Prima di Napoli Inter: Stefano Pioli tra passato, presente e futuro

Stefano Pioli ha già avuto l’Inter in mano per diversi giorni, a partire dalla sosta e dal derby di Milano. Le partite con il Milan e la Fiorentina, ma in parte anche quella di Europa League, ci raccontano già alcuni aspetti interessanti della tattica di Pioli e dell’Inter che potremo vedere.

Avevamo anticipato che si sarebbe sbagliato chi si aspettava l’allenatore visto al Bologna, ma anche chi si aspettava un’Inter più accorta e con baricentro più basso. Abbiamo anche ricevuto alcuni tra email e commenti su alcune affermazioni con cui dicevamo che difficilmente avremmo visto in campo Banega e Joao Mario.

Nel dirlo, non ho espresso una mia opinione. Chi ci legge da tempo sa come la penso, ovvero che Banega è un regista nella testa e, volente o nolente, l’avrei impostato lì dal primo giorno (d’altra parte è difficile comprendere a cosa serve (almeno) un mediano se poi prendi di infilata centrale sempre e comunque), mentre Joao Mario è uno che può davvero fare tutto. C’è da dire che la rapida involuzione del portoghese è preoccupante: chiaro che una squadra con tante polemiche vive, cambi di allenatore e una situazione poco chiara da qualunque lato la si guardi, non aiuta un ragazzo di 23 anni che deve comunque adattarsi a ruoli, indicazioni e campionato diversi; ma, a prescindere da questo, rimane la perplessità di vederlo svogliato.

Rientra, a tutti gli effetti, tra quei problemi di testa che abbiamo illustrato come il primo vero male dell’Inter in questa stagione.

COSA NON È ANDATO

Escludendo la parentesi deprimente di Europa League, 4 punti con Milan e Fiorentina sono comunque un discreto bottino. Questo se si guarda soltanto ai punti. Guardando agli aspetti tecnici, purtroppo alcune cose non sono andate bene.

Abbiamo evidenziato già dopo il Milan come fosse inaccettabile subire un contropiede al 93esimo dopo avere rimesso in piedi una partita come il derby. È un problema del tecnico? Assolutamente sì: al di là della idiota propensione dei calciatori, un tecnico non può né deve farsi sfuggire la situazione dalle mani. Quante volte abbiamo visto allenatori che, invece di festeggiare dopo un gol, davano indicazioni? Ecco.

Con la Fiorentina si è andati anche oltre: in 11 contro 10 per metà partita, si è subito per troppo tempo una Fiorentina che avrebbe dovuto essere “addormentata” con un possesso palla più logico e intelligente. Il risultato è stato che, per la prima volta in stagione, l’Inter ha sostanzialmente pareggiato il possesso palla, oltre che subire ben 14 conclusioni. Non era mai accaduto fino ad oggi, se non contro la Roma (18 tiri a 15) che è stata davvero partita anomala sotto molti punti di vista. E subire tanto da una squadra in inferiorità numerica non può che essere un demerito.

Probabilmente il cambio Kondogbia-Joao Mario ha accentuato un problema intrinseco dell’Inter.

È una squadra, quella nerazzurra, che ha mostrato più volte una cattiva predisposizione alle marcature preventive e alle prudenziali coperture delle linee di passaggio, in fase di possesso, in grado di garantire copertura in caso di transizione negativa. Problema che in passato è emerso nonostante il gran possesso palla fin qui mostrato (anche contro il Milan), ma che con la Fiorentina è stato acuito dal tentativo di velocizzare l’azione.

L’intento di Pioli sembra chiaro: cercare più rapidità nella manovra, accentrando i due esterni (Candreva più di Perisic) e lasciando che siano i terzini a giocare sulle fasce, mentre il gioco si prova a sviluppare sulla trequarti avversaria, sgravando del lavoro di palleggio i mediani/difensori. Per farlo, si è ricorso ad una più rapida verticalizzazione, e quindi meno possesso palla: l’Inter, per la prima volta, fa meno passaggi dell’avversario: dato, quale che sia, che non attribuisce meriti o demeriti di alcun genere, ma che indica la tendenza di gioco.

