Javier Pastore è il “10” giusto per l’Inter?

Pastore al Palermo

Quello che arriva al Paris Saint Germain nell’estate del 2011 è chiaramente, senza ombra di dubbio, un attaccante.

Può sembrare una banalità ma non lo è, perché Pastore non era solo un “trequartista”.

Nel primo anno il merito del suo lancio va di certo dato a Walter Zenga, che punta sull’argentino senza dubitare: titolare già dalla prima.

Purtroppo, però, il Palermo non va benissimo e, nonostante il ciclo negativo sia arrivato dopo 3 vittorie consecutive, 2 sconfitte e 2 pareggi convincono Zamparini a sostituire Zenga con Delio Rossi.

Il neo allenatore del Palermo fa sfoggio di tutta la sapienza di Coverciano… e se nella prima partita c’era la buona motivazione di una squalifica, dalla successiva è pura scelta tecnica: Pastore va in panchina, il trequartista è Simplicio.

Il vero peccato del Flaco è che è un “10” puro, purissimo, di quelli che guardano lo spazio quando devono occuparlo per ricevere palla, non certo quando devono coprirlo in fase di non possesso. Forse l’idea stessa di spendere energie per coprire troppo gli è aliena: un “10” d’attacco che in Italia finisce per fare l’attaccante oppure viene spostato sull’esterno per fare meno danni possibile in fase di non possesso.

Così è detto nelle tavole di Coverciano: “con loro bisogna avere più pazienza, vengono da un’ altra realtà. Devi proteggerlo uno come *lui*, non caricarlo di eccessive responsabilità” sostituendo a *lui* il nome del calciatore di qualità che l’allenatore afflitto da covercianesimo acuto non riesce ad ammansire alla propria rigidità tattica: le parole sono quelle reali di Rossi a proposito di Pastore.

Il primo vero lampo lo dà nel dicembre 2009, quando aiuta l’Inter nella corsa scudetto abbattendo il Milan.

Il funambolo della partita è chiaramente Miccoli, che prima segna e poi si inventa una veronica sulla linea laterale che traumatizza il “pur sempre giovane” Antonini, per poi scaricare la palla a Pastore.

Quello che fa El Flaco in quel momento è roba da piedi deliziosi: stoppa col destro, inganna Pirlo che scivola in area come un Montero qualunque, si appresta al tiro salvo essere investito da Ambrosini arrembante alle sue spalle… sarebbe rigore se la palla non arrivasse a Bresciano che insacca.

Delio Rossi, però, lo vuole… proteggere: ci metterà più di un mese e mezzo per metterlo titolare fisso, contro la Fiorentina nel gennaio 2010.

Nel primo anno si vede uno splendido cucitore di gioco, un rabdomante dello spazio impossibile sul quale lanciare il compagno a rete (accreditato di 9 assist nella stagione 2009-2010 da Transfermarkt: Opta gliene riconosce 5, ma tendiamo a dare ragione al primo in questo caso, anche se gli vengono attribuiti assist-non-assist proprio come quello di Milan-Palermo).

Si vede un trequartista puro, di quelli che raramente ti fanno la giocata difensiva. Pastore vuole la palla tra i piedi, vuole lanciare gli assaltatori Miccoli e Cavani, perché il tridente fino a fine anno è quello, ed è uno dei più divertenti mai visti in Serie A. E stare al centro, sulla trequarti: è la sua casa.

L’anno successivo, vuoi per la cessione di Cavani al Napoli, vuoi per i problemi fisici di Miccoli, vuoi per il modulo a una sola punta del Palermo, Pastore mostra di essere anche uno straordinario attaccante: segna ben 11 gol, come Hamsik del Napoli o Hernanes della Lazio, probabilmente tra le versioni più riuscite di “centrocampista goleador” degli ultimi anni.

Nessun altro centrocampista/trequartista in doppia cifra: Totti quell’anno era già stato “trasformato” in punta.

 

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