Ping Pong: il rapporto degli interisti con Moratti (meglio di no)

Su ilMalpensante.com apriamo una nuova rubrica, dedicata ai confronti di idee, sì e no, con o contro, promosso o bocciato. Il nostro Francesco Santavenere lancia l’idea di analizzare il rapporto di amore-odio tra il tifoso interista e Massimo Moratti. Ma è, appunto, amore-odio, e se Francesco esprime una opinione, abbiamo chiesto ad Alberto Bossi, coadiuvato da Luca Ducceschi, di esprimersi, chiaramente dall’altra parte del guado. A fine articolo proporremo un sondaggio per i lettori de ilMalpensante.com.

Avevamo scritto entrambi gli articoli prima dell’intervista in cui si diceva possibilità sul suo ritorno da presidente. E voi? Che ne pensate?

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MASSIMO MORATTI: ANATOMIA DI UN RAPPORTO

di Francesco Santavenere

Avete presente quando si parla di un argomento che conoscete abbastanza bene, di cui avete sentito parlare spesso e sul quale credevate di avere in testa un’idea ed un’opinione ben precisa, ma nel momento in cui vi viene chiesto di illustrarla improvvisamente vi rendete conto di non saperla spiegare?

Probabilmente mai.

Se è così, beati voi, a me è successo. Non spesso eh, per carità, ma qualche volta sì.
Mi è capitato perché avevo dato per scontato quell’argomento, convinto di averlo analizzato e sviscerato in tutte le sue sfaccettature. Ma in realtà si trattava solo di autoconvincimento, perché nella pratica, un po’ per pigrizia e un po’ per distrazione, non ero mai realmente andato a fondo della faccenda.

massimo-moratti-2-Custom.jpgUn po’ come quando studiavi leggendo il libro ma senza ripetere ad alta voce, pensando di aver assimilato tutte le nozioni e accorgendoti poi soltanto di fronte al professore che in realtà non avevi appreso proprio un bel niente. Oppure quando, ai colloqui di lavoro, ti chiedono di parlare un po’ di te, o di descrivere i tuoi famigerati 3 pregi e 3 difetti: cavolo, l’argomento sono io, vuoi che non conosca me stesso?

Eppure scena muta.

Probabilmente non avevate capito una mazza di quello di cui stavo parlando fino a quest’ultimo esempio, che improvvisamente vi ha illuminato.

Qui voglio psicoanalizzare il mio, e forse vostro, rapporto umano e sentimentale che lega il mio (nostro) interismo ad una delle figure più importanti nella storia di questa squadra: Massimo Moratti.

Qualsiasi tifoso dell’Inter, dal più giovane al più vecchio, conosce Massimo Moratti, ma forse non tutti saprebbero descrivere con esattezza, me per primo, i sentimenti che lo legano a questa persona (attenzione, ho detto “non tutti”, capirete poi perché).

MI SPIEGO MEGLIO

Massimo Moratti è stato il Proprietario dell’FC Internazionale dal Febbraio del 1995 all’Ottobre del 2013, rimanendo poi socio di minoranza per un ulteriore anno, e durante il periodo in cui è stato socio di maggioranza, l’Inter ha portato a casa 16 trofei: 5 Scudetti, 4 Supercoppe Italiane, 4 Coppe Italia, 1 Coppa UEFA, 1 Champions League ed 1 FIFA World Cup. Per dare un’idea, nello stesso periodo di tempo, la Juve ha vinto 22 trofei, mentre il Milan  “solo” 12.

moratti e mourinho.jpgPertanto, cominciamo col dire che la storia secondo la quale Massimo Moratti sia stato un presidente perdente è uno degli esercizi di prostituzione intellettuale più assurdi nella storia del calcio italiano. Ma non è questo il punto: quando dico che non tutti saprebbero descrivere i propri sentimenti nei confronti dell’ex Presidente dell’Inter, intendo proprio dire che la maggior parte degli interisti, sia per il palmares succitato che il Nostro ha contribuito pesantemente a rimpolpare, sia per il risvolto umano che lo ha sempre caratterizzato, lo adora e lo adorerà vita natural durante.

