Torino 2-2 Inter: finché la barca è andata…

L’Inter di Pioli sbanda e va a sbattere sulle corna di un Torino encomiabile per impegno e grinta: il risulato di Empoli-Napoli ha già detto male, con i partenopei vittoriosi contro l’Empoli e a +8 in classifica; si aspetta il risultato della Roma, stasera, per vedere se si schianta anche la folle rincorsa dell’Inter partita a Novembre e che nessun tifoso immaginava potesse arrestarsi proprio in questa giornata.

Perché il Torino tutto sembrava tranne che una squadra in grado di impensierire i nerazzurri in piena corsa, lanciati verso sfide più impegnative, sebbene si trattasse di un avversario abbordabile nel suo habitat naturale, quello dove rende meglio.

Annientati all’andata (nonostante una crisi tecnica ormai solo da sciogliere) e con la media di 1 punto a partita nelle ultime 14 giornate, con solo 3 vittorie condite da 5 pareggi e soprattutto 6 sconfitte, il Torino aveva le stigmate della vittima sacrificale: in una Serie A che ha già dato buona parte dei suoi verdetti a novembre, succede che, nonostante questo score, il Torino sia decimo con 40 punti.

Invero, le sconfitte sono tutte in trasferta, fatta eccezion per il derby contro la Juventus: benché i granata non fossero temibilissimi, in casa hanno sempre mostrato di dare filo da torcere più o meno a chiunque. Prova ne è che la classifica si è costruita praticamente con le partite casalinghe: una sola sconfitta, 5 pareggi e 8 vittorie, che stridono le sole 2 vittorie in trasferta, con 5 pareggi e ben 8 sconfitte. Il saldo delle reti è poi ancora più indicativo: +15 in casa, -9 in trasferta. Allo stadio, comunque, c’è una grande rappresentanza nerazzurra.

Va detto, inoltre, che tutti saremmo più felici di vedere un campionato in cui una squadra di mezza classifica, che niente ha più da chiedere al campionato, la gioca comunque con grande voglia e intensità: ne gioverebbe tutto il calcio italiano soprattutto dal punto di vista dell’appetibilità del pubblico straniero. Ma anche le squadre che affrontano le coppe troverebbero buoni test prima dei grandi match: per dire, il grosso limite della Juventus in Champions League sarà proprio quello di non avere avuto molte sfide davvero impegnative quest’anno.

Per il tifoso interista, comunque, non molto da recriminare: il Torino ha fatto correttamente la sua partita e, vivaddio, l’ha anche giocata discretamente bene. Speriamo di poterlo dire anche per altre sfide piuttosto che inventarci nomi di squadre che cominciano con “Scans”.

LA PARTITA

Pioli conferma il 4-2-3-1 con Ansaldi e Banega ai loro posti, mentre a metà campo sembra ormai definitiva la coppia Gagliardini e Kondogbia, con il francese più stimolato a salire per provare a rendersi pericoloso.

Il Torino va col suo 4-3-3, solo che a metà campo non c’è Benassi: il terzetto è composto da Lukic, Acquah e Baselli.

L’Inter comincia con spirito combattivo, qualche possibilità ma niente di davvero trascendentale. I granata registrano le posizioni e prendono misura dell’avversario: dopo qualche minuto migliora il possesso palla, l’attenzione in difesa, pur senza strafare in attacco. Ma è a metà campo che sorprende: squadra tosta, che sporca molti palloni, lotta, mette su una buona prova anche nei duelli individuali. Mihajlovic sa che contro l’Inter deve rinunciare a qualcosa, e sceglie di rinunciare alla propria trequarti difensiva: non è insolito vedere dei veri buchi alle spalle dei centrocampisti, che spesso raddoppiano o salgono.

In questo spazio raramente si trova un interista: Banega sembra in giornata indolente e trova la posizione solo un paio di volte; Candreva e Perisic vengono più volte invitati da Pioli ad accentrarsi, soprattutto il croato: ma raramente sono efficaci.

Al 9° è proprio su quello spazio che Banega riesce a trovare Icardi solo davanti a Hart, ma è fuorigioco.

I nerazzurri sembrano perdere il controllo della partita e prendono una buona secchiata d’acqua al 25esimo, quando Baselli spedisce fuori. Un minuto dopo Acquah prova ad approfittare di un errore di Kondogbia, ma Miranda è attento. Proprio quando l’Inter stava uscendo nuovamente, il Toro si rende pericoloso.

E proprio quando il Toro si fa pericoloso, l’Inter passa in vantaggio. Kondogbia resiste al contrasto in area di Lukic, lo supera e entra in area arretrando: il sinistro non è irresistibile, ma ci pensa Hart a farselo passare sotto la mano.

Il francese fino ad ora ha segnato solo 2 gol in Italia, entrambi col Torino.

