Inter, appunti per il futuro

Con il pareggio di sabato a Torino, l’Inter saluta definitivamente la già di per sé complicatissima rincorsa ad un piazzamento Champions.

Gli 8 punti dal Napoli e i 10 dalla Roma, infatti, rappresentano un divario praticamente impossibile da colmare, considerando che al termine del campionato mancano soltanto 9 giornate.

Ovviamente, in questi casi, bisogna sempre specificare che la matematica non ci condanna ancora e che, quindi, le considerazioni di cui sopra valgono al netto dei famosi eventuali crolli della compagine partenopea e/o di quella capitolina. Crolli che, ad oggi, non sono mai stati nemmeno avvistati, nonostante in alcuni periodi dell’anno le condizioni ambientali, ora dell’una ora dell’altra, lasciassero presagire qualche piccola grande crepa.

Invece ci ritroviamo a constatare che negli ultimi 16 turni – quasi un girone intero – la classifica recita:

  • Juve 40 punti
  • Roma 39
  • Napoli 39
  • Inter 37
  • Lazio 32
  • Atalanta 30
  • Milan 27

Con 37 punti in 16 partite, quindi con una media punti tranquillamente da scudetto (nell’anno del Triplete lo conquistammo con 82 punti: la proiezione su 38 partite sarebbe di 88!), abbiamo addirittura perso 2 punti nei confronti delle squadre che attualmente occupano le posizioni utili per un piazzamento Champions.

Cioè, non siamo tra le prime 3 nemmeno in questa classifica parziale.

Abbiamo recuperato su tutte le altre, è vero, ma sarebbe stato illogico se ciò non fosse accaduto ed in ogni caso ci ritroviamo ancora oggi al 5° posto per giunta a pari merito, per cui…

Personalmente, pur non potendo nascondere l’amarezza, sapevo che prima o poi sarebbe accaduto. Non era plausibile mantenere un ritmo del genere fino al termine del torneo e, sinceramente, continuo a non spiegarmi come facciano Roma e Napoli a riuscirci.

Ma così è, e bisogna prenderne atto.

E ADESSO?

Archiviato quindi l’unico vero obiettivo della stagione, non sto qui a chiedermi, e a chiedervi, il perché di tutto questo, nonostante una rosa che da un bel po’ di tempo a questa parte ha dimostrato di poter stare nei piani altissimi della classifica.

Non mi interessa sviscerare i perché e i percome, semplicemente perché ce lo siamo ripetuti mille volte, soprattutto in questo spazio dove credo che le nostre posizioni in merito a quanto successo in questa folle stagione siano decisamente chiare.

Ma siccome “il passato non mi preoccupa: i danni che doveva fare li ha fatti; mi preoccupa il futuro, che li deve ancora fare [cit.], quello che mi preme davvero è come al solito cercare di fare tesoro degli (enormi) errori del passato, per non ripeterli più. Soprattutto alla luce di una stagione, la prossima, che, finalmente oserei dire, si preannuncia davvero come quella della rinascita.

Sarebbe potuta essere tranquillamente quella in corso, intendo dire la stagione della rinascita, ma per scelte illogiche così non è stato (ok basta abbiamo detto che non ne avremmo parlato).

PAROLA D’ORDINE: DECISIONISMO (in qualsiasi senso)

Quello che personalmente chiedo alla società è di non disperdere quanto di buono è stato fatto sin qui (sì, perché di buono ce n’è e neanche poco) senza sbaraccare tutto in estate, in nome di qualche sogno più o meno esotico, ignorando, trascurando o peggio rinnegando e al tempo stesso cambiando, stravolgendo e ripartendo (per l’ennesima volta) da zero.

Ma, al tempo stesso, non vorrei cominciare la prossima stagione con situazioni e/o giocatori e/o allenatori non completamente chiari e definiti, con gente da aspettare al varco, situazioni borderline, sorrisi tirati e “vaffanculi” in procinto di lancio.

La rosa è per gran parte più che valida, anche per ambire al colpo grosso. Ovviamente ha bisogno di innesti, soprattutto in difesa – e soprattutto in porta, ma su questo ahimè sono in enorme minoranza e quindi vabbè – ma dalla cintola in su, al netto dei Biabiany e dei Palacio, mi sento di dire che siamo proprio una bella squadra. Ma proprio bella.

