Juventus-Inter 1-0: tra rammarichi e polemiche

Sono l’una di notte ed è difficile parlare di calcio dopo una partita del genere e con le discussioni incentrate esclusivamente sull’arbitraggio: chi tifa Inter si lamenta per due (o tre) rigori non assegnati, il tifo bianconero si lamenta di “troppa grazia” su Gagliardini e Candreva, lamentando anche un mani di Medel in area (non è assolutamente rigore). Ci proviamo, nonostante l’adrenalina non aiuti. È una partita piena zeppa di indicazioni, spunti e riflessioni, proviamo a dedicarci a questi.

20 minuti per battere questa Juventus non bastano: tanto è stata lucida e efficiente l’Inter, perdendosi poi soprattutto nel secondo tempo dove la confusione e i cambi sbagliati le hanno impedito di riprendere ritmo nonostante la Juventus sia calata vertiginosamente negli ultimi 20 minuti, anche qui a causa dei cambi troppo conservativi di Allegri.

Prima della partita abbiamo scritto che la formazione scelta da Pioli poteva trasmettere un messaggio psicologico sbagliato ai calciatori: per venti minuti è sembrato così, ma è probabile che questo andamento sarebbe arrivato a prescindere dalle formazioni in campo, essendo nella natura delle due squadre.

Scelte, e cambi nel secondo tempo, che segnano dei passi indietro rispetto ai progressi di testa, di impostazione e di mentalità registrati nelle ultime settimane, pur uscendo “a testa alta” (espressione odiosissima) dallo Stadium: da tempo non si vedeva la Juventus subire tanto l’iniziativa di un avversario in casa.

Il finale restituisce un’Inter battagliera ma senza possibilità di incidere davvero.

Nella sostanza ci sono tanti rammarichi, soprattutto se si considera che, tra andata e ritorno, l’Inter è la squadra che più di tutte ha messo in difficoltà i bianconeri quest’anno.

LA PARTITA

Allegri conferma il “nuovo” modulo con Mandzukic largo a sinistra. Ammetto che è qualcosa che non riuscivo a comprendere a livello tattico: vedendolo con l’Inter è risultata invece scelta giusta e che alla lunga può dare un apporto importante alla squadra: il croato, con Chiellini e Khedira, migliore in campo per i bianconeri.

L’Inter di Pioli ha una falla clamorosa che il mercato invernale non ha coperto: un terzino affidabile a sinistra. Pioli taglia la testa al toro e mette D’Ambrosio largo a sinistra e a destra Murillo, con Medel e Miranda centrali.

L’Inter prova sin dai primissimi minuti a spaventare la Juventus, ma la prima occasione è di Dybala: sforbiciata dentro l’area e prima parata di Handanovic.

L’occasione ha l’effetto di annacquare un po’ la foga dei nerazzurri che cominciano a non controllare bene la palla, soprattutto perché Brozovic sbaglia davvero tantissimo, mentre la Juventus decide di aspettare i nerazzurri con 2 linee molto compatte e i due attaccanti: il 4-4-2 è molto scolastico ma efficace, soprattutto perché lascia a Dybala libertà di muoversi più avanti. Al 12 esimo è lui che lascia partire un tiro di sinistro a giro che scheggia la traversa. L’Inter non ha ancora trovato le misure e i bianconeri sembrano in pieno controllo.

La Juventus, però, pian piano si sgonfia come spesso le succede e l’Inter prende campo e coraggio, soprattutto a sinistra e in mezzo: a destra, invece, combina davvero poco. Dopo i primi 20 minuti di Juventus, ecco che l’Inter si affaccia pericolosamente con Joao Mario che dal limite calcia di poco a lato.

È il momento di alzare i ritmi e i nerazzurri lo fanno con convinzione, soprattutto perché decide di alzare il baricentro e pressare più alta, senza paura e con la Juventus, più costretta ora che per scelta, a giocare di rimessa e con lanci lunghi (finirà con oltre 70 palle lunghe). Anceh se l’Inter cresce, però, i reparti sono sin troppo distanti, l’interpretazione di Medel è stile libero anni 70 e questo alla lunga comporta problemi. Così accade che l’Inter cominci a creare gioco e anche 2/3 occasioni importanti, pur senza impegnare seriamente Buffon (solo Gagliardini di testa, poi Icardi la mette fuori su assist di Perisic), con la Juventus che comunque crea due occasioni, prima con Higuain e poi con Mandzukic su due ripartenze.

