La Roma perde il derby, la testa e (definitivamente) lo scudetto

Una vittoria per mantenere aperta una piccolissima speranza, o quantomeno per ridurre sensibilmente il distacco dalla Juventus.

Una vittoria per aumentare il distacco dal Napoli e che in base al risultato del posticipo serale potrebbe valere (economicamente) una stagione.

Una vittoria per cancellare almeno in parte l’umiliazione per l’eliminazione in Coppa Italia.

Erano questi gli obiettivi della Roma alla vigilia di questo derby.

La sconfitta invece apre a degli scenari pericolosissimi in attesa del risultato di questa sera a San Siro contro l’Inter. Ed apre anche a delle considerazioni che si dovranno fare a fine anno nella valutazione di rosa e tecnico, incapace di fare quel salto di qualità atteso e richiesto in tutta questa stagione.

Spalletti parte con un 433 con Rudiger ed Emerson Palmieri sugli esterni, Manolas e Fazio coppia centrale. In mezzo al campo De Rossi è il centrale davanti la difesa con Nainggolan e Strootman ai lati, Salah ed El Shaarawy dietro a Dzeko.  Inzaghi risponde con un 3511 con Bastos, De Vrij e Wallace dietro, Basta, Parolo, Biglia, Lulic e Lukaku in mezzo al campo Keita davanti e Milinkovic-Savic in suo supporto. L’assenza all’ultimo minuto di Immobile rende in apparenza ancora più difensivo l’assetto della Lazio. Rispetto alla doppia sfida di Coppa Italia è Keita la sorpresa visto che gioca dal primo minuto con Felipe Anderson in panchina.

Il piano tattico ad inizio gara è chiarissimo ed era prevedibile: Roma che fa la partita e Lazio molto chiusa che non lascia il minimo spazio e cerca il contropiede con Keita, che è il più avanzato di tutti ma che svaria molto, e con gli inserimenti dei centrocampisti. Milinkovic-Savic controlla bene De Rossi in fase di non possesso non facendo far ripartire l’azione con fluidità e si scambia spesso di posizione sia con Lulic che con Keita quando lui si allarga.

La squadra di Spalletti è entrata bene in campo all’inizio, ma si è sgonfiata al primo momento di difficoltà dopo aver subìto la rete, esattamente come accaduto nella partita di andata della semifinale di Coppa Italia. Ed è stata incapace di trovare le contromisure giuste ai movimenti continui dei centrocampisti biancocelesti, specialmente di Milinkovic-Savic e di Lulic, che rendono il modulo adottato da Inzaghi in continuo cambiamento.

Al secondo minuto ci sono già state due occasioni. Nella prima Keita viene fermato per fuorigioco, nella seconda Strootman pesca Dzeko dentro l’area che controlla e tira facendosi deviare il tiro in calcio d’angolo da Strakosha.

Il portiere laziale si ripete all’ottavo deviando in angolo un tiro di Salah che dopo un’azione personale entra in area e calcia di sinistro. Passano due minuti ed è la Lazio a sfiorare il gol dopo un’azione di Lulic che supera Rudiger in area, mette dentro per Parolo che non arriva sul pallone e Biglia che sulla respinta lo prende e tira fuori.

Un minuto dopo la Lazio passa in vantaggio grazie ad un’azione personale di Keita che supera Fazio accentrandosi e anticipa l’intervento di Emerson Palmieri colpendo di sx e superando Szczesny

La Lazio continua ad attaccare ed è nuovamente pericolosa un solo minuto dopo con una buona azione di Basta.

Dopo tre minuti Lukaku entra in area, Fazio arriva in ritardo e lo colpisce solo sulla gamba senza prendere il pallone. Orsato non fischia un rigore netto, ma è solo il primo fischio di una lunga serie che andrà contro la squadra di Inzaghi.

Al 17’esimo la Lazio esce bene sulla dalla sua trequarti, Parolo avanza palla al piede e sfruttando il movimento di Basta che apre la difesa della Roma gli crea lo spazio per arrivare al tiro deviato da Szczesny in calcio d’angolo.

Il gioco rallenta, la Roma non è efficace nel suo giro palla non riuscendo a trovare spazi nella difesa laziale e davanti l’area per andare al tiro mentre i biancocelesti non si rendono più pericolosi per qualche minuto.

Al 35esimo altra grande occasione per la Lazio. Lancio da dietro, testa di Milinkovic Savic che allunga per Keita che entra in area e viene fermato da Fazio, il pallone resta vagante, Parolo è il primo ad arrivare andando al tiro deviato in angolo da un grande intervento di Szczesny che si allunga a terra sul tiro incrociato.

Al 38esimo lancio in area troppo lungo per Dzeko che si lascia cadere troppo facilmente su una trattenuta di Bastos che non vale il rigore.

Dopo 4 minuti esce Lukaku per un indurimento muscolare al polpaccio, con Felipe Anderson che si affianca a Keita in avanti con Lulic che prende il posto del belga sulla fascia e Milinkovic-Savic che continua a controllare De Rossi, ad inserirsi in avanti ma scalerà spesso in mezzo al campo accanto a Biglia. Per la Roma non è facile perché la Lazio non dà punti di riferimento precisi.

Sul finire del primo tempo altra decisione sbagliata di Orsato, questa volta con la collaborazione del giudice di porta, che potrebbe dare la svolta alla partita. È uno di quegli errori che possono condizionare una stagione, un errore clamoroso e grossolano: rigore per la Roma per un letterale tuffo di Strootman nemmeno sfiorato da Wallace. Tuffo che dovrebbe far scattare la prova televisiva e far saltare, questa volta senza possibilità di ricorsi, il doppio confronto con Milan e Juventus.

