Inter – Roma: come stanno i giallorossi

Inter, Lazio, Napoli, Lione, Palermo e Napoli , ovvero la sfida alle dirette concorrenti in campionato per il secondo posto che dà l’accesso diretto in Champions League e le partite di andata delle competizioni che potrebbero portare un trofeo dopo anni di digiuno in Italia e una prima volta a livello europeo.

18 giorni per capire cosa è diventata realmente la Roma sei mesi dopo il preliminare contro il Porto, preliminare che ha portato strascichi pesanti nei mesi successivi e che ora si vedono nei punti di distacco dalla Juventus che impediscono di pensare realisticamente a risultati oltre il secondo posto.

18 giorni per capire se la tras-formazione della squadra di Spalletti abbia raggiunto un livello tale da poter aspirare effettivamente a grandi traguardi.

La squadra che fino a dicembre aveva fatto intravedere sprazzi di bel gioco, con tante reti segnate ed occasioni create, insieme a black out importanti e una quadratura mai definitiva ha lasciato il posto ad una squadra poco spallettiana pensando ai canoni classici del gioco del tecnico toscano.
Da una squadra molto offensiva e poco equilibrata si è passati ad una squadra molto solida, capace di subire pochissimo l’avversario e di vincere anche senza offrire un grande spettacolo. E, caratteristica non abituale pensando alla vecchia Roma spallettiana, estremamente fisica. L’altezza media della formazione titolare con cui scenderà questa sera in campo è di 186 cm.

La squadra che nelle prime 14 giornate aveva segnato 33 reti subendone subendone 15 nelle ultime 11, cioè dal derby con la Lazio ad inizio dicembre, ne ha segnate 21 reti subendone 6 e finendo 7 gare senza subire reti.

I due unici passi falsi sono stati quelli in casa della Juventus e della Sampdoria, entrambe caratterizzate da scelte incomprensibili di Spalletti come l’inserimento fra i titolari di Gerson a Torino (e sparito da allora) e di Vermaelen a Genova, ritirato fuori nell’inutile ritorno con il Villareal e autore dell’errore che ha portato al gol degli spagnoli.

Questo ruolino di marcia ha avuto più fasi, caratterizzate dalla presenza o meno di Salah, il giocatore che più di tutti aveva condizionato risultati e modo di giocare della squadra nella prima parte della stagione e che inserito in un contesto diverso può diventare ancora più efficace.
L’assenza dell’egiziano prima per l’infortunio alla vigilia del derby di inizio dicembre e poi per la Coppa d’Africa paradossalmente ha portato il tecnico a trovare quella quadratura che era sempre mancata. Quadratura che però era coincisa però con una diminuzione netta delle occasioni create e delle reti segnate.

Da una squadra che di media creava 14,43 occasioni e segnava 2,25 reti a partita passiamo nelle successive 11 partite ad 11,8 occasioni ed 1,9 reti segnate.
Considerando solo le 7 partite disputate senza Salah diventano 10,85 ed 1,85 reti. Statistica inquinata dal  4-0 contro la Fiorentina nell’ultima gara prima del suo ritorno: numeri che, senza, sarebbero molto più bassi.

C’è ancora qualche incognita rilevante nella formazione, per il presente e il futuro di questo campionato.

Perotti, che affiancava Nainggolan dietro a Dzeko, ha segnato in tutto il campionato 6 reti ma solo su rigore. E non è un caso che anche il bosniaco, autore finora di una stagione straordinaria, abbia subito un rallentamento in coincidenza con l’assenza dell’egiziano. El Shaarawy non ha mai convinto realmente quest’anno e non è stato in grado di convincere Spalletti ad utilizzarlo al posto dell’ex Chelsea e Fiorentina durante la sua assenza.

Il solo Nainggolan ha avuto un miglioramento in termini di numeri iniziando a segnare in modo regolare e sfruttando al meglio la richiesta di Spalletti di entrare costantemente in area con i tagli dietro la linea dei difensori avversari. Il belga è passato da un gol in 13 partite con 1,15 occasioni da rete create a gara a 6 reti segnate e 2,09 occasioni create di media da dicembre ad oggi.