In questa fase, però, i rapporti si sono ribaltati: decisamente meglio l’Inter.

Due momenti concitati in area juventina. Il primo, su calcio d’angolo, vede prima Chiellini sbracciare su Icardi (ma non sembra rigore) e alle spalle Lichtsteiner tirare la maglia di D’Ambrosio, questo è rigore (con annessa ammonizione) che più evidente non ce n’è: ma Rizzoli non fischia, sbagliando clamorosamente.

Il secondo avviene su una respinta incerta di Buffon su colpo di testa di Perisic: la palla finisce sulla sinistra del portiere juventino dove si avventano Icardi e Mandzukic. Il croato va in scivolata pericolosissima in area e Icardi cade: la dinamica non è chiarissima. Rivedendola da dietro sembra rigore senza tante discussioni, mentre dall’inquadratura dal fondo porta sembra che ci sia prima il tocco di Manduzkic che scagionerebbe il croato, che nella scivolata sembra voglia mettersi “a protezione” della palla.

Il popolo interista inveisce e ha pochi dubbi: troveremo immagini chiare e faremo un approfondimento in settimana.

Fino al 40esimo una partita davvero bella e intensa con continui capovolgimenti di fronte. L’Inter, però, poi perde la misura della partita e Gagliardini fa un fallo davvero stupido al vertice dell’area grande (tra l’altro dopo essere stato richiamato già due volte da Rizzoli). Il calcio di punizione di Pjanic è delizioso ma Handanovic interviene ancora e devia, prima traversa e poi angolo. Sugli sviluppi, la palla finisce a Cuadrado che da 25 metri trova un tiro perfetto di controbalzo che sorprende Handanovic incolpevole.

Il gol a un minuto dalla fine è una mazzata enorme.

SECONDO TEMPO

La ripresa comincia senza cambi e con l’Inter chiaramente frastornata dal gol subito a poco dall’intervallo. La Juventus riparte come nel primo tempo, stavolta provando a pressare più alta l’Inter ma cercando sempre la ripartenza rapida. Su una di queste i nerazzurri si fanno trovare piazzati male: Hiugain trova Pjanic al limite dell’area, controllo e tiro che Handanovic para. I bianconeri sembrano poter controllare la partita agevolmente.

Dopo 13 minuti Pioli capisce che serve una scossa e ci prova con Eder e Kondogbia per Candreva e Brozovic: escono due tra i peggiori, e Brozovic in assoluto il peggiore, e sinceramente non è comprensibile il suo lamentarsi mentre esce dal campo. Perisic va a destra, Eder a sinistra.

Al 61esimo è Medel che sbaglia, Dybala prova ad approfittarne ma viene bloccato da un Miranda che oggi ha davvero poco da rimproverarsi dopo l’orribile prestazione di Coppa Italia.

Nell’Inter saltano le distanze e gli schemi, si attacca con molta voglia e grinta, ma la Juventus sembra piuttosto in controllo anche se gli esterni non rientrano più con la stessa rapidità. Il problema per l’Inter è che Perisic a destra non riesce a trovare spazi, mentre Eder si accentra troppo rendendo la vita facile alla difesa juventina. Non solo, l’ingresso di Kondogbia ha avuto anche l’effetto di rallentare il fluire del gioco, cosa che ha aiutato i bianconeri nella fase di rientro: in transizione negativa ha aggredito molto poco per tutta la partita, scegliendo scientificamente di aspettare l’Inter nella propria metà campo.

La cosa positiva per i nerazzurri è che Allegri si impaurisce e tira fuori Cuadrado per Marchisio, passando dal 4-4-2 al 4-3-3, con Pjanic in mezzo e due mezze ali, mentre Dybala e Mandzukic fanno gli esterni. Sembra anche questo un errore, persino più gravi, perché appena l’Inter trova spazio sugli esterni sembra poter dilagare, ma incomprensibilmente Pioli tira fuori Joao Mario e mette dentro Palacio, seguito a ruota da Allegri che toglie Lichsteiner per Dani Alves e 5 minuti dopo cambio iper-difensivo, con Rugani per Dybala.

