Video: che partita è stata Roma Inter

Il calcio ha qualcosa a che fare con la letteratura, e in particolare con la poesia, per tante ragioni: una di queste è la capacità che ha ogni partita di raccontarti qualcosa di diverso ad ogni nuova visione.
infinite_jest_coverSi potrà pensare “chi è così stupido da rivedersi la stessa partita più volte?” e istintivamente mi verrebbe da chiedere quanti nel mondo hanno riletto, non dico “Guerra e Pace” di Tolstoj o “la recherche“di Proust, ma qualcosa di più abbordabile come “I pilastri della Terra” o “Il signore degli anelli”. Ok, qualcuno c’è, hanno persino riletto “Finnegan Wake” di Joyce , così come c’è chi vede delle partite più di una volta.

Dopo la prima istintiva reazione c’è la ragione: c’è chi lo fa (o dovrebbe farlo) per mestiere, per passione, o perché scrive online e sa che deve distinguersi, e per farlo è necessario produrre anche materiale introvabile altrove.

Roma-Inter non sfugge a questa regola: è stato necessario rivederla più volte, soprattutto prima metà primo tempo, per di fissare alcuni punti. È venuta fuori una partita che… non c’è. Non c’è da nessuna parte, non è stata descritta su nessun giornale così come in realtà s’è mostrata. Fermi subito, non è la solita tiritera contro i media: è la semplice constatazione che è stata una partita talmente condizionata dalle tante occasioni che si è mostrata più di quel che è stata. Anche se, diciamolo, chi tifa è sempre più annebbiato: chi non tifa e dovrebbe fare cronaca, analisi, approfondimento etc… dovrebbe essere più distante e in grado di vedere meglio.

LA PARTITA CHE NON C’È STATA

Che cosa abbiamo letto? Cosa ci hanno raccontato? Splendida partita, Inter deludente, l’Inter che spreca e la Roma che la doma… insomma, tutto il solito frasario di certi dopo-partita. Inutile negarlo: la partita è stata emozionante, e sottolineiamo questo aggettivo perché definirla “bella” è altra faccenda.

Non è stata una partita bella. Una partita bella è stata quella del derby di Manchester, che pur ha portato con sé una infinità di considerazioni sulle qualità tattiche delle squadre, ma Roma – Inter no. Emozionante, tante occasioni, non ci si è annoiati, ma non è stata bella. Nessun tentativo di sminuire l’importanza della partita, non arriveremo ad affermare l’inverosimile solo per far piacere a qualcuno:

(si ringrazia il lettore Iaco per la segnalazione)

Non è stata la partita più brutta degli ultimi 30 anni, ma è stata una partita condizionata fortemente da due aspetti che ne fanno una partita molto meno interessante di quello che all’inizio era parso.

QUI ROMA

Spalletti ha deciso di giocarla nel modo più semplice, senza che nessun giornalista abbia pensato di “rimproverargli” alcunché… non che ci sia nulla da rimproverare nelle scelte tattiche, soprattutto se funzionano, ma a parti invertite si sarebbero scagliati contro De Boer: perché la Roma ha sostanzialmente giocato quasi esclusivamente su lunghi rinvii per approfittare del momento di forma di Dzeko, capace di dominare Miranda e Murillo, per azionare chi gli stava accanto o chi veniva a rimorchio. Tenendo in genere molto basso Perotti e molto alto Salah, senza quasi alcun compito di copertura. Le posizioni medie chiariscono la disposizione

Non si è trattato di una casualità o di una scelta in base a delle situazioni, ma del principale progetto tattico su cui svolgere tutta la partita (almeno una decina i casi nel primo tempo). Allontaniamo gli schizzinosi: se funziona, bene, purché non si dica che è calcio spettacolare e neanche che la Roma “cercava di azionare Salah” perché in realtà molto più spesso si è trattato di togliere all’Inter l’arma migliore che aveva mostrato in queste ultime settimane, ovvero il pressing alto. Questo aveva messo in grossa difficoltà la Juventus, che pure aveva provato più volte a innescare Mandzukic senza quasi mai riuscirci davvero; così Spalletti ha deciso scientemente di rinunciare al palleggio, al fraseggio, al possesso palla, per puntare tutto sulla verticalità, soprattutto da Szczesny a Dzeko, con uno dei tre trequartisti a rimorchio e gli altri due in profondità. Scientemente e scientificamente: nel video è evidente l’intenzione di tenere tutti più alti possibile in fase di possesso palla. Anticipiamo la visione con la “heatmap” (le zone più calpestate) di Dzeko, nel primo e nel secondo tempo: è un attaccante o un centrocampista? La zona rossa a metà campo dimostra che la Roma si è chiusa moltissimo, ma anche che i rilanci erano tutti nel mezzo per lui.