Quel suo essere signore sempre e comunque, anche a costo di sembrare fesso quando fesso non è, quella sua disponibilità così sincera e spontanea verso tutti, amici e nemici, lo rendono un uomo d’altri tempi, di sicuro lontano anni luce dall’immagine stereotipata dell’imprenditore moderno, per giunta petroliere, al quale siamo abituati. Inoltre, la sua passione così genuina nei confronti dell’Inter lo rende, se possibile, ancor più umano, ancor più mortale, perché chiunque di noi si identifica in lui sotto questo punto di vista.

Parliamoci chiaro, Massimo Moratti piace alla stragrande maggioranza del popolo nerazzurro perché incarna alla perfezione l’immagine del tifoso interista medio e perché è un simbolo di onestà, correttezza, educazione e rispetto.

NON PROPRIO TUTTI

Ma avevo detto “non tutti”, giusto? Ecco, il punto è proprio questo: non tutti lo adorano in maniera così totale, alcuni lo adorano solo un pochino, altri non lo adorano per niente. Nell’ultimo gruppo, come forse avrete intuito, ci sono io.

Intendiamoci, il mio discorso riguarda unicamente la figura di Massimo Moratti come Presidente della mia squadra del cuore: tutti i discorsi legati al suo risvolto umano li condivido in pieno e non potrebbe essere altrimenti, quindi non state qui ad elencarmi tutte le vittorie e tutte le belle iniziative che ha portato avanti per la nostra squadra (in primis Inter Campus): le conosco benissimo e le apprezzo più di tutti voi messi assieme [semicit.].

il-presidente-del-borgorossoMassimo Moratti incarna in pieno la tipologia di Presidente di calcio che ho sempre odiato. Pur non rientrando al 100% nel clichè del proprietario di calcio italiano, così ben rappresentato in film come “L’allenatore nel pallone” o “Il Presidente del Borgorosso Football Club”, non essendo di sicuro una persona avida, senza scrupoli, rozza o ignorante, tuttavia il Nostro lo si può certamente accostare a tale cliché per quanto riguarda la superficialità, la mancanza di strategia e la discontinuità nella gestione della squadra, vista (quest’ultima) più come una propria creatura, un proprio figlio da coccolare e da viziare, piuttosto che come un’azienda in grado di generare ricchezza e di conseguenza, cosa più importante, vittorie.

Potrei star qui a raccontare decine e decine di episodi a supporto di questa tesi, che noi tutti ahimè conosciamo bene: dai 4 allenatori in una sola stagione all’acquisto ossessivo-compulsivo di campioni, o pseudo tali, divenuti improvvisamente brocchi, ai mille esoneri, e via discorrendo. Quello che ho sempre odiato in lui è stata la totale, atavica, intrinseca e viscerale mancanza di una qualsivoglia strategia tecnica, sportiva, commerciale fino ad arrivare ad una completa trascuranza del rapporto con i media.

LE INTERVISTE E LA “PANCIA”

Proverbiali le sue interviste sul marciapiede sotto la sede della Saras (quanto ti ho odiato in quei momenti!), in cui il Nostro riusciva sempre a fornire ottimi spunti alle decine di prostitute intellettuali che popolano questo piccolo grande paese, che già non fanno fatica ad inventarsi crisi Inter quando va tutto bene, figuriamoci quando il proprietario dice e non dice oppure parla con leggerezza di argomenti scottanti che andrebbero taciuti per il bene della squadra, soprattutto in momenti delicati della stagione.

marciapiede-morattiHa sempre parlato alla pancia del tifoso, in particolare di quello che fischia un giocatore ad ogni tocco di palla indipendentemente da come sta giocando, che vorrebbe esonerare un allenatore dopo ogni sconfitta (lo stesso allenatore che viene salutato invece come salvatore della patria al suo ingaggio), che pensa che le squadre si costruiscano sommando campioni, ovviamente strapagati, in ogni ruolo, che giudica tutti solo ed esclusivamente in base ai risultati delle singole partite e considera fenomenali i giocatori delle altre squadre e “pipponi” i propri.

