, sembra avere risvegliato quel fanatismo d’odio e di antipatia verso l’Inter come non lo si vedeva da tempo, forse raggiungendo vette di un parossismo mai sfiorato prima d’ora. Abbiamo cominciato raccontandovi come, nel periodo complicato di Roberto Mancini, ci sia stata una serie di attacchi piuttosto violenti e ingiustificati

Inter: un attacco mediatico senza precedenti

Che poi, attenzione, le critiche non devono sparire, se sono motivate e coerenti. Il problema è che, per dirla con le parole del nostro lettore Massimo D’Epifanio, il rischio di “oltrepassare in un amen il confine che separa l’ironia dall’imbecillità” è davvero grosso, ed è un rischio che si corre ad ogni parola, lo corriamo anche noi.

Ieri, occasione buona per stare lì sul confine, altra occasione in cui i “media” mostrano la loro estrema parzialità, nonché un pessimo servizio. La maggior parte delle trasmissioni che parlano di calcio (anche perché ci sono quasi solo quelle, il resto degli sport sembra esiliato ai margini: dio preservi Flavio Tranquillo e Federico Buffa) ormai sono inguardabili, lenti, privi di contenuto.

Ebbene, sull’allenatore dell’Inter, l’olandese Frank De Boer, si sono sbizzarriti sin dall’inizio. Lo hanno descritto come una specie di deficiente, di marziano calato dall’alto, di uno che “cosa vuoi che ne capisca del vero calcio che si insegna in Italia?”: non come Guidolin o Mazzarri.

E non è bastato che l’allenatore in poche settimane abbia rivoltato l’Inter come un calzino, che stia facendo scelte coraggiose “lanciano di giovani” (frase iper-abusata in Italia, ma solo quando serve), che stia dimostrando più coraggio e polso di quanto non si vedeva dai tempi di Mourinho (vedi la gestione Brozovic e Kondogbia, fuochi sui quali hanno provato, invano, a soffiare): Frank De Boer rimane sempre uno straniero nella terra straniera di Coverciano.

Su segnalazione di un utente twitter, Jacopo Roberto, arrivato tramite refollow, apprendiamo che a Sky, durante l’intervista di De Boer, qualcuno in studio pensa bene di “perculare” (termine adattissimo all’occasione) l’allenatore olandese, “reo” forse di non essere così spigliato nella dialettica in italiano:

In studio pare ci fossero Billy Costacurta (Milan), Giancarlo Marocchi (Juventus) e Paolo Condò. Proprio quest’ultimo ha provato a difendere l’ex milanista, il responsabile di quello che Condò chiama improvvidamente “suono”:

Ovviamente le risposte sono tutte sullo stesso tono, indignate di cui riportiamo un estratto:

Ora, detto sinceramente, ci si sente presi per il culo. Perché è chiaro che non sia un suono “da raffreddore”. Bastava scusarsi, bastava dire che era un “gioco” con Marocchi, bastava dire qualcosa di più credibile, ma non questa immane sciocchezza del raffreddore che, a quanto pare, durante la trasmissione non c’era affatto.

L’episodio, che di per sé si potrebbe rubricare come la solita scivolata giornalistica a microfono rimasto aperto, non sarebbe stata la prima volta… anche se noi preferiamo episodi un po’ più divertenti e “innocenti”.

Ripetiamo anche la nostra solita “litania”: non si può subire sempre e per sempre. Prima o poi dalla società dovrà partire un messaggio chiaro e forte, e forse questa sarebbe l’occasione giusta.

Frank De Boer è in Italia dal 9 agosto, nell’arco di un mese e mezzo è riuscito a calarsi immediatamente in questa realtà, mostrando qualità tattiche e intelligenza sconosciute alla maggior parte dei giornalisti italiani. Di più, pur venendo da una lingua molto diversa, sta imparando l’italiano molto velocemente, al punto che 9 volte su 10 capisce la domanda senza traduzione, e sta provando a esprimersi, pur con tante difficoltà: quanti stranieri, dopo anni di Italia, hanno solo saputo dire “ciao”?

Dato che i giornalisti italiani non sembrano meritare questa dedizione dell’olandese, la proposta nasce spontanea: in italiano solo su Interchannel, per tutti gli altri in olandese o in inglese e senza traduttore.

Noi ci siamo schierati per tempo, non si può subire all’infinito.

In trincea con Frank

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