A tal punto che, tra le combinazioni riuscite, la prima soluzione della Roma sapete qual è? Indovinate:

O nella #passmap del profilo Twitter @11tegen11:

11tengen11 roma inter.jpg

Più che “calcio d’antan” come è stato definito a più riprese. Soprattutto se si evidenziano anche le marcature a uomo, pur non sempre strettissime, in mezzo al campo: non più solo su Banega (marcato da De Rossi), Joao Mario (marcato soprattutto da Strootman) e Icardi (imbottigliato nel mezzo dei due difensori centrali), ma persino su Medel, dove si alternavano Florenzi (in prima battuta) o Dzeko stesso (che spesso aiutava Strootman su Joao Mario o Banega nel caso si abbassassero troppo). Il risultato è vedere il quartetto monopolizzare la classifica dei calciatori giallorossi che hanno corso di più:

La Lega Serie A fornisce il dato che vi introduciamo con lo storico, per capire la differenza:  considerate solo le partite con Dzeko dal primo minuto, la Roma ha una media di 13 palle lunghe a partita. Contro l’Inter ben 25. Statistica che va spiegata, perché questa prende in considerazione esclusivamente i lanci lunghi dalla difesa, mentre altre statistiche intendo per “palle lunghe” o “long ball” anche i cambi di campo da destra a sinistra, che l’Inter ha prodotto e produce in quantità.

Insomma, al di là della prima impressione, concentrata più sulla parte finale dell’azione, la Roma ha attaccato molto centrale, cercando così di isolare il duo Santon-Salah il più possibile: monotematico ma funzionante. In fase di non possesso, tutti dietro, spesso con 6 uomini appiattiti sulla difesa e gli altri 2/3 a pressare il portatore di palla, tattica certamente agevolata dal repentino ritrovarsi in vantaggio.

LATO INTER

La Roma ha deciso di giocare in un certo modo, accentuando la tendenza dell’Inter a tenere palla: il dato Opta (di cui mi fido di più rispetto al dato della Lega) porta il possesso palla al 63,7% contro il 36,3% dei giallorossi, con l’Inter che ha completato oltre 1/3 dei suoi passaggi nell’ultimo terzo di campo, quindi a ridosso dell’area romanista. Questa la “heatmap” che evidenzia le zone più battute da entrambe le squadre:

hetmap roma inter

Joao Mario era in condizioni precarie e si è visto, ma la sua sola presenza ha comunque garantito all’Inter un possesso palla di buon prestigio, non lento come in certe occasioni e che soprattutto ha trovato spesso sbocchi sugli esterni (moltissimi i cross dal lato di Candreva, 12 dalla destra, 5 da sinistra), ma soltanto nella fase finale dell’azione: anche l’Inter ha giocato molto centralmente e, quando trovava spazio sugli esterni, non è quasi mai stato possibile attaccare la porta ma soltanto metterla in mezzo, il bilanciamento offensivo è piuttosto chiaro:

Anche questa statistica è un po’ “scivolosa”, se consentite, perché altre della stessa tipologia (questa è quella della lega) prendono in considerazione lo sviluppo nella fase di ultimo passaggio, mentre questa è complessiva (parliamo più di “bilanciamento offensivo”): prendendo in esame la prima tipologia, l’Inter ha sviluppato centralmente solo il 25% delle azioni.

Dal lato di Perisic l’Inter ha provato più volte a sfondare, ma senza riuscirci molto: più facile a destra, dove però si è insistito meno. La grafica è del profilo twitter @11tegen11:

roma inter passmap.jpg

L’atteggiamento molto raccolto dei giallorossi ha portato l’Inter a sviluppare circa il 60% del suo possesso palla nella metà campo romanista, mentre la Roma ha prodotto l’esatto inverso, il 60% del proprio possesso palla nella propria metà campo. Con inevitabili riflessi nel baricentro delle due squadre: 45 metri la Roma, 55 l’Inter.