L’intento è di arrivare con rapidità sui tre trequartisti per consentirgli un 1vs1 rapido e doloroso (per gli avversari).

Il problema è che cercando una più rapida verticalizzazione, c’è ancora meno tempo per predisporsi con intelligenza per l’eventuale fase di transizione negativa. Si spiegano (anche) così alcune amnesie difensive.

Altro problema è il tipo di pressione portata sui difensori avversari. Perché non è soltanto una “pressione alta” ma, per certi versi, persino scriteriata. I due gol nascono proprio da due pressioni portate malissimo, esattamente come accaduto contro il Milan.

Il primo gol nasce da un’azione della Fiorentina, un possesso palla in cui l’Inter era perfettamente piazzata quando l’azione comincia dai piedi di Borja Valero. Detto che c’è il problema nasce da un inaccettabile fancazzismo di Icardi nella situazione, che porta i compagni a ridisporsi male, il primo pressing è di Kondogbia, folle perché portato in una zona di campo e con una dinamica che nel migliore dei casi avrebbe visto il passaggio a Tatarusanu; poi è Banega che parte in ritardo, seguito da Brozovic. Nessuno che resta al centro a copertura di una zona di campo dove c’erano due avversari, con la difesa troppo bassa rispetto al tipo di pressing che si stava portando. La difesa è piazzata scolasticamente, tutti ben messi a marcare… nessuno.

Inter Fiorentina

Difesa comandata male e in cui il responsabile sembra proprio essere Ranocchia. Qualcuno ha indicato in Candreva (il più in basso dell’Inter) e D’Ambrosio (il difensore più avanzato) delle colpe sul gol. Il problema è che Candreva è lì per dare un’occhio all’esterno fiorentino (anzi, avrebbe dovuto stare pure più largo), mentre D’Ambrosio aveva il compito tattico di marcare quasi a uomo Bernardeschi (in maglia bianca, esattamente in mezzo al campo), ed è il motivo per cui è così “fuori” dalla linea, anche se in questa immagine era già in arretramento.
Kalinic, invece, era sempre stato marcato da Ranocchia che lì dove è non serve assolutamente a nulla. Schierarsi scolasticamente senza adattarsi alle situazioni può diventare un problema.

La schermata ci fa anche apprezzare la scelta di Pioli di spostare D’Ambrosio più avanti sul trequartista, così da schierarsi a 5 con l’arretramento di Candreva, mossa intelligente nelle intenzioni ma che non sempre ha funzionato.

Il secondo gol nasce da un’azione dell’Inter, con una verticalizzazione sbagliata di Banega verso Candreva. In quella occasione, cercare una pressione più alta può avere un senso in sé, perché effettivamente la zona è pericolosa e un’eventuale transizione negativa che si trasforma in positiva diventa un’occasione da gol 9 volte su 10.

Ci sono due problemi: il primo è che stai vincendo 3-1 e che sei in vantaggio numerico, il secondo è che l’Inter è disposta malissimo. Salgono sia Joao Mario che Banega, oltre che D’Ambrosio, lasciando scoperta la fascia. Ranocchia è su Kalinic, ma non a sufficienza da lasciare sereno Miranda. L’errore più grande è di Brozovic, che si accorge di Ilicic libero e solo, ma scatta con quel ritardo che sarà poi decisivo: Miranda poi sbaglierà il tempo dell’uscita su Ilicic.

Ma è tutta la squadra disposta male.

Inter Fiorentina

Come dicevamo già riguardo al derby, cattiva disposizione del centrocampo (nel secondo caso di tutta la squadra) e difesa troppo bassa e disposta male anch’essa.

Non si è trattato, però, solo di subire due gol. È vero che l’Inter ha avuto almeno 4 occasioni clamorose per fare il quarto, ma alla Fiorentina è stato concesso davvero troppo in una situazione oggettivamente vantaggiosa.

