Atalanta 2 Inter 1: salvate il soldato Frank

L’Inter perde meritatamente a Bergamo contro una ottima Atalanta che per un’ora ha fatto la voce grossa, salvo negli ultimi 20 minuti cedere di schianto e lasciare spazio ai nerazzurri di Milano che non ne approfittano e, anzi, concedono il secondo gol su una idiozia, l’ennesima, di Santon.

La partita si può tutto sommato riassumere con questi 6-7 periodi messi uno dietro l’altro.

Ma il problema vero è a monte. Chiunque ci legga dall’inizio sa che facevo il tifo affinché l’Inter prendesse un allenatore come Frank De Boer, se non proprio l’originale. Lo abbiamo difeso a spada tratta perché i numeri e quello che si era visto in campo raccontavano di una squadra cambiata rispetto al passato, che aveva svoltato dal punto di vista del gioco e della personalità: aveva, cioè, tracciato la giusta strada che significava magari anche soffrire, ma che avrebbe portato a lungo termine dei risultati.

In questo articolo troverete alcuni di questi numeri, ma è dalla partita contro il Chievo che ne scriviamo:

Inter di culo, come la Juventus: ma non lo dice nessuno

Ma cosa può portare una squadra che ha basato la sua identità sul possesso palla, sulla difesa alta, su un certo tipo di personalità, sulla tecnica, e che si era distinta per cross, possesso palla, occasioni da rete (106, seconda dietro la Roma) al punto da arrivare a quasi 14 di media a partita… dicevamo, cosa può portare una squadra del genere a fare prestazioni come quella contro il Southampton e l’Atalanta? Partite in cui per 150 minuti si era fatto un solo tiro in porta, passando da 1 ogni 6,5 minuti a 1 in 150.

Il problema, dicevamo, è a monte. Frank De Boer è Frank De Boer, tecnico olandese, con delle idee e una certa filosofia: lo si sapeva dal momento in cui ci si è decisi a chiamarlo al telefono. Ma evidentemente l’ambiente creato dai media hanno condizionato l’allenatore e la società e parte della squadra hanno, non ne ho alcun dubbio, fatto pressioni affinché si deviasse da quella strada maestra per tentare un improbabile approccio “più cauto”. Con i risultati che abbiamo visto: Inter inguardabile.

Frank ha evidentemente perso la bussola. Comprendo che umanamente sia più semplice cercare di mediare tra le parti, lo fece anche Mourinho quando decise di tornare al rombo poco prima che arrivasse il big match contro la Juventus, così come Allegri alla Juventus nel tornare alla difesa a 3. Insomma, è comprensibile.

Ma qui non si parla di mediare: qui si parla di stravolgere un’idea. Frank De Boer è Frank De Boer, non è Stefano Pioli, e se gli si deve chiedere di fare Stefano Pioli, tanto vale prendere l’originale e finirla qui con questa farsa, in cui è evidente che una parte della società non ha condiviso la scelta, non ha mai difeso questo allenatore anche perché c’è anche chi porta avanti i suoi progetti e le idee personali in barba a ogni buon senso (vedi Zanetti con Simeone).

La scelta di mettere dentro Brozovic, che della palla tra i piedi in fase di costruzione non sa che farsene, e tenere fuori Banega è un chiaro sintomo di questa “esigenza”, non si sa bene di chi, di mediare tra due filosofie inconciliabili. L’Inter con la formazione schierata a Bergamo avrebbe dovuto, secondo alcuni scienziati, garantire più copertura, più dinamismo e maggiore contrasto all’avversario: una follia pagata a carissimo prezzo, dato che Brozovic è stato letteralmente violentato da Kessié, che lo ha scherzato come se il 19enne fosse il croato e non viceversa; dato che Medel non ci ha capito un tubo e non ha mai azzeccato una posizione (anzi, una sola, attorno al 75esimo); dato che Joao Mario è quello che ne ha pagato di più le conseguenze, senza nessuno con cui poter dialogare.

Scelta idiota e suicida.

Qualcuno salvi Frank. Lo salvi da questo tiro al bersaglio che evidentemente trova agganci in società. Anche qui, non si spiegherebbe altrimenti certa violenza, certo parossismo di livore, certo accanimento vergognoso e maleducato anche contro l’uomo, non solo contro il professionista. Perché quando un giornalista, soprattutto uno come Caressa, si espone in questo modo è evidente che ha sentore/notizia che quella panchina traballa, che c’è qualcosa che scotta: altrimenti non si esprimerebbe mai in questa maniera:

