L’Inter e i fallimenti di Joao Mario

Simbolo di...

 

Il calciatore visto fino all’Europeo 2016 era sempre nel vivo del gioco, non usciva mai, mostrava anche una discreta forza morale e mentale, compresa dedizione all’aiuto dei compagni, sacrificio, diagonali a protezione del centro anche quando giocava esterno e tanta piccola e grande sapienza distribuita in campo sia con palla che senza.

Di tutto questo abbiamo visto pochissimo all’Inter, quest’anno nulla se non addirittura il suo esatto opposto.

Ovvero un giocatore imbolsito, svogliato, fuori dagli schemi, impreciso, senza idee, incapace di sostenere i compagni con e senza palla: e questo rimane principalmente un problema suo.

Il concetto, però, rimane intatto: non c’è nulla da festeggiare perché Joao Mario è uno dei simboli di un ambiente che fallisce miseramente nel mettere a suo agio quel talento che mentalmente non ce la fa da solo e avrebbe bisogno di più serenità tutto attorno.

Chi festeggia, purtroppo, ignora questo basilare concetto: il fallimento è, sì, di Joao Mario, ma è anche e soprattutto dell’Inter.

L’unica cosa che vince in questa situazione è il buon senso di salutarsi per non arrecare danno a entrambi.

 

 

Dopo la prima metà di stagione decisamente sotto tono, se non proprio brutta, Joao Mario ha capito che nell’Inter di Spalletti non avrebbe trovato più spazio e ha preferito emigrare per giocarsi le sue chance di mondiale.

Un colpo di coda emotivo, di orgoglio, da parte di un calciatore che negli ultimi mesi aveva dato prove imbarazzanti, culminate con l’errore sotto porta contro il Milan, che probabilmente avrebbe meritato di essere la sua ultima apparizione in nerazzurro: la più classica delle sliding door… magari segnando avrebbe potuto anche svoltare mentalmente.

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Gli auguriamo il meglio, così come a tutti gli altri: ai Kondogbia, agli Ansaldi e a tutti quelli che in qualche modo non hanno trovato e non troveranno mai più spazio in questa squadra… perché è meglio così.

Gli si augura il meglio a prescindere, anche se questo porterebbe a un riscatto certo e la possibilità per l’Inter di voltare pagina, magari anche con una bella plusvalenza anche se di poco. I Joao Mario forse potremo permetterceli quando la squadra sarà stabilmente competitiva e l’ambiente avrà motivazioni e atmosfera diverse.

Perché una cosa l’abbiamo certamente imparata in questi anni: intestardirsi non serve. Se c’è incompatibilità ambientale, se non c’è possibilità, voglia, pazienza, condizioni per aspettare e far rendere al meglio un calciatore, meglio prendersi gli sberleffi in stile Coutinho che non creare confusione e equivoci tecnici o tattici che alla lunga risultano dannosi.

E certi danni, lo sappiamo bene, sappiamo portarceli benissimo sul groppone per anni.

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