La statistica di Whoscored sui passaggi recita: Roma 329 passaggi (74% di successo), Inter 576 (86% di successo). I tanti errori della Roma devono essere letti proprio nell’ottica di palle più lunghe e tentativi di verticalizzare con la massima rapidità, ma anche dal cosiddetto “non pensarci due volte” a spazzarla via, tanto al limite ci pensa Dzeko a infastidire: il numero delle palle spazzate via per evitare ulteriori rischi è di 38 a 13 per la Roma, quasi tutte dentro l’area:

Ma se l’Inter sviluppa un buon gioco, ha possesso palla, domina sul campo della Roma, perché perde? Perché si ha persino l’impressione generalizzata che la Roma sia stata migliore? Per quanto riguarda l’ultimo punto, dipende soprattutto dalle occasioni avute: essendo di più (18 a 15 i tiri, 9 a 6 quelli in porta) e a campo aperto, danno l’impressione di essere occasioni più nitide (e in parte lo sono anche state).

L’Inter paga soprattutto 4 cose.

Roma Inter De Boer

La prima è certamente l’aver subito gol dopo pochissimi minuti, cosa che ha condizionato tutta la partita e agevolato la Roma nel fare la partita che aveva programmato di fare: avrebbe giocato così comunque.

Roma_Inter_02_10_2016-1-717x478.jpgLa seconda è quella di una giornata di vena fantastica di Dzeko, che ha vinto più di una decina di duelli aerei, ha smistato, ha catalizzato il gioco, diventando una sorta di regista della squadra. Miranda lo ha preso spesso, soprattutto perché sulla spizzata c’era Salah e De Boer ha reputato più importante provare a dare una mano a Santon contro l’egiziano. Sarebbe servito un altro tassello, ovvero vedere Medel o sostituirsi a Miranda nelle occasioni in cui usciva (cosa che non ha mai fatto) o prendere l’uomo a rimorchio, come avrebbe dovuto fare nell’azione del primo gol e non ha fatto. Ci torneremo nel video per essere più comprensibili.

La terza è una interpretazione più “bloccata” di Joao Mario e Banega, molto aderenti a ruoli e posizioni, in discontinuità rispetto a quanto visto, per esempio, contro la Juventus: il dato delle posizioni medie è abbastanza chiaro (apprezzabile anche l’enorme differenza di posizione tra Ansaldi e Santon):

Ma l’Inter ha pagato soprattutto i tantissimi errori, che si materializzano nelle tante palle sbagliate (il 14% di 576 è 80), nelle 49 palle perse, nei tackles vinti dalla Roma così come delle palle recuperate in più dai giallorossi. Da una parte c’è più voglia della Roma, ma dall’altra c’è una sequenza impressionante di errori tecnici e tattici individuali interisti. Nel video mostriamo come quasi tutte le azioni pericolose del primo tempo derivino da errori tecnico-tattici dei nerazzurri (e in un paio di casi da decisioni discutibili dell’arbitro).

ERRORI INDIVIDUALI

Sono davvero troppi gli errori individuali, su questo sposiamo la linea di De Boer al 100%: il merito di sfruttarli è della Roma, il problema dell’Inter è la copertura preventiva che si dimostra ancora il lato debole. In questo caso il problema è  in gran parte individuabile nella concentrazione, perché in altre partite (in parte Pescara, sicuramente Empoli e Juventus) era andata decisamente meglio. Perché la squadra ha retto e ha coperto bene quando c’era da coprire (qualcosa che non è andato bene la evidenziamo nel video), il problema è stato sugli errori e sulle transizioni.

roma_inter_02102106_26-717x478In molti hanno tirato fuori il problema di chi mettere su Salah, reputando Santon scelta sbagliata. Alcuni lettori de ilmalpensante.com avevano espresso in anticipo il problema, per tutti gli altri è facile dirlo a posteriori. Va detto, però, che Salah si è rivelato imprendibile anche per Murillo che è in genere, con Perisic, il più veloce della squadra: per capire la giornata imprendibile di Salah, il dato della velocità massima raggiunta è chiaro e dice di 34,41kh/h, mentre il primo difensore interista, Ansaldi, è a 29,51km/h.
Insomma, rivedendola, l’impressione è che lì poteva starci anche Maldini, ma probabilmente Salah era in una di quelle giornate in cui avrebbe ridicolizzato chiunque. Semmai si poteva rischiare Miangue, che però poteva sentire il peso degli impegni ravvicinati (aveva giocato anche in Europa), da appiccicare in marcatura stretta su Salah, per impedirgli col fisico di ripartire rapidamente: ha sempre avuto quei 5 metri utili per cambiare marcia e superare il diretto avversario.

