Samp 1 Inter 0: una sconfitta già scritta

Il tifoso interista si era illuso.

Che bastassero delle dichiarazioni, che bastasse far sentire la “voce del padrone”, che bastasse, insomma, far ragionare tutti nell’ottica di un’azienda. Attenzione, non di metterci cuore, anima, impegno fino allo stremo: ma che almeno si capisse da che parte si doveva stare, per il semplice fatto che c’è una storia alle spalle, c’è una società che prospetta un futuro di investimenti. E perché, alla fine, ti pagano.

Ma evidentemente non avevano fatto i conti con qualche spirito oltremodo vendicativo, di quelli che si legano al dito tutto e tirano dritti per la propria strada, costi quello che costi, anche se costasse più caro di quanto si vorrebbe e potrebbe.

Si può dire con discreta ufficialità e senza tema di smentita: Frank De Boer non ha più controllo della squadra. Difficile, dall’esterno, indicare chi più o chi meno, ma è evidente che Sampdoria-Inter abbia svelato, ancora di più, un atteggiamento inaccettabile da parte di molti.

Perché quando un giocatore come Miranda gioca con questa svogliatezza e questa superficialità, quando Banega sostanzialmente dice al mister di farsi i fatti suoi perché tanto lui sa come giocare in fase di non possesso (e insomma…), quando Eder (Eder…) sia in campo che all’uscita “sfancula” il suo allenatore, è evidente che il bersaglio è ormai stato centrato in pieno.

Torino era stata forse necessaria per non aggravare troppo la classifica, ma oggettivamente quello che si è visto in campo a Genova ha del raccapricciante: sembrava tutto scritto e già deciso.

Non parliamo solo dell’atteggiamento assolutamente dispari e ingiustificabile dei doriani, tra mercoledì e domenica, con l’aggravante dell’allenatore Giampaolo che dichiara bellamente in tv “tanto con la Juventus avremmo perso”, tanto a nessuno importa del wrestling e anche il Procuratore Federale tiene famiglia e quindi non procederà neanche a seguito delle dichiarazioni da ufficio inchieste post partita.

No, parliamo di giocatori come Miranda, Banega o Joao Mario, che giocano con una superficialità inaccettabile e una svogliatezza ingiustificabile per un professionista, quale che ne sia il livello. Inaccettabile: non credevo fosse possibile, ma per la prima volta trovo corretto l’uso della parola “volgare” per parlare di ciò che si è visto in campo.

Si deve avere chiaro il concetto: quando una squadra scarica un allenatore, quando non lo segue più, non è un problema dell’allenatore, non è il segno di una debolezza del tecnico. È semplicemnete la dimostrazione, scientifica, della debolezza della società e della dirigenza.

Quando l’Inter cedette Ibrahimovic e acquistò Eto’o, sottolineai come forse si perdeva uno capace di inventarsi la giocata vincente, ma si guadagnava un uomo squadra come raramente se ne vedono. Samuel Eto’o dimostrò che quell’equazione era corretta: le grandi squadre nascono anzitutto da grandi uomini di squadra, poi da grandi calciatori. Ed essere grandi uomini di squadra significa non remare contro, significa avere un certo attaccamento per il lavoro che fai, per la maglia che rivesti: non questa roba indegna qua. Dopo l’assemblea dei soci era chiaro che i calciatori avrebbero parlato in campo e mostrato la loro direzione: l’hanno fatto.

L’allenatore ha pienamente ragione quando dice: “Oggi qualcuno ha dato il 70%, bisogna dare sempre il 100%. Dobbiamo guardarci allo specchio, ho detto che qualcuno non ha dato il massimo nel primo tempo. Deve essere un orgoglio giocare per l’Inter e dimostrarlo ogni giorno, in allenamento o in campo“.

La mimica del corpo, la corsa, le palle perse di Joao Mario che poi si ferma, il fancazzismo di Banega in fase di non possesso, il farfallonismo di Miranda, per non dire della protesta idiota di Eder, dell’andatura svaccata e svogliata di Icardi… i segnali sono troppi, e l’aggravante è che non sono neanche tutti: Frank De Boer non ha più la squadra con sé. Torino era stata un’illusione: che avessero ancora orgoglio, che ci tenessero.

Niente di tutto questo.

Ha vinto chi ha remato contro dal primo giorno, disinteressandosi dell’Inter per inseguire chissà quale chimera, chissà quale sogno, chissà quale progetto personale… ma che è, appunto, personale. L’Inter in questo caso è soltanto incidentale.

