Nessuno tocchi Spalletti

Parte seconda

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C’è anche il rovescio della medaglia di quest’ultimo ragionamento: in altre stagioni, con altri allenatori, l’Inter avrebbe perso partite come Juventus, Lazio e Roma, anche se con le romane il pareggio sta pure stretto. E se si è rimasti in piedi lo si deve anche al buon lavoro del tecnico.

Oggi l’eventuale attacco indiscriminato a Spalletti, e da lì fino al licenziamento, avrebbe un solo effetto: deresponsabilizzare chi, invece, ha delle colpe gravi dalle quali non si può uscire con qualche pacca sulla spalla.

Calciatori in primis, che avrebbero, per l’ennesima volta, come con De Boer e Pioli, offerto sul piatto d’argento il pretesto giusto per scamparla nonostante siano senza ombra di dubbio i maggiori colpevoli.

Anche perché è già successo più volte. Era il 7 luglio (se non erro) e Spalletti si stava approcciando alla sua prima conferenza stampa quando Ausilio è intervenuto così:

A volte non conta solo il mercato. A volte basta scegliere bene l’allenatore, conservare chi c’è già e rilanciarlo, per sfruttare al massimo le risorse che ci sono in squadra. A volte ci si fa prendere dalla frenesia, si perde tempo e denaro. Ci sono tanti esempi di giocatori, anche all’Inter, che cambiando ambiente o allenatore dopo una sola stagione si sono rilanciati.

Capite il rischio?

L’ideale sarebbe fare il contrario: prolungare già domani il contratto a Luciano e farlo diventare un contratto di tre anni complessivi (questo sarebbe il primo).

Lo sappiamo, Spalletti non è un allenatore “da progetto”, non è uno di quelli “da lungo corso”. Vuoi per carattere, vuoi perché non è uno che tiene per sé certe cose, vuoi perché è uno che ama mettersi al centro dell’attenzione, catturando anche il grosso di quelle negative e pienamente in grado di scontrarsi anche con un intero ambiente contrario, come accaduto con quello romano nell’ultima stagione nella querelle Totti.

Quindi la scelta non è perché con lui si costruisce un’Inter di un certo tipo, non è il Sarri di turno (sempre che Maurizio poi sia uno di quelli che ama restare a lungo…) e comprendo anche che in situazioni normali si potrebbe dire che il percorso si chiude a fine anno.

No, il rinnovo di Spalletti non nascerebbe dalla necessità di programmare o progettare: sarebbe, però, il perfetto segnale a tutti i soggetti coinvolti.

Non la raccontate più a nessuno.

Ognuno si prenda la sua responsabilità, non c’è possibilità di fuga, non c’è possibilità di sgravarsela, non c’è il materassone che vi aspetta sotto, per cui si può camminare sul cornicione danzando ubriachi.

Quindi da qui a fine anno si pedala con il massimo dell’impegno e a fine anno si tirano le somme.

Ma Spalletti saldamente in sella fa paura perché, lo sappiamo, è uno di quelli che non le manda a dire, neanche a quei giornalisti che non perdono mai occasione per seminare zizzania... non ultimo il tentativo del Corriere della Sera di mistificare l’uscita di campo di Brozovic che non avrebbe dato la mano all’allenatore, nonostante le immagini raccontino una realtà diversa.

Chissà se è un caso che alcune voci sulla sua possibile sostituzione sono diventate più insistenti proprio il giorno in cui Spalletti stesso rimprovera (chissà a chi) la fuga di notizie dall’ambiente interista verso i media “per farsi pubblicità”.

Luciano ha mostrato libertà di pensiero come raramente se ne sono visti a San Siro: se c’è un allenatore oggi che può fare questo filtro è proprio Spalletti.