PIOLI, TRA PASSATO E FUTURO

Al di là dei problemi di “testa”, sono questi quelli che dovrà affrontare Pioli per migliorare le condizioni del malato-Inter, e non sono sicuro che giocare con più velocità sia l’arma giusta. D’altra parte non era questo il problema, né per Mancini né per De Boer: entrambi hanno provato a combattere certe tendenze con le proprie armi, diversissime, ma che provavano a rispondere di più alle manchevolezze della squadra. Accelerare il ritmo sembra, invece, aumentare i problemi.

Ma questo è un tratto caratteristico di Pioli, quale che sia la squadra allenata, anche se è ancora più marcato nel suo primo anno laziale.

E da questa considerazione deve partire l’analisi di Stefano Pioli. Che allenatore sarà? Quello della prima parte, o dell’ultimissima? Quello del passato, o quello che ha sposato un certo tipo di atteggiamento, molto più aggressivo?

Non si tratta solo di schemi, ma soprattutto di interpretazione. Nella sua prima, bella, Lazio c’era questa ricerca, talvolta ossessiva, della verticalità. Potendo poi disporre di difensori più ordinati, De Vrij soprattutto, e di un Biglia clamorosamente sottovalutato in fase di copertura (e per capirlo, basti dire che è più intelligente a coprire che a costruire), giocare in un certo modo aveva una sua logica. Squadra più alta, pressing più alto, altissimo talvolta, e una costante ricerca dell’aggressione che l’ha portata a essere la squadra con più contrasti e anticipi in campionato, ma anche quella dall’uso più sistematico del fallo tattico.

Una tattica che ha portato i suoi frutti, ma sono meriti che vanno anche ascritti soprattutto alla disciplina di certi calciatori. La Lazio subì “soltanto” 38 gol, terza difesa dopo Juventus e Roma, oltre che essere il secondo attacco ad un solo gol dalla Juventus (72 a 71, dietro il Napoli a 70), ma che seppe costruire il suo terzo posto in un determinato momento della stagione. Dopo avere perso contro Cesena (in trasferta) e Genoa (in casa), diede il via ad un ciclo di 8 vittorie consecutive contro Udinese, Palermo, Sassuolo, Fiorentina, Torino, Verona, Cagliari e Empoli, prima di schiantarsi contro la Juventus e chiudendo con uno score di 3 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte, che è costato in sostanza il secondo posto.

A fronte di una difesa che per larghi tratti era sembrata irresistibile (ben 14 partite con zero gol subiti), faceva da contraltare una squadra che sbandava paurosamente: quei 38 gol subiti, riletti in ottica di 24 partite, assumono un contorno diverso, raccontando di tanti alti e bassi lungo il corso della stagione (che, per inciso, rimane una grande stagione al di là di qualunque considerazione).

Manca, per quell’idea di calcio, uno come Lucas Biglia, in grado di fare da vero perno per tutta la squadra, capace di accorciare e allungare le distanze a seconda delle necessità, costruire una manovra rapida, coprire bene. Ma, soprattutto, consentire un certo movimento ai terzini: Biglia aveva l’abitudine di staccarsi in fase di costruzione, con i due centrali che si allargavano; questo determinava uno schieramento a 3, con terzini più alti e un controllo più efficace della fase di pressing. Anche se, come abbiamo visto dai numeri, non sempre riusciva ed era comunque tattica rischiosissima, che ha pagato un anno, soprattutto per due grosse fette di campionato, e non nel successivo.
Tra l’altro, uno dei problemi più seri di quella squadra era proprio l’errore nella fase di ultimo passaggio: cosa che ha trovato anche all’Inter, almeno col Milan.