Ripetiamo la formula della settimana scorsa: una società seria decapiterebbe la “dirigenza italiana” tanto amata dai Caressa e dai mendicanti in rosa, chiuderebbe la squadra in un magazzino, li terrebbe lì per due ore per far capire che è finito il tempo dei giochini. Non si scherza più, non si gioca più contro. Fine della parentesi. Punto.

Ma è utopia anche per questa speranza che viene dall’oriente, i cui termini sono certamente lontani dal provincialismo nostrano: ma qunato si può prevedere di fronte a questa macchina che sbanda pericolosamente?

Basta una sconfitta? Davvero era una bomba a orologeria in grado di scoppiare al primo passo falso? Lo sapremo tra poco, sempre che ci si assuma poi le responsabilità di questa farsa che hanno inscenato: l’altra soluzione potrebbe essere che si aspetti la sosta e si proceda con più calma.

Ah, dimenticavo: ovviamente stiamo parlando dell’esonero di Frank De Boer.

LA PARTITA

E dire che non bastava molto. La Sampdoria, così come annunciato, aveva “ricaricato le batterie” (cit. Giampaolo) dopo aver lasciato che la Juventus passeggiasse sui doriani schienati prima ancora che l’assalto arrivasse, come nel wrestling: partite così diverse non potevano essercene. Tanto molle, svogliata e senza dignità quella di metà settimana, tanto aggressiva e da invasati quella contro l’Inter.

Questo, al di là degli schemi: l’Inter ripropone il 4-3-3 di Torino, mentre la Samp sposa il 4-3-1-2 che l’Inter ha tanto sofferto in questo inizio stagione.

I nerazzurri non rispondono, anzi: per 30 minuti buoni sonnecchiano e vengono salvati solo dall’imprecisione dei doriani. Banega fa un po’ quello che crede sia giusto, Icardi non si muove dal centro neanche se ci sono mine anti-uomo, Joao Mario se perde palla non corre, Miranda corricchia chiedendo in giro quanto manca alla fine: il risultato è di una squadra impresentabile.

Quando poi decidono di giocarla (quel briciolo d’orgoglio c’è sempre), la Sampdoria va sotto e l’Inter cresce dal punto di vista del gioco. Ma non basta, perché la difesa è troppo bassa, i reparti slegati, i doriani arrivano sempre per primi, i rientri dei nerazzurri sono sempre in ritardo e lenti: va benissimo in attacco, ma se si tratta di difendere sono dolori, con Murillo che richiama i compagni continuamente ma invano. Alcune gestualità del colombiano rasentano l’atteggiamento di preghiera verso i compagni, finché non comprende l’aria che tira e, a ogni occasione negativa, allarga le braccia sconsolato.

L’unico che ci prova davvero è Candreva, che almeno corre con impegno e tira in porta, poi seguito da Brozovic quando la squadra si era già data una svegliata (38esimo: ma sarebbe stato meglio un retropassaggio a Eder). Un minuto dopo è Eder che si invola sulla fascia, ma la palla gli rimbalza male e il cross parte alto, ma non abbastanza: va sul petto di Icardi, fuori di un soffio.

Il gol è l’ennesima dimostrazione di come gli errori dei singoli (qui ce n’è davvero un’infinità) siano una delle peggiori piaghe di questa squadra: la difesa è piazzata malissimo, la Samp affonda centralemente: Murillo anticipa ma la palla rimane lì, Joao Mario e Miranda fanno scelte sbagliate, Santon non fa la diagonale al centro come dovrebbe e Quagliarella trova la palla su uno stop sbagliato di Linetty.

Un festival degli orrori.

L’Inter, come succede spesso nel calcio, subisce il gol proprio quando stava giocando meglio.

SECONDO TEMPO

L’Inter riparte con un piglio migliore, soprattutto sulla sinistra con un Eder più volenteroso. Ma l’azione più pericolosa si produce sul binario Ansaldi-Brozovic, con l’assist di quest’ultimo per Icardi finalmente libero al limite dell’area piccola: il colpo di testa fa cilecca, la palla sbatte sulla spalla e va alta.

Ricomincia il possesso palla dell’Inter che però soffre le ripartenze, anche se in misura minore rispetto al primo tempo. Al 76esimo Handanovic fa un miracolo su calcio di punizione deviato da Barreto da pochi metri (fischiato il fuorigioco).

