Inter Lazio 3-0: prendetevi a calci da soli!

Vincere aiuta a vincere, perdere aiuta a perdere. È stata una litania per lunghe settimane qui su ilmalpensante.com quando era piuttosto evidente che diversi calciatori stessero “giocando contro”, portandosi in casa un certo ambiente, una certa atmosfera, tante insicurezze e soprattutto i malumori del pubblico che certo non aiutavano a fare meglio.

E se è vero che perdere è come un virus, che si insinua nell’organismo e lo debilita, è vero anche che la vittoria dà sicurezza e tranquillità, consentendoti giocate che fino a ieri sembravano giochi proibiti e fattibili solo alla playstation.

L’Inter vince la terza partita consecutiva senza subire gol, ma nulla a che vedere con le partite contro Genoa e Sassuolo: perché stavolta l’Inter riesce a essere più convincente, giocando un buon calcio soprattutto nel secondo tempo e dopo il gol di Banega. A dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, che i fantasmi della sconfitta hanno bisogno, talvolta, di un buon esorcismo. E quale migliore esorcismo di un eurogol del tuo uomo di maggiore classe, in quel momento peggiore in campo?

DEMERITI E MERITI DELLA LAZIO

Partiamo dai meriti della Lazio nel primo tempo, che per 25-30 minuti imbriglia l’Inter, la stringe nella sua metà campo e le impedisce di giocare un calcio convincente. I biancocelesti hanno anche 3-4 occasioni d’oro (due grandi parate di Handanovic) per passare in vantaggio, ma l’Inter tiene botta, pur mostrando segni quasi di timore: un grossolano errore a turno se lo concedono tutti, Murillo (porta palla a casaccio e la perde pericolosamente), Miranda (l’uscita sulla splendida azione di Anderson è… “ranocchiesca”), Kondogbia e Brozovic che non trovano il tempo del pressing, ma soprattutto un Banega assolutamente spaesato. A fine partita sono 6 occasioni da gol: praticamente tutto solo nel primo tempo.

Ma, c’è un ma: la Lazio aveva già dimostrato di partire fortissimo ma di calare già a fine primo tempo, e forse era tattica dell’Inter quella di aspettare che terminasse la sfuriata (cominciata veramente già dal primo minuto). Tattica rischiosa, perché la Lazio ha comunque avuto le sue buone occasioni, ma che ha detto un gran bene al termine della partita: a dimostrarlo, il pressing quasi assente all’inizio per poi crescere attorno alla mezz’ora e diventare davvero asfissiante all’inizio del secondo tempo.

Insomma, troppo ritmo per pochi minuti, poi la squadra crolla letteralmente. Altro demerito di Inzaghi, il tira e molla con Keita, forse il giocatore più pericoloso assieme a Anderson: averne due così sulle fasce sarebbe stato più complicato da limitare.

L’errore più grave, però, è quello di piacersi troppo: non c’è dubbio che giochino anche un bel calcio, fatto di fraseggi, accelerazioni, palle quasi mai buttate avanti. Ma proprio su questa caratteristica nasce il pressing dell’Inter, tra cui quello decisivo da cui nasce il gol di Banega.

Altri due demeriti enormi, prima il pressing a cui rinuncia dopo 20 minuti, poi la gran quantità di palle perse, molte delle quali senza neanche un intervento nerazzurro: a fine partita sono ben 54 (si dovrebbe scrivere con 3 punti esclamativi) palle perse, di cui una ventina senza neanche un pressing asfissiante interista (che ha il merito, però, di recuperare le altre 30-35).

I MERITI DELL’INTER

Detto dei meriti e demeriti laziali, arrivano quelli dell’Inter. Pochi i demeriti, quasi tutti concentrati nei primi 25 minuti, e soprattutto tra il 15esimo e il 30esimo quando lascia il possesso palla ai laziali e arretra il baricentro: squadra lenta e prevedibile, uscite poco convincenti, spazi coperti male, poca reattività e zero soluzioni su Anderson e Biglia. In realtà, sull’argentino dovrebbe esserci un controllo incrociato degli argentini dirimpettai, Banega e Icardi, che però non lo prendono quasi mai, vuoi per pigrizia, vuoi per distrazione.

A soffrire più di tutti è Banega. Il suo “trequartismo”, lo abbiamo scritto in mille salse, è decisamente atipico e nasce più per l’esigenza di non avere gravosi compiti tattici che per la capacità di affiancarsi alla prima punta. Pioli nel primo tempo gli chiede di fare la seconda punta, di arretrare praticamente mai, e sembra di rivedere le sofferenze di Sneijder con Benitez: è chiaro che l’allenatore ha già scelto i suoi 9-10 uomini titolari, facendo la scelta di vedere in campo uno solo tra Joao Mario e Banega… e in questo momento è favorito il portoghese. Ma l’argentino è uomo dai grandi colpi e dalla spiccata genialità: il vero miracolo tattico sarebbe riuscire a piazzarlo in mediana a due, risolvendo in un amen il problema del regista.