Non è l’unica mancanza. In quella squadra c’era un eccellente incursore, intelligente e disciplinato, come Parolo che l’Inter non ha (a meno di non vederlo in Brozovic, ma ha caratteristiche diverse), così come non ha un trequartista come Mauri che spesso giocava persino più avanti dell’attaccante di riferimento… che manca, anche quello, perché Icardi fa un lavoro completamente diverso dagli attaccanti laziali.
Quel genere di gioco è irreplicabile in questa squadra, nonostante i primi tentativi con la Fiorentina ci siano stati: il contrappeso è stato identico, subire molto soprattutto in 11vs10: i “contrappesi” da applicare sono al momento irrealizzabili.

A De Boer avevamo rimproverato una cosa soprattutto: la monotematicità. L’Inter sapeva fare solo una cosa, attaccare con un gran possesso palla, salvo poi perdersi, spesso per errori individuali nella fase di ultimo passaggio, proprio sul più bello. Il rischio che corre Pioli è più o meno lo stesso, pur essendo una monotematicità diversa: già il Napoli sarà un test importante in relazione a questo aspetto contro le grandi squadre.

Nella stagione 2014-15, due sconfitte con la Juventus (0-3 e 2-0), con la Roma un pareggio e una sconfitta per 1-2, contro il Napoli una sconfitta e una vittoria, Genoa 2 sconfitte, contro l’Inter un pareggio e un sconfitta, contro il Milan una vittoria e una sconfitta: anche se è andata meglio con la Sampdoria, con il Torino e  Fiorentina (due vittorie di cui una bellissima per 4-0), lo score con le prime della classifica non era entusiasmante. E se prendiamo i cosiddetti “grandi appuntamenti” (Juventus, Inter, Milan, Roma e Napoli), su 10 partite ci sono 2 vittorie, 2 pareggi e 6 sconfitte.

Segno che quel genere di tattica, in cui si sposa l’aggressività e la verticalità a scapito anche del possesso palla, comporta dei rischi non indifferenti contro un certo genere di squadre. L’anno successivo, venendo a mancare anche una certa convinzione, il progetto è imploso portandosi appresso altri problemi oltre a quelli vecchi: Juventus 2 sconfitte, Roma 2 sconfitte, Napoli 2 sconfitte, Milan 1 pareggio e 1 sconfitta, Inter 2 vittorie (una è quella col famoso show di Melo, con rigore all’87esimo e espulsione poco dopo).

MODULO E COMPROMESSO

La partita con la Fiorentina è sembrata voler nascere alla luce di questa idea. Mettiamoci un attimo nei panni di Pioli. Sa che ha una chance che gli capita oggi e non gli ricapita più; sa che il suo è un “non-progetto”, sa che paradossalmente può permettersi anche delle battute d’arresto; sa che con ogni probabilità a Giugno 2017 o 2018 c’è già chi lo sostituirà. Nella sua situazione, ha probabilmente una sola chance per rimanere lì dov’è: non soltanto vincere, se e quando possibile, ma anche farlo in maniera convincente.

Quindi la sua scelta di sposare un certo tipo di aggressività e verticalità ha la sua logica, anche umana. Anche a costo di rinunciare a uno dei due piedi buoni, per comporre un terzetto in teoria più equilibrato: distruttore, incursore, palleggiatore.

Ma se già quella Lazio, con ottime individualità e costruita con senno in relazione a quell’idea di calcio, aveva delle carenze e dei problemi seri, figuriamoci quest’Inter, a cui mancano molte cose per poter portare avanti un disegno simile, ma soprattutto avendo dei limiti di forma fisica imbarazzanti a certi livelli, oltre che una difficoltà a rimanere in partita da parte di tutti.

Dovrà, ed è esigenza che già contro il Napoli dovrà essere soddisfatta, trovare dei compromessi. Che al momento, sinceramente, non inquadro se non quelli di giocare più cauto e arretrato… cosa che ha fatto prima di essere esonerato.

Dovrà interevenire su tanti, troppi aspetti per potersi ripresentare in certe occasioni così come fatto contro la Fiorentina. Potrebbe essere un’idea quella di adeguarsi in contesti più competitivi, rinunciando a qualcosa; salvo poi provare ad esprimere questo calcio con le squadre medio-piccole… anche se questo è un campionato piuttosto anomalo per questo genere di definizioni.