Non passa molto tempo (5 minuti scarsi) e il Torino trova il pareggio: su un calcio d’angolo, Moretti spizza di testa, Perisic si perde Baselli che, solo soletto al centro e al limite dell’area piccola, insacca facile.

Si deve fare tutto da capo. Ma la partita si addormenta un po’ e rimane senza grossi scossoni: chi si aspettava la reazione dell’Inter sarà rimasto deluso.

Finisce così un primo tempo non proprio spettacolare ma comunque divertente e con grande intensità in mezzo al campo.

SECONDO TEMPO

Se il primo tempo diverte, il secondo tempo di più: ovviamente si divertono gli spettatori che guardano una partita in cui saltano molti meccanismi. Di certo gli allenatori si saranno divertiti molto meno.

Dopo un paio di minuti, il Torino dimostra che fa sul serio: verticalizzazione di Zappacosta per Belotti, Handanovic esce male ma alle spalle c’è Medel che sbroglia.

Da questo momento in poi, gli errori dell’Inter non si contano più: ancora una volta, la percentuale dei passaggi riuscita resta sotto l’80% (78%) e vede protagonisti anche i difensori, solitamente più precisi. D’Ambrosio 78%, Miranda 82%, Medel 78%, Ansaldi 70%, anche se a metà campo è un continuo “inciampare” di Candreva, Perisic e Kondogbia, con i due esterni autori di una partita per nulla positiva, se non per qualche sprazzo.

Particolare, invece, la prestazione di Kondogbia: appena vede la possibilità di un tackle, lo affonda e spesso lo vince (7 palle recuperate). Il problema è che, poco dopo averla ripresa, spesso sbaglia, vanificando il recupero: talvolta si tratta di errori davvero grossolani e fonte di pericolo. Con Acquah un gran duello, anche se il francese subisce, e in malo modo, quando viene preso in velocità dal ghanese.

Medel ha il tempo di sporcare una conclusione di Belotti (ottima parata di piede di Handanovic) e poi, al 57esimo esce, dopo essersi fatto male qualche minuto prima. Entra Murillo, probabilmente afflitto da malocchio: dopo un’ora di gioco, infatti, l’Inter perde completamente le distanze tra i reparti, lasciando molto campo al Torino e abbandonando spesso la difesa a sé stessa.

Il gol del Toro non è un caso e, per quello che si vede in quel momento in campo, meritato: Iturbe appoggia dietro ad Acquah che segna un gran gol all’incrocio. L’Inter non subiva più di un gol a partita in trasferta dalla sfida contro il Napoli.

Pioli stava per cambiare Eder con Candreva e ci ripensa: fuori Banega e dentro Eder. Se dal punto di vista delle conclusioni sembra ci si guadagni, dal punto di vista del gioco no: il fluire del gioco dell’Inter diventa ancora più lento e impacciato.

Eder, però, si distingue subito fornendo a Icardi la possibilità di un gol: Hart prova a riscattarsi dopo l’errore sul gol di Kondogbia.

Pochi minuti dopo, il più classico del calcio: gol mancato, gol subito. Non che l’occasione di Acquah sia davvero clamorosa, ma è una buona occasione che, su piedi migliori, sarebbe stata decisamente pericolosa. C’è un traversone dalla sinistra di Ansaldi, Hart decide di rinverdire i fasti di Battisti (“inseguendo una libellula in un prato…”), esce malissimo e regala a Candreva una palla da spingere solo in porta: sembra facile, ma in effetti c’è voluta anche una buona dose di tecnica. Antonio, fresco di convocazione in nazionale, sigla il suo 5° centro stagionale, ed è statistica che ripete ormai da 6 anni: a quest si deve aggiungere che si tratta del 3° uomo più pericoloso dell’Inter (dopo Icardi e Perisic) oltre che essere il miglior assistman (8, assieme ad Icardi) e quello che ha generato più assist da rete (18) e una media che sfiora i 2 passaggi chiave a partita.

L’Inter prova ad alzarsi ma questo comporta anche regalare spazi e metri davanti alla difesa, che più alta di così non può proprio: sono saltati molti meccanismi, ed è su queste vacanze che Boyé, appena entrato, si costruisce un’azione pericolosa (nata da un fallo su D’Ambrosio) che Handanovic respinge.

Per una decina di minuti l’Inter sembra uno di quegli scalatori che, ad un certo punto della salita si pianta, quando la testa pensa troppo e le gambe non vanno più come dovrebbero, e inserisce un rapporto più alto che non riesce a macinare.