Sulla dirigenza il discorso è più delicato: non ho le competenze (oddio, non le ho nemmeno per giudicare giocatori e allenatori, però è diverso), ma lo schifo a cui ho assistito da agosto a novembre io non lo dimentico e vorrei che non lo dimenticasse nemmeno Suning. A dire il vero, sembrerebbero essere stati fatti passi avanti in termini di chiarezza dei ruoli rispetto a 6 mesi fa, ma potrebbe essere solo apparenza e alla prossima crisi Inter (volete che non ce ne saranno almeno 7-8 nel prossimo campionato, soprattutto se torneremo ad essere davvero competitivi?) ritrovarsi punto e daccapo in mezzo a presunti clan, spie, pettegolezzi, spifferi e quant’altro.

No, grazie.

ALLENATORE

Ma l’aspetto su cui nutro i maggiori timori è (sarà) la scelta della persona che siederà sulla nostra panchina.

Sento girare molti nomi, alcuni orripilanti come gatti attaccati alla testa (a buon intenditor…), altri decisamente più consoni a noi e alla nostra storia.

E poi c’è Pioli.

Anche sul tecnico parmense i pareri sono discordanti (eufemismo): nessuno nega il gran lavoro svolto in un contesto complicato (e meno male…), ma mentre alcuni pensano che non sia adatto a guidare la nostra rinascita, a causa del suo ruolino negli scontri diretti e delle scelte tattiche scellerate in alcune partite, soprattutto quella contro la Roma (vero spartiacque della stagione), altri invece sono convinti che bisognerebbe tenerlo, ma solo se impossibilitati ad arrivare ad un top già da luglio, con l’idea di esonerarlo non appena questa possibilità si profilasse all’orizzonte.

Ma sono gli unici schieramenti possibili?

In primis, non sono per niente sicuro che Pioli non sia in grado di guidare una fuoriserie. Stabilizzare il ruolino di marcia con le piccole non era per nulla scontato – dove saremmo ora con i punti persi con Cagliari, Palermo e Bologna in casa? – mentre sono d’accordo che nel periodo tra Juve e Roma ha operato scelte assurde, che ci sono costate soprattutto lo scontro con quest’ultima, col senno di poi decisamente alla nostra portata e, come detto, vera sliding door della stagione; ma è pur vero che nella suddetta partita un certo Tagliavento è stato molto più decisivo della difesa a 3 – e perdonatemi se non riesco a fare la tara di ciò – ed inoltre credo che se fosse riuscito a stabilizzare anche il ruolino di marcia negli scontri diretti, probabilmente ci troveremmo già di fronte ad un allenatore top che però non sarebbe stato a spasso fino a Novembre.

Ma il secondo schieramento è quello che più di tutti mi fa rabbrividire.

Ha quel nonsochè di morattiano che mi inquieta: sto con te perché sei fedele, affidabile e discreta, ma in realtà non sono per nulla innamorato e aspetto solo di trovare una che mi fa battere veramente il cuore. E a quel punto ci ritroveremmo di fronte all’ennesimo ribaltone, all’ennesimo repulisti. L’ennesimo.

No, vi prego.

Se è così mandiamolo via subito e sveniamoci per prendere la donna dei sogni.

Già a giugno.

Entro e non oltre.

APPELLO A ZHANG

Ecco, quindi per il futuro chiedo solo chiarezza nelle decisioni, qualunque esse siano.

Che si scelga Pioli ma solo se lo si ritiene veramente adatto a riportarci nell’unico posto dove dovremmo sempre stare. E alla prima difficoltà, al primo titolo idiota della Gazza o del Corriere, alla prima fantomatica gola profonda dello spogliatoio che racconta di clamorosi dissidi tra Icardi e il chihuahua del magazziniere di Appiano, si faccia muro, lo si protegga e si faccia la guerra a tutte le merde che osano anche solo minare la serenità dell’ambiente. Senza se e senza ma.

Ma se non si è davvero convinti di lui, allora a giugno lo si saluti, lo si ringrazi di cuore per l’enorme, e nient’affatto scontato, lavoro svolto in questi mesi e ci si butti a capofitto verso un profilo ritenuto davvero (ma davvero eh) adatto a ciò che vogliamo diventare.

Perché i soldi adesso ci sono.

Cerchiamo di metterci anche la testa.

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