Ma chi consiglia a De Boer di fare le interviste in italiano? Perché è convinto di parlare in italiano? Perché se è convinto di parlare italiano magari è convinto anche di far giocare bene la squadra. Torni a fare quelle belle interviste in inglese, dica due o tre parole in italiano e faccia le interviste in inglese, questo esperanto non è niente, non è una lingua, è controproducente. Esprima concetti chiari in inglesi e traduciamo noi. E poi basta con questa storia della palla persa facile. Non è che ad ogni palla persa gli altri possono andare in porta. La situazione Icardi ha fatto da ombrello domenicaFabio Caressa

Oppure qui:

Questo esperanto che parla De Boer non serve a nessuno, se pensa che questo è italiano magari pensa anche che la sua squadra gioca beneFabio Caressa

O qui:

Per me l’Inter non vince, finisce 1-0 per l’Atalanta. Ma è quasi meglio, prima si chiude con de Boer e meglio èFabio Caressa

(su Caressa approfondiremo a parte con Stefano Massaron).

Ma Caressa sa qualcosa che noi non sappiamo: e questo qualcosa nasce dalla società e arriva dritto al tecnico. E non si spiegherebbero altrimenti alcuni resoconti dettagliati di ciò che è avvenuto negli ultimi 10 giorni nello spogliatoio nerazzurro: un ritorno al passato di cu non ne sentivamo la mancanza.

E se è vero che De Boer è una persona educata, un professionista serio e distinto, è anche vero che l’Inter dovrebbe difenderlo da questi attacchi selvaggi. Ma non difenderlo mediaticamente, in tv: dovrebbe difenderlo prima, in camera caritatis, senza lavorargli dietro e alle spalle, cosa che è ormai impossibile da negare.

Per citare l’ottimo Cristiano Carriero de “Il Nero e l’Azzurro”:

C’è solo un modo per capire questa stampa, per diffidare di certe domande: ascoltarle senza filtri, senza interpreti, sbrigandosi a capire il sarcasmo ipocrita di chi ti tratta come un ospite che ha i mesi contati. Ma la cappa della buona educazione incombe ancora su De Boer, che magari un giorno scoprirà le mille risorse della maleducazione come sistematico stile di vita Cristiano Carriero

Ecco, ascoltare certi discorsi senza filtri non ci può essere dubbio: qualcuno deve salvare Frank e, per farlo, non ci sono che due modi: o chiudere a doppia mandata la porta a qualunque discorso si possa fare o pensare sull’allenatore, costi quello che costi, fosse anche un sedicesimo posto; oppure che si salvi da solo e mandi a fare in culo questo carrozzone indecoroso che è stato messo su nelle ultime settimane.

Ribadisco, per chi non vuole sentirci e non vuole leggersi: l’inversione a “U” di questa squadra, il ciondolare in campo di alcuni, troppi, calciatori significa semplicemente che c’è troppa gente che sta remando contro, troppa gente che sa come intrattenere rapporti con la peggiore stampa, troppa gente a cui frega un tubo dell’Inter.

Quindi, se vogliono il traghettatore, ci facciano iniziare pratiche onanistiche da covercianesimo acuto con i Pioli di turno, con il traghettatore di turno, perché tanto ci sarà sempre qualcuno pronto a remare contro, a lavorare alle spalle, come succedeva persino con Mourinho e, se le cose non cambiano, anche con Simeone.

Perché, tanto lo sappiamo, e lo diciamo senza bisogno di guardare la tv (sto scrivendo, non ascoltando): nessuno ci metterà la faccia, Frank sarà lasciato da solo, esposto al pubblico ludibrio, agnello sacrificale di chissà quale geniale “strategia” dirigenziale. Non Ausilio, non Zanetti, non chi per loro. Perché ormai il disegno è chiaro, ed è messo in bella evidenza sul soldato Frank: il problema è che il “fuoco amico” è l’unico da cui davvero non ci si può difendere.

Shooting Range - Human Target

LA PARTITA

Non c’è moltissimo da raccontare: l’Atalanta per almeno un’ora ha giocato molto meglio dell’Inter. I nerazzurri sembravano contratti, chi per paura, chi perché evidentemente “sicario” in campo di qualcuno a cui questo progetto non va a genio: più che calciatori, sembravano pecore pascolanti.

De Boer, ripetiamo, sbaglia formazione e lo fa clamorosamente. Si sapeva come l’Atalanta avrebbe affrontato l’Inter e lo abbiamo anche illustrato a parte: spazi stretti, marcature a uomo “anche se si va in bagno” (come si faceva una volta, eh), ritmi altissimi. L’Inter il confronto lo perde innanzitutto fisicamente, sia dal punto di vista proprio della forza, con Kessié, Dramé Freuler e Petagna che hanno messo in soggezione i dirimpettai nerazzurri; ma poi anche sulla velocità e sulla convinzione, vincendo contrasti, arrivando per primi sulle palle inattive, vincendo i cosiddetti “50%-50%” per almeno un’ora abbondante.