Mihajlovic prova a giocarsela con Iago Falque per Iturbe, provando ad attaccare sulla fascia; pochi minuti dopo è Pioli che fa la sua sostituzione: giusto togliere Kondogbia, splendido in certe fasi della copertura ma pasticcione in fase di impostazione, mentre fa storcere il naso l’ingresso di Brozovic e non di Joao Mario: come dall’inizio della partita, alle spalle dei centrocampisti granata c’è sempre molto spazio che Brozovic non cerca, mentre un incursore come il portoghese sarebbe stato l’ideale. Anche pensando alla voglia di sfruttare qualche tiro da fuori, questa non è sembrata quella partita in cui era facile farlo: raramente la palla arrivava nell’area del Torino dopo un’azione manovrata, e quasi tutte le seconde palle sembravano stregate dai granata.

Tanto più che a metà campo il Torino aveva perso le misure e le distanze peggio dell’Inter: Acquah faceva… Acquah da tutte le parti, ormai esausto per aver davvero corso e contrastato tantissimo, mentre in difesa Rossettini mostrava chiari segni di crampi ad ogni azione.

All’81esimo è Eder che impegna Hart durante un momento in cui il forcing dell’Inter sembrava davvero voler maturare una segnatura. Mihajlovic decide di fare un regalo all’Inter, mettendo dentro Maxi Lopez per Baselli: chiaro l’intento di scavalcare il centrocampo mettendo 4 punte, ma l’Inter non ne approfitta davvero. L’arbitro segnala ben 6 minuti di recupero e tra l’89esimo e il 93esimo Perisic ha ben tre occasioni da gol che spreca malamente.

CONCLUSIONI

Una partita che l’Inter ha giocato solo a tratti e costellata di troppi errori individuali e tattici. Il Torino ha chiuso molto bene le linee di passaggio, costringendo l’Inter a rischiare la verticalizzazione quel quid in più da farla diventare troppo spesso sbagliata, facendo impantanare il gioco là dove il Torino gradiva di più, cioè a metà campo, dove l’Inter è mancata di più e dove si è fatta sentire l’assenza di qualcuno che potesse giostrare meglio il pallone, magari abbassare i ritmi quando il Torino saliva di intensità, “addomesticare” la partita. Ecco uno dei motivi per cui non mi spiego i 90 e più minuti di panchina di Joao Mario.

I nerazzurri non hanno saputo cambiare passo, come spesso gli è successo nei secondi tempi: forse anche un po’ di sottovalutazione. Forse è mancato anche qualcosa dal punto di vista della forma fisica: fatta eccezione per la partita contro l’Atalanta, che abbiamo definito “incatalogabile”, l’Inter sembra abbia necessità di gestire diversi tratti di gara. Alcuni uomini rischiano letteralmente di saltare: Gagliardini ha fatto molta fatica, mentre Candreva e Perisic sono stati davvero spremuti in aiuti sulla fascia, e alla lunga perdi lucidità come accaduto al croato negli ultimi minuti.

Le prossime partite ci daranno anche chiara misura di quanto sia bravo Pioli nel mantenere dritta la barra. Il rischio, in questi casi, è di mollare di colpo e non pedalare più: sarebbe un errore clamoroso. Non tanto per la rincorsa alla Champions League, che era una chimera e tale rimane: la Roma stasera potrebbe piazzare quello che sembra un match point, ma il calcio è imprevedibile e uno spogliatoio come quello giallorosso può riservare grosse sorprese.

L’aspetto da considerare è soprattutto morale, oltre che di qualificazione in Europa League: il finale di questa stagione ci racconterà parte della prossima.

Pertanto è ancora presto per fare altri discorsi, a partire dal mercato per finire alla conferma o meno dell’allenatore. Pioli si sta dimostrando un ottimo professionista, bravo e che probabilmente avrebbe meritato prima una chance di questo genere. Ma non appena l’asticella si è alzata, l’Inter si è intruppata, in qualche caso proprio per scelte tattiche non proprio lungimiranti (vedi Juventus, comunque comprensibile, e Roma, per nulla comprensibile).

Il tifoso interista si guarda in giro. Non sembrano esserci molti fenomeni in giro: detto che Conte è un miraggio (per qualcuno, come me, per fortuna; per altri un po’ meno), i nomi in circolazione sono pochissimi. Pioli da questo punto di vista non ha mercato: fuori dall’Inter, il massimo che potrà ambire è una squadra di medio-alta classifica italiana. Escluse le grandissime d’Europa, non credo che squadre come Liverpool o Borussia cerchino un profilo del genere. A questo punto, se salta anche il 4° posto, l’impressione è quella di un “accontentarsi“: quante altre lo farebbero?

En passant, in conclusione, l’Inter torna ad essere largamente rappresentata in nazionale, con ben 4 calciatori: Candreva, Eder, D’Ambrosio e Gagliardini, tanti quanti ne ha la Juventus (Buffon, Barzagli, Bonucci e Rugani).

Ma, d’improvviso, la rappresentanza azzurra non è più argomento di discussione su media.

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