Spal-Inter: se anche Spalletti ci mette del suo…

Tattica, l'atteggiamento

Sarebbe cambiato qualcosa?

La domanda è lecita perché, come sottolineato prima, l’atteggiamento in campo era sbagliato.

Abbiamo scelto tre situazioni di gioco per evidenziare come l’atteggiamento individuale fosse davvero svogliato e, a tratti, persino disinteressato. Tre azioni che sottolineano fasi di gioco e di comportamento diversi, ma cartine di tornasole di un primo tempo letteralmente da buttare e che si iscrive di diritto tra i peggiori 3 della stagione.

Il primo riguarda Candreva, ma non solo.

L’esterno nerazzurro fa una buona azione sulla destra, crossa in mezzo Perisic che di testa prova ad appoggiare a Icardi (è leggermente defilato perché l’azione nasce da un passaggio troppo in profondità che lui recupera quasi sulla linea del fallo laterale).

Già in questo momento c’è Perisic che si lamenta apertamente verso i compagni (verosimilmente proprio Icardi), gesto tanto plateale quanto ingiustificato e fuori luogo.

Appena la palla arriva a Cancelo, mettete in pausa e guardate come tutta l’Inter torna indietro come se non fosse un’azione offensiva: con più di 10 metri tra Cancelo e il suo uomo, con la Spal tutta scompaginata, in altre occasioni abbiamo visto l’Inter aggredire l’avversario verso l’area, e così fanno molte squadre anche semplicemente per creare pressione all’avversario più chiuso.

In questo caso no, non accade e Candreva in alto, che potrebbe tagliare verso il centro per sorprendere gli avversari (nessuno lo sta marcando né guardando), trotterella verso la metà campo svogliato come se fosse un allenamento:

Nel secondo video focalizzatevi su Brozovic che prima chiede palla lamentandosi con Cancelo quando non la riceve, poi trotterella in mezzo al campo senza costrutto andando ad intasare il centro.

Già dopo 20 minuti la marcatura sul croato era scemata di intensità proprio perché era lui stesso che si marcava da solo.

Guardate, invece, Vecino che prima prova a proporsi e, non avendo palla, prova a cercare la profondità proprio per togliere un uomo dal centro e trovarsi lo spazio giusto: in un paio di occasioni gli andrà bene e l’Inter riuscirà a creare delle buone azioni.

Ma il momento più grave in assoluto, la vera cartina di tornasole che c’è qualcosa che non torna (fate voi se nel singolo o nel collettivo), è quello che succede al 40esimo, con Icardi.

Ritengo sia perfettamente inutile commentare l’incommentabile…

Di fronte a questo atteggiamento, cosa avrebbe potuto fare di più Spalletti? Difficile dirlo se non provare a pensare a punizioni corporali…

L’azione migliore dell’Inter arriva da una variazione di Vecino, che stavolta trova la profondità giusta, una variazione importante e inaspettata della posizione che consente a Borja Valero di trovare il corridoio giusto:

Non è un caso che in questa azione Candreva si accentri e Vecino si allarghi: quando l’avversario è così chiuso e così stretto, variare posizione è funzionale a disgregare la sua compattezza.

A dimostrazione di come l’Inter abbia davvero fallito clamorosamente l’attacco alla profondità, la heatmap di Opta è impietosa:

Nelle pagelle ho dato l’insufficienza a Borja Valero, forse trascinato dai tre errori alla fine del primo tempo, due dei quali in realtà andrebbero divisi con i compagni che non si preoccupano di aiutarlo. Come detto prima, però, rivedendo la partita la sua prestazione è stata più che sufficiente, essendo stato l’unico a non nascondersi mai, a provare qualche lancio, qualche variazione, qualche lancio come in questa azione in cui trova Perisic che prova l’eurogol.

Se non avesse lanciato verso Perisic, chiediamoci cos’altro avrebbe potuto fare…

Abbiamo puntato il dito sulla lunghezza della squadra in fase offensiva, con grave colpevolezza degli attaccanti, e con “attaccanti” intendendo tutti da Borja Valero in su, che non hanno quasi mai accorciato verso il portatore di palla per tutto il primo tempo.

L’altro rintocco di campana, però, parla di una difesa troppo statica e lontanissima dal pressing dell’attacco, così come di attaccanti che hanno insistito su una pressione fuori luogo, troppo spesso persino dannosa, portata in qualche caso (come vedremo) senza criterio e allungando la squadra creando difficoltà intrinseche in fase di non possesso.

C’è da dire che questa risulta essere, almeno per me, la cosa più incomprensibile: se sai di avere una difesa così, con questa tendenza, perché forzarsi a pressare? Perché allungare la squadra che successivamente, recuperata la palla, si trova nella impossibilità di duettare in velocità e negli spazi stretti?

 

 

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