Così non è e non sappiamo se sarà: gioca da trequartista, più da seconda punta, e soffre e sbaglia e inciampa e rimugina.

Finita questa fase, però, la Lazio schianta anche, e soprattutto, per merito di un’Inter che guadagna campo, una difesa che comincia a stare più alta (molto più alta: a fine partita oltre 59 metri di baricentro) e a togliere respiro sulla trequarti, e soprattutto ai centrocampisti che trovano finalmente le misure. Gli ultimi 15 minuti del primo tempo non sono belli, ma mostrano una squadra con più fiducia e controllo: oltre 5 minuti di possesso palla contro meno di 2 dei laziali.

Insomma, la (davvero) buona Inter del secondo tempo nasce proprio lì. Certo, non ai livelli dei match contro Juventus o Torino, ma entra nel terzetto delle migliori prestazioni stagionali, e che scaccia i brutti ricordi della chiusura dell’anno scorso, quando i biancocelesti divennero la boa che distinse la prima Inter sempre in testa (o quasi) e la seconda, col cammino claudicante, stentato, brutto e scarno di punti.

Un secondo tempo, poi, giocato con grande libertà soprattutto dopo il grandissimo gol di Banega, rete che ha dato fiducia a tutti e che ha permesso di rivedere anche delle ottime qualità individuali. Vincere aiuta a vincere.

Miranda è tornato a grandi livelli, così come un Murillo che nel secondo tempo ha ricordato il miglior Murillo del 2015; Kondogbia e Brozovic sembravano poterci stare bene in mezzo, senza sprecare quasi nulla e sbagliando davvero molto poco.

Ma è la partita di Icardi a meritare stellette una dietro l’altra. Non è questione solamente di gol e numeri (strepitosi: li avesse fatti con altra maglia, a quest’ora ci sarebbero peana e d’annunziane laudi in tutte le tv e in tutti i giornali. Ma gioca nell’Inter, e prima della partita abbiamo dovuto pure leggere che si era inceppato e che era di fronte a chissà quale test di maturità.

Non solo gol, ma tanti movimenti, tanto svariare per il campo, offrire soluzioni ai compagni, si sono persino visti dei cross. Lo vediamo nella heatmap di whoscored, dati Opta:

Questo togliersi dalle attenzioni dei due, temibili, centrali laziali gli ha consentito non tanto di toccare chissà quanti palloni, ma di risultare certamente più imprevedibile agli avversari: e, finalmente, un gran taglio sul primo palo, cosa che chiediamo a gran voce da mesi.

CONCLUSIONI

Insomma, un gran bel modo di chiudere il 2016, anche se rimane il rimpianto di una sosta che, a questo punto, arriva sin troppo rapida e impedisce di raccogliere forse qualche frutto in più. C’è, però, del tempo anche per lavorare fisicamente e riprendere le fila di un discorso che non avrebbe mai dovuto interrompersi. Suggeriamo un amuleto: legate Zhang Jindong a San Siro, fate come il Milan, annullategli voli, impeditegli di partire… perché evidentemente la voce del padrone fa bene a qualche calciatore.

Detto questo, perché, direte voi, prendersi a calci da soli? Perché l’Inter del primo tempo è stata un’Inter normale, che non ha fatto nulla di straordinario, ma che ha mostrato buona predisposizione ad aiutarsi, a giocare di squadra, a soffrire insieme. Nel secondo tempo, il gol l’ha liberata da certi pesi psicologici e ha giocato un buon calcio nonostante in campo non sempre fosse tutto perfetto.

L’Inter è a 30 punti e, per dirla in gergo, sale la carogna al pensiero di certo “scazzo” (al diavolo le convenzioni, è il termine esatto) visto in passato, certa sufficienza, certa apatia e disinteresse. Senza lasciarsi andare a troppi festeggiamenti e soprattutto senza pensare che siano già risolti tutti i problemi, vien da pensare che sarebbero bastate due, tre partite, per raccontare oggi un campionato totalmente diverso, situazioni diverse, prospettive che erano nelle corde della squadra, soprattutto in relazione ad un campionato che tecnicamente è davvero molto povero: a Genova contro la Samp e a San Siro contro Bologna e Cagliari, per non dire di Bergamo contro l’Atalanta (forse il punto più basso dal punto di vista dell’atteggiamento in campo). L’Inter ha battuto la Juventus, la Fiorentina e la Lazio, meritava di vincere sia contro il Milan che contro la Roma, e ha demeritato (largamente) solo contro il Napoli: basterebbe già questo per prenderli a calci, così, pensando ad una stagione che poteva essere diversa. Oggi Bologna e Cagliari hanno 20 punti, la Sampdoria 22.

Viene voglia di prenderli a calci. Festeggiando per la vittoria.

PAGELLE

HANDANOVIC 6,5: se nel primo tempo la baracca regge è anche per merito suo.

D’AMBROSIO 6,5: molto più disciplinato che in altre occasioni e soprattutto buono in attacco. Suo l’assist per Icardi.