De Boer ritarda i cambi e probabilmente non li azzecca neanche: non è chiaro se si potesse cavare latte dalle rape, ma forse era il caso di cambiare modulo, togliere almeno Banega di quel centrocampo bradipico in fase di non possesso e giocarsela con un 4-2-3-1. Tanto, persa per persa…

Invece entrano Palacio e Perisic per Candreva e Eder, che ha il buon gusto di mandare a quel paese l’allenatore in mondovisione senza ricambiare la stretta di mano. Altro segnale. Eder… no, dico, Eder dovrebbe sputare sangue da ogni poro un baciato-da-dio che a quasi 30 anni dovrebbe essere orgoglioso di vestire la maglia interista dopo una vita passata tra Empoli, Frosinone, Brescia, Cesena, Sampdoria. Invece no, lui “sfancula” l’allenatore dall’alto dei suoi due gol in 24 partite, uno ogni 6,5 milioni per acquistarlo. Eder.

L’Inter continua ad attaccare, ma senza produrre molto di più: la Sampdoria prova a ripartire e rischia anche il raddoppio sull’ennesima cattiva disposizione della difesa: salva Handanovic su Budimir.

La partita si conclude, non prima di un intervento miracoloso di Murillo a scongiurare un passivo più pesante.

FINITA

Finita. E, nonostante tanta sofferenza, tanti passaggi semplici sbagliati e un pessimo gioco in fase di non possesso, l’Inter ha avuto le sue enormi occasioni: almeno 7 chiarissime, concedendone 3 alla Sampdoria. Alla fine anche un buon gioco, pur niente di abbagliante, e buone occasioni: il problema è che si giocava solo quando c’era la palla tra i piedi.

Partita finita e probabilmente anche l’avventura di Frank De Boer, a meno di qualche clamoroso colpo di scena che al momento però non si scorge all’orizzonte. Ci eravamo sbagliati, l’assemblea dei soci non aveva azzerato nulla e i giornalisti inseguivano non la notizia alla portata di tutti: inseguivano quella che qualcuno dall’interno imbeccava e dava per certo. Come accaduto troppo spesso nell’ultimo mese.

Nel frattempo, l’ennesima minchiata della Gazzetta dello Sport. In settimana #iostocondeboer era rimasto trending topic in Italia per almeno 6 ore, superando persino le discussioni trasversali sulla Raggi (solo quella su #Gorino era stata la più discussa): nessun titolo, nessun articoletto. Invece ieri, i professionisti di GaSport riescono a inventarsi un “su Twitter impazza #DeBoerOut”, tre minuti di orologio tra i trending topic. Ma tra loro e i tifosi interisti che danno ragione a Giampaolo perché “tanto il turnover è stato efficace” la serata si chiude veramente con mestizia.

Il resto del popolo interista rimane spaesato per una situazione ai confini della realtà, roba che neanche Bradbury o Matheson avrebbero saputo scriverla meglio. Chi è ancorato, come noi, al #iostocondeboer ha l’impressione di una battaglia persa in partenza, come dei donchisciotte contro i mulini a vento, come il Vecchio di Hemingway che non sapeva contro cosa stava lottando: le qualità del tecnico, umane e professionali, sembrano davvero non contare nulla. 

E a questo punto è davvero un terno a lotto indovinare qualcosa in questo marasma: sembra chiaro, però, che l’allenatore sia il meno responsabile, pur avendo le sue colpe, e che l’eventuale esonero sarebbe davvero un alibi per troppi. E ovviamente il sostituto ci farà capire chi ha manovrato tutto.

PAGELLE

La premessa è che sarebbe bello poter dare 2 a tutti quelli che non ci hanno messo cuore, coraggio e testa. Forse ne salverei 3. Forse.

HANDANOVIC 7: ne fa una su Budimir e una su Barreto che è fuorigioco: ci vorrebbero 11 Handanovic.

ANSALDI 5,5: troppo spesso si comporta da ala nel pressing, lasciando scoperto il lato di Miranda. Sbaglia troppi cross. È un upgrade rispetto a tutti gli esterni: figuriamoci il resto.

MIRANDA 4,5: più che i singoli interventi, stupisce la svogliatezza, la mancanza di concentrazione, le uscite palla al piede che non si capisce cosa stia facendo: prestazione mentale fuori da ogni logica. Sul gol, invece che temporeggiare a palla scoperta e difesa piazzata male, decide di fare harakiri.

MURILLO 55: impreciso, ma ne salva almeno 3. Sembra uno dei pochi a provarci, ma mentalmente stacca anche lui ogni tanto, lasciando troppo spazio al duo doriano d’attacco. Peccato che, sul gol, il suo anticipo rimanga piantato lì sui piedi di Bruno Fernandes.

SANTON 5: in controtendenza rispetto alle ultime, una prova…. ehm, maschia: meglio davanti che dietro.

