L’Inter e i fallimenti di Joao Mario

Niente da festeggiare...

 

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Dal punto di vista mentale è venuto a mancare terribilmente, una involuzione che non può essere giustificata soltanto dall’ambiente: evidentemente si tratta anche di una questione caratteriale e per un calciatore moderno che vuol diventare grande in una potenziale grande (magari dal contesto complicato come quello nerazzurro) può diventare un limite enorme, risultare insormontabile.

Quello che abbiamo visto negli ultimi mesi non è e non può essere il vero Joao Mario, non c’è stata allucinazione collettiva nella valutazione fatta fino a un anno e mezzo fa.

Il calcio è fatto di tante storie di calciatori che in un determinato contesto non rendono, di atleti che hanno bisogno di ambienti più confortevoli, e la storia dell’Inter è terribilmente intrecciata di storie del genere.

En passant, ci vuole anche un po’ di fortuna nella vita: prima di approdare a Gabigol, l’Inter ha provato a prendere Gabriel Jesus, come ha confermato l’anno scorso il DS del Palmeiras. Ma chissà quale sarebbe stata la traiettoria dell’altro brasiliano in una squadra come l’Inter dell’anno scorso…

È innegabile che si sia trattato di un fallimento, non solo del portoghese: per l’ennesima volta si dimostra un ambiente refrattario a portare avanti delle idee diverse.

Leggo e vedo molta gente esultare e addirittura festeggiare per questa cessione, pur in prestito.

Non c’è nulla da festeggiare, nulla.

Anzi, c’è da comprendere che c’è della schizofrenia inguaribile nel mondo Inter (la chiamiamo “interite“?), capace di cambiare idea nell’arco di pochi giorni, di giudicare definitivamente dopo appena un pallone giocato, vedi il caso emblematico di Cancelo o, come raccontato nell’approfondimento di qualche giorno fa, con Coutinho; in qualche caso persino di esultare al fallimento di qualcosa (partita, mercato, calciatore, fate vobis) pur di dire “avevo ragione”.

È qualcosa di inguaribile che si manifesta nel desiderare compulsivamente qualunque cosa purché sia mercato (e purché sia meno italiano possibile), nell’acclamare esultanti più o meno qualunque cosa arrivi dal calciomercato salvo poi buttare tutto nel cesso alla prima occasione, per arrivare a esultare alla cessione.

Successo con Shaqiri, con Kondogbia, con Jovetic e altri: giocatori che hanno chiaramente del talento (poco, tanto, limitato, anche qui fate vobis) e che non hanno potuto esprimersi all’Inter per mille ragioni diverse, compreso un continuo esistere da diversi anni tra confusione e improvvisazione tecnica e tattica che soltanto quest’anno sta trovando finalmente una soluzione.

E, detto sempre en passant, speriamo che duri.

Anche Joao Mario ne è stato vittima e parte del suo fallimento è anche dovuto anche al fatto di non avere mai trovato una collocazione ideale in campo.

Il che non toglie nulla alle sue responsabilità.

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