QUI NAPOLI

Del Napoli sappiamo più o meno tutto. Calcio per certi versi semplice, ma di grande ritmo ed efficacia, gran possesso palla, spesso bello da vedere. Al momento, oltre alla mancanza fondamentale di Milik, sembra soffrire anche l’assenza di Jorginho che, quando era in campo, soprattutto se marcato a uomo rischiava di diventare un problema. A metà campo la sola certezza è Hamisk, poi in dubbio Diawara, Allan, Jorginho e Zielinski, abbondanza che potrebbe anche portare degli scompensi a lungo termine: mia personale impressione è che, se stanno bene, Allan e Jorginho siano più funzionali, anche se quest’anno stanno rendendo meglio Zielinski e Diawara, che partono favoriti, soprattutto il secondo: chance più per Zielinski che per Allan. Questo sarà lo snodo cruciale della partita, perché a metà campo il Napoli ha meccanismi interessanti e un gioco che sa anche adattarsi all’avversario.

Interessante sarà anche la sfida sugli esterni, cosa che potrebbe portare Pioli a preferire Nagatomo a Ansaldi, mentre D’Ambrosio dovrebbe essere confermato. Una delle caratteristiche degli esterni napoletani è quello di abbassarsi con una certa costanza, per diventare dei veri e propri creatori di gioco, consentendo gli inserimenti dei centrocampisti, Hamsik su tutti. Questo potrebbe portare i terzini nerazzurri ad uscire più spesso, costringendo Candreva e Perisic a un ulteriore lavoro in copertura.

In difesa il rientro di Albiol garantisce la miglior coppia centrale con Koulibaly, mentre Hysaj potrebbe rimanere fuori per una botta rimediata nello scorso turno e lasciare spazio a Maggio. Mentre in attacco nulla di nuovo: fuori Mertens per squalifica, dentro Callejon, Gabbiadini e Insigne.

L’Inter potrebbe confermare l’11 che ha affrontato la Fiorentina: come detto in precedenza (mi concedo) l’unico dubbio tra Ansaldi e Nagatomo, mentre Joao Mario dovrebbe rimanere ancora fuori.

Partita complessa e che potrebbe diventare imprevedibile sin dai primi minuti, anche se in genere il Napoli esprime il suo miglior calcio nella prima fase del secondo tempo. Difficili fare altri confronti compatibili, perché l’influenza delle prime partita sarebbe molta. Ad ogni modo, l’Inter ha tirato in porta più del Napoli (207 contro 190) ma centrando meno la porta (94 contro 100); il numero degli attacchi in totale si equivale (442 contro 447),  mentre il possesso palla medio dell’Inter è sceso dopo essere stato per molto tempo anche superiore (27’52” di media contro 30’11”); inoltre, l’Inter è decisamente più sanzionata con 192 falli commessi contro 140. Entrambe le squadre sono ad alto tasso di riuscita nei passaggi (84% contro 87%) e, visti i numeri dei possessi palla, entrambe allergiche ai contropiede. Il Napoli passa parecchio di più, ma crossa decisamente meno: differenza che inevitabilmente si appiattirà viste le scelte di Pioli.

Sono due squadre che concedono relativamente poco (meno di 10 tiri a partita entrambe), mentre l’Inter spicca per tackles (18,6 contro 15,8) e intercetti (16,6 contro 12,6).

Il Napoli viene da 5 partite difficili (2 vittorie, 1 sconfitta e 2 pareggi), mentre l’Inter nelle ultime 5 ha raccimolato 3 vittorie, 1 sconfitta e 1 pareggio. Il Napoli in casa ha perso solo una volta (segnando 14 gol e subendone 8), mentre l’Inter in trasferta ne ha perse 4 (segnando 8 gol e subendone 10).

Nel caso vincessero i nerazzurri, sarebbero 10 punti in 4 partite: il miglior modo per fare ripartire la stagione.

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