Negli ultimi minuti l’Inter prova a spingere, soprattutto un paio di volte a sinistra con Perisic (tornato sulla fascia giusta) ma senza combinare molto: il croato è davvero l’ultimo a mollare nonostante i chilometri macinati. Dopo un primo tempo davvero bello e di un ottimo livello complessivo, una ripresa decisamente più nervosa e brutta.

La partita si chiude con un’ammucchiata in area juventina che Rizzoli decide di fischiare con il cosiddetto fallo di confusione, anche se sembra esserci uno scontro Rugani-Murillo che però le immagini non chiariscono. Dal parapiglia viene fuori un giallo per Perisic, subito dopo bissato da un altro: rosso evitabile.

Nel finale anche proteste reiterate di Icardi e, sembra, anche un pallone calciato che passa vicino all’arbitro: il labiale del quarto uomo non lascia presagire nulla di buono nel referto a fine partita: il rischio è che da capitano rischia di prendersi anche due giornate di squalifica. E l’Inter non ha un sostituto valido.

CONCLUSIONI

I bianconeri si dimostrano squadra molto rocciosa ma decisamente poco spettacolare. Quando decide di giocare, lo fa con convinzione (ha anche tecnica di livello), diventa facilmente pericolosa, ma non lo fa mai con una manovra fluida e interessante. Allegri ha deciso di aspettare l’Inter e non pressare quasi mai i portatori di palla: non sappiamo se è una scelta contingente o se vuole essere un modo per allungare l’avversario, tattica che sarà ripetuta con altri avversari. Certo è che parlare di Juventus simile all’Inter del triplete sembra una bestemmia: non ha la stessa compattezza, non ha i tempi del pressing sull’avversario a metà campo (per referenze, guardare gol di Eto’o al Chelsea, come si recupera palla e come si lancia l’attaccante), non ha la stessa determinazione né la capacità di “uccidere” la partita. Allegri ha sbagliato i cambi proprio nel momento in cui doveva chiuderla, regalandosi gli ultimi minuti di tensione.

Non so cosa si aspettino i tifosi della Juventus, ma nonostante la Juventus nel secondo tempo abbia legittimato il risultato con una partita controllata nella sostanza, giocare così in Europa non porta da nessuna parte e anche un Porto qualunque può diventare un ostacolo.

Lato Inter, ci si avvicinava a questa partita con grandi speranze, perché i progressi dell’Inter sono stati evidenti fino a oggi. Non c’è dubbio che fare una partita di questo spessore, pur con ampissimi margini per farla meglio, in casa della Juventus sia un merito, anche se poi alla fine in porta si è tirato poco (6 a 2 per i bianconeri il conto totale dei tiri nello specchio) nonostante un vantaggio territoriale facilitato dalla scelta remissiva della Juventus.

L’impressione, però, è che sia rimasto il cosiddetto “colpo in canna”, soprattutto in relazione a quei 20 minuti tra il 20esimo e il 40esimo del primo tempo in cui l’Inter ha aggredito i bianconeri, soffocandone il gioco e costringendola a diverse giocate improvvisate: la Juventus ha, sì, due occasioni in quei minuti, ma sembrano più frutto di errori individuali nerazzurri che per merito dei bianconeri.

La scelta di schierare Murillo non ha pagato, gli effetti positivi non si sono visti granché, visto che Medel ha sbagliato moltissimi posizionamenti e quando ha affrontato un avversario diretto raramente lo ha preso, pur trovando qualche anticipo; ma è soprattutto l’interpretazione troppo “da libero” (come dimostra la posizione media) a lasciare perplessi, perché spesso sono saltati i tempi della difesa: buon per l’Inter che Miranda si sia perso Higuain solo un paio di volte.

Su questo aspetto è davvero sconcertante l’approssimazione di molti nel valutare positiva una partita condita da moltissimi errori. Una valutazione positiva la puoi dare solo se decontestualizzi il suo gioco e guardi quella corsa ogni tanto spettacolare, dimenticandosi di tutto quel che succede prima o dopo, dimenticandosi di cosa sia muoversi per la squadra e con la squadra, cosa siano le distanze e i posizionamenti. Ma tant’è, so già di essere una mosca bianca sull’argomento.

