Il senso delle parole di Tronchetti Provera

SU SIMEONE

Dubito in un ritorno di Mancini, è difficile. Simeone è un grande allenatore, ha una anima interista ed è un nome che crea emozioneTronchetti Provera - Su Simeone allenatore

SU MORATTI PROTAGONISTA

Doveva essere un problema già risolto da tempo, oggi parleremmo in modo diverso dell’InterTronchetti Provera - Su Moratti protagonista

SULLA DISTANZA

Anche un allenatore straordinario senza la società non riesce a raggiungere grandi obiettivi. La proprietà deve fare la proprietà. Il Milan ha vinto quasi tutto quando Berlusconi è stato vicino alla squadra. L’Inter di Moratti ha vinto 15 titoli in sei anni grazie al fatto che Moratti era presente. La Juve di Agnelli vince perché la società è molto vicina. Nel calcio l’unica formula vincente è una proprietà appassionata e vicina alla squadra. La proprietà cinese si è mossa bene sul mercato, ma devono affidarsi a una persona che conosce il campionato italiano e con pieni poteri per gestire la squadra, una persona di loro fiducia, perché non si gestisce una squadra da Giacarta, Pechino o NanchinoTronchetti Provera - Sulla distanza

MERCATO E DIRIGENZA

I problemi li abbiamo lì, ne servirebbero due di livello e la squadra sarebbe perfetta. Chi manca di più tra Ibrahimovic e Mourinho? Di solito è l’allenatore a portare i giocatori. La proprietà cinese si è mossa bene sul mercato ma devono affidarsi a una persona che conosca bene il calcio italiano e con pieni poteri per gestire la squadra. Una persona di fiduciaTronchetti Provera - Su mercato e dirigenza

COSA SIGNIFICANO

Chi è l’Amministratore delegato di Chevrolet? Di Fly Emirates? Di Yokohama? Etihad Airways? Qatar Airways? Credo che siano davvero in pochissimi a saperlo: e se qui parliamo soprattutto di calcio, evidentemente sono personaggi che, pur legati in qualche modo all’ambiente calcio, non sono venuti alla luce con nome e cognome. Perché di calcio probabilmente non parlano pubblicamente, se non in modo istituzionale (trovata qualche rara referenza), ma fanno affari: come è giusto che sia.

Perché sono main sponsor, mettono il nome sulle maglie di Manchester United, Arsenal, Real Madrid, Milan Chelsea, Manchester City e Barcellona. Un po’ particolare la situazione della Juventus, essendo uno degli sponsor, Jeep, legato al gruppo FCA, presidente John Elkann e Amministratore Delegato Marchionne: che poi la FCA sia anche sponsor della nazionale, essendo controllata da Exor (proprietaria di maggioranza della Juventus), è conflitto che solo noi italiani sappiamo regalarci. Ma tant’è, non è il caso di parlarne qui.

Dicevamo, in Italia c’è un main sponsor molto conosciuto e che parla spesso di calcio: Pirelli, sulla maglia dell’Inter, e Marco Tronchetti Provera, le cui parole di oggi sono state riportate sopra.

Un’uscita a piedi uniti sulla proprietà dell’Inter, fuori luogo in questo momento e che gli regala l’ennesimo giorno di notorietà calcistica immeritata, essendo stato sempre uno sponsor da sempre “poco munifico” (per essere eufemistici): soltanto da poco il valore si è alzato a circa 12 milioni.

E gli altri? Chevrolet-ManUTD 60, Qatar Airways-Barcellona 35, Deutsche Telekom-Bayern Monaco 40, Yokohama-Chelsea 55, Fly Emirates-Arsenal 38, Fly Emirates-Real Madrid 32, Standard Chartered-Liverpool 25, Fly Emirates-PSG 25, Etihad-ManCity 25, Jeep-Juventus 17, Milan-Fly Emirates 17.

