L’Inter e i fallimenti di Joao Mario

Fuoco amico

 

A Milano è probabile che i Koulibaly e i Luis Alberto non sarebbero mai sbocciati: calciatori accomunati da una prima annata con prestazioni (talvolta largamente) insufficienti ma attesi, messi nelle condizioni di giocare anche senza brillare e messi al centro di una scommessa che, dal punto di vista sportivo, oggi dà i suoi frutti.

Di certo per loro è stato più semplice anche perché costati poco… visto che all’Inter sembra che si debba sempre pagare tutto particolarmente caro: pure il famigerato Yuto Nagatomo ci è costato sopra la doppia cifra (10.950 euro + 450mila euro di compenso all’agente…), e se pensi che Eder è costato 14 milioni all-inclusive (prestito, riscatto e compenso agente) mentre Luis Alberto “solo” 5, qualche domanda viene spontanea.

Joao Mario, però, è stato con Gabriel Barbosa al centro di un “fuoco amico” all’interno di una situazione esplosiva come quella dell’Inter nello scorso anno.

Cosa sia accaduto in quello spogliatoio lo sanno soltanto i calciatori, ma è certo che al suo arrivo c’erano ben pochi dubbi da parte di tutti gli operatori di mercato: l’Inter aveva fatto un ottimo acquisto, applaudito più o meno in tutta l’Europa.

Si è messo in mostra sin da giovanissimo, prima in due sfortunate competizioni per il Portogallo, ovvero Europeo Under 19 del 2012 in Spagna e poi (come capitano del Portogallo Under 20) al mondiale nel 2013 in Turchia; in seguito con l’Under 21 nell’Europeo del 2015 in Svezia, in cui si segnalano ottime partite al punto da essere ritenuto da molti tra i migliori giovani dell’Europeo.

Aveva ricoperto sostanzialmente soltanto il ruolo di mezz’ala, salvo poi essere impiegato spesso come centrale di centrocampo o trequartista; nell’ultimo anno prima di approdare in Italia si era spostato soprattutto sull’esterno di destra con molta libertà di movimento, realizzando 6 gol in campionato (7 in totale, 5 l’anno prima in campionato, 7 in totale) e ben 12 assist (4 l’anno prima) e una pericolosità costante che lo avevano portato alla ribalta e sotto la luce dei riflettori.

Il quadro che veniva fuori ben prima dell’Europeo di Francia 2016 vinto poi dal Portogallo era di un giocatore moderno, di rara intelligenza, tecnica, velocità di pensiero, visione di gioco, capace di dribblare e di costruire ma anche di rendersi pericoloso in zona gol, come dimostrano i numeri: ma anche di sapersi opporre ai centrocampisti avversari con una forza fisica che non gli diresti (per referenze, chiedere a Pogba nelle sfide in cui lo ha incrociato in nazionale).

Al punto che in Portogallo si parla di lui come del vero astro nascente, qualcuno anche esagerando con i paragoni, ma magari qui rientra nella strategia nazionale di spingere un po’ troppo sulle qualità dei calciatori (basti pensare a quel che si diceva di Joao Moutinho o di Quaresma, anche se profili e prospettive diverse):

 

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