L’Inter e i suoi cavalieri senza macchia

Terza Parte

In questi anni hanno pagato tutti, sui media è stato messo in croce più o meno chiunque all’Inter: dai calciatori all’allenatore, da Branca a Moratti, da Thohir al gruppo Suning… tutti tranne lui, Ausilio: non dico Dirigenza Italiana perché sarebbe osare troppo, ma lui praticamente mai.

Una delle frasi d iBertolt Brecht che mi piace di più, benché nella interpretazione meno aderente al testo, è quella che recita “ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati“. Puoi avere una certezza nell’Inter degli ultimi anni: per quanto tu possa impegnarti a cercare, Piero Ausilio non lo troverai mai, assolutamente mai dalla parte del torto.

Tanto bravo da stabilire un record: è il dirigente in carica con la più lunga militanza in un club della massima serie. Almeno a quanto ci risulti…

La scalata di Ausilio si fa presto a raccontarla, aiutati dal giornalista di cui sopra: “segretario del settore giovanile”, responsabile organizzativo, direttore del vivaio nerazzurro, poi breve esperienza nello Spezia, fino alla promozione a Direttore Sportivo dell’Inter nel 2010 al fianco di Branca come Direttore Sportivo e poi in solitudine dal 2014.

Sono cose che trovi anche su Wikipedia.

In tutto questo periodo ha fatto, come tutti, cose buone e cose meno buone… solo che di queste ultime non sembra ci siano tracce nel suo “file”. E allora lo tiriamo noi fuori questo “file”.

Faccio anche una doverosa precisazione: io ho sostenuto, per quel che vale e conta, Ausilio. E difeso, almeno finché è stato “difendibile”, anche a dispetto  salvo poi arrendermi all’evidenza di quanto sopra scritto, ovvero che hanno pagato tutti tranne lui.

La mia, quindi, non è una “battaglia contro”, perché gli si riconosce volentieri di avere avuto buon fiuto su alcune operazioni e mi piace portarne una su tutti: Milan Skriniar, che da come si è svolta la trattativa, dalle dichiarazioni sui media in questi mesi, è facile riferire direttamente a Ausilio.

Sembra persino scontato dire che, tra le tante operazioni, alcune spiccano per lungimiranza, al di là del fatto che il progredire degli eventi abbia evidenziato i difetti e non i pregi. Per Perisic (19 milioni) si può parlare seriamente di un mini-capolavoro e a tutti quelli che stanno per alzare il dito e sollevare obiezioni dico che in quel ruolo è un miracolo trovare un calciatore che ti faccia la differenza costantemente: l’alternanza di Perisic è ben giustificata dal suo relativo costo.

Un’altra operazione da applausi sarebbe quella che riguarda Brozovic: il costo complessivo dell’operazione è attorno agli 8,5 milioni (3 di prestito, 4,2 di riscatto e 1 milione di compenso agente), davvero un colpaccio considerando che ancora oggi ha 25 anni e il suo potenziale tecnico… poi purtroppo la testa si è rivelata quella che è, ma questo prescinde dal responsabile del mercato.

Qualcuno potrà dire che il suo lavoro è stato molto difficile, perché ha operato in regime di ristrettezze economiche.

Solo che qui bisogna fare i conti e puntualizzare un po’ di cose.

Prendiamo l’Inter del Triplete, per esempio, precisando due cose perché qui proviamo sempre a essere onesti intellettualmente. Costruire quella squadra nel suo complesso, in quel modo, è stato possibile grazie alle vittorie a ripetizione e perché era terribilmente appetibile (anche e soprattutto nell’epoca di Mourinho). Aggiungiamoci anche che la classica ciliegina sulla torta, Eto’o, è arrivata perché c’era da poter scambiare una fiche di lusso, Ibrahimovic, che senza calciopoli difficilmente sarebbe venuto all’Inter, anche se al tempo si vociferava che ci fossero già delle trattative tra Raiola e l’Inter.

Quindi compito relativamente più facile.

Detto questo:

Julio César: 2,5 milioni;
Javier Zanetti: 6,5 milioni;
Lucio: 7 milioni;
Samuel: 16 milioni;
Maicon: 7 milioni;
Chivu: 16 milioni;
Cambiasso: costo zero;
Stankovic: 4 milioni + Pandev;
Motta: 11 milioni;
Milito: 25 milioni;
Sneijder: 15 milioni;
Eto’o: 20 milioni;
Pandev: costo zero.

Per parlare del “nocciolo duro”: circa 130 milini che, però, sono stati di gran lunga ammorbiditi dalla cessione di Ibrahimovic (circa 50 milioni + Eto’o) e dai giovani scambiati nell’affare Milito+Motta: lo stesso Ausilio, dopo anni, rivelò che il costo effettivo dell’operazione fu di 18 milioni.

Pertanto, il blocco del Triplete è costato meno di 100 milioni, ricordando che gli importi non sono quelli ufficiali perché non ho bilanci così vecchi e mi sono dovuto fidare dell’accoppiata giornali+dichiarazioni+Transfermarkt: la differenza, comunque, non può scostarsi da una forbice su e giù, pur generosa, di una decina di milioni.

Dai, non facciamo le prostitute e mettiamoci anche Quaresma, Mancini, Muntari e Mariga: sono circa 60 milioni in più.

Ora passiamo ad Ausilio.

Il suo primo mercato in solitaria è quello invernale del 2014 in cui acquista Hernanes per 20 milioni (correggo al volo, trovato il bilancio 2014: 22,5 milioni circa), bonus inclusi (operazione legittima visto il rendimento di Hernanes alla Lazio) e prova a piazzare Schelotto (arrivato un anno prima per 3,5 milioni + Livaja, con la maglia numero 7 che era stata di Coutinho fino a qualche giorno prima).

In più porta in nerazzurro D’Ambrosio, costato 3,8 milioni circa. Per alcuni calciatori abbiamo il costo storico reale desunto dal bilancio 2016/17, che comprende il costo di acquisto, più eventuali bonus e tutte le commissioni agli agenti, che possono essere corrisposte sia in fase di acquisto che in fase di rinnovo contrattuale: per D’Ambrosio il compenso agente è di 1.040.000.

Vi ricordo che quello che definiamo “costo storico” pesa, all’interno del bilancio, per tutti gli anni di contratto: prendo il caso di Eder che è tra i più semplici, avendo il contratto che parte dal 01/07 (inizio dell’anno contabile per le società di calcio), altrimenti per il primo anno dovremmo fare il calcolo per gli effettivi giorni di permanenza all’Inter.

Eder “costa” di ammortamento poco meno di 3 milioni l’anno.

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