De-Boer1.jpgInsomma, al di là di qualche lacuna tattica e alcuni aspetti della fase difensiva, decidono certamente di più gli errori individuali, alcuni dei quali li esponiamo in video. Errori che dovrebbero essere divisi tra errori tecnici contingenti (come quello di Joao Mario che porta al tiro di Salah parato da Handanovic), da errori tecnici abitudinari (come alcuni degli errori di Santon sempre sull’egiziano) e errori tattici, anche loro divisi in responsabilità della panchina e dei calciatori.

Miranda, per esempio, ha avuto una giornata storta, ma si sa che contro il Cagliari certe cose non le ripeterà; Murillo comincia a diventare un problema da approfondire, perché diventa più ampia la forbice tra le poche buone prestazioni e le tante meno buone, se non proprio brutte; idem vale per Santon, che però di prestazioni buone ne fa davvero un paio all’anno.

ICARDI E MEDEL

Discorso a parte meritano Medel e Icardi. Il cileno non è mai stato un’aquila dal punto di vista tattico: corre tanto, contrasta, si butta, si sacrifica, tutto quello che volete, ma è sempre stato confusionario e poco disciplinabile. De Boer ci sta provando, con l’apice avuto contro la Juventus, partita in cui Medel ha mostrato un rigore tattico notevolissimo; contro la Roma, invece, un continuo “nascondersi” in fase di possesso palla (cosa accaduta anche contro l’Empoli, per esempio), ma soprattutto  tanti errori di posizionamento, come nel caso del gol di Dzeko e nell’azione del primo tempo con Florenzi protagonista: analizzeremo entrambi nel video, mostrando quanto poca copertura abbia offerto centralmente, non sostituendosi praticamente mai ai difensori centrali quando questi sono costretti a salire o a allargarsi.

roma-inter-joao-mario-medel-florenziSe Medel comprende l’importanza che può avere in questa squadra con la sua centralità, garantendo cambi e coperture ai difensori centrali, evitando certi pressing dissennati e senza alcuna logica (ribadisco l’esempio della partita contro la Juventus), la sua titolarità rimane indiscutibile per mille ragioni che sono facilmente individuabili. Ma se la copertura è quella vista in altre partite, proprio come contro la Roma, dove centralmente i giallorossi hanno fatto più o meno quel che hanno voluto, non si capisce quale sia il senso di un sacrificio tecnico a sfavore di un giocatore di maggiore qualità. È un equivoco che prima o poi De Boer dovrà affrontare e risolvere, anche se, ripeto, molto dipende da Medel stesso.

Per quanto riguarda Icardi, partita brutta, probabilmente la più brutta dell’anno. L’assist è enorme, fatto bene, movimenti giusti e dimostra quanto questa squadra abbia bisogno di lui, soprattutto quando riesce a muoversi di più togliendo il riferimento centrale agli avversari: i suoi 6 gol hanno portato 8 punti all’Inter, nessuno come lui in Serie A; se aggiungiamo a questi i due assist, è protagonista di 8 dei 9 gol dell’Inter in campionato.

Icardi ManolasI numeri sono tutti dalla sua parte, ma prestazioni come quelle contro la Roma giustificano certe critiche: è rimasto imbottigliato tra Manolas e Fazio, consentendo soprattutto al secondo una agevole marcatura, senza mai svariare, anzi, spesso ciondolando invece di fare pressing. Il risultato è che, per la seconda volta in campionato, ha chiuso l’incontro senza neanche un tiro nello specchio della porta (l’altro è stato contro il Chievo). Il gioco di De Boer dovrebbe in teoria aiutarlo: l’anno scorso ha chiuso una decina di partite con nessun tiro in porta e avendo una media di 1,7 tiri a partita; quest’anno, nonostante la media sia più che raddoppiata (3,7, record in carriera: tirano più di lui Dzeko, Belotti, Pavoletti e sorprendentemente Dybala), la tendenza media dei “zero tiri” è confermata (2 su 7 partite significano una proiezione di 11 a fine stagione). Troppi per non aprire una riflessione tecnica e tattica in seno alla squadra.

Eppure, ripetiamo, lui è centrale in questa Inter: ha già fatto 2 assist in 7 partite, il suo record in carriera è di 6, con la media di almeno 1,3 passaggi pericolosi a partita, anche qui il meglio in carriera. L’Inter gioca molto sulle fasce, crossa moltissmo, è prima indiscussa in campionato e ha due esterni straordinari, di cui uno (Candreva) è il miglior assistman in Italia da 5 anni a questa parte: Icardi ha già sviluppato una media di 2,3 tiri di testa a partita, il meglio in carriera era stato 0,8.