Lui ha sempre rappresentato la parte più glamour ed educata di questo modo di tifare la propria squadra, che è pur sempre però un modo idiota e assolutamente illogico.

gigi simoni.jpgHa sempre mandato al massacro l’allenatore di turno, completamente lasciato solo contro le orde assatanate di PI. Non ha mai isolato la squadra dal contesto esterno, soprattutto nei periodi più difficili o in momenti delicati della stagione. Non ha mai perseguito la stessa strategia tecnico-sportiva per due sessioni consecutive di calciomercato, men che meno ha gestito la società dal punto di vista commerciale, di marketing, oltre a non avere mai implementato progetti volti al rafforzamento del brand Inter in Italia e nel mondo che permettessero di generare ricavi da riutilizzare per rinforzare la squadra e rendere così la società auto-consistente e quindi più competitiva nel medio-lungo periodo.

Non ha mai gestito in alcun modo i media, con il risultato di aver esposto la squadra e la piazza alle più becere e qualunquiste accuse di ogni genere, come il vergognoso infangamento della figura di Facchetti, a mio avviso ad oggi il peggior “crimine” commesso da Moratti.

Insomma, d’accordo che il calcio è prima di tutto romanticismo, passione disinteressata, gioia infinita che dura una vita [cit.], però era il caso che, Massimo ‘ste cose le lasciavi dire a noi che, in nome di una fede misteriosa, spendiamo i nostri pochi soldi ma soprattutto energie mentali a tonnellate per la nostra squadra del cuore. Io dal mio Presidente, invece, mi aspetto raziocinio, strategie, continuità nelle scelte, progettualità, coerenza, pazienza, decisionismo, finanche business plan.

EPPURE AVREBBE POTUTO…

Tutto quello che invece, e so già che scatenerò un polverone, ho trovato nel “cicciobello a mandorla” (cit. della massima esponente italiana nella FIFA, Evelina Christillin) Erick Thohir: strategia di lungo periodo, continuità, un minimo in più di gestione dei media (sempre troppo poco comunque), protezione del proprio ambiente, scelte (anche) impopolari. E che, a quanto pare ma è ancora troppo presto per dirlo, sto ritrovando anche nei nuovi cinesi.
Nota a margine: questo articolo è stato scritto prima della pubblicazione della notizia sull’ultimo bilancio dell’Inter di cui parla il nostro Alberto Di Vita in un altro articolo, notizia che tra l’altro il sottoscritto conosceva già da tempo, visto che spulciando su internet con un po’ di fatica si riesce sempre a trovare qualcuno che riporta le notizie in modo pacato, dettagliato e privo di pregiudizi…se invece credete di trovare tutto ciò nei 3 quotidiani nazionali beh, allora il problema è vostro).

thohir-moratti-inter.jpgSono sicuro che anche Moratti avrebbe potuto mettere in campo la stessa strategia di Thohir mantenendo al contempo la stessa passione e lo stesso “grado di romanticismo”: sarebbe bastato non rispondere mai ai giornalisti se non in conferenze stampa appositamente studiate e centellinate, delegare tutti gli aspetti sportivi e non a gente ultra competente che, vista la quantità di soldi che ha investito, non avrebbe faticato a trovare, lasciandosi per sé solo il soddisfacimento di qualche “capriccio”, inteso come l’acquisto di 1 o 2 pupilli (non di più), come poteva essere il miglior giocatore del pianeta (Ronaldo) ad un prezzo folle, ma comunque premurandosi con i suoi collaboratori (quelli ultra competenti) di non creare rotture troppo forti con il progetto tecnico-tattico della squadra. E così via.

Lo rimprovero perché non mi sono quasi mai trovato d’accordo con le sue decisioni che, infine, poi si sono rivelate quasi sempre errate, frutto del sentimento contingente e dell’umore della piazza, a cui un Presidente di calcio dovrebbe dare la giusta e doverosa importanza ma dal quale dovrebbe distaccarsi razionalmente.

Lo detesto perché, in fondo, lui ha sempre alimentato quel modo di tifare Inter “a-là-Severgnini”, quello cioè che gode delle sconfitte perché “ci rendono differenti dagli altri”, che ironizza sulle proprie disgrazie sportive e non affonda mai il coltello su quelle degli altri.