JOAO MARIO 4: cominciare la partita dicendo che, poraccio, è fuori ruolo e che deve adattarsi è il peggior segno possibile. Sbaglia un’infinità di palloni e posizioni, con l’aggravante di non rincorrere mai dopo averla persa. E dire che a Torino era stato talmente abbagliante da farci esclamare “habemus registam” (chiedo scusa ai latinisti).

BANEGA 4,5: La media tra il 5,5 della fase offensiva e il 2,5 della fase di non possesso, in cui decide lui quando pressare, quando salire, come muoversi, cosa fare: il resto della squadra non conta. Un futuro da allenatore, forse, ma intanto un tecnico in panchina ci sarebbe e ci vede meglio di lui. Un pesce fuor d’acqua, sempre con due tempi di ritardo sull’azione.

BROZOVIC 5,5: annega nella prima mezz’ora, neanche avesse di fronte Kessié. Poi cresce ed è l’unico che ci prova, anche se a modo suo: con tanti errori di appoggio, stop troppo lunghi e un’imprecisione diffusa, la sua, contro la quale prova a reagire sbuffando. Sulla traversa ha la grave colpa di non vedere Eder libero in corsa. Se giocasse con intensità e evitasse il pascolare che si vede troppo spesso, con annesso ciondolare di braccia, sarebbe un signor incursore.

ICARDI 4: in molte azioni ho deciso di guardarlo attentamente: più svogliato di tutti. Movimenti assenti, proposizione idem: approfondiremo con video da qui alla sosta. Il gol sbagliato grida vendetta e racconta di una scarsissima concentrazione e determinazione.

EDER 2: l’unico 2 morale che mi concedo. E dire che sarebbe persino l’unica sufficienza della squadra assieme a Candreva e Handanovic. Ma la protesta all’uscita è una vigliaccata che poteva risparmiarsi. Sostituito, giustamente, perché non ne aveva più.

CANDREVA 6,5: fa tanti errori, ma sembra davvero l’unico a metterci qualcosa di più della presenza in campo. Se Puggioni fa due parate nel primo tempo, sono su due tiri suoi. Purtroppo è a corrente alternata e senza quella grinta che gli si riconosceva alla Lazio e in nazionale.

PALACIO 6: probabilmente meriterebbe una chance dall’inizio: almeno non si adegua all’andazzo scazzato dei compagni. Colpisce anche una traversa, che grida vendetta, da posizione impossibile.

PERISIC 6: la strada tracciata da De Boer sembra chiara e ricalca quella dell’Ajax: se possibile uno degli esterni deve essere un attaccante. Quindi ballottaggio Perisic-Candreva, anche perché dei centrocampisti, l’unico a inserirsi, male, è Brozovic: scelta quasi obbligata. Ma quando entra in campo sembra il più impegnato di tutti.

DE BOER 5: quando l’Inter attacca, a tratti è un bel vedere. Una squadra con sovrapposizioni, possesso palla, controllo della partita. Manca sempre l’ultimo passaggio, ma qui il problema è da spartirsi tra i movimenti sbagliati degli attaccanti e la fase di rifinitura. In difesa, però, è evidente che la squadra non lo segue: la difesa rimane troppo bassa, i centrocampisti non riescono a coprire tutto e il pressing degli attaccanti non è quasi mai coi tempi giusti.

La gran parte degli errori in difesa sono individuali, alcuni di sistema: ma rimane difficile comprendere se è un problema di preparazione del tecnico o di concentrazione dei calciatori. Viste le altre partite, propendo più per la seconda pur rimanendo sul tavolo alcuni problemi di preparazione.

Avrebbe bisogno di essere sostenuto dalla società anche, e soprattutto, nello spogliatoio.

TABELLINO

SAMPDORIA-INTER 1-0
(primo tempo 1-0)
GOL: Quagliarella al 44′ p.t.
SAMPDORIA (4-3-1-2): Puggioni; Sala, Silvestre, Skriniar, Regini; Barreto, Torreira, Linetty; B. Fernandes; Quagliarella (dal 32′ s.t. Budimir), Muriel (dal 43′ s.t. Alvarez).
All. Giampaolo.
INTER (4-3-3): Handanovic; Ansaldi, Miranda, Murillo, Santon; Brozovic, Joao Mario, Banega; Candreva (dal 31′ s.t. Perisic), Icardi, Eder (dal 31′ s.t. Palacio).
All. De Boer.
ARBITRO: Mazzoleni di Bergamo.
SANZIONI: ammoniti Ansaldi (I), Miranda (I), Joao Mario (I), Sala (S).
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