A fronte, comunque, di problemi non ancora risolti, la quadratura in fase difensiva è cambiata al punto da far fare il vero salto di qualità fino ad oggi.

Il 4231 puro di inizio stagione che aveva caratterizzato la prima esperienza di Spalletti a Roma si è trasformato prima in un 4231 sghembo con la linea difensiva a “3 e ½”, per diventare infine un 3421. Con questo modulo Spalletti si è adattato alle caratteristiche migliori dei propri uomini esaltando i pregi della sua rosa e limitando i difetti.
È stato così con la fisicità di Rudiger, che ha offerto un rendimento importante fin dal suo ritorno in campo dopo il lungo infortunio, e Manolas a copertura di Fazio che ha preso il posto che sarebbe dovuto essere di Vermaelen alla guida della difesa.

Così anche per Bruno Peres, il cui rendimento da terzino era stato altamente deficitario ma che la posizione più avanzata ne ha limato i problemi in fase difensiva, anche se in fase offensiva non ha mai raggiunto i picchi di rendimento che ci si potesse aspettare.

Discorso completamente opposto è quello da fare su Emerson Palmieri. L’ex Palermo è migliorato tantissimo rispetto ad inizio anno e lo aveva fatto già da terzino sx rispetto alle prime disastrose uscite. L’avanzamento lo sgrava da eccessivi compiti tattici e gli viene chiesto di spingere molto, ancora di più considerando che con questo 3421 davanti a lui non ha un punto di riferimento fisso visto che Nainggolan tende particolarmente ad accentrarsi per potersi inserire con frequenza in area. Per la sua completa maturazione dovremo aspettare un’altra stagione probabilmente, ma in futuro da terzino potrebbe diventare un inaspettato uomo mercato.

Posizione nella quale avrebbe potuto trovare la sua collocazione ideale anche Florenzi il cui infortunio peserà e non poco sul proseguo della stagione.

La Roma ha una rosa non numerosa (pur ben fornita e completa) e l’elevato numero di gare da disputare su tutti i fronti è una delle incognite sul percorso che i giallorossi dovranno affrontare.

Juan Jesus in difesa (buona stagione comunque la sua), Paredes in mezzo al campo, Mario Rui fra i terzini, Perotti ed El Sharaawy in avanti sono le uniche riserve reali, ma nessuno è in grado di garantire un rendimento pari a quello dei titolari. Paredes, dopo aver giocato con continuità e dimostrato la sua qualità, ha perso considerazione da parte del tecnico e le indiscrezioni di una sua possibile cessione già a gennaio sono la conferma che Spalletti chiedesse un altro tipo di giocatore sia come caratteristiche che a livello di esperienza. Ma proprio lui sarà determinante essendo l’unica alternativa a De Rossi e Strootman visto soprattutto che non potranno reggere a lungo i ritmi di questo 2017.

Infine, è proprio Spalletti un’altra, e forse la più importante, incognita di questo finale di stagione. Un tecnico che, dopo aver saputo ritrovare la sua squadra dandole quelle sicurezze che non aveva mai avuto, rischia di minarle da dentro con le sue dichiarazioni sul (mancato) rinnovo, citando anche le situazioni di altri giocatori senza contratto, da De Rossi a Totti, in alcuni casi in modo del tutto gratuito.

Il tecnico ossessionato dalla vittoria non ha ancora rinnovato con i giallorossi lasciandosi più di uno spiraglio aperto in caso di offerta da parte di altri club più prestigiosi e in attesa del completamento del riassetto societario che servirà a fargli capire cosa potrà offrirgli veramente la società in futuro. Certo è che il nuovo stadio, si dice già pronto nel 2020, potrebbe dare la spinta giusta e nuova linfa ad un rapporto che è sembrato vivere dell’oggi, mentre adesso sembra proprio necessario anche un progetto tecnico pluriennale. Le due parti potrebbero essere decisamente più vicine di quanto non lo siano state finora.

La partita di stasera ci racconterà non solo cosa è oggi la Roma, ma soprattutto cosa vorrà essere nel breve e nel medio termine.

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