L’Inter e i suoi cavalieri senza macchia

Quinta Parte

Esthia immobiliare

Così come non ha pagato scelte tecniche quantomeno discutibili: qual era il senso di acquistare Eder in quel momento?

A difficoltà di mercato già conclamate, perché si è insistito nell’operazione Dalbert (profilo che l’allenatore ha chiaramente messo in stand by sin dall’inizio: “deve lavorare per capire come giochiamo”) invece di andare su un profilo non presente in rosa, ovvero quello del trequartista? O su un altro difensore centrale?

Colpe, tra l’altro, che poi sono convenientemente ricadute sulla società in fase di mercato invernale.

Un DS che in questa estate, e nell’ultima sessione invernale di mercato, è stato investito di un ruolo quantomeno scomodo… quello che secondo me è stato il più grande errore, finora, della proprietà cinese: Ausilio che smantella il lavoro di Ausilio (& Branca).

Sostanzialmente per intero, senza eccezioni: che i mercati precedenti siano stati un fallimento clamoroso è acclarato dal fatto che l’Inter ha provato, tramite Ausilio, a svendere il frutto del lavoro di… Ausilio.

Perché un professionista accetta supinamente di essere “bypassato come al solito“, sotto forma di affiancamento, con l’inserimento di una figura ingombrante come Sabatini? Anche se quest’ultimo non è direttamente a libro paga Inter, non dovendo gestire un “network di squadre” (come abbiamo visto), che senso ha avere quelli che sono, nella sostanza, due direttori?

Come si fa ad accettare di essere sotto tutoraggio da uno che è ampiamente riconosciuto come un fuoriclasse del settore?

Il buon Piero non paga neanche uno dei più clamorosi scivoloni mai capitati a un dirigente italiano. Se si è imbastito un processo per direttissima, a tratti allucinante, nei confronti di Spalletti per una mezza chiacchierata fuori da un ristorante, arrivando a colpire sia l’Inter (ambiente ai limiti della follia) sia Spalletti nella sua professionalità: perché alle parole di Ausilio, ben più gravi, non è stato fatto lo stesso? Perché ne è stata investita solo l’Inter?

Ricordate?

Era maggio 2017 e Ausilio era intervenuto al Corso di perfezionamento in Diritto Sportivo e Giustizia Sportiva degli Università degli Studi di Milano. Questo è l’estratto delle sue parole, anche se non si capì bene al tempo quanto di questo fu detto in confidenza alla fine dell’intervento o durante, in risposta alle domande (le ho prese così come le ho trovate, ho solo messo i puntini di sospensione per tagliare le parti meno utili):

Non può esserci un progetto se non c’è una continuità di dirigenza e di proprietà.

Siamo al terzo anno e stiamo ripartendo con un nuovo progetto. […] Prima di arrivare alla proprietà attuale, c’è stato un signore in Indonesia che ha comprato l’Inter, ha fatto un bel business e ha sicuramente favorito l’Inter in un percorso che oggi è quello rinforzarsi nelle logiche del nuovo mercato […]

È una forbice che può ancora allargarsi e si fa fatica a recuperare, perché non si recupera con il calciomercato. Non si recupera prendendo i migliori calciatori, perché poi i migliori calciatori vanno dove ci sono più soldi, dove possono giocare la Champions […] Bisogna rischiare anche prendendo calciatori giovani.

Gabigol? No quello è qualcosa di diverso, ma non posso spiegarlo (ride, ndr)[…]

È un percorso che richiede tempo, idee, management.

Bisogna fare meno errori possibili, sicuramente meno di quelli che abbiamo fatto quest’anno, dove ce ne sono stati tantissimi[…] così siamo andati su un allenatore che non conosceva il calcio italiano (de Boer, ndr). Ma in quel caso anche chi non ha immaginazione poteva capire che non è un modo di cominciare la stagione, perché si parte male, in ritardo rispetto agli altri.

Devi cominciare da capo con la preparazione, con la conoscenza dei calciatori e devi anche riprendere il concetto di squadra, dato che chi c’era prima preferiva un modulo diverso, o si fidava di alcuni calciatori invece che di altri. Nel calcio è come nelle aziende, se non programmi bene, puoi andare incontro a una stagione negativa.

L’Inter quest’anno ha programmato male, abbiamo cambiato 4 allenatori, arriveremo settimi o ottavi. Eppure la rosa dell’Inter è una rosa di buoni calciatori. […]

Noi come società dobbiamo anche essere più forti a livello di comunicazione. Quando dovevamo affrontare la Juventus a Torino, c’è stato un giornale che ha aperto con Conte all’Inter.

Abbiamo perso la partita e per tutta la settimana si è parlato dell’allenatore che sarebbe venuto al posto di Pioli. È in quei momenti che devi dare sostegno all’allenatore.

Oggi il calcio è soprattutto comunicazione, inutile stare qui a raccontarcela[…]

Ad Appiano non c’è gente che non si allena. Si allenano e anche bene. Siamo lì tutti i giorni.

Manca il senso di solidarietà, non sono riusciti a creare il gruppo per questioni di etnia, di età, ma anche di personalità e valori umani.

Non ci sono cattivi ragazzi, arrivano al mattino, fanno colazione insieme e si allenano bene, si fermano a pranzo.

Fai anche fatica a trovare cose negative, ma sicuramente hanno i loro difetti. Non sono un gruppo solidale tra loro, ci sono tanti gruppetti e tanta gente che pensa a se stessa. Ognuno non fa più del suo, non c’è grande personalità e forza d’animo[…]

Mi permettete (sì, lo fate, vero?) di farmi togliere la toga del bon ton e fare un paio di domande così come farebbe  qualunque giornalista serio?

Ausilio, ma chi cazzo l’ha costruita ‘sta squadra di “non cattivi ragazzi” che però pensano a sé stessi?

Ausilio, quando parli di “acquistare i giovani”, ti riferisci anche a Eder e Borja Valero?

Ausilio, ma chi avrebbe dovuto vigilare, per conto delle due proprietà, che certe cose non accadessero?

Ausilio, perché parli prima in terza persona plurale (l’Inter ha programmato male) e poi in seconda (arriveremo)?

Ausilio, ma tu sai che quel signore in Indonesia è ancora il tuo presidente, vero?

Ausilio, ma cosa intendi di gruppo che non si crea per “valori umani”?

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