Gazzetta: che palle, ‘ste notizie

A nulla, evidentemente, servono le dichiarazioni ufficiali. Ancora di meno le conferenze stampa. Praticamente a zero le sottolineature.

Niente, la Gazzetta dello Sport continua imperterrita nella sua campagna contro Frank De Boer, perseverando nella sua scelta editoriale. Perché è evidente che si tratta di questo, ormai, di una pura politica anti-Inter atta a recuperare alla “causa rosa” i milioni di transfughi bianconeri — come abbiamo già spiegato bene nel nostro ormai famigerato “Mendicanti di copie”.

http://www.ilmalpensante.com/2016/09/30/mendicanti-di-copie/

 

Alla luce di quanto sta continuando ad accadere, diventa chiaro che avessimo colto davvero nel segno, e che i ventilati interventi dell’ufficio legale della Gazzetta fossero frutto più di un “oddio, qualcuno ci ha sgamati” che di vera e propria indignazione.

Parliamo di giornalismo

Non è nostra intenzione continuare a riproporre articoli deliranti — e tantomeno ammorbarvi con la reiterazione delle dichiarazioni di ieri [venerdì, NdA] di tutti i dirigenti interisti (compresi quelli, leggi Ausilio e Zanetti, che le hanno rilasciate con la stessa voglia e lo stesso entusiasmo che ho io di dichiarare che li ammiro) — perché tanto, bene o male, li conoscete già e un’idea ve la siete già fatta.

Mi piacerebbe, invece, spostare l’ambito della questione. Parlare, per una volta, di giornalismo, e del motivo per cui — da tempo immemore, purtroppo — non riteniamo più tale quello della Gazzetta e dei giornali e/o trasmissioni sportive.

(Su Fabio Caressa per ora stendo un pietoso velo, ma mi riprometto di occuparmene in seguito.)

Il tutto, credo, si può riassumere in una frase.

Un tempo, le illazioni venivano smentite dalle notizie, ora invece accade il contrario.

L’impressione, sempre più netta, è che la notizia sia diventata un peso ingombrante, qualcosa che dà fastidio, un po’ — diciamolo — una rottura di palle. Tipo quel cugino non troppo simpatico ma nemmeno troppo antipatico che, quando vi viene a trovare, vi fa dire: “Uff… eccolo di nuovo.”

Povera notizia, di cui non frega più niente a nessuno. Arriva a rompere le uova nel paniere, la notizia. Rende più difficoltoso (ma solo un po’) continuare imperterriti sul binario tracciato dalla politica editoriale.

Che fastidio, ‘sta notizia. Chi minchia si crede di essere?

Giornalisti della Gazzetta in coda per omaggiare il padrone (REUTERS)

Notizia vs Politica editoriale

Il vero dramma del fu giornalismo sportivo (non solo, ma non è questa la sede) italiano è che, oggi, la notizia non coincide più con la politica editoriale. Ogni giornale ha una sua agenda, un suo obiettivo da perseguire e megafonare. Di questi tempi, con i giornali cartacei sull’orlo del fallimento che sopravvivono soltanto grazie alle sovvenzioni pubbliche, l’obiettivo è quello non di nuotare, ma di riuscire miracolosamente a rimanere a galla.

Ecco quindi gli obiettivi da raggiungere a ogni costo. Tutti ce li hanno. Ce l’ha la Gazzetta — quello di recuperare le masse juventine che l’hanno disertata in massa dopo il 2006; ce l’ha Tuttosport, che deve rispondere direttamente alla famiglia Agnelli; ce l’ha il Corriere dello Sport, che deve accaparrarsi e mantenere i tifosi delle squadre del centro-sud.

Non esiste più un giornale (o una trasmissione sportiva) in cui la politica editoriale coincida esattamente con la notizia.

Questi due elementi sono andati sempre più discostandosi tra loro, fino a raggiungere lo stato attuale: due binari paralleli, che si guardano da una certa distanza ma non si incontreranno mai (più).

Ecco allora che le illazioni — dettate dalla politica editoriale — fanno a pugni con le notizie — ciò che accade nella realtà.

E, nel giornalismo nostrano, sono le notizie ad andare KO.

Sono sempre meno

Sopravvivono, da qualche parte, i pochi giornalisti rimasti degni di questo nome.

In ambito sportivo — lo uso a puro titolo di esempio — c’è Paolo Ziliani.

Non lo nomino qui perché penso che sia un novello Indro Montanelli, o la reincarnazione di Beppe Viola. Lo cito perché, nel caos arruffone e becero, nel becerume caotico e arruffone, Ziliani continua a distinguersi per una caratteristica fondamentale: lui si interessa alla notizia.

È un giornalista, insomma.

Soltanto lui — lui e pochissimi altri — ha sottolineato, per esempio, come la Juventus sia stata denunciata per falso in bilancio insieme alla Fiorentina.

Ah, non lo sapevate?

Ci credo che non lo sapevate. Nei giornali dominati dalle politiche editoriali, le notizie che possono disturbare l’obiettivo da conseguire vengono taciute sistematicamente, o relegate a pagina 28 (lì in fondo, vicino alla pubblicità del dentifricio), dove nessuno se le caga.

Andate un attimo qui sopra — fate due o tre scroll con la rotellina del mouse — e rileggete gli obiettivi dei quotidiani sportivi. Quale, di questi obiettivi (non dichiarati, ma palesi), potrebbe “sopportare” una notizia del genere uscendone indenne?

Nessuno.

Ecco, quindi, che Paolo Ziliani diventa un po’ l’unico (non è l’unico, ce ne sono altri due o tre, ma per amor di articolo facciamo che lo sia) che ne parla.

E, guarda caso, è anche l’unico (idem come parentesi sopra) che, nell’ultimo mese e mezzo o giù di lì, si è schierato apertamente contro il massacro mediatico di cui è stato fatto oggetto Frank De Boer.

 

E non può essere certo tacciato di interismo, Paolo Ziliani, visto che una trentina d’anni fa l’Inter rischiò la retrocessione a causa di una sua inchiesta. Quindi, direi che…

Ooops.

No, cazzo. Fermiamoci un attimo.

È questo, il vero problema del giornalismo (non solo) sportivo di oggi. Anche per i lettori la notizia non conta più niente, perché ormai si aspettano di leggere solo quello che può rientrare nell’ambito del loro tifo.

A me, che Ziliani sia o meno interista, non me ne può fregare di meno. A me interessa che faccia il giornalista. Che riporti le notizie, filtrandole (per carità, ci mancherebbe) con il suo punto di vista — che è legittimato ad avere, come ognuno di noi, se non va a interferire con la notizia.

E se Ziliani (o chi per lui, tra i pochi non-nominati di cui sopra) ha da dire qualcosa contro l’Inter, che lo faccia. Perché, santo cielo, se è una notizia, è giusto che lo faccia. La verità non ci spaventa: siamo mica juventini, no?

Anzi, vi dirò di più: non voglio che Ziliani sia interista.

Se lo fosse, la sua credibilità (per me) non sarebbe altrettanto solida.

Invece di due o tre, ce ne vorrebbero mille, di Ziliani non interisti.

Così, magari, le notizie riuscirebbero di nuovo a compiere l’impresa titanica di smentire le illazioni.

Che gran giorno sarebbe.

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