Murillo è andato spesso in confusione pur non annegando mai, anche perché per un po’ l’Inter ha provato a disporsi a 3 in fase di possesso, con D’Ambrosio più alto a sinistra, creando così uno sbilanciamento non indifferente perché, lo diciamo da tempo, Candreva in solitaria ha più difficoltà mentre invece con un terzino vero alle spalle rende meglio; dall’altra Perisic e D’Ambrosio si sono pestati spesso i piedi, visto che il croato ha l’abitudine a monopolizzare la fascia. Mossa nel complesso bocciata: non è un caso che, tolto Brozovic  (il peggiore), i tre a soffrire di più siano proprio Candreva, Medel e Murillo. Probabilmente anche la sofferenza di Brozo è in parte dovuta alla posizione anomala, costretto a stare più bloccato per coprire la zona centrale.

D’altra parte, non si comprende quale sia il valore aggiunto, visto che comunque, appena esce anche il peggiore dei Brozovic, la manovra dell’Inter non migliora e non fluisce rapidamente. Situazione che il sarcasmo del nostro Bossi fotografa perfettamente:

Non solo, i cambi sono sembrati sbagliati e non hanno risolto i problemi visti in partita, anzi. Kondogbia ha fatto meglio di Brozovic (ma ci voleva poco), però la manovra ne ha risentito: l’Inter non è ripartita più come nei 20-25 minuti buoni del primo tempo. Forse in certe situazioni sarebbe utile arretrare Joao Mario, che in mezzo ha fatto bene nella prima parte di stagione e col Torino ha fatto vedere di essere un cervello finissimo da regista, un po’ come fa Pjanic nella Juventus nel centrocampo a due: Gagliardini-Joao Mario meriterebbe un tentativo.

Cambi che sono sembrati davvero poco opportuni proprio perché Allegri ne sbaglia altrettanti, mostrando pavidità e limitatezza di vedute: a Pioli sarebbe bastato aspettare qualche minuto, magari avere anche il coraggio di togliere Medel (arretrando Candreva?), aggiungendo qualità in mezzo al campo. Certo è che la coperta è corta e in futuro alcune soluzioni dovranno arrivare da scelte tattiche diverse: il secondo tempo è stato tutto giocato sui nervi e sulla voglia, ma di gioco se n’è visto poco.

Forse si sono anche sentite le fatiche di Coppa Italia, motivo in più per rammaricarsi di quel che è successo contro la Lazio.

L’Inter è tornata a sbagliare molto nella fase dell’ultimo passaggio e/o quando si deve prendere una decisione rapida, magari in contropiede come nella seconda parte del secondo tempo (due clamorose, con Icardi e Eder): occasioni che, se sviluppate a dovere, avrebbero creato pericoli più consistenti. Il secondo tempo è stato decisamente più confusionario: c’è una “event map” piuttosto evidente di come i bianconeri abbiano occupato meglio il campo nel complesso della partita, con la Juventus che ha provato a giocarla più rapida e verticale: i tocchi dei centrocampisti bianconeri sono molto avanzati, faremo un approfondimento in settimana.

L’Inter all’andata aveva annichilito la Juventus, ma dopo poche settimane si è squagliata su sé stessa: riguardando indietro e ripensandoci a novembre, dopo le figuracce di Europa League, ritrovarsi qui a giocare per buona parte della partita alla pari è comunque un buon segnale. La speranza è che Pioli, da persona estremamente intelligente qual è, sappia apprendere dagli errori di oggi, comprendendo che i percorsi di crescita sono più importanti delle singole tappe: la partita con la Roma sarà un buon test per vedere a che punto siamo come mentalità.

L’importante è non lasciarsi prendere dallo sconforto, perché la partita ha mostrato che l’Inter, se vuole, può giocarsela alla pari.

Certo è che parlare di sport dopo una partita in cui manca almeno un rigore solare è piuttosto complicato, anche perché sarebbe arrivato nel momento di maggiore pressione nerazzurra e nel primo tempo, sullo 0-0. Potrebbero starcene anche due, il che rende l’amarezza ancora maggiore. Se dai quel rigore, quello su D’Ambrosio, la partita cambia e la riscriviamo per intero.