Soprattutto sulla sinistra si è innescato un meccanismo che ha messo in difficoltà l’Inter. Gomez partiva larghissimo per poi accentrarsi e lasciare spazio a un Dramé devastante nel primo tempo: Perisic (ma poi anche Eder) non trovavano mai i tempi dell’aiuto, Joao Mario non seguiva, e Nagatomo rimaneva in mezzo lasciandosi, anche lui, violentare senza un cenno di ribellione.

Il problema non è, comunque, solo lì, ma un po’ ovunque. Il gol è la naturale evoluzione di ciò che si vede in campo e arriva su un piazzato e su un gravissimo errore di Medel (neanche il peggiore di una partita indecente), Masiello è libero di insaccarla in rete.

Ma il gol è stra-meritato dai bergamaschi, che sfoggiano un gran possesso palla, non la buttano quasi mai e, quando lo fanno, trovano un Petagna monumentale, che fa tutto quello che nell’Inter Icardi non si sogna di fare. Viene fuori una specie di torello in cui i centrocampisti dell’Inter girano a vuoto, mentre in fase di possesso palla nessuno, tranne Perisic, si degna di fare un movimento senza palla che sia uno: molli, svogliati, senza palle.

Si salvano solo in due, Miranda che comunque mostra difficoltà, e Handanovic che tiene l’Inter in partita. 

Tra il primo e il secondo tempo nasce la riflessione che vi abbiamo esposto in apertura dell’articolo, ma con una speranza: che Frank riprenda il timone, giochi all’olandese come piace a lui, magari togliendo Medel per Banega e Ansaldi per Nagatomo, e così, se la si deve perdere, almeno si affonda con i propri uomini e le proprie idee.

SECONDO TEMPO

Il fatto che l’Inter rientri in campo con gli stessi 11 dimostra che Frank ha mollato troppo in questo affare del “mediare”: perché arrivare fino a quel punto non è mediare, è semplicemente arrendersi a uno stato di cose inaccettabile.

Fortuna che Eder al 50esimo si inventa una punizione-miracolo e la mette là dove Berisha non potrebbe neanche volendolo. L‘Atalanta vacilla e l’Inter ha il grande, grandissimo demerito di non crederci, di non affondare subito, di non aggredire l’avversario, lasciandogli il tempo di riprendere in mano il proprio filo logico e rimettere in sesto la baracca.

Almeno finché non crolla fisicamente. Il cambio di Pinilla per Petagna segna la svolta dal punto di vista del gioco: Gomez non ne ha più, l’Atalanta non ha più ritmo e l’Inter inevitabilmente sale di tono. Ma è qui che De Boer dimostra che qualcosa non torna, che l’ambiente ha mandato in folle la macchina: invece che inserire Banega, entra Kondogbia per Brozovic. 

L’intento è quello di provare a recuperare il dislivello fisico, soprattutto dal lato di Kessié, ma pur non soffrendolo come Brozovic, Kondogbia non emerge, pur essendo l’unico dei centrocampisti che prova a giocare con faccia alla porta. La scelta si rivela sbagliata: la si doveva giocare sulla tecnica, non sulla forza fisica.

L’Inter avrebbe anche due grandi occasioni per tramortire definitivamente i bergamaschi, prima con Perisic fermato da Berisha, e poi con Joao Mario che si fa trovare al limite e scarica il destro giusto: ma quella deviazione che per i fortunati va in porta beffando il portiere, per l’Inter è beffa più amara perché spedisce la palla esattamente dov’è Berisha che aveva letto male la traiettoria.

Bastano pochi secondi e, dall’altro lato, Kessié scherza Santon come si farebbe con un bambino (eh, in nomen omen): già 5 secondi prima era chiaro che avrebbe cercato il rigore, Santon ci casca come un pivello. Rigore e Pinilla trasforma.

CONCLUSIONI

L’Inter perde la terza consecutiva in campionato e De Boer sembra chiaramente lasciato in balia degli eventi: in qualche caso è chiaro che “l’evento” è stato persino creato ad arte.

Troppo brutta per essere vera, troppo distante dall’Inter delle ultime partite di campionato: un’involuzione che si può spiegare, ripetiamo, solo con una confusione creata ad hoc e che ha mandato in tilt l’allenatore.

Sembra ormai bruciato.

Non so cosa possa cambiare per migliorare la situazione, ma è chiaro che continuare con De Boer avrebbe senso a una sola condizione, ovvero che siano le sue condizioni, il suo gioco, la sua filosofia, le sue scelte. E poi tutti stretti attorno al mister e sguardo a gennaio, dove si potrebbe anche organizzare un banchetto dell’usato nel primo mercato rionale a disposizione e cederne una decina al migliore offerente. Magari aggiungendoci qualcuno che non gioca e che ama tramare alle spalle.

