Sull’Inter, Spalletti e sulla natura delle cose nerazzurre…

Seconda parte

Prima a gennaio in maniera indiretta, poi a febbraio in maniera più diretta:

“Secondo me ci parla anche qualcun altro con voi… però questo è un aspetto che se ne parlerà poi a fine anno con i direttori […] ci siamo venduti anche il fatto che non si va in Cina il prossimo anno.

E quello è vero, ne ho parlato io in una riunione. E qui ce lo siamo già venduti. C’è qualcosa che non va bene.

Si fa la corsa per avere l’articolo di due righe sul giornale per farsi pubblicità, perché funziona così. Ma quello viene dopo.

Ma ieri con ancora più precisione e senza peli sulla lingua.

La domanda che ha scatenato Spalletti è stata: “ti fa sorridere che aspettavi la fine del mercato per non parlare più di mercato e comunque si sta continuando ancora a parlarne.

No, a me non mi fa sorridere. Perché a me crea problemi. Soprattutto se si parla di rivoluzione, perché poi i giornali li leggono tutti e stamani quando sono arrivato erano già in giro quello che viene fuori dall’ordine del giorno.

Io sto pensando di suggerire al presidente di creare una terza squadra: noi, quella femminile e quella virtuale dove farci giocare quelle decine e decine di calciatori che continuamente sono in arrivo alla Pinetina.

In questo caso la squadra, quella squadra lì l’allenerebbe qualcuno dei dirigenti… perché io non l’alleno quella squadra lì.

E a me interessano i calciatori che ci sono.

Sturridge, Sturridge, Sturridge, via Eder… Sturridge ha giocato 2 minuti e mezzo, infortunato, due mesi fuori: se non c’era Eder che ci levava un po’ di castagne dal fuoco volevo vedere quel che si mangiava noi.

Per cui su questa cosa non ci sto, non mi garba, e da qui in avanti si prende anche provvedimenti differenti fra di noi, perché parlerò col Presidente di questa cosa qui… di questa cosa qui che si parla solo di calciomercato.

Perché voi continuate a far nomi, qualcuno ve li dirà, non è che saranno campati per aria di continuo.

Perché poi si è visto che bisogna comprar la fionda per dargli da mangiare, e si fa continuamente ‘sti discorsi, e l’allenatore sono io: poi stamani non c’è nessuno lì dentro gli spogliatoi, mentre hanno il giornale, mentre indicano quelli che sono… e noi bisogna ancora far tutto, bisogna lavorare.

Noi siamo terzi in classifica, manca ancora metà campionato e si parla di rifondazione, di rivoluzione, di che?

E si parla di nomi ancora sui giornali, di quelli che devono arrivare. La terza squadra ci vuole, quella la allena uno di loro: io non l’alleno.

Perché tanto ‘sti discorsi vengon da loro, per cui… [sorride]

Anzi… il pubblico non deve andare ad applaudire questa squadra qui. Perché poi a Eder c’è stato chi l’ha incontrato e gli ha detti ‘Oh, devi andar via’ perché veniva Sturridge. Perché poi succede così.

A Eder c’è stato qualcuno che l’ha fermato e gli ha detto “devi andar via”: lui ha raccontato queste cose all’interno dello spogliatoio per cui… [lo interrompono]… dico, in generale i tifosi non devono partecipare a fare il tifo per questa squadra qui: i tifosi devono fare il tifo per noi… per loro, a me non interessa avere il supporto e il tifo di nessuno.

I giocatori sì, ne hanno bisogno […] e di conseguenza se gli danno una mano è più facile poi riuscire a diventare quelli che sia impossibile ignorarli… devono diventare una squadra forte, che sa quello che deve fare.

E questo fatto che l’erba del vicino è sempre più verde per me non è così: per me è verdissima la mia di squadra.

Se avesse messo una bomba a mano nelle mutande di qualche dirigente gli avrebbe fatto meno danno.

Ma ormai è chiaro e certificato, chiunque abbia avuto dubbi in questi anni, soprattutto gli ultimi, non può più girarci attorno: c’è qualcuno che lavora nell’Inter che troppo spesso lavora con i media più per sé stesso che per l’Inter.

Oh, girateci attorno, fate tutte le circonvoluzioni che volete, ghirigori, ricamate, fate quello che volete, ma il concetto è quello, sic et simpliciter. E stavolta ve lo dice l’allenatore dell’Inter, non Vespasiano Passalacqua (è venuto così eh, non vorrei esistesse davvero).

Vedete, i monologhi di Spalletti sono piacevoli, perché si vede che ha in qualche modo pensato di dire delle cose, solo che poi gli piace essere lì al centro dell’attenzione (è pur sempre un allenatore “prime time”!) e un po’ di roba gli scappa via senza volerlo probabilmente.

E lo vedi quando si incarta un po’, quando si prende delle pause, quando s’attorciglia in un pensiero che presuppone il superamento di ogni ostacolo o resistenza passiva nel primario interesse della popolazione fattualizzando e concretizzando in un ottica preventiva e non più curativa la trasparenza di ogni atto decisionale.

O quando salcazza sul criterio metodologico da perseguire per il il superamento di ogni ostacolo o resistenza passiva al di là delle contraddizioni e difficoltà iniziali non assumendo mai come implicito in un ottica preventiva e non più curativa la ridefinizione di una nuova figura professionale.

Non sono bravo come Spalletti, però le ultime due frasi potrebbe averle dette lui in uno di quei momenti in cui magari vorrebbe mordersi la lingua e si impantana su “e di conseguenza se gli danno una mano è più facile poi riuscire a diventare quelli che sia impossibile ignorarli.

E sono piacevoli perché dicono anche altre verità che sembrano più piccole ma non lo sono, quelle che ci permettono di tornare al lettore/tifoso brontolone: stiamo sempre a parlare di prostituzione intellettuale, sappiamo come va, ma tanto basta ignorarli…

Non basta ignorarli, non i media.

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