MANCINI E MOURINHO

E credo anche che i meriti del periodo d’oro siano da ascrivere quasi interamente ai 2 allenatori dell’epoca, uno meglio dell’altro: perché sono stati in grado di lavorare con profitto sul campo ma al contempo di gestire anche gli aspetti extra, in primis il mercato, che al di là dei fisiologici errori è sempre stato condotto con coerenza e di conseguenza con risultati eccellenti, per continuare con il rapporto con i media, riuscendo ad accentrare le pressioni su loro stessi per permettere alla squadra di lavorare più tranquilla. Tutti aspetti che dovrebbero essere gestiti principalmente dalla Società e a cui l’allenatore di turno dovrebbe adeguarsi mettendoci solo un po’ del suo, soprattutto riguardo al mercato.

moratti mourinhoCerto, il secondo è stato più bravo del primo, ma non dimentichiamoci che quando arrivò Mancini la Società Inter, quella che siamo stati abituati a conoscere appunto nel periodo d’oro, di fatto non esisteva. E l’ha creata lui, nonostante i campioni ci fossero già (fino al 2011 ci sono sempre stati) ma i risultati latitavano.

Ovviamente ho odiato anche la gestione post Triplete: se hai in testa di operare un pesante ridimensionamento della Società, diciamo pure comprensibile dopo la valanga di soldi investiti, di sicuro dovresti fare esattamente il contrario di quanto fatto: ovvero vendere subito i migliori, già in età abbastanza avanzata, massimizzando il profitto e ricostruendo la squadra su 2-3 senatori identificati su cui impiantare gli Icardi, i Joao Mario e i Miangue del caso, ridimensionando quindi le ambizioni nel breve periodo ma gettando le basi per un futuro di nuovo radioso, sistemando i bilanci e dando il via ad un progetto sicuramente rischioso ma estremamente affascinante e soprattutto proficuo.

Avrebbe avuto, di certo, la piazza contro ma dal mio Presidente mi aspetto anche scelte impopolari portate avanti perché si ha un obiettivo chiaro in testa che il tifoso medio non può conoscere e soprattutto comprendere appieno.
E invece, rinnovi con aumento a tutti, in primis a giocatori ormai vecchi, logorati da mille battaglie e in parte o totalmente appagati, mercati condotti via via in maniera sempre più spartana ma come al solito senza alcun rigore logico, gestione di casi specifici (leggi Sneijder) ai limiti dell’assurdo: giocatore, all’epoca capitano della propria nazionale, che aveva rifiutato legittimamente di spalmarsi l’ingaggio e per questo motivo messo inspiegabilmente fuori rosa fino alla sessione di mercato invernale, giusto giusto per svalutare ancora di più il suo cartellino e nel frattempo privarsi delle prestazioni del proprio miglior giocatore ancora a libro paga.

CALCIOPOLI? NO GRAZIE

moratti-moggi-1Sinceramente non riesco neanche a vedere Calciopoli come un’attenuante, sia perché penso che il Presidente di una delle squadre più blasonate e vincenti d’Italia non possa e non debba essere così ingenuo da non accorgersi di quanto stia succedendo sotto il proprio naso, visto che è pacifico il fatto che lo schifo non è circoscritto solo al periodo 2004-2006 ma affonda le sue radici almeno 7-8 anni prima (e l’aver provato ad ingaggiare Moggi dimostra una volta di più la sua totale ingenuità, illudendosi di ingaggiare il miglior dirigente sportivo italiano). E sia perché in ogni caso la conduzione societaria è sempre stata fortemente lacunosa e improvvisata, a prescindere dai risultati pilotati da altri.

In definitiva, pur riconoscendo gli enormi traguardi raggiunti sotto la sua presidenza, non riesco a ringraziarlo perché sono sicuro che con un minimo (ma minimo eh!) di impegno in più ci saremmo potuti togliere enormi soddisfazioni e al contempo evitarci moltissime sofferenze, che forse, come dicono alcuni tifosi VIP, ci renderanno pure differenti dagli altri, ma che a me han sempre fatto girare vorticosamente i coglioni.

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(entro sabato sera, 01/10/2016, domenica mattina 02/10/2016 l’articolo “pong” della rubrica a cura di Alberto Bossi con la collaborazione di altri)

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