La speranza vera invece è che arrivi qualcuno dalla Cina, “con furore”, furore grandissimo, e metta un po’ di ordine blindando l’allenatore.

PAGELLE

Handanovic 7: se l’Inter galleggia è sostanzialmente merito suo.
Nagatomo 2: imbottigliato tra Dramé e Gomez, sbaglia tutto, non attacca mai, commette errori banali in appoggio. Uno dei più grandi equivoci dell’Inter da qualche anno a questa parte. Quantomeno ci dà certezza che al posto di Santon contro la Roma non avrebbe tenuto mai Salah.
Miranda 6: l’Inter si aggrappa a lui con tutta la disperazione possibile. Il fatto che sia un asceta consente a tutti di farlo, anche ai tifosi.
Murillo 6: un primo tempo insufficiente, poi una ripresa in cui ha vita più semplice contro Pinilla, ma cambia davvero marcia a prescindere e fa almeno 3 recuperi eccellenti.
Santon 3: un minuto prima del gol pensavo a che voto dare ad una prestazione in cui almeno aveva provato a fare due cross. Trenta secondi dopo dà la risposta: intervento idiota.
Medel 4: forse il più grosso bluff della storia del calcio, un giocatore che fa tanto fumo solo perché arriva correndo là dove avrebbe dovuto esserci molto prima. In quel posto una volta giocava Cambiasso, maestro nell’arte del sapere dove piazzarsi: non sembrava mai fare nulla di speciale perché ci andava con 2 o 3 tempi di anticipo. Medel, invece, non capisce assolutamente nulla di ciò che fa e cosa dovrebbe fare in campo.
Fortuna vuole che abbia smanacciato la faccia di Kurtic e che ci sarà prova tv: si spera in almeno 3 giornate.
Brozovic 2: il braccio armato di chi vorrebbe fuori De Boer nel più breve tempo possibile. Indisponente, pascolante, brutto da vedere: si fa sodomizzare da Kessié senza metterci mai neanche un po’ d’orgoglio. Una indecenza inguardabile.
Joao Mario 5,5: voto che cresce nella parte finale di partita, dove potrebbe portare l’Inter in vantaggio e finalmente riesce a eludere la marcatura ossessiva di Freuler.
Perisic 5,5: l’unico che vorrebbe quantomeno provare a giocare a calcio, senza mai trovare un partner degno di questo nome. Quando si mette a destra, è un continuo litigare con Nagatomo che non comprende le intenzioni del compagno: evidentemente Perisic non sa che Nagatomo è un marziano calato sulla fascia per puro caso.
Eder 6: il gol gli regala mezzo voto. Corre, si sbatte, ma qualità poca.
Icardi 4: inguardabile, inesistente. Si nasconde sempre, non offre mai sponda, non cerca mai il primo palo, non si separa mai dai difensori e si fa trovare sempre là dove la palla dovrebbe andare: non riesce mai a prendere un terzo tempo, a trovare un varco. Nulla. Se questo deve essere Icardi, ripeto, l’Inter meriterebbe una partita senza. Poi il gol lo segnerebbe anche, e regolare, ma Doveri annulla.
Kondogbia 5,5: era persino un 6 stiracchiato prima che sbagliasse un paio di stop e lasciasse Santon solo col suo destino: appena perde palla, purtroppo, la reattività è quella che è.
Ansaldi 6: senza fare nulla di eccezionale, mostra quale sia la differenza tra un giocatore di calcio e Nagatomo.
Candreva 6: forse il peggiore contro il Southampton, ma appena entra in campo l’Inter riprende una certa logica. Imprescindibile.
De Boer 4: sbaglia formazione e sbaglia cambi. Mentalmente in difficoltà, ma su questo le responsabilità non sono sue, anche perché è chiaro che in campo ce ne siano almeno 4 che sembrano giocargli contro.

TABELLINO

ATALANTA-INTER 2-1 — (1-0)

MARCATORI — Masiello al 10′ pt, Eder al 5, Pinilla al 43′ st.
ATALANTA (3-4-3) — Berisha; Masiello, Toloi (47′ pt Konko), Caldara; Conti, Kessie, Freuler, Dramé; Kurtic; Petagna(17′ st Pinilla), Gomez (36′ st Gagliardini).
All. Gasperini.
INTER (4-3-3) — Handanovic; Nagatomo (16′ st Ansaldi), Miranda, Murillo, Santon; Joao Mario, Medel, Brozovic (17′ st Kondogbia); Perisic, Icardi, Eder (31′ st Candreva).
All. De Boer.
NOTE E SANZIONI — ammoniti Konko, Eder, Pinilla.
ARBITRO — Doveri

 

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