L’Inter e i suoi cavalieri senza macchia

Seconda parte

Dico sul serio eh, queste sono parole di Luca Taidelli.

Anche senza considerare le restrizioni imposte da Pechino alle aziende cinesi che investono all’estero, l’Inter per gli impegni presi con l’Uefa ha l’obbligo di chiudere in pareggio il bilancio 2017­18, da cui si possono scorporare le spese per infrastrutture e settore giovanile.

Per fare tornare i conti dell’esercizio precedente la dirigenza ha potuto beneficiare, tra l’altro, dei bonus d’ingresso delle sponsorizzazioni cinesi, non ripetibili.

Entro il prossimo 30 giugno dovrà rastrellare, soprattutto attraverso plusvalenze, alcune decine di milioni.

Centrare almeno il quarto posto consentirebbe, in linea puramente teorica, di anticipare una ventina di milioni di premi Champions, ma anche di ottenere bonus dagli sponsor.

Anche se poi si perde un po’ nel passaggio successivo quando dice “con il 4° posto e la vetrina Champions invece si potrebbero trattenere i big e vendere a certe cifre qualche elemento di una rosa che nel frattempo si sarebbe rivalutata“, come se il recente passato non avesse già ampiamente dimostrato quanto sia complicato vendere i Brozovic, gli Eder, i Nagatomo etc… anche da primi in classifica, come se magicamente diventassero più forti e appetibili col 4° posto in tasca.

Ma lasciamo perdere: Gazzetta risponde a Gazzetta dicendo che, stante così la faccenda, già a fine anno l’Inter dovrà recuperare, a prescindere dal risultato, “alcune decine di milioni” e che eventuali premi Champions sono anticipabili “in linea puramente teorica“: come sarebbe stato possibile aggiungere altri costi a questo scenario prospettato dalla Gazzetta del mercoledì è mistero che può sciogliere solo la Gazzetta del lunedì.

A questo aggiungiamo noi, in maniera molto più modesta, che sul bilancio dell’Inter è scritto a chiare, chiarissime lettere (oh, questa frase imprimetevela a fuoco sulla mente.): “Si segnala che qualora i requisiti finanziari e i limiti ai costi per salari, stipendi e ammortamenti non fossero rispettati, i vincoli derivanti dall’accordo con CFBC in termini di numero di giocatori impiegabili in competizioni europee verranno applicati anche per le stagioni 2017/2018 e 2018/2019” senza considerare i paletti imposti dal punto di vista della “bilancia” di mercato.

Ricordate in Europa League? L’Inter non poté schierare i nuovi acquisti: ora immaginate di andare in Champions League con Rafinha, Pastore, Martinez, Texeira e Ramires… salvo poi ritrovarsi un bilancio con i costi del personale esplosi, in estate a non potere vendere i Brozovic, gli Eder, i Nagatomo etc… perché questi sarebbero schierabili in Champions e i primi no.

Finita la digressione… e lamentatevi con i lettori che sui social hanno detto che gli andava comunque benissimo leggere un articolo fiume.

Torniamo a noi e a questo scenario che ci regala un’altra visione chiara, ovvero che c’è una parte di Inter che con i giornalisti ha imparato a parlare tanto, tantissimo, al punto da costringere Spalletti a sbottare in sala stampa più d’una volta rimproverando questo fluire di informazioni verso l’esterno, che si tratti della tournée in Cina o di calciomercato.

Solo che Spalletti li chiama più genericamente “dirigenti”.

Probabilmente quegli stessi che hanno avuto anche la buona idea di diffondere voci di mercato senza controllo a partire dal 1° febbraio, visto che è risaputo che le “rivoluzioni di febbraio” lasciano lavorare in serenità allenatore e calciatori, ma anche dettagli pepatissimi sulle trattative di gennaio, Pastore su tutti, per i quali lo scenario disegnato era oltre i limiti del grottesco: immaginate un dipendente di un’azienda che va di sua spontanea volontà a trattare un affare, facendo un’offerta senza autorizzazione, e quindi senza copertura, che poi mesto mesto, mogio mogio, chiama il prefisso di Nanchino per farsi dire un inevitabile “no”.

Disperato alza la cornetta, chiama Pedullà e gli racconta “hanno alzato un muro, hanno bocciato l’operazione“.

Raccapricciante al solo pensiero. E ci viene quasi nostalgia del leg-gen-da-rio fax di Branca, quello che quando serviva non funzionava mai: ai tempi era la macchina che dava i suoi “no“, a caso.

Grazie a Spalletti, ma anche grazie alla Gazzetta del lunedì (presa come esemplare, visto che lo fanno tutti), conosciamo anche i nomi dei componenti questa entità sovrannaturale.

Uno in particolare sembra esente da critiche sui media, anzi.

Figuriamoci che qualche giorno fa c’è stato pure un giornalista (non gli regalo neanche mezzo click) ha pubblicato su un giornale un peana per il Direttore Sportivo dell’Inter, il primo dei cavalieri senza macchia: Piero Ausilio.

No, non era un semplice articolo, sembrava un peana scritto da qualcuno che evidentemente ha i suoi buoni “agganci”, visto che spesso è ben informato, come quando a inizio maggio parlò di pre-contratto tra Inter e Spalletti, quando per altri era solo l’ultima delle opzioni… ricordate? “Inter, ti resta solo Spalletti” mentre invece probabilmente aveva ragione questo giornalista, ovvero che Spalletti aveva già firmato.

Articolo introdotto con una frase che anche lei è tutta un progetto: “Se lo conosci, ti fidi di lui. Se lo conosci è assai probabile che ti risponda al telefono (anche nelle ore più improbabili, per esempio alle 3 di notte in Cina)“. Per un attimo perdo persino l’aplomb giornalistico che mi sono imposto e l'”esticazzi” viene fuori spontaneo

Ebbene sì, in pieno  mercato invernale nerazzurro c’è stato persino chi ha fatto un articolo celebrativo della carriera ventennale di Ausilio.

Se avete avuto un sobbalzo alla parola “ventennale”, state tranquilli, non si tratta né di errore né di esagerazione.

Perché c’è una caratteristica immutabile nella carriera di Ausilio: passano i presidenti, passano i dirigenti, passano  le proprietà, i calciatori, i colleghi, passa tutto… ma lui rimane saldo con la sua radice nell’organigramma interista. Anzi, se e quando può, cresce di grado fino al punto da diventare Direttore Sportivo dell’Inter.

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