Il tutto in una squadra che è prima in Italia per possesso palla, tra le prime tre per tiri in porta, e tra le squadre che hanno giocato di più nella metà campo avversaria.

Stesso discorso fatto per Mede, pur essendo Icardi probabilmente insostituibile al momento: molto dipende da lui, da come si muove, da come sta in campo. Le partite come contro la Roma devono rimanere una eccezione.

NON SOLO RISULTATI

florenzi joao mario roma inter“E i punti? 11 su 21 sono pochi per una squadra con ambizioni!”: questo il refrain di chi, ad oggi, guarda più al risultato contingente che alle prospettive. L’anno scorso, con l’Inter in testa e un tifo quasi esclusivamente giubilante, ero tra i pochi a criticare Mancini e il suo “non gioco”, la mancanza di identità di quella squadra. Il perché era semplice: i risultati che non si basano sulla solidità delle idee e dell’identità di gioco (indipendentemente dal fatto che sia bello o brutto) sono risultati effimeri che hanno il potere di svanire da un momento all’altro, proprio perché non hanno basi solide su cui reggersi. E non è un caso che dalla partita contro la Lazio in poi, l’Inter di Mancini abbia raccolto 31 punti in 22 partite, segnando solo 28 gol e subendone 29.

Ammetto che avere praticato e seguire altri sport aiuta in queste considerazioni, perché quella del “risultato a ogni costo” è una iper-specificità del calcio, nel senso che è un concetto portato all’esasperazione. E, per chiarire meglio il punto, citiamo quello che considero il miglior giornalista, telecronista e commentatore italiano:

Chi perde però va valutato al di là del mero risultato, perché altrimenti l’analisi si appiattisce e si perde la ricchezza di un fenomeno straordinario come lo sport. Quell’assunto, che in italiano recita “chi vince ha sempre ragione”, è ancor più falso e soprattutto pericoloso nella vita pubblicaFlavio Tranquillo

Ed ecco un ultimo aggancio alla letteratura, perché ogni partita, ogni stagione, ogni giocata celano storie capaci di ergersi molto al di là del mero risultato sportivo, e talvolta sono anche più belle del risultato stesso. Qui, però, con una certezza in più: che i risultati arriveranno.

ever-banega-roma-interPerché Frank De Boer dovrà certamente lavorare tanto, soprattutto sulla testa e sulla concentrazione dei singoli, ma tra le tante cose dette dalla partita, una in particolare è rimasta tale e quale dalla primissima visione in poi: l’Inter ha, sì, diversi giocatori che probabilmente non sono adatti a questo progetto di gioco dell’olandese, ma comunque questa è squadra che sta giocando a calcio, anche un calcio di buon livello a dispetto di tutto quello che possa dire l’intero sistema giornalistico italiano. Forse si è dimenticata troppo in fretta l’assenza di gioco e di idee nell’Inter delle ultime 3 stagioni (minimo): a questa squadra si possono rimproverare tante cose, la concentrazione, alcuni aspetti di equilibrio, distrazioni, alcune scelte discutibili. Ma non certo quello di non avere un gioco e un’idea di squadra ben precisa: l’Inter nelle ultime due partite ha tirato 39 (!) volte in porta, per non parlare delle azioni pericolose. La produzione è spaventosa e prima o poi darà frutti.

Dall’altra parte Spalletti ha preso i tre punti che sono utili alla classifica, al morale e quant’altro, ma il rischio di snaturare la rosa e le sue caratteristiche è altissimo: questa Roma gioca meglio con Paredes, e al momento non ha un’identità precisa, pur essendo molto più completa e uniforme nella rosa di quanto non lo sia l’Inter. Probabilmente anche di qualità superiore nel complesso. Quanto può durare una squadra che gioca così non lo sappiamo, ma le fondamenta sembrano fragili ed è necessario un cambio di rotta presto o tardi.

Se oggi, da estraneo inconsapevole, dovessi scegliere a quale dei due allenatori affidarmi, non avrei alcun dubbio.

VIDEO

Il video è composto di due parti: il primo è su Fernandinho (password ‘fernandinho’ senza virgolette e tutto minuscolo), che troverete utile per capire alcune osservazioni su Medel nel video su Youtube. A 5.30 circa del video su Youtube Vi consigliamo di mettere in pausa e passare al video Vimeo, per poi tornare al video Youtube non appena finito.

 

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