L’Inter e i suoi cavalieri senza macchia

Quarta Parte

Solo che se facciamo la cronistoria ci mettiamo un altro anno e mezzo, per cui semplifichiamo e dividiamo i calciatori che figurano nel bilancio 2016/17 e gli altri: per i primi avremo i costi storici reali (come spiegati sopra) e per i secondi quello che abbiamo potuto desumere da quanto letto in giro.

In questo bilancio:

Ansaldi: 9,5 milioni;
Banega: 4,5 milioni (solo di compenso agente);
Barbosa: 33 milioni;
Brozovic: 5,5 milioni;
Candreva: 21 milioni;
Eder: 12 milioni;
D’Ambrosio:  3,8 milioni;
Gagliardini:  22,5 milioni;
Kondogbia: 41 milioni;
Medel: 9,5 milioni;
Miranda: 13,5 milioni;
Murillo: 9 milioni;
Joao Mario: 43,5 milioni;
Perisic: 19,5 milioni;
Santon: 5 milioni;

Per parlare dei calciatori entrati nei bilanci nerazzurri con data successiva all’8 gennaio 2014.

Va precisato, altresì, che alcuni di questi calciatori è stato acquistato in prestito con diritto di riscatto: per trovare il “vero costo globale” delle operazioni dovremmo aggiungere il costo del prestito che, per sua natura, non dovrebbe rientrare tra i costi pluriennali e quindi si troverebbero solo nel bilancio degli anni passati.

Per esempio, il prestito di Eder dovrebbe essere costato tra 2 e 3 milioni, Brozovic 3 milioni, Miranda 3 milioni, Gagliardini 2 milioni.

Questi calciatori, così come li abbiamo visti a bilancio, sono costati un totale di oltre 176 milioni (già così superiore all’Inter del Triplete con i Mariga, Quaresma, Mancini etc…) a cui andrebbero aggiunti una dozzina di milioni per i prestiti nonché i diritti di “giocatori minori” (dal punto di vista del bilancio eh, nessuna offesa) come Biabiany (costo storico 1,1 milioni, tutto compenso agente): siamo sulla soglia dei 190 milioni.

Ah, beninteso: 190 milioni escluso Joao Mario e Gabriel Barbosa, altrimenti diventano oltre 260 milioni.

A questi vanno aggiunti:

Skriniar 15 milioni (+ 5 di Caprari, che vanno nel bilancio dell’anno scorso), Vecino 24 milioni, Borja Valero 7 milioni, Dalbert 20 milioni, Bastoni 8 milioni, Jovetic 13,5, Dodò 8 milioni, Shaqiri 15 milioni, Melo 4 milioni, Hernanes 20 milioni.

Altri 140 milioni circa.

Dovremmo fare  il conteggio della pletora di prestiti andati a male (Telles, Montoya, Ljajic, M’Vila, Podolsk, Osvaldo etc…), delle operazioni tecnicamente “a zero” come quella di Caner Erkin in nerazzurro, o il costo dei prestiti di quelli di cui sopra (Dodò, per esempio), non voglio considerare (perché non li conosco) i bonus, le operazioni minori, i compensi agenti su questa seconda parte (che non posso valutare perché non ho i dati) etc…: diciamo che tutto “il resto” vale più o meno una ventina di milioni, forse esagerando un po’ ma che permette di recuperare anche tutto l’arrotondamento fatto prima.

Non fatemi ricontrollare tutto, vi prego, se c’è qualche errore segnalatemelo, mi prostrerò pentito dell’errore e correggerò: spero di non avere dimenticato nulla e non avere conteggiato due volte nessuno… accettatela così com’è, tanto 10 milioni in più o in meno non fanno differenza perché…

Tenetevi forte.

Perché la cifra va dai 420 ai 430 milioni.

Questo è l’ammontare di mercato che Ausilio ha gestito a partire dal gennaio 2014: se togliamo le due operazioni del gennaio 2014, parliamo di una disponibilità di circa 100 milioni l’anno. E, no, non consideriamo le vendite perché c’entrano relativamente poco con l’impianto del discorso.

Detto che molte operazioni avevano un senso logico e la natura del prestito ha certamente ridotto il margine di rischio, anche se ha ampliato il “senso di disaffezione” di alcuni calciatori che poi hanno “smobilitato” non appena tra dicembre e marzo, si è parlato di mercato, viene a cadere miseramente la prima arma di difesa a favore di Ausilio: che tutto è stato, tranne un DS “povero” come in molti si ostinano a dire e come molti media insistono nel ribadire.

Ausilio non è stato un DS povero.

Giriamola in questo modo: se avesse avuto la fortuna di un’Inter vincente e una congiuntura favorevole come quella di Branca, avrebbe comprato un paio di squadre del Triplete.

Pertanto, anche il famigerato “dito puntato” verso la società, quel peccato originale che si chiama Joao Mario&Gabigol, diventa molto meno pesante nella prospettiva di tutti e 4 gli anni di operatività.

Anzi, se possibile, per me quell’operazione è una aggravante per il Direttore Sportivo e, in generale, la dirigenza italiana.

Detto che per Joao Mario siamo stati applauditi da tutta l’Europa (si può parlare di errore solo in relazione al costo impegnativo), se è vero che la “dirigenza italiana”, Ausilio in testa, era fortemente negativa, anzi di più, contraria all’operazione, la domanda è: perché i componenti di questo fantomatico ente sovrannaturale non hanno fatto come Mancini, facendosi da parte?

Perché hanno accettato supinamente di essere “bypassati come al solito“… che poi, per inciso, raccontato così offende più il professionista Ausilio che non il cinese (dispregiativo) soverchiatore… messi alla berlina pubblicamente, scavalcati senza ritegno da quell’altro lì, l’oscuro signore, il tramatore segreto, Kia Joorabchian?

Perché?

Non stiamo parlando di noccioline, non stiamo parlando di operazioni minori: stiamo parlando di 76 milioni di euro che potevano cambiare la storia recente dell’Inter, anche se giustamente qualcuno potrebbe dire che il rischio era di vederli spesi sui prossimi Dalbert e Eder, a Berardi e Gagliardini, a Verdi e chissà chi… ma questa è solo una cattiveria.

Perché?

E poi , chi ha avuto la la convenienza nel tirare fuori le commissioni sui due calciatori, salvo però tacere che nel bilancio scorso c’è un complessivo di circa 4 volte superiore come compensi agli agenti? Come se gli agenti fossero stati pagati solo in quella occasione… con tanto di documentazione passata alla stampa:

Non voglio, però, dire cose che non penso: non credo che chi occupa cariche così importanti arrivi a dar via documenti in questo modo. Il responsabile sarà certamente qualcun altro, sarebbe bello sapere chi, anche se il primo immediato effetto della vicenda va a favore della dirigenza italiana.

Come ha correttamente scritto Taidelli oggi, con Thohir si è provato un piccolo “all in” (anche se con diverse operazioni con costi “rinviati” a esercizi successivi, grazie all’istituto del prestito) che è andato in fumo: c’era quello che per molti era  l’allenatore giusto e uno dei DS più in vista d’Italia, c’era la disponibilità economica, c’era lo spazio per altri ammortamenti (alcuni dei quali “fatti partire” col bilancio 2016/17).

Di questo fallimento ha pagato Mancini, ha pagato pubblicamente Thohir, hanno pagato i calciatori, ma non ha mai pagato Ausilio.

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