Il rigore segnato da De Rossi dovrebbe dare serenità alla squadra giallorossa, ma è proprio la brutta reazione del capitano nel festeggiare il pareggio a far denotare una tensione romanista che non promette nulla di buono in vista della ripresa.

Durante l’intervallo Spalletti fa entrare Bruno Peres per un El Shaarawy di fatto nullo, mettendosi a specchio rispetto ai rivali che avevano imbrigliato la formazione giallorossa nel primo tempo.

La ripresa si apre con Salah che entra in area saltando gli avversari e la mette in mezzo per Dzeko che da dentro l’area piccola tira a colpo sicuro. Strakosha devia il pallone mandandolo in angolo.

Ma alla Lazio bastano 5 minuti per passare in vantaggio: Basta prende un pallone deviato fuori area dopo un azione sulla sinistra, stoppa il pallone di petto ed accentarndosi tira di sinistro. Il pallone viene deviato da Fazio e supera Szczesny per il 2-1 biancoceleste.

La Roma comincia a spingere (o almeno ci prova) e, inevitabilmente, gli spazi per la Lazio si aprono e le occasioni potrebbero arrivare numerose, senza che vengano sfruttate a dovere: invece di reagire, i giallorossi in sostanza crollano.

Al 58esimo Keita a tu per tu con Szczesny manda alto. Il senegalese, pochi minuti dopo, salta Rudiger e Manolas e viene fermato dentro l’area da Fazio, anche questa volta in modo irregolare, ma nemmeno questa volta Orsato fischia. Pochi secondi e Felipe Anderson entra in area e da posizione defilata tira sul primo palo con Szczesny che devia in calcio d’angolo col piede.

Il cambio alla difesa a tre non ha dato i suoi frutti. Bruno Peres totalmente impalpabile in fase offensiva ed inesistente in difesa e lo stesso Emerson Palmieri non dà spunti interessanti in fase offensiva.

Spalletti così prova a correre ai ripari, mettendo Perotti per un Fazio che in campo aperto aveva sofferto tantissimo e tornando alla difesa a 4. L’ex Genoa si fa vivo immediatamente con una serpentina entrando in area ma portandosi il pallone sul fondo. È lui che prova a scardinare la difesa biancoceleste ma senza ottenere risultati.

È il 73esimo quando esce De Vrij che dopo alcuni minuti di enorme sofferenza fisica si arrende venendo sostituito da Houdt. Nello stesso minuto entra anche Totti, al suo ultimo derby della carriera, al posto di un De Rossi nervoso e controllato benissimo da Milinkovic-Savic ed incapace di dare equilibrio centrale .

Dopo un momento di confusione in cui entrambe le squadre lasciano spazi pericolosi per gli avversari ma senza creare occasioni davvero pericolose, all’84esimo Biglia (partita notevolissima la sua) lancia Felipe Anderson che tutto solo entra in area e tira sul secondo palo. Il portiere giallorosso di piede devia in calcio d’angolo.

I campanelli di allarme ci sono stati per tutto il secondo tempo ma la Roma non ha trovato le giuste contromisure. Ed è, infatti, sull’ennesima azione in contropiede che la Lazio trova il terzo gol. L’azione parte da uno scambio tra Biglia-Lulic-Felipe Anderson-Lulic sulla fascia nella propria metà campo. Quest’ultimo tutto solo dopo aver corso 40 metri palla al piede entra in area avendo di fronte solo Rudiger che, trovandosi in mezzo tra il serbo e Keita, non riesce ad intervenire. Lulic serve al senegalese un pallone su un piatto d’argento solo da spingere in rete.

È l’85esimo e la Lazio è meritatamente in vantaggio di due reti.

A tempo quasi scaduto i laziali arrivano ad un passo anche dal quarto gol dopo una bella azione sulla destra ed una splendida sforbiciata di Milinkovic-Savic deviata in calcio d’angolo.

Da qui fino al fischio finale c’è solo il tempo per un bruttissimo fallo di frustrazione di Rudiger che gli costa un meritato rosso diretto: probabile anche qui le due giornate con inevitabile riflesso sulle sfide con Milan e Juventus.

La Lazio meritatamente festeggia una vittoria che non arrivava in casa della Roma dal 2012, vola al quarto posto da sola e si prepara ad un finale di stagione che a luglio non era immaginabile nemmeno nei sogni dello stesso Simone Inzaghi.

Vittoria ancor più meritata visti i numerosi errori di Orsato superati dalla squadra biancoceleste senza la più piccola polemica in campo e senza dare il minimo accenno di nervosismo.

Lo scudetto, per chi ancora credeva che potessero esserci speranze di giocarlo fino alla fine, è ormai cucito sulle maglie della Juventus. In realtà, come più volte detto a inizio stagione su queste pagine, è cucito già ancora prima di giocarlo perché la Juventus ha fatto il mercato migliore e più spendaccione, ha la squadra più forte, ha la società più sana, ma è anche la più protetta e coccolata dai media e gli arbitri sbagliano solo quando diventa sostanzialmente ininfluente.

Questo nonostante la Roma avesse le carte in regola per darle filo da torcere fino alla fine, disponendo di una rosa equilibrata e ben distribuita in tutti i reparti.

Perdere uno scudetto con una sconfitta nel derby fa malissimo, soprattutto a queste latitudini. Spalletti prende lezioni un’altra volta dal tecnico laziale, perde giocatori per questo finale di stagione e rischia di perdere una posizione in classifica.

Le prossime due partite saranno fondamentali per raggiungere un secondo posto che non potrà rendere positiva la stagione, ma che potrà almeno dare la possibilità di programmare economicamente un futuro che ad oggi sembra sempre più nebuloso.

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