PAGELLE

HANDANOVIC 7,5: fa 5 parate di cui 4 decisive, una aiutato dalla traversa. Inter non impeccabile dietro, ma lui c’è: incolpevole sul gol.

MURILLO 6: soffre ma tiene botta, sia perché non è il suo ruolo sia perché la tattica della difesa forse cambia troppo. Mandzukic è in giornata e lui fisicamente lo subisce un po’. Quando non ce la fa, ci arriva di mestiere, anche se nel primo tempo si perde il croato su un cross dalla destra e nel secondo dal suo lato l’Inter soffre di più.

MIRANDA 6,5: Higuain gli scappa una volta soltanto ma non ha neanche colpe sull’occasione. In difesa è l’unico che abbia davvero lucidità per una partita di ottimo livello.

MEDEL 5,5: ormai mi sento come la particella di sodio nella famosa pubblicità: tutti a guardare l’intervento in recupero e nessuno a osservare tutto il resto. L’impressione è che prima o poi si decida per il voto politico, come ai tempi del #Nagatomers. Non c’è un solo numero, una misera statistica a giustificare qualche entusiasmo sbirciato qua e là, oltre che una interpretazione d’antan che ha riportato la lunghezza media dell’Inter vicina ai 30 metri. Però gagliardo eh, guarda come corre: per qualcuno addirittura il migliore in campo.

D’AMBROSIO 6: dal suo lato il cliente più scomodo, anche lui soffre ma tiene botta, nonostante la buona serata di Cuadrado.

BROZOVIC 5: brutta partita. 6 palle gravi perse, solo il 75% di passaggi riusciti, indolente e spesso fuori posizione. Difensivamente impalpabile, evanescente in fase di possesso palla.

GAGLIARDINI 6,5: sbaglia anche lui, ma almeno ha il merito di essere lucido e correre il triplo di Brozovic, oltre recuperare più palloni e essere pericoloso di piede e di testa. Non la migliore partita, ma emerge rispetto a tutti gli altri: prova superata, trattasi di grande acquisto.

CANDREVA 5: partita anonima, anche perché deve preoccuparsi molto di Alex Sandro, mentre in fase offensiva non ha mai un aiuto da Murillo.

JOAO MARIO 6: quando la Juventus attacca, lui è sempre nella posizione giusta: ogni rinvio dei compagni lo trova pronto. Purtroppo non è la partita ideale e il ruolo non lo aiuta, perde anche lui troppi palloni: ma tirarlo fuori dal campo è un errore imperdonabile.

PERISIC 6,5: decisamente meglio di Candreva, dal suo lato le occasioni migliori. Nel finale quando è proprio l’ultimo a mollare. Stupido il rosso a partita finita.

ICARDI 5,5: di sportellare sportella, ma non basta. Avrebbe la possibilità di rendersi pericoloso ma sembra sempre in ritardo, come nell’ultima occasione con cross di Perisic e lui che non trova il tempo per andare sul primo palo. Nel primo tempo manda a lato il gran cross di Perisic. Una di quelle partite in cui ti accorgi che è davvero troppo solo là davanti.

KONDOGBIA 6: rispetto a Brozovic è un paradiso, ma chiedergli di fare anche da regista è troppo. Il problema è che il fratello lancia un tweet piuttosto chiaro: “può stare in panchina, tanto sono gli ultimi mesi”. Se queste sono le condizioni, comprensibile che Pioli lo lasci fuori.

PALACIO SV: perché in campo?

EDER 5,5: ad un certo punto avrebbe anche l’occasione buona per tirare: perché cincischia?

PIOLI 6: può suonare strana un 6 stiracchiato ad un allenatore che esce comunque a testa alta dallo Stadium, imbattuto da 29 partite. Il problema è che la mossa conservativa non paga (anzi) e l’impressione è che osando un po’ di più si poteva fare meglio: nei 20 minuti in cui la Juventus viene “cacciata” in alto si dimostra fragile e perforabile. E questa convinzione viene dal suo buon lavoro negli ultimi mesi.

Loading Disqus Comments ...