Quali sarebbero le alternative? Se le condizioni economiche non consentiranno scelte di peso (condivisibili, tipo Simeone, o meno condivisibili, tipo Conte) nessuno dei papabili avrebbe il “physique du role” per stare lì nel mezzo, soprattutto nel caso in cui l’uscita di Luciano potrebbe portare, per l’ennesimo anno, a pensare che questa rosa abbia bisogno solo di qualche puntello.

Chi?

Nessuno, se non il prossimo allenatore a cui affidare un ruolo con qualche aggettivo particolare: dal rivoluzionario olandese al potenziatore Pioli, fino al top player Spalletti. E poi?

E poi la soluzione la dovresti trovare nel calderone di tutti quelli che abbiamo maciullato negli ultimi anni: dal santone vincente che suda al profeta del 4-2-fantasia, dal dal pulcino sperduto della primavera ai professionisti delle due Coverciano da difesa a 3, dall’olandese volante agli usati sicuri: le caratteristiche disponibili diventano pochissime.

Ci sarebbe un solo nome spendibile per un progetto a lungo termine e si chiama Maurizio Sarri, con tutti i rischi che comporta, compresa necessità di rifare, stavolta davvero, la squadra da zero.

E sempre che Sarri abbia voglia di mettersi in questo vespaio proprio ora che potrebbe avere, a 59 anni, l’opportunità della vita, vincendo a Napoli oppure dire sì a un contratto di altissimo livello, vista l’attenzione che sta riscuotendo in Europa.

L’Inter a fine anno correrebbe il rischio di trovarsi ancora una volta a metà strada, senza un allenatore di altissimo calibro e vincente (che però avrebbe bisogno di altra rosa) né un allenatore “da progetto” con cui iniziare un percorso più lungo, a tappe forzate per arrivare a competere stabilmente per le prime posizioni… ma anche per questo ci vorrebbe un’altra rosa.

Ma questa stagione, bontà di chissà quale divinità calcistica, non è ancora compromessa e se c’è ancora qualche chance di raggiungere l’agognata qualificazione alla Champions League, questa dovrà passare inevitabilmente dal resistere alla tentazione di delegittimare l’allenatore: più è saldo Spalletti e più il risultato rimane alla portata.

C’è da intervenire sugli scenari prospettati dai calciatori stessi (Icardi che “rimprovera” mancanza di determinazione in allenamento, D’Ambrosio che parla di “voglia”) e soprattutto Spalletti abbia coraggio.

Da inizio anno ha provato a proteggere questo gruppo: dopo averli messi di fronte alle proprie responsabilità, ha usato la carota parlando di professionisti e di gente brava e capace.

Probabilmente è stato dare un po’ il colpo al cerchio e un po’ alla botte: se il mercato non ha rivoluzionato tanto quanto atteso, dall’altra erano tutti concordi sul fatto che questi che ci sono ancora oggi si allenavano bene. Sembravano crederci, come hanno anche mostrato in campo fino a fine novembre.

Nel frattempo, però, molte cose sono successe, e Spalletti deve avere il coraggio di prendere decisioni anche forti, soprattutto adesso che, prendendole, il tifo sarebbe dalla sua parte a prescindere dal risultato: nessuno deve più essere sicuro del posto, di poter vivacchiare da qui ai mondiali.

Nessuno, anche a costo di far giocare un primavera, perché tra un ragazzino e “chi dovrebbe fare la differenza non sta garantendo quanto potrebbe” non c’è molta differenza in campo.

Ed è necessario che l’allenatore sia protetto dalla proprietà, perché altrimenti i giornalisti di cui sopra cominceranno il fuoco di fila senza alcun ritegno, senza esitazione: e l’anno scorso abbiamo visto che possono passare come rulli compressori anche sulle vite delle persone, non solo sui professionisti.

Quindi nessuna pietà Luciano, giocarsela a viso aperto e con il coraggio di chi ha la coscienza pulita.

E da questo lato della barricata, al netto degli indiscutibili errori che hai commesso, abbiamo una certezza: che se c’è qualcuno che non ha la coscienza pulita, di certo quello non sei tu.

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