Sull’Inter, Spalletti e sulla natura delle cose nerazzurre…

Ultima parte e Inter

Rispetto alla partita con la Lazio, Biraschi fuori e dentro Spolli e Rossettini per una ormai collaudata difesa a 3, aiutata da esterni da corsa come Laxalt e Rosi o Pereira, corsa giudiziosa che sa diventare utile in difesa (diventa un 5-3-1-1) ma anche l’attacco, più sostanzioso a sinistra che a destra, quando diventa un 3-1-4-2 con Bertolacci a fare il “cervello”.

Proprio l’ex-Milan è uno dei punti di forza (recupera moltissimo e imposta bene) ma anche di debolezza, perché risulta essere tra quelli che perdono più palloni, anche perché il suo ruolo sarebbe un altro visto che si sta solo sopperendo all’assenza di Veloso, pur con successo. Vedremo cosa si inventerà Spalletti per la copertura di quella zona di campo.

Questo Genoa ha fatto della compattezza la sua forza: vista la difficoltà (a volte terribile) di risalire il campo palla al piede, ha puntato molto sulle ripartenze e i lanci lunghi, anche se senza certi italici eccessi di certi allenatori, benché non sia infrequente vederla sotto l’80% di precisione totale nei passaggi.

In questo contesto, Pandev risulta fondamentale, perché le uscite dalla difesa sono fatte spesso cercando proprio il macedone con quelle tipiche azioni che invece l’Inter ha mostrato di soffrire parecchio nell’ultimo periodo, anche se l’assenza di Miranda dovrebbe garantire una difesa più alta e una squadra più corta. Si sfrutta anche il buon piede di Perin, chiamato in causa spesso (ben 30 passaggi contro la Lazio).

Pandev che in questo ruolo risulta fondamentale, nel bene e nel male: con lo spazio per giocare è in grado di far salire subito i 2-3 compagni che in genere accompagnano le transizioni offensive (il Genoa raramente attacca in massa), ma è anche molto prono a perdere molti, moltissimi palloni.

Questo restare “bloccata” sul reparto arretrato è il motivo principale per cui è difficile trovare il Genoa scoperto: ed è anche la prima ragione per cui la difesa è diventata ermetica.

Insomma, ci sono tutti i prodromi di una partita sofferta, soffertissima, contro una squadra che punterà sui difetti dell’Inter: il Genoa è davvero bravissimo a sfruttare gli errori avversari.

Qui Inter

L’Inter si è trovata sopra una appuntitissima cuspide per quasi 40 minuti nella sfida col Bologna, ben sapendo da dove arrivava (8 partite di campionato senza vittorie) ma inconsapevole del percorso che avrebbe fatto da lì in avanti.

Se, cioè, quella cima sarebbe diventata il più matematico dei “punti di regresso”, invertendo la tendenza degli ultimi 70 giorni, oppure se lo sforzo di emergere da quelle sabbie mobili sarebbe rimasto solo sforzo e nulla più, scivolando nuovamente dalla stessa parte del percorso.

A risolvere la questione, almeno temporaneamente, ci hanno pensato i due “nuovi”: uno che nuovo lo è per davvero, Rafinha, e l’altro che è nuovo solo come numero di minuti, vista la scarsità di quelli giocati fino a oggi, Karamoh.

«Andrei piano su Karamoh, non può essere la panacea di tutti i mali e non va caricato di aspettative. I giovani vanno fatti giocare quando le cose vanno bene: lui è un caso raro, ha risolto una partita ed è molto positivo. L’Inter ha bisogno di freschezza, di una ventata di gioventù».

Le parole di Spalletti sul giovane francese sono state perfette.

Rivedendola con attenzione, il francese è stato presentissimo per larghi tratti del match, ma è sparito letteralmente in molti altri. Contro il Bologna 31 passaggi ma una valanga di palle perse: è il prezzo da pagare per un ragazzo molto acerbo dal punto di vista tattico (ha aiutato pressoché zero in difesa).

Discorso un filo più complesso per Rafinha, che ha provato ben 7 dribbling, creato gioco, assist e catalizzato il centro dell’attenzione e del pallone: in meno di 40 minuti ha toccato tanti palloni quanti ne ha toccati Brozovic in quasi un’ora di gioco. Commettendo qualche errore, vero, ma risultando decisivo nella rapida risalita della palla, soprattutto sull’asse centrale con Skriniar (bravissimo in questo fondamentale lo slovacco).

La cosa importante sarà quella di non aspettarsi sempre dei miracoli da entrambi.

Il tifo interista, da questa prospettiva, ha la straordinaria capacità di creare idoli e poi bruciarli al rogo nell’arco di brevissimo tempo: in qualche caso persino della stessa partita.

Karamoh era stato marchiato dal sacro fuoco dell’infinita scarsezza, il timbro maledetto del “non è da Inter” (una delle più sciagurate frasi della storia nerazzurra) dopo il match contro il Pordendone, in cui effettivamente aveva fatto piuttosto male.

Ma quale delle due versioni è reale? Entrambe, perché è giovane e i talenti così giovani soffrono spesso di incostanza nelle prestazioni. L’importante è che si sappia e si usi tutta la pazienza del mondo.

Così come per Rafinha, anche se non è così giovane come Karamoh: nonostante sembri un giocatore già pronto, fatto e finito, ha appena compiuto 25 anni, e con troppo tempo perso in infermeria.

Inevitabile che ci saranno exploit come quelli contro il Bologna, perché la qualità c’è e si vede, ma anche partite più anonime.

Il pubblico, il tifo in generale deve comprendere fino in fondo che ha un ruolo: chiunque di noi, a partire dal più oscuro meandro dei social. Perché lo strumento virtuale ha consentito di azzerare o quasi la distanza tra le persone, i famosi “6 gradi di separazione” non esistono più: con appena un salto arrivi direttamente al bersaglio.

E talvolta può bastare anche un lagnoso insistere su un concetto per farlo diventare virale, anche se talvolta ci vuole poco tempo. Poi si arrivano ai parossismi degli insulti social a Santon che chiude il suo profilo e a quelli che fermano per strada il calciatore urlandogli che se ne deve andare.

Anche perché in campo succedono una infinità di cose e per riuscire nei dettagli ci vuole anche un discreto senso di serenità che in casa Inter sembra essere sin troppo chimerico. Ma questo è argomento per la settimana prossima, quando si tornerà a San Siro.

Oggi c’è il Genoa, a Genova, e l’Inter ci arriva un po’ incerottata: manca Miranda, e potrebbe non essere un male in assoluto, ma mancano anche Perisic e Icardi.

Si affronta una delle squadre più ermetiche della Serie A senza 25 dei 40 gol fin qui segnati, ma si perdono anche 28 degli 84 potenziali assist fin qui prodotti, 101 occasioni da gol su 213 totali, 125 tiri in porta su un totale di 299.

Nessuno pensi che sarà facile.

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