Eppure, Pirelli ha una quota davvero minima (0,37%) della proprietà Inter, e da poco si è svolta una assemblea dei soci, ovvero un luogo più adatto, naturalmente deputato a osservazioni di questo genere. Ci si chiede se in quella sede siano state fatte le stesse considerazioni e per quale ragioni vengano fuori proprio oggi a seguito di una sconfitta, e non dentro quell’assemblea o dopo la stessa. E, attenzione, non se ne fa un’analisi sulla correttezza o meno, sulla condivisibilità o meno: certe cose semplicemente non dovrebbe dirle.

Per quale ragione un piccolo azionista, che di fatto conta zero se non ci fosse il suo nome sulle maglie, decide di intervenire così, a piedi uniti, scompostamente, sulla proprietà attuale dell’Inter?

Con riferimenti anche abbastanza chiari: l’Inter non può essere gestita da lontano, affidatela a un italiano con dirigenza italiana, una persona di fiducia, uno che conosce il mondo del calcio e che sappia cosa fare. Tutto ‘sto panegirico che poteva riassumere dicendo “Moratti”.

Insomma, il concetto è: “Suning, caccia li soldi che poi ce pensa Moratti“. Con in sottofondo il refrain tanto ribattuto dai giornali in questi mesi: “che vuoi che ne sappiano i cinesi di calcio? E gli olandesi? Maddai…“.

È bene ribadirlo, perché forse qualcuno dimentica: l’Inter di Moratti era sostanzialmente fallita. Credo che non avrebbe retto fino alla fine della stagione in cui si è chiuso con Thohir, che l’ha presa e l’ha salvata: da uomo d’affari, ha preso un’azienda “morta” ma che poteva essere risollevata, l’ha portata da 300 a 500 milioni di valore, le ha trovato una proprietà stabile e decisa a investire. In tutto questo, Moratti ha il solo merito di avere trovato Thohir.

Per il resto, i tifosi è giusto che si attacchino con estrema convinzione a Zhang e al gruppo Suning, perché un giorno potrebbero pure averne piene le palle di tutte ‘ste chiacchiere, queste invasioni di campo, questa continua gazzarra contro l’Inter, manovrata ad arte, che si riflette inevitabilmente sull’immagine del gruppo, e lasciare la squadra col culo per terra. E cordiali saluti.

IL DISEGNO

Quale è il disegno? Tronchetti Provera accusa chiaramente la proprietà, il gruppo Suning, per gestire, male, le vicende da lontano. Il tifoso giustamente si chiede se questo non sia un “remare contro”, e se non sia soltanto uno dei tanti che “remano contro”: perché è davvero fuori da ogni logica che il tuo principale sponsor, azionista di stra-minoranza, decida di lanciare accuse pubbliche così gravi. Tronchetti Provera è manager di lungo corso, intelligente e sa bene come vanno le cose: se parla in questo modo non è perché “gli scappa”, ma semplicemente perché voleva dire quelle cose.

Il tutto per cosa? Cui prodest? Per sponsorizzare Moratti alla guida di questa Inter? Ma anche no, grazie. E no a tutto il codazzo che è venuto fuori nel momento in cui si è palesato il desiderio di Moratti di tornare in sella, che abbiamo parzialmente descritto qui:

I 40 giorni che cambiano la stagione dell’Inter

 

Anche no, grazie. Ed è anche chiaro che questo ordine di idee è già presente in società, tra la dirigenza, e che è la cartina di tornasole dei tanti malumori della squadra e della delegittimazione dell’allenatore Frank De Boer: ci siamo espressi in tempi non sospetti e quando ancora sembrava tutto apparentemente calmo, ma è una delegittimazione che parte dall’interno.

Perché, come dicono i tanti Caressa e i mendicanti in rosa, “la dirigenza italiana non l’avrebbe mai preso uno così“, notizia che ci si è premurati di lasciare più che trapelare all’esterno: una vera e propria velina passata più o meno a tutti.

Frank De Boer non è che una pedina di un gioco più grande, in cui la confusione sembra davvero creata ad arte, un “divide et impera” che non si comprende a chi faccia bene. I dettagli sfuggono, tutto resta molto sfumato, ma al tifoso non resta che un amaro retrogusto, un sapore acido che si accoppia benissimo a prestazioni come quelle del primo tempo di Bergamo o Genova: che tutto questo c’entra davvero nulla con l’Inter.

 

Loading Disqus Comments ...