MIRANDA 7: due soli errori, pur uno grave (l’uscita su Anderson nel primo tempo) e una ammonizione evitabile, poi una gran partita anche se non sempre con lo stile e la pulizia che gli si riconoscono: in netta crescita comunque.

MURILLO 7: nel primo tempo si improvvisa Messi, sbagliando ignominiosamente. Nel secondo tempo, poi, una serie di interventi in anticipo che fanno ricordare che si tratta di un difensore che, se concentrato, sa dare il suo.

ANSALDI 6: dal suo lato si soffre tanto, soprattutto contro Felipe Anderson. In attacco va meglio, ma non tantissimo, anche perché Perisic è in giornata no.

KONDOGBIA 6,5: primo tempo insufficiente, secondo tempo di gran lunga meglio. Poche sbavature, palla via con uno o due tocchi: finché l’avversario rinuncia così al pressing, ci può stare. La migliore partita dell’anno (solare).

BROZOVIC 6,5: anche lui mezz’ora di sofferenza, poi cresce. Associargli la parola “regia” è un eccesso che ci risparmiamo, ma si muove molto e questa volta sbaglia decisamente meno, pur toccando un’infinità di palloni.

CANDREVA 6,5: stavolta non crea moltissimo e sbaglia molti palloni (62,5% di riuscita). Però è un giocatore chiave che apre varchi e crea occasioni, si muove molto e aiuta D’Ambrosio.

PERISIC 5,5: in calo di forma, tocca pochi palloni e sbaglia molto. Un filo meglio nel secondo tempo, ma non arriva alla sufficienza: non è dannoso come tanti altri giocatori di quel calibro, ma non basta.

BANEGA 6,6: incredibile dargli 6,5 dopo quel secondo tempo, ma è la media tra il 4,5 del primo e il 7,5 del secondo: fa 12, diviso 2 fa 6, il gol e l’assist gli regalano qualcosa in più. Il segno della ruota che gira è proprio il fatto che segna colui che era di gran lunga il peggiore in campo (tra tutti i 22): geniale, però, quando si scrolla di dosso la polvere e mostra a tutti che con la palla è un genio di rara bellezza.

ICARDI 8: qualcuno voleva far sembrare che ci fosse una sfida tra Icardi e Immobile: ma ormai ai giornalisti è consentita ogni forma di esagerazione. Partita in cui ha deciso di muoversi e togliersi dalle grinfie dei difensori. Ha trovato spazio e occasioni: qualcuno gli regali un dvd di Lewandovski perché, se prende le misure con i movimenti fuori dall’area, è attaccante che riscriverà la storia degli attaccanti, almeno in Italia.

PALACIO 6: il vorrei ma non posso, l’intelligenza che non ha più il corpo adatto per esprimersi. Vedergli fare certi movimenti, certi arretramenti, certi tagli… è un piacere.

NAGATOMO 6: un po’ meglio di Ansaldi in difesa, ma entra a Lazio già spenta e deve solo preoccuparsi di Keita.

BARBOSA SV: avrei preferito vederlo al posto di Palacio… meno di dieci minuti sono davvero pochi. In quel breve spazio, però, grazie anche al sostegno del pubblico, ha mostrato che può essere risorsa preziosa. Il mercato di gennaio e lungo e ci sarà tempo per provarlo: è comunque difficile che sia peggio di Eder.

PIOLI 7: ha deciso di aspettare la Lazio, consapevole che era squadra in grado di schiantarsi anche da sola dopo mezz’ora. Poi, però, ci mette anche del suo, focalizzando al centro Candreva e sparigliando le carte biancocelesti che, quando si sono visti costretti a rincorrere, sono rimasti senza fiato. Certo, la Lazio spreca, ma chi vince ha sempre ragione e nel secondo tempo si vede anche una bella Inter.

ARBITRO MAZZOLENI 4: due rigori nettissimi negati all’Inter, uno alla Lazio e tanti errori da ambo le parti. Stavolta non in veste di killer: è solo che è assai scarso.

TABELLINO

INTER-LAZIO 3-0
Banega al 9′ s.t.; Icardi al 12′ s.t. e al 20′ s.t.
(primo tempo 0-0)
INTER (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Ansaldi (Nagatomo al 18′ s.t.); Brozovic, Kondogbia; Candreva (Gabigol al 41′ s.t.), Banega (Palacio al 29′ s.t.), Perisic; Icardi.
All. Pioli
LAZIO (4-3-3): Marchetti; Basta, de Vrij, Wallace, Patric (Keita al 14′ s.t.); Parolo, Biglia (Cataldi al 36′ s.t), Milinkovic; Felipe Anderson, Immobile, Lulic (Lombardi al 27′ s.t.).
All. Inzaghi
SANZIONI: ammoniti Ansaldi (I) al 12′ s.t.; Anderson (L) al 13′ s.t.; Lulic (L) al 18′ s.t.; Miranda (I) al 31′ s.t.

 

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